Due Melannurche al giorno levano il medico di torno

Angelo Forgione – La Melannurca Campana IGP, la regina delle mele, esce dalla nicchia cui era stata spinta dalla cattiva informazione sulla “terra dei fuochi” e conquista i mercati. Ma le notizie positive su questo frutto non finisono qui. Uno studio del Dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli, pubblicato sul Journal of the Science of Food and Agriculture, accerta che l’assunzione di due Melannurche Igp al giorno, dopo solo otto settimane di somministrazione mirata sull’uomo, è in grado di riequilibrare il colesterolo plasmatico in maniera più efficace rispetto a tutte le altre mele presenti sul mercato. Gli studi sono ora concentrati sull’ottimizzazione di queste proprietà della Melannurca in un integratore nutraceutico, l’AppleMets HDL+, contenente l’equivalente di otto meleannurche, e ciò farebbe certamente da volano alle aziende produttrici e trasformatrici del territorio regionale. Un altro prodotto derivato si chiama AppleMets Hair, ed è efficace nello stimolo della crescita dei capelli. Contiene come attivo principale l’estratto ricco di procianidine della Melannurca Campana IGP e dai test svolti risulta aver prodotto risultati significativi in soli due mesi di assunzione sistemica. Gli studi presentati dimostrano che l’assunzione per via orale del prodotto è in grado di garantire effetti benefici senza apportare gli effetti indesiderati dei farmaci attualmente più utilizzati, che vanno dalle disfunzioni della sfera sessuale ai disturbi a carico del sistema cardiovascolare.

Un festival per affermare la sicurezza della produzione agro-alimentare campana

Un Festival del Pomodoro proprio a Caivano, sfidando la fobia per i prodotti coltivati nella cosiddetta Terra dei fuochi. Lo abbiamo fatto, guidati da Paola Dama, fondatrice del gruppo di studio Task Force Pandora e ricercatrice dell’Università di Chicago, per lanciare un messaggio chiaro: non è affatto vero che se si mangia campano si ingeriscono veleni. Lo abbiamo fatto per arginare i danni creati a una filiera agricola da chi non aveva alcun titolo per gridare all’inquinamento agro-alimentare in Campania e per mettere in crisi un intero comparto. Ne hanno approfittato in tanti, creando allarmismo strumentale, nonostante il RASFF, ovvero il Sistema di Allerta Rapido comunitario, non abbia mai lanciato alcun allarme in tal senso. Insomma, prodotto campano più boicottato che inquinato. Malainformazione e nulla più.
La serata all’auditorium Caivano Arte, presentata da Mary Aruta e Luca Riemma, ha goduto del sostegno di personalità politiche e diversi artisti di Made in Sud, ma i veri protagonisti sono stati i numerosi esperti e ricercatori che hanno fatto luce sulla potenziale tossicità dei prodotti campani. Il messaggio più importante è che le piante non accumulano sostanze tossiche nelle parti che mangiamo. L’ecosistema biologico le rende autodepurative, cioè capaci di assorbire ciò che gli serve e non tutto quello che si trova nel terreno. I frutti della terra assimilano in modo selettivo e tendono a rifiutare inquinanti e sostanze in eccesso. Il problema vero resta l’aria che si respira nel zone comprese tra Napoli e Caserta, ed è quella la vera responsabile dell’incidenza tumorale più alta che altrove.

La chiusura, dopo tre ore di dibattito, ha proposto una mia spiegazione della diffusione del pomodoro in Europa, partendo di fatto da Napoli, la città che, con una epocale rivoluzione agricola del Settecento, cambiò le abitudini alimentari. Un secolo fa un’industria fondata da un piemontese metteva il Golfo di Napoli nelle sue immagini pubblicitarie per dire al mondo che il proprio prodotto era di eccellenza. Oggi invece le aziende conserviere del Nord rivendicano la provenienza settentrionale delle materie prime. Qualcosa è cambiato.

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A battesimo la rinascita di Carditello

Rinasce la Real Tenuta di Carditello! Nella mattinata di sabato 29 ottobre la piccola reggia borbonica in tenimento di San Tammaro, riacquistata dallo Stato grazie all’interessamento dell’ex ministro dei beni culturali Massimo Bray, riaprirà al pubblico, dopo un primo restauro durato un anno e mezzo che ha riedificato l’immagine complessiva del sito assicurando un primo livello di fruizione. Nel galoppatoio antistante l’edificio centrale andrà in scena lo spettacolo “Cavalli e Cavalieri”, esibizione equestre in tre momenti: una rievocazione storica sul cavallo Persano a Carditello nel XVIII secolo, un saggio d’alta scuola italiana e delle esibizioni del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo con fanfara.
Presto si passerà a un secondo lotto di lavori che restituirà definitivamente la Tenuta borbonica alla sua vocazione propulsiva per la rinascita del territorio, dopo decenni di abbandono e saccheggi, di lotte e storie commuoventi, su tutte quella di Tommaso Cestrone.

