La cucina mediterranea materia di studio

Angelo Forgione – Presentato il corso di laurea triennale in Scienze Gastronomiche Mediterranee presso il dipartimento di Agraria della Federico II di Napoli. Chi la otterrà non sarà solo un cuoco laureato ma un esperto di filiera, di processi produttivi legati alle specificità territoriali e di storia del cibo, affinché l’arte della cucina si sposi, come è necessario che sia, alla conoscenza dei prodotti utilizzati.
È un passaggio importante verso una consapevolezza sulla storia dei prodotti che fanno la tradizione napoletana e sull’importanza di una più sana alimentazione, coniugata ad un rinnovato interesse per la cultura locale, quella che, partendo dall’osservazione delle abitudini degli impiegati napoletani, ha suggerito ad Ancel Keys di studiare e codificare la Dieta Mediterranea.
Un passaggio anzi fondamentale per una regione come la Campania, così importante per l’eccellenza agroalimentare e per una cultura culinaria che non è regionale, non è locale, ma nazionale di un antico regno, il più grande dell’Italia preunitaria, che è diventata bandiera dell’italianità nel mondo.

Trentino, Veneto ed Emilia Romagna patrie del doping d’elite

Angelo Forgione – Il tentativo maldestro-razzista di nascondere il proprio doping da parte di Alex Schwazer è stato rettificato altrettanto maldestramente dal protagonista sulla sua fanpage facebook: “(…) voglio bene a Napoli ed ai napoletani; ho un bellissimo ricordo di una gara a Napoli vinta nel 2010. Estrapolare, come è avvenuto, da una mia breve dichiarazione, dove volevo semplicemente e scherzosamente dire che non possiedo doti di furbizia, una mia mancanza di stima verso i napoletani è offensivo per i miei sentimenti di rispetto verso Napoli e i suoi cittadini”. Per Schwazer, insomma, la furbizia non è intelligenza ma capacità di raggirare. Rimedio peggiore del male! L’atleta altoatesino andrebbe punito simbolicamente con un ulteriore aggravio di pena per discriminazione razziale, lui che è solo l’ultimo di una serie di sportivi italiani squalificati per aver alterato i propri valori. Andiamo a vedere chi sono i più noti oltre ad Alex Schwazer da Vipiteno (Trentino Alto Adige): Giampaolo Urlando da Padova (Veneto), Davide Rebellin da San Bonifacio (Veneto), Marco Pantani (Emilia Romagna) e Riccardo Riccò da Sassuolo (Emilia Romagna). E possiamo tranquillamente metterci anche Francesco Moser da Giovo (Trentino Alto Adige), che praticò impunemente l’autotrasfusione prima del 1984, anno in cui questa divenne illegale. Fu lui stesso a dichiarare di essere stato “una cavia felice“, proponendo persino la liberalizzazione del doping.
E allora viva i fratelloni Abbagnale, Patrizio Oliva e tutti queli atleti napoletani che non sono mai entrati nella lista dei cattivi. Una lista che andrebbe fatta anche per i razzisti, perché la discriminazione è evidentemente ad ogni livello. Anche accademico, se è vero che il Maestro Riccardo Muti, ritirando una laurea ad honorem a Milano, si è tolto qualche mese fa un sassolone dalle scarpe con classe tutta partenopea: «Quando sono arrivato a Milano mi chiamavano il terrone… notavo una lieve forma di razzismo». Ora è ambasciatore della cultura italiana e napoletana nel mondo, cosa di cui non perde occasione per dimostrare quanto ne sia fiero: «la napoletanità alla fine vince».

Riccardo Muti da terrone a dottore ad honorem. «La napoletanità vince»

Angelo Forgione per napoli.com Di lauree ad honorem, Riccardo Muti ne aveva già ricevute. A Siena in “letteratura e spettacolo”, a Torino in “storia e critica delle culture musicali”, e a Milano in “arti, patrimoni e mercati”. La sua Napoli non poteva mancare, e così l’Orientale gli ha conferito la Honoris Causa in “letterature e culture comparate”.
La cerimonia si è svolta nella splendida basilica di San Giovanni Maggiore, un luogo di assoluto riguardo per uno dei Napoletani che fanno onore alla città nel mondo. E lui ha ricambiato alzando gli occhi in alto, osservando la bellezza del monumento in cui l’Orientale ha deciso di accoglierlo, mentre il rettore Lida Viganoni annunciava alle circa 700 persone la consegna del titolo accademico. Un gesto che parla da solo per un uomo che sa apprezzare la cultura nelle sue sfaccettature e per essa si batte da sempre. Un luogo diverso e più nobile di quelli in cui aveva ricevuto le altre lauree, e il Maestro ha notato la differenza, rimanendo davvero colpito, emozionato, da una cerimonia «degna dello stile napoletano». Nel suo discorso, ha sottolineato che la Napoletanità, seppur avversata, alla fine vince sempre. Non parole vuote e di circostanza ma un pensiero sentito, coerente con quanto detto nella cerimonia della consegna della laurea a Milano dello scorso Novembre, occasione in cui il Direttore d’orchestra si tolse dei sassolini dalle scarpe con tagliente ironia, ricordando ai presenti che quando da giovane era salito nel capoluogo lombardo per studiare al conservatorio, fu accolto con la diffidenza che il Nord riserva ai figli del Sud. Lo chiamavano terrone (video). Ora è ambasciatore della cultura italiana e napoletana nel mondo, cosa di cui non perde occasione per dimostrare quanto ne sia fiero.

