Il silenzio degli indifferenti

Angelo Forgione – La Terra muore, e la sua gente scandisce un respiro sempre più affannoso. C’è una maschera di stanchezza e di rassegnazione, che è l’anticamera dello spegnimento. Il Popolo, nel suo complesso, sembra avere l’aria di un guerriero che ha combattuto ai limiti del possibile e aspetta solo il colpo di grazia. Ma non ha combattuto. Ha solo subito. Alimenta il sacro fuoco chi non si rassegna affatto, e marcia sotto il cielo azzurro di Napoli per gridare contro il male. Non era, ieri, il fiume in piena che, lo scorso anno, dilagò sotto la pioggia e nel vento. Nessuna esondazione ma un torrente di immagini tristi, parole di sdegno e bandiere antiche. Di tricolori neanche l’ombra. Come di chi non ha alcun diritto di piangere se la storia continua ad essere ostile alla sua Terra. Che muore, mentre gli indifferenti fanno lo struscio… proprio lì, sul selciato calpestato dagli irriducibili, indeboliti dalle interne divisioni.

La guerra dei poveri si combatte a colpi di pomodoro

Angelo Forgione – Era prevedibile che l’emergenza dei roghi e rifiuti tossici nelle campagne tra Napoli e Caserta finisse coll’inaugurare una guerra commerciale. La prima azienda del Nord ad affondare il colpo è la Pomì, che ha scatenato forti polemiche con una campagna di comunicazione lanciata sui quotidiani: l’immagine dello stivale con un un pomodoro nel bel mezzo della Pianura Padana, ben evidenziata, sotto l’headline “Solo da qui. Solo Pomì”. L’azienda la giustifica come “un atto dovuto nei confronti dei consumatori, nel rispetto delle aziende agricole socie, del personale dipendente e di tuti gli stakeholders che da sempre collaborano per ottenere la massima qualità nel rispetto delle persone e dell’ambiente”. È indubbio che l’immagine sia forzata, improntata allo sciacallaggio perché non promuove la tracciabilità del prodotto ma indica chiaramente la provenienza geografica, ammmesso che sia effettivamente padana.
C’era una volta un certo Francesco Cirio, analfabeta venditore piemontese di verdure a Torino, che si buttò a capofitto sul treno per portare i prodotti nelle zone dove c’era richiesta. Era molto scaltro e si conquistò l’amicizia dei banchieri Rothschild, veri padroni delle ferrovie italiane del Nord. Gli fu concesso un contratto agevolato dalle Società Ferrovie Alta Italia per la spedizione all’estero di migliaia di vagoni di alimenti. Cirio, con l’Unità d’Italia, rastrellò pelati e prodotti della terra nelle zone agricole del Napoletano, del Casertano e del Salernitano ed ebbe piena disponibilità della rete ferroviaria a costi irrisori e contro ogni norma di concorrenza leale, divenendo un caso discusso ripetutamente in varie sedute di una specifica Commissione parlamentare d’inchiesta del 1878 sull’esercizio delle ferrovie, in mano a Pietro Bastogi, amico del Conte di Cavour, colui che ostacolò lo sviluppo delle strade ferrate al Sud. Il Primo Ministro Agostino Depretis favorì la “legge Cirio” e il Credito Mobiliare di Torino, socio della Banca d’Italia, lo finanziò pesantemente.
Quanta ricchezza ha fatto produrre al Nord il saporito pomodoro campano! Ora non conviene più esaltarlo, perché come natura crea i rifiuti tossici del Nord distruggono. Eppure i consumatori dovrebbero sapere che la Pianura Padana è stata indicata dall’Agenzia comunitaria per l’ambiente come zona con l’aria più inquinata d’Europa. Insomma, se Atene piange, Sparta non ha nulla da ridere. E così, la zappa, oltre ad usarla per sotterrare i rifiuti tossici al Sud dove la gente muore di tumore, qualcuno se l’è data sui piedi.

