Paradossale! Il Comune di Napoli “compra” il “Piano di Gestione” Unesco

Paradossale! Il Comune di Napoli “compra” il “Piano di Gestione” Unesco

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COMUNICATO STAMPA
La manifestazione del 24 Settembre di V.A.N.T.O. e “Portosalvo”, insieme alle altre associazioni e all’artista Eddy Napoli, comincia a dare i suoi frutti e a far chiarezza sulla questione UNESCO. Ed emergono particolari importanti.
Il Comune di Napoli verserà un totale di 200.000 euro
per la redazione del “Piano di Gestione” che l’Unesco stesso chiede con insistenza come requisito fondamentale per non escludere Napoli. Vale a dire che l’Unesco lo chiede e, dal momento che non lo ottiene, se lo scriverà da solo previo compenso. 150.000 euro serviranno per pagare gli esperti dell’Unesco mentre altri 50.000 euro andranno ad una società piemontese che si occuperà dell’organizzazione dei lavori.
Cittadini quindi sin qui all’oscuro della situazione, ma una volta che la nostra protesta ha portato a conoscenza del problema, si è scoperto che i soldi pubblici finiranno in gran parte allo stesso ente internazionale che lo richiede che provvederà quindi a fare il lavoro che competerebbe ai tecnici del Comune di Napoli.
In qualità di Presidente del Movimento V.A.N.T.O., organizzatore insieme al Comitato civico di Portosalvo della protesta delle associazioni unite, esprimo il totale disappunto per lo sperpero di soldi che si sarebbero risparmiati se l’amministrazione si fosse mossa per tempo e nelle modalità indicate.
Altresì, in qualità di rappresentante per la città di Napoli del Parlamento delle Due Sicilie, ritengo grave che una parte di questi soldi prendano la via del Piemonte.

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.

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Venerdì 24 Settembre ci pensò la protesta del Movimento V.A.N.T.O. e del Comitato di Portosalvo, supportati dal cantante Eddy Napoli e da altre associazioni cittadine, a sollevare la discussione sul rischio esclusione del centro storico di Napoli dalla “World Heritage List”, ovvero la lista dei patrimoni dell’umanità Unesco. Giovedì scorso una delegazione delle associazioni cittadine è stata ricevuta a Palazzo “San Giacomo” per discutere sulla questione e dall’incontro è venuto fuori un retroscena paradossale: saranno in qualche modo i contribuenti a tenere Napoli nella lista dei patrimoni dell’umanità. Si, perché il Comune di Napoli verserà all’Unesco un totale di 200.000 euro per la redazione del “Piano di Gestione” che l’Unesco stessa chiede con insistenza come requisito fondamentale per non escludere Napoli a Febbraio 2011. Vale a dire che l’Unesco lo chiede e, dal momento che non lo ottiene, se lo scrive da solo. 150.000 euro serviranno per pagare gli esperti dell’Unesco mentre altri 50.000 euro andranno ad una società piemontese che si occuperà dell’organizzazione dei lavori.
La fase di avvicinamento alla scadenza stabilita dall’Unesco prevede un confronto “blindato” tra soli amministratori e i super-consulenti, con una sola finestra aperta ai cittadini prevista per il periodo natalizio. Cittadini quindi sin qui all’oscuro della situazione, ma una volta che le associazioni hanno portato a conoscenza del problema, si scopre che i soldi pubblici finiranno in gran parte allo stesso ente internazionale che lo richiede che provvederà quindi, previo compenso, a fare il lavoro che competerebbe ai tecnici del Comune di Napoli. E alla stesura del “Piano di Gestione” non parteciperanno quindi le associazioni cittadine, le uniche fin qui a dimostrare di avere a cuore il problema. I rappresentanti delle stesse associazioni hanno dichiarato il loro disappunto «per lo sperpero di soldi che si sarebbero risparmiati se l’amministrazione si fosse mossa per tempo e nelle modalità indicate, ed è ancora più grave che una parte di questi soldi prendano la via del Piemonte».

Videoclip: FINO ALL’ULTIMO GRIDO

Videoclip: FINO ALL’ULTIMO GRIDO

Astio per i Napoletani in quasi tutti gli stadi d’Italia. Tra i tanti cori, ce n’è uno che nel sostantivo “Napoletano” nasconde una subdola accezione negativa. E allora tocca al Napoli in campo fare in modo che la sua gente possa alzare in cielo l’ultimo grido, trasformando quel sostantivo in qualcosa di positivo… senza diritto di replica!

