Il registro dei tumori? il nuovo sito-web della Regione costa il doppio!

Si è svolta oggi la catena umana davanti l’istituto oncologico “Pascale” di Napoli per protestare contro la manovra ostruzionistica del Consiglio dei Ministri che ha impugnato il Registro dei Tumori della Campania. Centinaia di persone hanno gridato slogan contro la politica locale e nazionale, anche se già dalla mattinata si era appreso che il governatore Caldoro avrebbe intenzione di intervenire immediatamente con un decreto commissariale di aggiramento. Insomma, un braccio di ferro tra Regione e Governo.
Ma spunta il paradosso. La stessa Regione Campania è oggetto di rifacimento del proprio sito ufficiale. Un supersito d’oro inizialmente valutato 4 milioni dalla DigitCampania, una società multimediale di proprietà della stessa Regione Campania. Invece costerà “solo” 2,8 milioni di euro, compresi tre anni di gestione e aggiornamento. Siamo dunque all’assurdo: il nuovo sito della Regione Campania, già disponibile in versione “beta”, costa praticamente il doppio del Registro dei Tumori che viene considerato troppo costoso dal Governo, in contrasto con il piano di rientro dal disavanzo sanitario. Per la comunicazione si può spendere e per la vita no?

(foto Valeria Girimonte)

Monti e i suoi ostacolano il registro dei tumori in Campania

la legge regionale contro i tumori impugnata dal Consiglio dei Ministri

La legge regionale per l’istituzione del registro dei tumori della Campania, partorita lo scorso 13 Giugno, è stata impugnata, quindi bloccata, dal Consiglio dei Ministri dinanzi alla Corte Costituzionale. Motivazione? La legge contiene alcune disposizioni in contrasto con il piano di rientro dal disavanzo sanitario. Tradotto in soldoni, costa troppo per una Regione in deficit.
Il provvedimento garantiva finanziamenti certi e non stornabili alle ASL per istituire un registro che mettesse in rete i dati sull’incidenza delle patologie tumorali, coprendo tutta la regione oltre la quarantina di comuni finora inclusi. Con questa legge la Campania si avviava a colmare finalmente una lacuna gravissima per un territorio particolarmente inquinato come quello tra il Napoletano e il Casertano, inquinato da sversamenti abusivi di ogni tipo. Il registro avrebbe dovuto consentire di poter mettere in relazione eventuali impennate dei casi di cancro con l’esposizione di ipotetici fattori di rischio, come la presenza di discariche illecite o lo smaltimento di liquidi tossici. Passaggio fondamentale per poi definire politiche di prevenzione e di bonifica. Il tutto sotto il coordinamento delle ASL e dell’Istituto Tumori Pascale.
E così la Campania, la regione pattumiera delle industrie del Nord-Italia ma non solo, resta l’unica senza il prezioso registro. Nell’articolo del 13 Giugno si sperava di evitare nuove beffe dopo l’esito del processo “Cassiopea”. Cos’altro deve accadere affinché i campani siano protetti da leggi e bonifiche dei territori? Evidentemente il popolo campano deve rientrare velocemente dal deficit sanitario prima di non poterlo più fare. Prima i bilanci e poi le vite umane? Siamo di fronte a dinamiche perverse e silenziose alle quali la gente non può più sottostare. L’azione del Governo Monti, per quanto lecita, è delittuosa dal punto di vista etico e morale e non può passare inosservata.
Già preannunciata una immediata reazione: Lunedì 17 alle ore 13:00, si terrà una catena umana di cittadini e medici davanti all’Istituto Pascale. E la vergogna continua!

Regione Campania, ok del Consiglio al Registro Tumori

Regione Campania, ok del Consiglio al Registro Tumori

istituito lo strumento legale per la prevenzione e la rilevazione

Sì unanime del Consiglio regionale alla proposta di legge che istituisce finalmente il Registro dei Tumori in Campania, unica regione che ne era priva. Applicazione permettendo, con il Registro sarà possibile rilevare i dati riguardo all’incidenza delle patologie tumorali sull’intero territorio campano la cui mortalità, in alcuni comuni del napoletano e del casertano, è di dieci volte superiore alla media nazionale, colpendo soprattutto le donne.
Senza il Registro era impossibile stabilire in tribunale il nesso di causalità tra l’incremento di casi tumorali in un determinato territorio e la presenza in zona di una discarica o, peggio ancora, di un sito di smaltimento di rifiuti tossici. Si tratta di un passo fondamentale per spezzare il silenzio sul legame rifiuti-tumori in una terra devastata dalla più grave emergenza ambientale della storia d’Italia, esposta per decenni ai rifiuti tossici delle aziende del Nord sotterrati quando non dati alle fiamme; una terra in cui le falde acquifere inquinate sono più di quelle sane.
Dalla dotazione degli strumenti all’applicazione il passo è sempre lungo ed è auspicabile che non si verifichino nuove beffe in sede di approvazione a danno delle popolazioni della Campania, come avvenuto nel caso della prescrizione di tutti gli imputati dell’Operazione Cassiopea che riempirono di veleni il Sud senza alcuna punizione a causa di lungaggini e errori della magistratura.

video: La condanna a morte del Meridione

boom di tumori al Sud, picco in Campania.

