“Stadio Partenopeo”, emblema della modernità negli anni ’30

“Ascarelli” prima impianto del Napoli, poi emblema della modernità al Sud

ascarelliAngelo Forgione – Con facile approssimazione si è detto che il primo stadio di proprietà della storia del calcio italiano è lo “Juventus Stadium”. In realtà, andando a ritroso nel tempo, non è difficile ricordare il “Giglio” di Reggio Emilia, poi ribattezzato “del tricolore”, inaugurato nel 1995. Più difficile rievocare l’inaugurazione nel Settembre 1925 del primo stadio di San Siro in Milano di proprietà del Milan e quella del 16 Febbraio 1930, giorno in cui venne inaugurato lo stadio di proprietà del Napoli, costruito in meno di sette mesi a spese del presidente azzurro Giorgio Ascarelli. Al Rione Luzzatti di Gianturco, nei pressi della stazione ferroviaria, poco più di 15mila spettatori potevano riempire le tribune in legno dello stadio “Vesuvio”, ribattezzato “Ascarelli” a furor di popolo dopo la morte del presidente stadio_partenopeoavvenuta appena diciassette giorni dopo l’inaugurazione.
L’idea di Ascarelli di costruire uno stadio di proprietà, a pochi anni dalla nascita del Napoli, rappresentò un esempio di intraprendenza per l’epoca e quello stadio superò per capienza il preesistente impianto comunale del Vomero divenendo il più capiente della città.
Scomparso il presidente, lo stadio fu dopo qualche tempo requisito dal regime fascista che, in vista dei mondiali di calcio in Italia del 1934, lo ristrutturò in cemento armato (vedi video), ne mutò l’aspetto con una facciata imponente e maestosa di stile fascista e ne aumentò la capienza portandola a circa 40mila spettatori. Venne ribattezzato “Stadio Partenopeo” poiché il compianto presidente che aveva dato simboli e colori al Napoli era ebreo, quindi perseguitato, ed ospitò la finale per il 3° e 4° posto. In quello stadio, nel 1937, fu consentito per la prima volta l’ingresso libero alle donne. Fu uno dei simboli fascisti della modernità di Napoli nonché uno dei più fulgidi esempi di propaganda del regime al Sud.
L’impianto venne poi distrutto dai bombardamenti aerei degli anglo-americani che colpirono violentemente Napoli nel 1942 e andò incontro ad un triste saccheggio prima di essere abbattuto definitivamente. Il Napoli si trasferì allo stadio del Vomero, di proprietà comunale, prima di prendere casa al “San Paolo” di Fuorigrotta nel 1959.

Di Natale zittisce la curva udinese per i cori anti-Napoli. Poi chiede scusa.