Rifiuti tossici: e la sveglia continua a suonare

dal pentito Schiavone al commissario Mancini, nessuna attenuante per lo Stato

Angelo Forgione – E ora che è stato tolto il segreto di Stato alle dichiarazioni che Carmine Schiavone rese nel lontano 1997 alla Commissione di inchiesta che indagava sul traffico dei rifiuti, tutti traumatizzati dal sapere ciò che già si sapeva, ovvero che lo Stato sapeva ma è rimasto in silenzio. Ma che novità! È il momento dello stupore per il ruolo di Napolitano (Ministro degli Interni) nel 1997, quando furono compiute le audizioni. Antonio Marfella si dice sconvolto e profondamente addolorato e Maurizio Patriciello, che qualche settimana fa lo ringraziò per la solidarietà alle mamme dei bambini morti di cancro, scrive che “oggi il re è nudo”. Ma un presidente della Repubblica che, di fatto, ha taciuto su questo dramma non stupisce chi già leggeva i suoi silenzi. È lo stesso presidente della Repubblica che pregò sulla tomba del monarca Vittorio Emanuele II al Pantheon, tacendo sui massacri dell’aguzzino del Sud così come ha taciuto, per 15 anni almeno, sul genocidio meridionale contemporaneo in corso.
Non solo pentiti di camorra… anche uomini della Polizia ci hanno dato in questi mesi delle coordinate molto precise sulle responsabilità dello Stato in questo dramma. Roberto Mancini, 53 anni, sostituto commissario di Polizia, ha combattuto per anni contro inquinatori e trafficanti dei rifiuti e ha svolto per la Commissione di inchiesta della Camera diversi sopralluoghi in discariche piene di veleni e in siti radioattivi, scoprendo tutta la verità su un intreccio da far tremare i polsi. Come ha raccontato SkyTG24 il mese scorso, la sua informativa, consegnata nel 1996 alla DDA di Napoli, è rimasta ignorata per anni, chiusa in un cassetto. Nel 2002 ha scoperto di avere un cancro al sangue, riconosciuto come malattia per causa di servizio, ma risarcito con soli 5mila euro. Ora lotta contro il linfoma, ma anche contro lo Stato «che non mi ha messodice a Repubblica TV in condizioni di tutelare la mia salute». Ma il popolo è sempre un po’ distratto per poter ascoltare e aprire gli occhi. La sveglia, però, continua a suonare.
La storia d’Italia insegna che, dal 1860, Stato e mafie si interfacciano, e che le mafie si riducono se il potere lo vuole; se ciò non avviene è perché il potere non lo vuole. Ma la storia insegna anche che i popoli non imparano niente dalla storia.
Onorare la memoria dei morti e il dolore dei loro cari è un dovere di tutti!

“Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”
(Paolo Borsellino in “I Complici” – L. Abbate e P. Gomez)

dichiarazioni del 2 ottobre a Radio Marte

a “Le Iene” e “Linea Gialla” il dolore della Campania assassinata… non solo dalla camorra

Angelo Forgione – Mentre il Napoli perdeva a Londra e tutto il popolo azzurro trepidava per le vicende della squadra del cuore, andava in onda su Italia1 un reportage de Le Iene sulla tragedia casuata dai rifiuti tossici sversati nelle campagne tra Napoli e Caserta (clicca qui). Non una novità ma ulteriori venti minuti drammatici per chi non ha ancora capito a cosa è soggetto il popolo campano compreso in quel fazzoletto di terra.
Il titolo, banale, non era da programma di controinformazione: “la camorra uccide anche senza pistole”, ed è pur corretto, ma incompleto. Manca “con la responsabilità dell’industria del Nord nel silenzio dello Stato”. L’importanza dei titoli è insospettabile e non tutti sanno che nei quotidiani esiste la figura professionale del titolista che ha la responsabilità di indirizzare l’attenzione sul cuore dei problemi sviscerati dai giornalisti negli articoli. La camorra uccide senza pistole perché allettata dai facili guadagni ma lo Stato sa bene che il Centro-Nord e parte d’Europa smaltiscono da decenni i veleni delle aree industrializzate in Campania. Protagonista del reportage anche l’encomiabile Don Patriciello che ha sottolineato proprio che la visita dell’ex ministro della Salute Renato Balduzzi di qualche tempo fa è stata solo una comparsata che non ha fruttato alcun intervento. Balduzzi è proprio quel ministro che giustificò l’aumento dei tumori in Campania con le cattive abitudini alimentari, l’obesità e la sedentarietà.
Lo scorso week-end, Don Patriciello ha incontrato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha esternato la sua solidarietà alle mamme dei bambini colpiti da questo avvelenamento programmato e si è mostrato come sorpreso, quasi disinformato, da una vicenda che sembra aver appreso all’improvviso. È comprensibile il ruolo delicato di Don Patriciello, già sopraffatto in un aula di Prefettura a Napoli dalla protervia dell’ex-prefetto De Martino che lo riprese con spocchia per aver chiamato “signora” l’omologa di Caserta, e si può intuire il perché il coraggioso uomo di Chiesa abbia ringraziato Napolitano, ma la gran parte del popolo napoletano che si riconosce in lui è solo lui che deve ringraziare: non deve dire “grazie” alle alte cariche dello Stato che sanno benissimo, e da vent’anni, cosa accade in Campania, che conoscono bene i motivi del duplice omicidio Alpi/Hrovatin, che sanno che la Campania è al centro di un traffico internazionale di scorie tossiche, e che non hanno speso una parola sull’argomento nei loro discorsi ricchi di retorica su un Paese allo sbando e senza compattezza. Processi e inchieste che negli anni hanno svelato le dinamiche perverse con cui sono state condotte le scorie nocive non sono segreti di Stato, e la solidarietà e la vicinanza alle mamme dei bimbi e tanto inutile quanto amara. Gli studi delle Commissioni d’inchiesta parlamentare allertano che intorno al 2060 ci sarà il picco di incidenza tumorale, paragonabile alla peste del Seicento. Una perizia dal geologo torinese Giovanni Balestri ha analizzato nel 2010 l’avvelenamento delle falde acquifere di Giugliano e delle zone limitrofe, indicando che nel 2064 ci sarà la piena delle precipitazioni in una falda colma di percolato e rifiuti tossici. Ogni forma di vita potrebbe essere estinta! Tutto ciò basterebbe per intervenire subito, senza se, senza ma e senza sterile solidarietà. Ciò che è stato fatto alla Campania è tragico e ci vuole poco a prevedere il futuro: nel 2061, saranno festeggiati con il biocidio campano i due secoli di Unità nazionale. Ci saranno voluti duecento anni a completare il percorso di distruzione di una Terra che ha civilizzato l’Europa. Prima occupata, poi derubata, infine inquinata. E i campani devono pure ringraziare?

