Campania: il “far-west” che non c’è.

Campania: il “far-west” che non c’è

I mass-media falsano la percezione del pericolo
ma il territorio campano è tra i meno pericolosi d’Italia

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di Angelo Forgione

Agguati di camorra, microcriminalità e violenza urbana. I telegiornali si riempiono di Napoli in chiave negativa e i quotidiani sparano titoli sensazionali che umiliano la comunità partenopea. La Campania è, secondo il Rapporto sulla criminalità del Ministero degli Interni, la regione con il maggior numero di omicidi. La parte del leone la fa, manco a dirlo, la criminalità organizzata, e non potrebbe essere altrimenti con la frammentata galassia di clan e famiglie malavitose che gestiscono il malaffare. Un dato certamente sconfortante che fa molto rumore ed impatta violentemente, più di ogni altra piaga. La Campania e il suo capoluogo sono proiettati come territorio pericoloso, il più pericoloso. Ma è una proiezione quanto mai fuorviante perché non è così che si evince un giudizio approfondito sulla reale pericolosità di Napoli rispetto alle altre città italiane ed europee.

La Campania è certamente terra di malaffare che blocca lo sviluppo e la crescita sociale, non c’è dubbio, ma la pericolosità di un territorio va analizzata nell’ampiezza di un quadro completo che comprenda non solo il fattore criminoso costituito dai morti per omicidio volontario ma anche da quello sociale di cui fanno parte i morti per incidenti stradali e i suicidi. Questo perché un ambiente può essere più o meno pericoloso anche in base alla rischiosità delle proprie strade e del proprio stile di vita.

Tanto per cominciare un’analisi realistica, il numero di omicidi, che in Campania è il più alto, non indica necessariamente la triste leadership perché il dato va spalmato sulla popolazione per ottenerne un coefficiente di media. E la Campania non si salva, ma viene però superata dalla Calabria e, udite udite, dalla Val d’Aosta.
Per avere una reale indicazione sulla pericolosità del territorio campano è sufficiente  affiancare il Rapporto Eu.R.E.S. Ansa sugli omicidi volontari, il Rapporto ACI Istat sulla mortalità automobilistica e i dati Istat sulla Giustizia che indicano i suicidi sul territorio nazionale; basta quindi sommare i dati sulle morti, rapportare i totali alla popolazione di ogni singola regione e il gioco è fatto.

È così si scopre che in Campania, nonostante la camorra pesi sensibilmente sul totale degli omicidi volontari, si registrano una scarsissima mortalità stradale e una bassa propensione al suicidio. I coefficienti che si evincono dimostrano che la Campania è di fatto una delle regioni più sicure insieme alle tranquille Molise e Basilicata.
È vero che in Trentino c’è un rischio di morte per omicidio dieci volte inferiore che in Campania, ma è altrettanto vero che i trentini sono soggetti ad una vera e propria strage sulle strade e ad un’autentica “suicidiomania” da brividi. Impressionanti tassi di mortalità in auto si registrano in tutte le regioni del Nord, Lombardia, Piemonte e Veneto su tutte, e città come Mantova, Cuneo e Treviso forniscono dati di più di 10 volte peggiori di Napoli che, tra l’altro, è anche soggetta ad un salasso da parte delle compagnie assicurative che tacciono sul dato dei sinistri al nord quando parlano di truffe assicurative al sud.

La città di Pulcinella sarà pure caotica e rumorosa ma probabilmente in tutto questo si nasconde una propensione alla socializzazione che è poi motivo di tanti più sorrisi, in antitesi con molti luoghi desolati del nord in cui gli stati d’ansia sono automatici al solo camminare per strada di sera. E sebbene nel suicidio vi sia una componente volontaria, è pur vero che il territorio in cui si vive incide fortemente sui disturbi psichici che portano all’atto estremo. E allora non è un caso che la Campania sia allegramente ultima nella classifica dei suicidi, con una proporzione di 1 a 3 rispetto a tutte le regioni del centro e del nord.

Forse l’ansia da passeggio centro-settentrionale non è poi così immotivata se pensiamo che i serial killer non sono un prodotto tipico campano, e neanche un fenomeno prettamente meridionale, anzi: Alessandro Mariacci, Olindo Romano e Rosa Bazzi, Mario Alessi, il mostro di Firenze, il killer di Padova, Michele Profeta, Erika e Omar, Annamaria Franzoni, le bestie di Satana, Guglielmo Gatti, Acquabomber, Unabomber, i delitti di Garlasco e di Perugia sono solo una parte del lungo elenco di una follia che pervade i territori del nord e del centro Italia. Non è una teoria ma un dato effettivo fornito dal Ministero della salute che indica le regioni del nord e del centro in testa per numero di ricoveri dovuti a disturbi mentali organici indotti, nevrosi depressive e dipendenze da alcol e droghe, mentre la Campania è invece felicemente tra le ultime.
A rinforzare questi dati quelli di Federfarma riguardanti l’assunzione di antidepressivi di cui in Campania si fa un uso davvero minimo, così come di Viagra che in altre regioni del nord è abusato. Tutto ciò a conferma di una comunità campana tutt’altro che sull’orlo di una crisi di nervi.