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Rischio Unesco, il Comune risponde. Ma…

Rischio Unesco, il Comune risponde.

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di Angelo Forgione

L’associazionismo proattivo mostra i suoi effetti e dimostra come dalla gente possa giungere lo  stimolo per l’Amministrazione Comunale a fornire risposte rispetto ai problemi della città.

Venerdì scorso, 24 settembre 2010, il Movimento V.A.N.T.O. (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio) e il Comitato Portosalvo avevano riunito varie associazioni per protestare davanti Palazzo “San Giacomo” insieme al cantante Eddy Napoli e manifestare la preoccupazione per il rischio di cancellazione del centro storico di Napoli dalla lista dei Siti del Patrimonio Mondiale Unesco. Manca il Piano di Gestione che l’Unesco chiede da anni, e il Comune ha un ultimatum fissato a Febbraio 2011.

Parte dei quotidiani ha raccolto l’allarme: “L’Unesco potrebbe depennare Napoli”, “Associazioni in piazza: salvare il centro storico” sono stati i titoli del giorno dopo. Ed è dunque arrivata la risposta dell’Amministrazione Comunale che, tramite gli Assessori Oddati e Belfiore, ha comunicato quanto segue:

“allo stato attuale dei rapporti Comune di Napoli-Unesco, l’ipotesi della cancellazione risulta oltremodo improbabile, anche grazie a due iniziative già in atto. La prima è quella legata al “Grande Programma Centro Storico Unesco”, inserito nel P.I.U. Europa. È a tutti nota la decisione della Giunta Regionale di sospendere il finanziamento di questo programma dotato di 220 milioni di euro, approvato dalla Cabina di regia e dalle Giunte comunale e regionale nel 2009, nonché condiviso con la cittadinanza nel corso di oltre venti incontri pubblici. Sono pronti progetti esecutivi cantierabili per quasi 40 milioni di euro. Si spera in una ripresa del dialogo istituzionale con la Regione, anche in previsione del Forum delle culture previsto per il 2013.
La seconda è quella legata al “Piano di gestione del centro storico, Sito Unesco”. L’accordo Regione-Comune-Unesco siglato a Parigi nel febbraio di quest’anno, prevede la consegna del Piano nel febbraio 2011. C’è stato a giugno un primo seminario a Ravello-Napoli con una delegazione di esperti Unesco e del Comune di Napoli; un secondo seminario è previsto agli inizi di novembre, preceduto da un incontro con Unesco ai primi di ottobre. Tra novembre e dicembre si avrà il confronto con le istituzioni e le rappresentanze cittadine; a Febbraio, la citata consegna a Unesco della bozza di Piano. Questo è lo stato dell’arte sul tema del centro storico di Napoli. L’attenzione della società civile e del mondo dell’associazionismo culturale è importante e utile, come doveroso controllo e come stimolo, a condizione che si riconoscano i risultati a coloro che a questo problema dedicano costante e partecipe impegno”.

È un dato di fatto che il Piano di Gestione, unico vero requisito richiesto dall’Unesco, non sembra essere una priorità e una preoccupazione della giunta comunale e che i monumenti di Napoli sono vittime dello scontro “ideologico” tra Comune di Napoli e Regione Campania dopo il cambio di vento a Palazzo “Santa Lucia” che ha già fruttato il blocco di 222 milioni di euro destinati al centro storico di Napoli. Cifra sicuramente insufficiente ad arginare il degrado dell’area monumentale di circa 700 ettari del centro storico Unesco, ma in ogni caso indispensabile ad arginare le emergenze più preoccupanti. Il comunicato del Comune parla di 40 milioni di euro pronti per progetti esecutivi cantierabili, ma si tratta pur sempre di una cifra irrisoria rispetto ai 222 milioni bloccati.

La preoccupazione permane e non bastano le rassicurazioni degli assessori comunali. Napoli non può permettersi ulteriori figuracce a livello internazionale ed è già indicativo che debbano essere i cittadini a spronare l’amministrazione comunale ad ottemperare ai doveri verso l’Unesco.

Una delegazione di rappresentanti delle associazioni scese in piazza Venerdì scorso sarà ricevuta dagli stessi Oddati e Belfiore Giovedì 30 ed esternerà il timore per un provvedimento da scongiurare ad ogni costo.