La mozzarella di bufala in pole position in Inghilterra

Angelo Forgione Qualcuno ricorderà il sudafricano Jody Scheckter, campione del mondo di Formula 1 con la Ferrari nel 1979, l’ultimo prima dell’era Schumacher, ed ex compagno di scuderia di Gilles Villeneuve. Sapete di cosa vive oggi? Ha un’azienda di agricoltura biologica nell’Hampshire, sud dell’Inghilterra, la Laverstoke Park Farm, considerata un modello da esperti internazionali, dove alleva bufale e produce mozzarella, formaggi e carni bufaline con tecnologia tradizionale italiana. Qualche anno fa, cercando di sfuggire al destino di invecchiare sul ponte di uno yacht a Montecarlo, si mise in testa di offrire alla famiglia il meglio in fatto di cibo. E lui la differenza la conosceva dai tempi delle gare. In scuderia Ferrari gustava pranzi fatti di pasta, formaggi e ogni altro ben di Dio. Negli altri team in cui era stato solo sandwich fatti con pane di gomma e ingredienti poco nutritivi. E allora è tornato in Italia, ha iniziato a girare le aziende agricole e nel 2010 si è fermato nel Casertano, restando favorevolmente colpito dagli allevamenti, dalla lavorazione casearia e dal gusto unico delle mozzarelle di bufala campane che vi si producevano. Qui ha capito perché gli italiani volevano quella mozzarella, distante anni luce dai prodotti che circolavano nel Regno Unito e in buona parte anche nella stessa Italia, e così ha deciso di avviare la nuova attività investendo molti danari allo scopo. Ha fatto piantare 130.000 alberi, ha fatto crescere 31 differenti varietà di erba per dare un pascolo paradisiaco alle bufale che ha fatto venire dall’Italia e dalla Romania. Alla fine ha preso la cosa sul serio, si è ingrandito, si è dotato di un sofisticato e costoso macchinario di un’industria modenese per la specifica produzione e ha creato lavoro per un centinaio di persone. Il tutto all’insegna del bio, della guerra ai pesticidi e del primo trattore al mondo che scorrazza nella tenuta con un pieno di olio di colza. E ora è il miglior produttore inglese di mozzarelle di bufala.

Reggia di Caserta, un caso nato a tavola

felicori_marcianiseAngelo Forgione – Cerco di fare ancor più chiarezza sulla vicenda della Reggia di Caserta e del direttore Mauro Felicori che “permane nella struttura fino a tarda ora, senza che nessuno abbia comunicato e predisposto il servizio per tale permanenza” ma trasformato in Direttore che “lavora troppo” per innescare una strumentalizzazione di carattere marcatamente politico. E approfondisco grazie a una foto pubblicata (e illustrata) stamane su Facebook dall’autore dell’articolo de Il Mattino che ha fatto divampare la polemica, rendendo il bolognese Felicori (sul cui operato, sia chiaro, non ho motivo di dubitare; ndr) il direttore museale più famoso d’Italia, nove giorni dopo l’emissione della nota sindacale che lo contestava.
Mercoledì 2 marzo: 64esimo compleanno di Mauro Felicori. Il Direttore l’ha festeggiato con una cena al ‘Cafeina Eat’ di Marcianise, a tavola, con il suo compagno di ventura Pier Maria Saccani, parmigiano, direttore del Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana (sì, avete capito bene… la Bufala è guidata dal parmigiano), anche il caporedattore centrale casertano de Il Mattino Antonello Velardi, marcianisano, insieme ad altri colleghi di testata. A quel banchetto, Saccani non ha portato Mozzarelle di bufala dop ma Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma. Velardi e i marcianisani hanno portato il vino. In un clima disteso e festoso si è anche discusso di Caserta, di Reggia, di Sud, di incapacità di fare sistema, e Felicori si è sfogato sull’atto di accusa di alcuni sindacati, emesso otto giorni prima. Il giorno seguente, Velardi ha scritto il pezzo, titolando «Il direttore lavora troppo, mette a rischio la Reggia di Caserta». Una volta pubblicato, la notizia con titolo manipolato è diventata inarrestabile, portandosi dietro il neanche troppo sottile stereotipo del casertano scansafatiche che si ribella al superiore bolognese, fino ad oltrepassare i confini nazionali. Da lì, il premier Matteo Renzi ha scritto il famoso post su facebook in cui ha annunciato che “la pacchia è finita”. Così, partendo da un serata a tavola nella provincia casertana, Felicori è diventato una star, il direttore di museo più noto e stakanovista d’Italia.
L’informazione locale aveva riportato integralmente la nota dei sindacati Uilpa, Ugl, Usb e Rsu nell’immediatezza dell’emissione, datata 23 febbraio, senza manipolarla e senza commentarla. Velardi, amico di tavola di Felicori, l’ha portata all’attenzione nazionale su Il Mattino, con grande ritardo e con il titolo “Il direttore lavora troppo”, frase che nel comunicato non c’è. E l’ha portata sul quotidiano immediatamente dopo un’allegra cena al ristorante col protagonista del pezzo, il contestato Felicori, la sera prima seduto a capotavola a gustar vino e Parmigiano e qualche ora dopo sui giornali a diventare eroe nazionale. Piccolo particolare della vicenda: il caporedattore Velardi mira ad ottenere dal PD di Renzi la candidatura a sindaco di Marcianise. Magari poteva tornare utile fornire al segretario di partito la possibilità di gonfiare il petto con un articolo “postdatato” su un direttore nominato dall’esecutivo di Governo.
Inutile dire che gran contributo alla vicenda l’hanno fornito tutti i giornali nazionali che, evidentemente, non hanno avuto alcun interesse a leggere bene la nota dei sindacati e ad approfondire la vicenda. Un coro mediatico che ha messo alla gogna, per l’ennesima volta, i lavoratori e la gente di Caserta, e del Mezzogiorno tutto.
Pochissimi hanno messo al centro del dibattito i veri problemi della Reggia, che neanche Felicori ha risolto. Stamane, mentre Velardi pubblicava la foto su Facebook, l’ormai più famoso direttore museale d’Italia era ospite alla trasmissione Agorà su Rai Tre. Nel suo intervento informava Francesco Rutelli e i telespettatori che ai giardini della Reggia di Caserta sono impiegati 2 giardinieri. 2 giardinieri per un parco di 120 ettari, che si estende su 3 chilometri, mentre i 22,5 ettari del Jardin du Luxembourg di Parigi ne contano ben 80. Ai giardini del Quirinale risultano in 14 (4 ettari), e 7 solo nella napoletana Villa Rosebery (6 ettari), abitata per pochi giorni l’anno. Dunque, invito nuovamente Mauro Felicori, come fatto di persona in diretta radiofonica, a bussare alle porte di Franceschini di Renzi, perché solo dando alla Reggia europea e l’attenzione che merita si può immaginare di farla rinascere davvero. La propaganda di Palazzo Chigi fa tutt’altro che bene.