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Angelo Forgione – Si, dopo la questione Amandola/TRG Piemonte, il muro del silenzio che “copriva” il razzismo negli stadi (e non solo) indirizzato ai napoletani sta cadendo pezzo dopo pezzo. E così anche Di Natale, il calciatore dell’Udinese nativo della provincia di Napoli, ha detto basta ai cori dei suoi tifosi contro la sua terra e i suoi conterranei intonati anche durante la partita contro il Catania. Lo ha fatto alzando il dito al naso per dire “state zitti” alla curva dello stadio “Friuli” dopo il primo dei due goal segnati agli etnei, per poi alzare le braccia dicendo “calmatevi”, indicando poi lo stemma cucito sulla maglia per comunicare che l’uomo simbolo che difende i loro colori è un napoletano. Infine, guadagnando il centro del campo, ha più volte mandato verbalmente, ed eloquentemente, a quel paese i suoi sostenitori esultanti con bandiere della regione Friuli. Da capitano dell’Udinese e idolo dei tifosi bianconeri ha dimostrato di non accettare certe cose. Complimenti a lui!
C’è sempre da distinguere i cori razzisti da quelli volgari, ma in ogni caso Di Natale, da napoletano militante in una squadra che ha beneficiato della qualità di tanti giocatori partenopei, ha fatto bene a invitare alla coerenza e ad evidenziare la stupidità del tifo italiano, a dire la sua alla sua maniera, cioè facendo goal come fa da quando veste la maglia dell’Udinese, entrando per questo nella storia del club e rifiutando tra l’altro i trasferimenti al Napoli, alla Juventus e al Milan. E il suo messaggio è chiarissimo: “Vi fa gioire un napoletano? E allora state zitti e smettetela di insultare il mio popolo”.
Peccato però che poi il calciatore si sia scusato, o dovuto scusare, tramite una nota della società diffusa sul sito ufficiale udinese.it“Il gesto di mercoledì sera – si legge – è stato qualcosa di istintivo, fatto a caldo al termine di una gara dura, sportivamente parlando, molto nervosa e che secondo me ha avuto una risonanza maggiore rispetto a quella che meritava. Io amo Udine, la città, questa maglia e i suoi tifosi che da sempre mi hanno fatto sentire uno di loro. Devo tutto a questa Società che ha creduto in me e a questi tifosi che mi hanno sempre amato come un figlio. Mi dispiace se, mercoledì sera, qualcuno si è sentito offeso dal mio gesto e di questo chiedo scusa a tutti i tifosi friulani e alla nostra splendida curva, ma credo che la mia storia personale e professionale dimostri meglio di ogni parola quanto io tenga a questa terra e a questi colori. Per me questo è un capitolo archiviato e adesso penso soltanto ad aiutare l’Udinese ad arrivare il più in alto possibile in Italia ed in Europa e a regalare ai nostri meravigliosi tifosi le soddisfazioni che si meritano. Mandi fruts dal vostro Capitano e simpri fuarce Udin!”.
Resta il gesto di reazione spontaneo. Il resto, evidentemente, molto meno. Ed è il saluto finale in dialetto friulano che fa pensare a qualcosa di suggerito, forse imposto. Del resto, come non notare il prurito provocato ai soliti detrattori non delle curve ma di una stampa di parte che invece di sottolineare l’atteggiamento del loro uomo di punta gli hanno puntato il dito contro? Massimo Meroi del “Messaggero Veneto”, ad esempio, che nel suo articolo sulla questione ha chiuso così: “Di Natale ha sposato a vita l’Udinese, ma anche Udine e il Friuli: qui ha tanti interessi, ci continuerà a vivere anche quando la smetterà di fare gol. E se poi quando gioca a Napoli gli danno del traditore e del figlio di… sono problemi loro”.
E come non ricordare quanto accadde in estate quando alla festa in piazza per la qualificazione dell’Udinese ai preliminari di Champions si levarono cori contro i napoletani supportati dal giornalista irpino di Sportitalia Michele Criscitiello che presentava la serata in qualità di direttore della comunicazione bianconera
Ma che una nuova coscienza sia stata ormai sollecitata con un minimo successo lo si capisce anche dalla multa di 10mila euro inflitta all’Atalanta per avere i suoi tifosi intonato in due momenti del match contro il Napoli cori di discriminazione territoriale nei confronti di un calciatore avversario. Il coro inserito a referto dagli ispettori federali è “Cannavaro terùn”. C’è da aspettarsi però, da questo momento in poi, coerenza e repressione vera di cori ben peggiori, soprattutto in campi più infuocati. E che Cannavaro li senta come li ha sentiti Di Natale.

Tosel sanziona l’Inter per cori razzisti. Agli ebrei?

Tosel sanziona l’Inter per cori razzisti. Agli ebrei?

tutti sorpresi, ma il caso evidenzia il problema

Angelo Forgione – Tutti sbalorditi! Il giudice sportivo Gianpaolo Tosel ha sanzionato la FC Internazionale con un’ammenda di 15mila euro “per avere i suoi sostenitori, nel corso della gara, intonato cori costituenti espressione di discriminazione per motivi di origine razziale e territoriale”. Si è scritto che Tosel ha punito l’Inter per i cori razzisti anti-napoletani ma non c’è alcuna certezza che sia effettivamente così. Durante la gara, i sostenitori dell’Inter si sono sfidati con il settore occupato dai genoani, gemellati coi napoletani, a colpi di offese e difese ai partenopei. Ma non è detto che la sanzione sia riferita a questa becera manifestazione visto che gli interisti hanno intonato tristi cori anche contro i cugini milanisti con altrettanto squallidi riferimenti agli ebrei. L’aggettivo “razziale” è riferito agli ebrei e il “territoriale” ai napoletani?
Partiamo dal presupposto che il Giudice Sportivo non decide arbitrariamente ma sulla base di quanto appare sui referti degli arbitri e degli assistenti di gara. Pertanto Tosel ha applicato una norma perchè uno degli arbitri ha annotato nel referto determinati cori. Di conseguenza c’è da chiedersi se sono stati annotati sia i cori contro i napoletani che contro gli ebrei oppure solo i secondi. E se sono stati rilevati tutti, va detto che l’arbitro era il Sig. Russo, nativo di Avellino e della sezione di Nola, al quale determinati cori potrebbero non essere passati inascoltati. E qui si porrebbe il vero problema in merito agli arbitri, e prenderebbe ancor più corpo la necessità da parte del capitano del Napoli di segnalare alcune manifestazioni estreme ai direttori di gara. Il ragionamento per dimostrare che la decisione di Tosel non è affatto soprendente.