I dati sono chiari: forte aumento delle neoplasie in Campania! 9,2% tra gli uomini, 12,4 tra le donne. Queste le conseguenze del bombardamento ambientale cui è sottoposta quella che gli antichi romani chiamavano “Campania felix” per via della fertilità delle terre. Da qualche decennio, in quelle stesse terre vengono intombati illegalmente gli scarti industriali nocivi delle aziende di un nord che non solo non si accontenta di trattenere a sé la maggior quota della ricchezza prodotta ma lascia al Sud anche la maggior quota del proprio scarto nocivo produttivo.
Lo smaltimento illecito di rifiuti tossici riguarda in particolar modo la Campania dove l’area tra Acerra, Nola e Marigliano è stata denominata “triangolo della morte” e dove paradossalmente i cittadini dei grandi centri abitati come Napoli sono più al sicuro da malattie rispetto a quelli delle campagne comprese tra il Napoletano e il Casertano. Si tratta della “rotta tirrenica” dei rifiuti speciali che viaggiano da Nord verso Campania e Calabria, ma esistono anche una “rotta adriatica” che punta alla Puglia e una “rotta siciliana”.
È ormai accertato che l’Italia sia crocevia di traffici internazionali di rifiuti, provenienti dai paesi europei e destinati al Corno d’Africa. Ed è proprio a questo affare tra governi dei paesi industrializzati, mafie e massonerie internazionali, che, secondo fondate ipotesi, sono probabilmente legati gli omicidi del 1994 di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin in Somalia. Un grosso affare scoperchiato che ha dei nessi con la situazione attuale, in Campania soprattutto ma in tutto il Meridione. A decidere sono sempre i poteri occulti che manovrano i fili dall’alto e stabiliscono destini di intere comunità. E così i traffici continuano mentre di bonifica dei territori inquinati neanche l’ombra.
Solo la miopia della disinformazione può indurre a pensare che l’emergenza rifiuti di Napoli sia il frutto dell’inciviltà dei cittadini che pure in situazioni di degrado diffuso finiscono per degenerare le proprie abitudini. Quel fenomeno non dipendeva dalla gente ma da qualcosa di più grande stabilito a tavolino decenni fa. Roberto Saviano ha provato a spiegarlo alla nazione ma qualcuno continua a fare orecchie da mercante. Ma se il centro di Napoli è ora libero da quella vergogna, i campani e i meridionali sono purtroppo chiamati a fare i conti con un disastro ambientale di cui non sono responsabili, subendone però  umiliazione, frustrazione e accanimento razziale da parte di chi accusa le vittime e non i carnefici, perchè di veri e propri carnefici si tratta. Malformazioni, infertilità, malattie e morti precoci sono già il conto che il Sud sta pagando e che diventerà sempre più salato nel prossimo futuro e in quello più remoto dei nostri figli. Solo che queste morti sono silenziose, non fanno rumore come una nave che affonda o una sparatoria tra pregiudicati. Ma la gente deve sapere cosa è accaduto, cosa sta accadendo e cosa accadrà.

Le aziende del nord inquinarono: reati prescritti!

Le aziende del nord inquinarono: reati prescritti!
in Campania si muore di tumore ma l’inchiesta non fa colpevoli

Angelo Forgione – I rifiuti pericolosi furono sotterrati nelle campagne del Casertano, ma l’inchiesta «Cassiopea» che ha portato alla luce i traffici di un milione di tonnellate di rifiuti pericolosi non ha prodotto colpevoli e pene. Le industrie di Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto e Toscana si liberavano dei rifiuti tossici interrandoli illegalmente in Campania servendosi della camorra; in questo modo pagavano un prezzo notevolmente inferiore a quello che avrebbe richiesto lo smaltimento autorizzato dalla legge. 
Il gip Giovanni Caparco, del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ha dichiarato il non luogo a procedere per i 95 imputati, quasi tutti titolari di aziende e autotrasportatori che sversavano i rifiuti nelle campagne. 
Perdite di tempo e rinvii hanno salvato i colpevoli; cento faldoni furono inizialmente trasmessi alla Procura Antimafia che però, dopo alcuni anni, a propria volta non si ritenne competente e rinviò gli atti a Santa Maria Capua Vetere. Nel 2006 una nuova udienza preliminare, segnata da errori di notifica, rinvii, astensioni dei penalisti e trasferimento dei giudici, mentre le associazioni ambientaliste lanciavano l’allarme per la possibile prescrizione. Timori fondati trasformatisi purtroppo nella prescrizione.
Così, mentre la popolazione campana fa i conti con l’aumento esponenziale dei tumori (40mila casi in più in un anno), gli imprenditori del nord vanno a spasso a godersi i loro soldi. Ognuno se ne faccia un’opinione.