Zuppa di cozze, tradizione del giovedì Santo napoletano

Angelo Forgione Giovedì Santo, giorno di zuppa di cozze a Napoli. Tratta da Made in Naples (Magenes, 2013), breve descrizione della genesi di questa peculiare tradizione che precede la Santa Pasqua.

(la rivoluzione alimentare – pagina 78)
Anche il pescato, da sempre risorsa per la popolazione napoletana, conobbe nuovi modi di preparazione che diedero pure luogo a nuove tradizioni. Una su tutte, quella della zuppa di cozze, inquadrata nel periodo di Pasqua. Ferdinando IV, goloso di pescato e frutti di mare, galvanizzato dal pomodoro (ricevuto in dono dal Vicereame del Perù, in quegli anni territorio borbonico dominato dalla Spagna di Carlo III), indicò ai cuochi di corte la pomposissima ricetta delle cozzeche dint’â connola (cozze nella culla), ma il notissimo frate domenicano Gregorio Maria Rocco gli consigliò di morigerarsi nella settimana Santa. Per non rinunciare alle amate cozze, prima di recarsi in via Toledo per lo struscio del giovedì Santo, diede indicazione di prepararle in maniera più sobria, inzuppandole con una salsa piccante di pomodoro. ‘A zuppa ‘e cozzeche uscì dalle cucine reali e si diffuse in città, divenendo la tradizione del giovedì Santo napoletano e ricetta notissima, insieme all’ancor più semplice ‘mpepata.

Presentazione “Made in Naples” a Mugnano di Napoli

copertina_1Il Comitato per la Pace “Vittorio Arrigoni”, in collaborazione con Associazione Culturale “NOS Revolution”, presentano il libro Made in Naples di Angelo Forgione – Come Napoli ha civilizzato l’Europa e come continua a farlo.

Venerdì 27 giugno, ore 19.00
Via Salvatore Di Giacomo, 24 – Mugnano di Napoli

Recensione di “Made in Naples” da “il Brigante”

Da il Brigante, magazine per il Sud del terzo millennio di Giammarino Editore, la recensione di Made in Naples pubbicata nel n.32 di dicembre 2013. Clicca sull’immagine per ingrandire.

ilbrigante

Lino Patruno: “Made in Naples, libro stupefacente!”

recensione di Made in Naples a cura di Lino Patruno per la Gazzetta del Mezzogiorno

Leggi Napoli e poi… impara perché ti piace
“Made in Naples”, una storia senza nostalgia