Un caffè con Aurelio De Laurentiis al MAGNA

Domenica mattina all’insegna della cultura gastronomica napoletana per il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis. Mentre la squadra di calcio si preparava per la sfida con il Genova, il patron azzurro e la moglie Jacqueline Baudit hanno visitato “Magna – Mostra Agroalimentare Napoletana”, ideata e curata da Marco Capasso ed organizzata dall’associazione “Guviden – i semi dell’amore” in collaborazione con il Comune di Napoli, che narra la storia e le caratteristiche scientifiche e sociali di una delle cucine più famose al mondo. A far gli onori di casa il presidente di Guviden Vincenzo de Notaris. Presente anche lo scultore Lello Esposito.
De Laurentiis è arrivato durante il focus sulla storia del caffè a Napoli con lo scrittore Angelo Forgione, che gli ha donato i suoi libri. Il presidente azzurro ha assaggiato e gradito il caffè preparato da Paola Campana della torrefazione Campana Caffè e ha poi visitato la mostra interattiva nelle sale del Complesso di San Domenico Maggiore.
«Quello della storia della cucina napoletana è un argomento che mi ha sempre affascinato. Ritornerò certamente per visitare Magna e passarci qualche ora in più», ha detto De Laurentiis mentre osservava divertito i led interattivi. «Siamo molto orgogliosi di questa visita – ha detto Vincenzo de Notaris – soprattutto perché il presidente è andato via molto incuriosito. Ed è proprio questo il nostro obiettivo. Riportare attenzione sulle tradizioni culturali, sociali e culinarie della storia della cucina napoletana. Magna è una mostra per tutti».

Il caffè protagonista alla rassegna MAGNA

Domenica 1 novembre, nell’ambito della rassegna MAGNA – mostra agroalimentare napoletana, che affronta il tema dell’agricoltura e della gastronomia napoletana dal punto di vista storico, scientifico e sociale, svelandone tutti i segreti dall’origine al piatto finito, si terrà un interessante incontro pubblico a tema su origini, storia e caratteristiche di preparazione del caffè di Napoli. Dove nasce il caffé? Come e quando arriva a Napoli? Perché diventa un’eccellenza della gastronomia partenopea? Quali sono le caratteristiche delle diverse miscele? E perché è particolare la torrefazione napoletana? Spiegheranno tutto Angelo Forgione, scrittore storico e giornalista, autore del libro Made in Naples ‐ come Napoli ha civilizzato l’Europa (e come continua a farlo) e Paola Campana della torrefazione Campana Caffè.
Appuntamento alle ore 11 nel Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore, in vico San Domenico Maggiore 18, con accesso libero e degustazione di caffè nel corso dell’evento. Possibilità di visitare la speciale mostra interattiva (a pagamento) che si avvale della tecnologia per condurre il visitatore attraverso un percorso articolato in sala multimediali che ripercorre le tappe che il prodotto agricolo compie dall’orto alla pentola, dove poi prendono forma e sostanza gusto e sapori.

pagina facebook della rassegna