Conferenza “Napoli ti amo” alla Treves, le foto

Conferenza “Napoli ti amo” alla Treves, le foto

In una gremita libreria Treves, il 28 Settembre 2010 si è svolta la conferenza “Napoli ti amo”. Angelo Forgione, Carlo Alvino ed Enrico Durazzo hanno risposto alle domande sul riscatto di Napoli e del meridione di Luca Antonio Pepe (“Insieme per la rinascita”) e dei tanti giovani presenti in sala.
Bel momento quello della poesia con la poetessa Maria Rosaria Malapena.

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione di Vanto e Carlo Alvino di SKY

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione di Vanto e Carlo Alvino di SKY

Angelo Forgione risponde alle domande dei presenti

Angelo Forgione risponde alle domande dei presenti

Enrico Durazzo di "Napolimania"

Enrico Durazzo di "Napolimania"

Carlo Alvino con lo stendardo delle Due Sicilie sullo sfondo

Carlo Alvino con lo stendardo delle Due Sicilie sullo sfondo

Domande per i tre "meridionalisti"

Domande per i tre "meridionalisti"

Angelo Forgione

Angelo Forgione risponde alle domande dei presenti

Angelo Forgione

Angelo Forgione

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione

Angelo Forgione

Gli ospiti con Luca Pepe

Gli ospiti con Luca Pepe

Angelo Forgione

Angelo Forgione

Angelo Forgione

Angelo Forgione

Angelo Forgione all’incontro-dibattito “Napoli ti amo”

Incontro-dibattito alla libreria Treves
28 Settembre, ore 18:30, libreria Treves (colonnato Piazza del Plebiscito)

Il giornalista sportivo CARLO ALVINO, telecronista tifoso del Napoli per SKY, sarà ospite principale di una conferenza organizzata dal movimento meridionalista ed antimafia “Insieme per la Rinascita” presso la libreria Treves in Piazza del Plebiscito alle ore 18:30.

Titolo del dibattito: “Napoli Ti Amo”.

Interverranno:
ENRICO DURAZZO (proprietario catena negozi “Napolimania”)
ANGELO FORGIONE (Movimento V.A.N.T.O.)
EMANUELE CERULLO (scrittore)
MARIAROSARIA MALAPENA (poetessa)

Gli invitati risponderanno alla domanda: “E’ possibile un riscatto di Napoli mediante l’arte, la cultura e lo sport?”

Sit-in pro-UNESCO / Rassegna stampa

Sit-in pro-UNESCO / Rassegna stampa

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VideoClip per il Piano di Gestione del Centro Storico di Napoli patrimonio dell’umanità UNESCO

VideoClip per il Piano di Gestione del Centro Storico di Napoli patrimonio dell’umanità UNESCO

SIT-IN PER IL Piano di Gestione UNESCO

SIT-IN PER IL Piano di Gestione UNESCO

Venerdì 24 Settembre 2010, ore 10:00
Piazza Municipio – ingresso Palazzo “San Giacomo”

LIBERA INIZIATIVA PER CHIEDERE IL PIANO DI GESTIONE UNESCO DEL CENTRO STORICO DELLA CITTA’ DI NAPOLI
La città di Napoli corre un altro grosso rischio: la cancellazione del suo centro storico dalla lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Nelle ultime riunioni di Siviglia e Brasilia, L’International Bureau UNESCO ha preannunciato l’estromissione dalla “World Heritage List”, ovvero la lista dei “patrimoni dell’umanità”, del centro storico della città di Napoli qualora la nostra Amministrazione Comunale non dovesse presentare il “Piano di Gestione” entro il prossimo febbraio 2011.

Questo comporterebbe ulteriori gravi ripercussioni sull’economia e sull’immagine a livello internazionale della nostra città. Il destino del Centro Storico di Napoli e della città tutta è appeso a un filo così come il suo prestigio, mentre il degrado avanza senza ostacoli.

Affinché il pericolo sia scongiurato, e al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica su un pericolo silenzioso ma incombente, Il COMITATO CIVICO DI S. MARIA DI PORTOSALVO e il MOVIMENTO V.A.N.T.O. (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio), insieme ad altre associazioni e movimenti sul territorio, nonché singoli cittadini sensibili al problema, hanno indetto per Venerdì 24 Settembre 2010 alle ore 10:00 un sit-in all’ingresso di Palazzo “San Giacomo” per chiedere all’Amministrazione Comunale e alla Giunta Iervolino la definitiva emanazione del Piano di Gestione per la Città di Napoli, prima che sia troppo tardi. La manifestazione sarà supportata anche dal noto artista partenopeo Eddy Napoli, da sempre attento a simili problematiche.