La “padania” tra balle e palloni sgonfi

La “padania” tra balle e palloni sgonfi

la “nazionale” tramonta, Bossi & C. insistono 

Angelo Forgione – La “nazionale” padana nasce a fine anni ’90, disputa due partite e poi scompare. Poi la squadra rinasce nel 2007, fortemente voluta da Renzo Bossi, che ne diventa team manager e s’affanna perchè sia vincente. Ad ogni costo!
E così la Lega paga tutto, persino le trasferte ai tifosi in occasione della VIVA World Cup, i Mondiali delle Nazioni non riconosciute. Umberto, Renzo e Riccardo Bossi si godono le lussuose suite, i tifosi i camper a noleggio per andare e tornare dalla Lapponia con simbolo della Lega in bella vista. Oppure i viaggi in aereo quando si vola a Gozo. E poi il vitto: qualsiasi cosa comprino ne conservano lo scontrino che garantisce il rimborso. Sono in tanti li, senza spendere una lira. Famiglie intere che sugli spalti raccontano le stesse favolette dei loro rappresentanti in tv, rivendicano le loro undici ore di lavoro al giorno per pagare i meridionali mentre sono in vacanza spesata, lontano dal loro lavoro.
Soldi che escono a fiumi anche per pagare i calciatori, ex preofessionisti come Dal Canto, Scaglia, Gentilini, i fratelli Cossato e persino Maurizio Ganz, “el segna semper lü” di Atalanta, Inter e Milan. Naturale che quella selezione vinca due mondiali, superando in semifinale a Gozo le Due Sicilie.
Da dove escono quei soldi? Dai finanziamenti pubblici, cioè soldi dei cittadini italiani. E dopo gli scandali che travolgono il partito verde e il figlio del “senatur”, la selezione padana giocattolo del “Trota” va in soffitta e ritira l’iscrizione alla VIVA World Cup 2012 per “mancanza di presupposti organizzativi”.
Finisce la favola della maglia biancoverde griffata Legea di Pompei prima della Gilbert. Proprio così, la Padania si faceva produrre le divise da gioco in terronia. Ma del resto il suo presidente Renzo Bossi ha pure conseguito una laurea in Albania, proprio in una delle patrie della tanto contestata immigrazione padana. Un diploma universitario rinvenuto nella cassaforte dell’ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito; e il sospetto è che anche questa sia stata sovvenzionata dai finanziamenti pubblici. Il presidente del partito socialista albanese Edi Rama, sindaco di Tirana dal 2000 al 2011, ha così detto durante un incontro con gli studenti albanesi a Firenze: “Renzo Bossi si è laureato non in un’università dove si studia ma in una dove si paga”. Tant’è, almeno lui ce l’ha fatta, seppur a spese nostre. Il padre invece era laureato in medicina solo per la prima moglie che lo vedeva uscire la mattina per andare in ospedale, poi scoprì l’inganno e mandò il Dottor Bossi a comprare il sale. Ma Umberto non ingannò solo lei; ci riuscì per tempo anche con la madre. In occasione della presunta discussione della sua tesi, Umbertino si inventò qualche scusa e riuscì a non farla entrare in aula. Poi organizzò ben tre feste di laurea per altrettante lauree inesistenti. Quando tutti capirono, tentò la strada della musica al festival delle “voci nuove” di Castrocaro pur sapendo di non saper cantare. Inutile dire come andò. Gli restò l’ultima balla da giocarsi: la tutela degli interessi dei corretti settentrionali, baggianata utile a curare i suoi interessi raggirando il popolo del Nord e rispolverando il razzismo per scopi politici di risorgimentale memoria. E fu la Lega Nord, la Padania… baggianate, appunto. Povera Italia!