di Lino Patruno

C’è una città che unanimemente è considerata una meraviglia “unica e irripetibile” nel mondo. Una città italiana.
È fra le più antiche d’Europa e della Terra. Anzi per l’Unesco è la “culla della civiltà europea”. E il suo centro storico è il più vasto fra quelli inclusi nel patrimonio universale dell’umanità dallo stesso organismo dell’Onu. Dalle sue parti è nata l’Italia con lo sbarco di Enea col ramo d’oro e coi Romani che la elessero luogo “dove il dolore svanisce”.
È la città che, diversamente da capitali come Roma Parigi Londra, è fiorita su una straordinaria bellezza del luogo. Una cultura trimillenaria in un paradiso terrestre. Per questo c’è chi la considera “l’unica vera capitale che abbiamo”.
La sua lingua è la più parlata nel Paese dopo l’italiano. E fra le più parlate dell’emigrazione mondiale.
È l’unica città che non ha mai perso il suo carattere e la sua identità, più forte di ogni americanizzazione e ogni cinesizzazione. Oltre che la lingua, non hanno imitazioni la sua tradizione, la sua musica, il suo cinema, il suo teatro, la sua letteratura, il suo mito.
Vanta il più grande e antico teatro d’opera d’Europa. Sotto il suo cielo sono nati il Melodramma, l’Opera comica, l’Opera buffa, Qui venne ad abbeverarsi Mozart per poter diventare Mozart.
Qui sono nati (o sono diventati grandi) Paisiello, Cimarosa, Mercadante, Piccinni, Scarlatti, Pergolesi, Traetta, Jommelli, Porpora, Leo.
Qui è nata la Canzone melodica che ha traversato tutti i confini. Il suo Festival di Piedigrotta non era meno famoso del Carnevale di Rio e dell’Oktoberfest di Monaco di Baviera. Qui è nata “O’ sole mio” conosciuta quanto l’Inno di Mameli.
Qui sono nate la Sceneggiata, la Tarantella, l’Avanspettacolo, la Macchietta, il Varietà. Qui sono nate due maschere planetarie come Pulcinella  e Totò.
Frutto dell’inventiva di questa città e della sua anarchica energia vitale sono icone, bandiere universali come la Pizza, il Caffè, il Caffè e Cornetto, il Babà, la Pasta, i Macaroni, la Mozzarella, la Pastiera, la Zeppola, la Parmigiana, il Ragù, la Salsa di pomodoro, la Mpepata, il Tiramisu. E se non sono nati tutti qui, da qui sono arrivati ovunque non meno di una Cocacola.
Da qui si è diffuso il Presepe. E qui è nata anche la Musica sacra popolare: è il suo Alfonso Maria de’ Liguori ad aver composto “Tu scendi dalle stelle”.
Qui sono stati nati il Lotto e la Tombola. Qui hanno inventato la Smorfia.
Ospitale e tollerante, è la città che ha scacciato il nazismo e non ha mai costruito ghetti. Laicamente cattolica e sola nel rifiuto dell’Inquisizione, ora è impreziosita da un patrimonio inesauribile di un migliaio di chiese e conventi.
La sua sartoria di lusso da uomo ne ha fatto uno stile che dalla città prende il nome. E la cui perizia artigianale si traduce in un culto che va oltre i pur conosciutissimi marchi multinazionali.
I suoi tesori artistici, culturali, archeologici, monumentali, ambientali ne spiegano l’attrattiva turistica ancòra vivissima insieme all’area circostante dai nomi entrati nella leggenda.
Il biglietto da visita di questa città finora ripercorso è tutt’altro che enfasi per quanto troppo dimenticato. Tutto è così. E lo è anche se non si citano suoi primati del passato che fanno parte di una storia più controversa. Ma non è storia controversa che a cavallo fra ‘700 e ‘800 sia stata la culla della Filosofia, della Scienza economica e dell’Illuminismo italiano. E che il suo economista Gaetano Filangieri con la sua “Felicità delle nazioni” abbia ispirato la Costituzione degli Stati Uniti e preceduto il molto più celebrato scozzese Adam Smith e la “Ricchezza delle nazioni”. Questa è la città in cui sono nati (o sono diventati grandi) Tommaso Campanella, Giordano Bruno, Pietro Giannone, Giovanbattista Della Porta, Antonio Genovesi, Celestino Galiani, Francesco Maria Pagano, Giuseppe Maria Galanti, Giovanbattista Vico. Questa è la città in cui Giovanbattista Basile col suo “Lo cunto de li cunti” e Giovanbattista Marino sono stati i precursori della letteratura fiabesca che poi ha avuto, da Perrault in poi, successori foresti puntualmente più celebrati. Questa è la città cui nel 1224 Federico di Svevia donò la prima università pubblica del mondo.
PS. La città di cui finora si è parlato è Napoli. E tutto ciò che finora ne è stato detto è raccontato da Angelo Forgione (giovane scrittore, giornalista, grafico) nel libro “Made in Naples” (prefazione di Jean Noel Schifano, Magenes ed., pag. 315, 15 euro). Sottotitolo: “Come Napoli ha civilizzato l’Europa (e come continua a farlo)”. Libro stupefacente! Forgione rifugge dalle nostalgie e non nasconde drammi, raccontando anche perché la sua sia una città “baciata da Dio e stuprata dagli uomini”. Spiega perché in fondo Napoli rappresenti tutto il Sud. Ma aggiunge che un Paese più amante di se stesso dovrebbe avere più Napoli, non meno Napoli nell’anima. Perché Napoli è qualcosa di grandioso che non dovrebbe sfuggire. A cominciare dalla capacità di resistenza che la fa sopravvivere e vivere, nonostante tutto, così “giovane e irriducibile” da 29 secoli.