Il “Piano di Gestione”, ovvero quell’insieme programmatico di misure per mettere a sistema i servizi e le altre attività (sicurezza, pulizia, accoglienza, esercizi pubblici, alberghi, etc.) che riguardano il patrimonio monumentale del più vasto centro storico d’Europa, quello di Napoli, è richiesto dall’UNESCO da ben quindici anni, ossia dal 1995 allorché la nostra città entrò a far parte della “World Heritage List”.

Da allora nessuna giunta si è fatta carico di ottemperare a questo dovere, creando di fatto un “caso Napoli” che l’International Bureau UNESCO ha deciso di fronteggiare con un ultimatum: Febbraio 2011!

Da quindici anni cittadini, associazioni e comitati rivendicano questo documento per sfruttare il prezioso centro storico di Napoli alla stregua delle altre grandi città dell’arte presenti in Italia e nel mondo, in termini di turismo culturale per lo sviluppo economico della città.

Inoltre, da quindici anni vengono costantemente segnalati all’Unesco, e a tutte le altre autorità competenti, il degrado e l’abbandono che si accresce nel centro storico senza che vi si ponga argine. Nello scorso Dicembre, a fronte di tali denunce, il centro storico di Napoli fu “perlustrato” da un team di ispettori dell’UNESCO che ne verificarono l’effettivo degrado e le pessime condizioni generali. Ne seguì una convocazione a Parigi dell’allora Governatore Bassolino e dell’Assessore alla cultura e centro storico Nicola Oddati ai quali fu fatta firmare dal D.G. Unesco Irina Bukova una convenzione con la quale i nostri amministratori si impegnavano alla redazione del “Piano di Gestione”.

Attualmente però la Giunta Comunale sposta invece l’attenzione sul solo Forum delle Culture  come unica priorità e panacea della crisi d’immagine della città.

Si invitano pertanto gli organi di stampa e i circuiti televisivi affinché sia data la giusta rilevanza alla manifestazione che è nell’esclusivo interesse di tutta la città.

Organizzazione
Movimento V.A.N.T.O.
Comitato Civico S. Maria di Portosalvo

Aderenti
Assoutenti – Delegazione provinciale di Napoli
Parlamento delle Due Sicilie – “Parlamento del Sud”
Napolipuntoacapo
Associazione Commercianti Duomo Centro Storico
Comitato Centro Storico Unesco
Comitato Città Antica
UGL  – Beni Culturali
Fare Ambiente – Coordinamento della Campania
Associazione “Insieme per Innovare”
Associazione “Buongiorno Napoli”
Telefono Blu – Consumatori
Radicali Napoletani “Ernesto Rossi”

Testimonial
Eddy Napoli

Adesioni per “Sit-in” a Palazzo San Giacomo per il Piano di Gestione UNESCO

VENERDI’  24 SETTEMBRE ORE 10:00 – “SIT-IN A PALAZZO SAN GIACOMO PER IL PIANO DI GESTIONE”
MANIFESTAZIONE CONTRO IL GRANDE RITARDO DEL PIANO DI GESTIONE CHE L’UNESCO ATTENDE DA 15 ANNI….

il Movimento V.A.N.T.O., insieme al COMITATO CIVICO DI S. MARIA DI PORTOSALVO, sta preparando una manifestazione pubblica contro il grave ritardo del Piano di Gestione che l’UNESCO e, soprattutto la nostra città, stanno aspettando da ben 15 anni.

L’ amministrazione comunale, che ha il compito e l’obbligo di redigere questo importante documento, da cui dipende la sorte del nostro centro storico e quindi del prestigio e dell’economia della stessa città, continua infatti a perdere tempo prezioso dimenticando e facendo silenzio sull’imminente scadenza fissata dall’UNESCO per la presentazione fissata per il prossimo febbraio 2011, pena l’esclusione dalla Heritage list (la lista dei siti patrimoni dell’umanità).