Clicca qui per vedere il servizio de Le Iene

Clicca qui per vedere il servizio di Linea Gialla

De Laurentiis: «si impegnino tutti nella rivoluzione di Napoli contro l’Italia»

Angelo Forgione – Mentre si scava nei punti indicati dai pentiti di camorra e si riesumano fusti pieni di sostanze nocive, il calcio Napoli fa parlare l’Europa per la sua forza e per il calore dei suoi tifosi. Gioie e dolori di un popolo da secoli su una linea di confine, che stavolta è vittima di un dramma silenzioso di cui non tutti hanno ancora compreso la reale portata. E allora, proprio in un momento di contrasto come questo, è bene rispolverare quelle parole pronunciate da Aurelio De Laurentiis il 21 maggio, alla vigilia dell’ingaggio di Benitez, nel giorno del convegno medico “Napoli, insieme per la salute”, organizzato dalla SSC Napoli a Città della Scienza. Il suo discorso spaziò dagli aspetti prettamente sportivi al recupero di Bagnoli, fino ai veleni intombati nelle campagne tra Napoli e Caserta dalla camorra su commissione degli industriali del Nord e della massoneria deviata, nel silenzio colpevole della politica nazionale. Ebbene, di quel discorso tutti riportarono solo le indiscrezioni sul futuro tecnico azzurro e sui programmi per la ricostruzione di “Città della Scienza”. Praticamente nessuno rese noti i suoi strali nei confronti del Presidente della Repubblica Napolitano, reo di aver ignorato la sua (?) Napoli nel corso del suo primo mandato, e men che meno la sollecitazione a tutto il popolo napoletano a prendere coscienza dello scempio ambientale perpetrato a danno delle vite dei cittadini della Campania, vittime di una peste del Duemila (guarda il video in alto).

«In questa regione c’è la più alta percentuale di tumori. Questa è una cosa che riguarda la nostra vita, la vita dei nostri figli. Vorrei che tutti si impegnassero in questa rivoluzione di Napoli contro l’Italia. Qualcuno mi accusa di essere separatista, borbonico, ma qui da noi è nata la civiltà. Anni e anni di dominazioni ci hanno insegnato a darci delle arie da grandi, ma sempre con un’umiltà di fondo. Io metto a disposizione di Città della Scienza 200 mila euro per la ricostruzione in qualità di Calcio Napoli. Questa Città della Scienza risorgerà presto, ma il problema è come disinnescare il problema di Bagnoli, cui mi ero interessato prima di prendere il Calcio Napoli. Volevo congiungere Mergellina con l’Excelsior. Volevo fare una marina fantastica, tipo Croisette di Cannes. Tutti progetti messi da parte, venivo visto come un visionario. Fu così anche quando presi il Napoli: “ma dove vai?”, mi dissero tutti. Guardate dove siamo arrivati.»