L’O.M.S., l’organizzazione mondiale della sanità, ha previsto che nel 2020 una persona su cinque sarà affetta da disturbi mentali e, visto che i dati in Campania sono stabili mentre al centro-nord si registra un costante aumento, risuona profetico il monito di Beppe Grillo in un suo spettacolo: “Napoli è l’unica speranza per l’umanità”.
Campania Felix? Per molti versi non più ma per altri decisamente più che altrove. La verità è che le mafie hanno un nome e dietro il nome “camorra” si può catalogare ogni fenomeno macabro che non è meno cronico al nord laddove però non è etichettabile ed è per questo più silenzioso. Il raptus di follia fa meno notizia del regolamento di conti e i mass-media si affannano a sviscerarlo cercando di capirne il movente e le dinamiche rivestendolo di un alone di umanità che non può essere conferito all’omicidio malavitoso, il cui movente è notoriamente deprecabile e lascia spazio solo alla condanna per l’intera comunità che lo subisce dall’interno.

Alla vigilia del match Napoli-Milan del 25 Ottobre 2010, sul Corriere della Sera appare un’intervista al bomber della squadra azzurra Edinson Cavani. Una domanda recita così: «Ha letto “Gomorra”?» – Il calciatore risponde argutamente: «No. A Palermo, dove sono stato benissimo, so che c’è la mafia. Mi sono informato, poi ho deciso che della città volevo solo prendere le cose belle».
Chi si sognerebbe di intervistare Ronaldinho e chiedergli cosa ne pensa dei numerosi delitti tra le mura domestiche di Milano? Eppure, sempre secondo il Rapporto Eu.R.E.S. Ansa, i delitti in famiglia uccidono più delle mafie e il dramma è più frequente tra le mura domestiche che per strada. Un omicidio su tre è familiare, frutto di disturbi psichici o comunque di rapporti umani poco concreti che sono, come dimostrato, prerogative del nord laddove, statisticamente, ogni dieci giorni un componente di famiglia pianifica il proprio “suicidio allargato”, trascinando con sé il coniuge, i figli o altri familiari.

Napoli e Campania alla facile gogna, ma quanto mai sicure al confronto con molte regioni. Le statistiche complessive dicono che le regioni davvero pericolose sono il Friuli, il Trentino, la Val D’Aosta, la Liguria, il Veneto, l’Emilia Romagna. E tutto questo smonta l’associazione pericolosa dei luoghi comuni e la deviazione mass-mediologica tutta italiana, ma non il loro pernicioso effetto a danno dei Napoletani, dei Campani e dei Meridionali in generale.
Gli stessi Napoletani ne risultano condizionati, convivendo con la sensazione di trovarsi in un  territorio in cui il pericolo sia dietro l’angolo. Eppure nessun cittadino partenopeo o campano risulta essersi mai barricato in casa per evitare i pericoli di un far-west che di fatto non esiste ma è, allo stato dei fatti, indotto dai mass-media.

dal libro “And so what…?” di Pasquale Russiello

immagine: L’Ottimista di Marco Adinolfi

DISCARICHE SUL VESUVIO – IL VULCANO INTOSSICATO (dopo Chiaiano, il Vesuvio. E poi?)

150 anni di soffocamento per Napoli e il Sud

Dopo Chiaiano, il Vesuvio diventa vittima sacrificale della crisi dei rifiuti in Campania. Un territorio devastato dalla politica e dall’incontrastato controllo delle mafie a cui il Sud è consegnato, quello stesso territorio che prima dell’unità d’Italia era protetto da leggi speciali e che in 150 anni di unità d’Italia è diventato il più “sfregiato” d’Europa.

si ringraziano per le immagini l’Associazione Cittadini Giornalisti, Valigia Blu (Nell’inferno di Terzigno), Ricky Farina, Pietro Menditto e Diego Fabricio (Vietato respirare) e Mauro Caiano (Napoli Capitale)

L’abbandono del “Castello di Pizzofalcone”

L’abbandono del “Castello di Pizzofalcone”
guarda le foto su napoli.com


Angelo Forgione – Storia di un altro piccolo gioiello abbandonato. Storia di “Villa Ebe” abbandonata. L’eclettico architetto urbanista napoletano Lamont Young già nell’ottocento si sentiva incompreso, figurarsi cosa penserebbe oggi nel vedere in che condizioni versa la sua splendida creatura; un piccolo maniero divorato dal degrado e dall’abbandono sul fianco occidentale del monte Echia. Una splendida costruzione in un eclettico stile misto neogotico-dannunziano prima vandalizzata e sfruttata dai senzatetto e poi distrutta da un violento incendio doloso nel 2000 che ne ha cancellato  gli interni e la splendida scala elicoidale.