Per questo motivo, chiunque fosse interessato a partecipare e supportare la manifestazione è invitato a fornire la propria adesione, inviando anche un marchio dell’Associazione o Comitato (qualora esistente) da apporre sul volantino che si andrà a distribuire, all’indirizzo email vanto_xg1@email.it

Si prega di diffondere e aderire. È in ballo il destino della nostra città


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Brunetta e le sentenze affrettate

Brunetta e le sentenze affrettate

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di Angelo Forgione

Ora ci si è messo anche un Ministro della Repubblica a fare il verso ai leghisti che urlano “Napoli colera” senza vergogna alcuna. Un esponente del PdL, il maggiore partito del paese, uomo del nord, ma non di quel nord dichiaratamente secessionista.

Le parole di Renato Brunetta proprio non piacciono perché appesantiscono ancora di più la brutta aria che respirano i Napoletani quando mettono il naso fuori dalla loro città. Napoli, Caserta, la Calabria, il sud sono stati messi sulla graticola da un uomo dello Stato che ha denunciato che lo Stato in quelle zone non c’è. È come se un dirigente delle Ferrovie dello Stato dicesse che un determinato treno rovina l’immagine delle Ferrovie stesse perché sopra non ci sale alcun controllore. Quel controllore chi deve garantire che ci sia? E quel treno a quale ente appartiene? Le parole di Brunetta sono quindi un autogoal, e rappresentano una sconfitta per lo Stato stesso che non garantisce una seria lotta alle mafie e una crescita del livello di sicurezza, civiltà e rispetto delle regole nelle zone messe sotto accusa.

La verità è che Napoli è un simbolo potentissimo del Sud ed è vittima di una strategia di distruzione della sua identità. Si tratta di un continuo “lavaggio del cervello” verbale partito con l’unità del paese, il cui risultato già raggiunto è quello di convincere Napoletani e Meridionali di far parte di una razza inferiore. A furia di sentirselo dire da centinaia di anni, i sudisti si sono convinti di essere “sudici”. Malcom X diceva che per dominare uno schiavo si doveva convincerlo che la sua razza non aveva mai avuto altro destino che non fosse la schiavitù.  E così si è fatto coi Napoletani e coi meridionali, gente per natura ingegnosa e laboriosa che ha inventato nuovi corsi e alla quale invece viene oggi negato e nascosto un passato decisamente migliore al solo scopo di evitare che lo si debba restituire.

Sono chiare a tutti le enormi problematiche della conurbazione Napoli-Caserta, così come quelle della Calabria e del Sud in generale; il vittimismo e l’ipocrisia non giovano a nessuno e sono note le difficoltà dello stile di vita del sud del paese. Ma non si possono ignorarne le cause che non sono tutte ascrivibili ai cittadini. Se ai meridionali non si assicurano istituzioni e quindi applicazione delle leggi, la colpa è dei meridionali o forse dello Stato che evidentemente non è presente a dovere nei territori del Sud, proprio come dice Brunetta?

Se i fondi F.A.S. destinati al Sud vengono sottratti dallo Stato centrale per risolvere problematiche del nord diverse da quelle a cui sono destinati, se il C.I.P.E. dimentica la questione meridionale programmando finanziamenti di esclusivo interesse del nord, non è corretto che ne paghi oltremisura il Sud anche in termini di denigrazione. “Cornuti e mazziati” i meridionali che di questo modo di condurre il paese sono principali vittime.

Forse Brunetta condanna i morti per camorra, ma è il caso di ricordargli che gli omicidi volontari, seppur non di matrice malavitosa, sono in numero di gran lunga superiore al nord. Forse ce l’ha con le truffe spicciole dei Napoletani, e allora, senza voler considerare i danni all’erario che la forte evasione fiscale settentrionale comporta, è il caso di ricordargli le maxi-truffe di Parmalat, Bipop-Carire e di tutte quelle grandi e meno grandi multinazionali e banche del nord che hanno rubato più di quanto abbiano fatto tutti i mariuoli napoletani insieme dal dopoguerra ad oggi. Tra i meridionali si annidano dei borseggiatori disperati, tra i settentrionali dei “bondeggiatori” organizzati che hanno ridotto sul lastrico migliaia di piccoli risparmiatori. Con la differenza che un Rolex scippato fa psicologicamente meno male della sparizione di migliaia di euro dal conto corrente di un pensionato magari ammalato o di una coppia in procinto di metter su famiglia.