Troppo forte il concetto di Napoli contro l’Italia? Quelle parole furono riportate immediatamente da chi scrive, ma evidentemente è il caso di rimarcarle ancora, per sensibilizzare tutti gli appassionati sportivi circa un problema serio che incombe su tutti, tifosi e non. Popolista o no, De Laurentiis quelle parole le ha pronunciate di fronte a una platea e ben sapendo di avere taccuini e telecamere di fronte, sfruttando la sua immagine catalitica. Perché lui sa che il Napoli è la seconda religione della città, e lui ne è il Pontefice.

Schiavone: «vera mafia è lo Stato». E lo Stato tace.

A una settimana dalle dichiarazioni a SkyTG24 del pentito di camorra Carmine Schiavone, le istituzioni italiane, chiamate in causa, tacciono.
L’ex collaboratore di giustizia ha chiaramente denunciato l’esistenza di uno “Stato mafioso”, di ministri corrotti, di intere caserme di Carabinieri, Polizia, e Guardia di Finanza conniventi. Il silenzio di chi dovrebbe parlare (e bonificare) è assordante!

Schiavone: «così Camorra e Stato hanno avvelenato la Campania»

Angelo Forgione – In un’intervista esclusiva a SkyTg24, Carmine Schiavone, ex boss di camorra del clan dei Casalesi e collaboratore di giustizia per vent’anni (fino allo scorso luglio), ha denunciato il tradimento dello Stato nei suoi confronti e le grandissime responsabilità di ministri, magistrati, carabinieri, poliziotti e finanzieri nell’avvelenamento delle terre tra Napoli e Caserta, ma anche fino a Latina, nell’ambito del business dello smaltimento dei rifiuti tossici delle aziende del Centro-Nord.
«Se potessi tornare indietro non mi pentirei. Sono pentito di essermi pentito e non lo farei più perché le istituzioni mi hanno abbandonato. Quando non sono riusciti ad ammazzarmi materialmente, hanno cercato di distruggermi economicamente, moralmente. Ero uno dei capi della cupola casalese e sono stato decisivo nell’omicidio di almeno cinquecento persone, ma loro sono più responsabili di me perché si sono venduti e hanno permesso di inquinare in cambio di soldi. Noi pagavamo a loro due miliardi e mezzo di mensile fisso, più 500 milioni per corruzione… poi preparavamo le macchine delle forze dell’ordine clonate e mantenevamo molte caserme. Quella di Aversa, per esempio, la sera mi ragguagliava di tutte le operazioni in corso. Ora stanno morendo milioni di persone.»
Queste le dichiarazioni del pentito, uno dei principali colpevoli del genocidio in atto ai danni del popolo campano, faccia di una medaglia che, secondo le sue rivelazioni, ha scolpito sul retro anche lo Stellone repubblicano d’Italia. Facile dunque capire come sia stato compiuto, con estrema semplicità, questo silenzioso delitto di massa. Un patto scellerato all’italiana che produrrà i suoi effetti nefasti nei prossimi cinquant’anni. Altrettanto facile capire perché, nonostante il problema sia sotto gli occhi di tutti, nessuno dei vertici dello Stato muova un dito per mettere fine a questo massacro e procedere con le necessarie bonifiche. Inutile rimarcare, o forse no, che il fenomeno mafioso meridionale è, dalla nascita dello Stato unitario, una comodità della Nazione italiana nordcentrica che al Sud baratta da sempre il consenso elettorale con il potere autogestito. Schiavone ha sentenziato proprio che «la mafia potrebbe essere distrutta ma non accadrà mai perché ci sono troppo interessi, sia a livello economico che a livello elettorale».
Padre Maurizio Patriciello, uno dei simboli della lotta all’inquinamento in Campania, ha scritto proprio al pentito. Il parroco della chiesa di Caivano, uno dei centri urbani più martoriati dai roghi tossici ed epicentro della “Terra dei Fuochi”, ha inviato una lettera al pentito per chiedergli di continuare a vuotare il sacco e di indicare con precisione tutti i punti in cui sono sotterrati i rifiuti tossici. Forse servirebbe a poco, visto che Schiavone, nella stessa intervista rilasciata a SkyTg24, ha fatto capire di aver già indicato più volte agli inquirenti dove fossero sotterrati i rifiuti, fornendo i numeri di targa dei camion utilizzati per i trasporti, le bolle d’accompagnamento che servivano ad eludere i controlli e le ditte che avevano apposto timbro e firma in calce a quei documenti.