patruno

Made in Naples a “Inpastallautore”

La rubrica letteraria Inpastallautore in onda su Area Blu TV, condotta da Maurizio Ponticello e Simonetta Santamaria, si è occupata di Made in Naples con un’intervista a 360° ad Angelo Forgione che è andata anche oltre i temi strettamente inerenti al fortunato libro.

L’Economia Civile napoletana può salvare l’Occidente

Angelo Forgione – Sono passati trecento anni dalla nascita di Antonio Genovesi, grande economista napolitano nativo di Salerno, il primo della storia. In occasione di questa ricorrenza silenziosa in corso, si è tenuto a Roma un convegno dal nome “Ragioni e sentimenti civili per un’economia ed una politica dal volto umano. La lezione di Antonio Genovesi”, un’occasione per confrontarsi sulle problematiche attuali dell’Economia occidentale e per proporre soluzioni per superare la crisi economico-finanziaria e valoriale, che da sei anni frena sviluppo e occupazione.
In sostanza, sta partendo una rivalutazione dell’Economia Civile di matrice napoletana, dopo che questa è stata dimenticata per tre secoli ed eclissata dall’Economia Politica di stampo britannico formulata dallo scozzese Adam Smith. È infatti necessario, oggi più che mai, ripensare le relazioni economiche secondo un paradigma diverso, quello appunto dell’Economia Civile, fondata sulla reciprocità e sulla creazione di legami di ­fiducia tra le varie parti sociali.
Nel mio saggio Made in Naples ho dedicato un capitolo/”mattone”, il più corposo, proprio al confronto tra le due dottrine economiche, quella napoletana e quella britannica, con un vero e proprio trattato di Economia in cui ho appunto illustrato come quella formulata da Smith ha piegato l’Europa e l’Occidente, imponendo un capitalismo sfrenato, e ho riportando sotto i riflettori l’Economia di Genovesi in quanto primo e vero sistema di relazioni economiche, da riscoprire per superare la crisi in atto. Ora gli economisti iniziano ad avanzare proprio questa soluzione, alla ricerca di un “volto umano”.
“L’Economia dev’essere civile, altrimenti non crea posti di lavoro, non rispetta i lavoratori, non protegge l’ambiente, non migliora i beni e non sviluppa i servizi… proprio come l’Economia incivile, cioè politica, imperante attualmente. […] Il paradosso, dunque, è che l’Italia lasci inaridire le radici napoletane dell’Economia, pur essendo detentrice del modello economico più valido e moderno. Il delitto è che non lo rivaluti, tenendo in vita quello straniero che l’ha inginocchiata”. Questo è solo un passo di ciò che ho scritto nel libro. Non sono un economista ma conosco la civilizzazione napoletana e l’universalità della cultura partenopea, quella che i poteri forti hanno voluto sottomettere perché troppo pericolosa e capace di creare una civiltà migliore. Non a caso, l’economista riminese Stefano Zamagni, professore ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna e presidente dell’Agenzia per il terzo settore (le Onlus) e grande sostenitore della dottrina napoletana, ha dichiarato di essersi imbattuto nel lavoro di Genovesi «per puro caso» nonostante avesse frequentato le maggiori università d’Europa. «Nessuno mi aveva mai parlato di Antonio Genovesi», dice nel video l’economista che ha iniziato una battaglia per rivalutare l’Economia Civile. Ma cosa si studia oggi nelle scuole e negli atenei?