L’emergenza rifiuti, il maggior danno all’immagine di Napoli, è certamente anche figlia dell’incapacità degli amministratori locali, ma Impregilo e rifiuti tossici sotterrati in Campania sono il segno di una grossa speculazione tutta settentrionale.

Brunetta dice che Napoli e Caserta sono un cancro e che senza di esse l’Italia sarebbe il primo paese d’Europa? Senza voler tirare in ballo i tanti primati storici di Napoli fini a se stessi nell’ottica di un dibattito economico attuale, si ricordi a Brunetta che la cultura dell’Europa moderna è figlia anche e soprattutto della cultura profusa da Napoli e Caserta nel sette e ottocento, con una capacità incredibile di influenzare il mondo intero, non solo il continente.

A Napoli è nata l’opera lirica, in quel teatro di San Carlo che fu il centro del mondo nel settecento. Il “settecento musicale Napoletano”, appunto, fu il fondamento del mondo dell’opera di Mozart e di tutto l’ottocento.

Dalla conurbazione Napoli-Caserta sono fioriti nuovi stili architettonici che hanno cambiato il gusto dell’Europa. Dalla scoperta di Pompei, Ercolano e Oplonti, Vanvitelli trasse quegli spunti che mandarono in soffitta il rococò francese dando il la alla creazione dello stile “neoclassico” che è diventato poi a Parigi il “Luigi XVI”. E ancora, lo stile “impero”, derivante dalle immagini dei templi di Paestum, che ha fatto il giro d’Europa per diventare lo stile preferito di Napoleone che finì col riportarlo proprio a Napoli. E infine, lo stile “eclettico”, il cui primo esperimento nacque a Palermo con la “Palazzina Cinese” per volontà della corte Napoletana in esilio durante la rivoluzione del 1799, e solo una ventina di anni dopo questo stile influenzò il “Carlo X” in Francia e il grande “eclettismo britannico”.

Sempre nel ‘700, tra Napoli e Caserta nacque la cultura operaia specializzata, con le fabbriche di porcellana di Capodimonte e le seterie di San Leucio che ancora oggi rappresentano un vanto per l’Italia all’estero.

E ancora nel ‘700, a Caserta è attribuito uno dei massimi segni della civiltà: l’introduzione dell’igiene intima. A partire dal primo bidet della penisola, nella reggia di Caserta, che i Savoia definirono poi “oggetto sconosciuto a forma di chitarra”. Qui se ne fece uso, a differenza di quanto accadeva in Francia laddove il bidet fu inventato ma non utilizzato, finendo per scomparire in una decina d’anni persino da Versailles in cui ve ne erano un centinaio. Oltre al bidet, alla reggia di Caserta apparve anche il gabinetto con tanto di sifone e acqua corrente per la ripulitura.

Sempre a Caserta, la corte Napoletana introdusse la privacy come la conosciamo oggi: il diritto alla riservatezza e alla discrezione. E le abitudini francesi della vita intima sempre pubblica tipiche di Luigi XIV furono soppiantate per sempre.

Attorno a Caserta, manco a dirlo nel ‘700, si sviluppò una rivoluzione agricola senza precedenti che segnò i gusti dell’intero continente fin qui. Qui vi fu la scoperta del pomodoro “San Marzano” e nacque una meraviglia: la mozzarella di bufala. A Napoli tutto questo si tradusse nella nascita dei due fiori all’occhiello della cultura culinaria mediterranea: la pizza e gli spaghetti. Grazie a Napoli entrò nella cultura italiana il caffè che arrivò in Europa dalla Turchia e penetrò passando per Vienna, di cui la Regina di Napoli Maria Carolina era figlia. Da quest’incrocio, Napoli divenne terminale del percorso e capitale nazionale del caffè.

Napoletani e Casertani conoscono bene le grandi difficoltà che vivono quotidianamente. La situazione è grave, non c’è dubbio, ma siano dunque anche orgogliosi di ciò che hanno donato al mondo e consapevoli di ciò che da troppo tempo si cerca di nascondere, fieri del fatto che la musica che si sente nei migliori teatri del mondo, i monumenti di San Pietroburgo come quelli di Parigi, il modo di curare la propria igiene intima, la privacy, l’intimità e il cibo stesso siano frutti della Napoletanità nella misura in cui sono patrimonio europeo, anzi mondiale. Che piaccia o no, così è, caro Brunetta!