Da Napoli la speranza per l’Italia in ginocchio

Angelo Forgione La prima cosa da fare quando un’emergenza sanitaria già esplosa altrove colpisce una comunità è consultare i medici che la stessa emergenza l’hanno già affrontata, perché la collaborazione internazionale è fondamentale per mettere a punto armi mediche efficaci. È quello che non è avvenuto in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, dove il focolaio dei contagi da Coronavirus ha messo in ginocchio i reparti di terapia intensiva. È quello che, una volta cresciuta l’emergenza anche in Campania, hanno fatto opportunamente e immediatamente i medici napoletani della task force Cotugno-Pascale, che hanno intuito il potenziale dei farmaci anti-interleuchina 6 nella lotta alle complicanze respiratorie nei malati di Covid-19. Quella categoria di farmaci hanno infatti la funzione di neutralizzazione dell’interleuchina 6, la proteina che è il principale vettore dell’infiammazione polmonare prodotta dal virus di origine cinese. E allora i ricercatori partenopei hanno contattato i colleghi del First Affiliated Hospital of University of Science and Technology of China, stabilendo un vero e proprio ponte della ricerca tra Napoli e la Cina, grazie al quale si è potuto comprendere quali medicinali i medici cinesi avevano somministrato ai loro malati. In particolare, 20 pazienti su 21 trattati con il Tocilizumab, un farmaco anti-artrite appartenente proprio agli anti-interleuchina 6, avevano mostrato un miglioramento veloce delle condizioni.

Gli studi dei ricercatori napoletani si sono concentrati su quel preparato e hanno evidenziato che, curando l’infezione polmonare, ha la capacità di scongiurare la morte nei pazienti affetti da Coronavirus. Così lo hanno fatto somministrare ad alcuni pazienti campani con grave insufficienza respiratoria. Gli esiti sono stati soddisfacenti in 24 ore, e uno dei malati che presentava un quadro clinico più severo dovrebbe essere estubato domattina, liberando così un preziosissimo posto in terapia intensiva. In assenza di vaccino, facile comprendere cosa significherebbe tutto questo.
Il direttore scientifico del Pascale, Paolo Ascierto, ha chiesto un veloce protocollo nazionale per la cura sperimentata a Napoli, che è intanto iniziata anche allo Spallanzani di Roma, al Sacco di Milano e al Giovanni XXIII di Bergamo.

Attendiamo speranzosi la conferma definitiva della validità della cura, che varrebbe anche quale conferma dell’eccellenza della ricerca medica napoletana e meridionale, operante in regime di sperequazione tra Nord e Sud del paese.

L’aspirina è il falso legame con Napoli

Angelo ForgioneQualcuno racconta che la farmaceutica Bayer, nel 1899, si sia ispirata alle vicende di sant’Aspreno di Napoli per dare il nome a un nuovo farmaco antinfiammatorio che oggi conosciamo come Aspirina. Aspreno fu il primo vescovo di Napoli e poi primo patrono cattolico, oggi secondo dopo san Gennaro, ed è invocato contro l’emicrania, che guariva con le mani.
In realtà, il legame tra l’Aspirina e sant’Aspreno, per quanto plausibile per assonanza, è solo una leggenda diffusa negli ultimi anni da alcuni portali di informazione che raccolgono fonti purtroppo infondate. Ho letto questa storia sul libro I Santi Patroni dell’autorevole Marino Niola, docente napoletano di Antropologia culturale, e credo che da qui sia partita la viziata catena.
Il nome Aspirina / Aspirin deriva invece dal tedesco Acetyl Spirinsäure – A(cetyl)Spirin(säure) – , ovvero acido acetilsalicilico, sintesi chimica antinfiammatoria di ciò che che precedentemente si otteneva per via naturale dalla Spirea (Filipendula ulmaria).
È bene, benissimo, raccontare Napoli e le sue innumerevoli storie universali, ma non è romanzando che si fa la nuova cultura.

aspirina

Due Melannurche al giorno levano il medico di torno

Angelo Forgione – La Melannurca Campana IGP, la regina delle mele, esce dalla nicchia cui era stata spinta dalla cattiva informazione sulla “terra dei fuochi” e conquista i mercati. Ma le notizie positive su questo frutto non finisono qui. Uno studio del Dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli, pubblicato sul Journal of the Science of Food and Agriculture, accerta che l’assunzione di due Melannurche Igp al giorno, dopo solo otto settimane di somministrazione mirata sull’uomo, è in grado di riequilibrare il colesterolo plasmatico in maniera più efficace rispetto a tutte le altre mele presenti sul mercato. Gli studi sono ora concentrati sull’ottimizzazione di queste proprietà della Melannurca in un integratore nutraceutico, l’AppleMets HDL+, contenente l’equivalente di otto meleannurche, e ciò farebbe certamente da volano alle aziende produttrici e trasformatrici del territorio regionale. Un altro prodotto derivato si chiama AppleMets Hair, ed è efficace nello stimolo della crescita dei capelli. Contiene come attivo principale l’estratto ricco di procianidine della Melannurca Campana IGP e dai test svolti risulta aver prodotto risultati significativi in soli due mesi di assunzione sistemica. Gli studi presentati dimostrano che l’assunzione per via orale del prodotto è in grado di garantire effetti benefici senza apportare gli effetti indesiderati dei farmaci attualmente più utilizzati, che vanno dalle disfunzioni della sfera sessuale ai disturbi a carico del sistema cardiovascolare.