Molti lo conoscono come “Castello di Pizzofalcone” e doveva essere restaurato secondo un progetto già finanziato, ma qualche anno fa il Comune di Napoli perse colpevolmente più di 11 milioni di fondi europei per incapacità amministrative e non se ne fece più niente. A “Villa Ebe” erano destinati 3 milioni e 340 mila euro e a Giugno 2007 il Sindaco Iervolino tuonò contro la sua stessa Giunta lavandosene le mani quando in realtà dimostrò di non essere informata dello stato di avanzamento dei progetti.
La palla passò alla Regione che annunciò il recupero del sito ma alla fine dello scorso anno arrivò una nuova doccia fredda per chi sperava nell’operazione. Il progetto fu uno dei 107 bocciati fra i 358 che componevano la delibera anticrisi della Regione.

E così le rampe Lamont Young, già queste bisognose di riqualificazione, portano al cancello della palazzina aggredito da piante incolte e serrato con un lucchetto. Vista dall’esterno, la struttura sembrerebbe a posto ma dalle finestre senza infissi si intravedono le condizioni dei vani interni sorretti da travi di legno a scongiurarne il crollo.
Sul portoncino d’ingresso campeggia beffarda la decorazione su cui è inciso “Lamont Young utopista inventore ingegnere di una Napoli moderna”.

leggi l’articolo “Lamont Young, un genio Napoletano dimenticato”

Visita a “Villa Ebe” prima dell’incendio e servizio del rogo al TG3

Appello “neoborbonico” a capitan Cannavaro contro il razzismo anti-napoletano

Appello “neoborbonico” a capitan Cannavaro contro il razzismo anti-napoletano

Dopo la momentanea sospensione della partita Cagliari-Inter relativa al grave episodio di razzismo contro il calciatore dell’Inter Eto’o, a seguito della quale i tifosi cagliaritani hanno iniziato ad intonare l’ormai solito “Noi non siamo Napoletani”, abbiamo provveduto ad inviare al capitano del Napoli Paolo Cannavaro una richiesta relativa allo svolgimento delle prossime partite di campionato.

Invitiamo il capitano azzurro a segnalare al direttore di gara gli eventuali cori o striscioni anti-napoletani o anti-meridionali nelle prossime partite e di richiedere  l’altrettanto legittima sospensione della gara.

Il regolamento prevede la sospensione parziale o definitiva della gara in caso di episodi di razzismo e da decenni, ormai, i calciatori del Napoli sono al centro di un razzismo inaccettabile da parte delle tifoserie soprattutto del Nord-Italia ma non solo.

Se è giusto denunciare le offese ai calciatori di colore, è altrettanto giusto denunciare quelle rivolte, con lo stessa forma di razzismo (sistematicamente ignorato, però, sia dai media che dagli organi competenti), ai calciatori che rappresentano l’antica capitale delle Due Sicilie e, spesso, l’intero Sud.

Vale la pena ricordare le parole del Ministro leghista degli Interni Maroni sull’argomento “sospensione delle partite”:
“E’ difficile distinguere un coro razzista da uno sfottò contro un’altra squadra. Ma io credo che non si debbano sottovalutare questi gesti. Io sono, anche qui, per la tolleranza zero. Anche al minimo dubbio che ci sia un coro razzista, credo che l’arbitro debba sospendere la partita e prendere provvedimenti conseguenti“.

Angelo Forgione
Rappresentante per la città di Napoli del Parlamento delle Due Sicilie

Razzismo negli stadi

Situazioni da capovolgere

Danni al San Paolo, si tratta di una bravata.

Danni al San Paolo, si tratta di una bravata.

Come evidenziano le immagini del video che ho lavorato in esclusiva per la redazione di calcionapoli24.it, i responsabili del danneggiamenti allo Stadio San Paolo sono degli adolescenti scostumati. Ma nessun disegno pre-ordinato e niente allarmismo come quello diffuso ieri dalla stampa. Si tratta di una “bravata”  e nulla più da parte di ragazzini senza educazione e rispetto per la “cosa pubblica”.
Del resto lo stesso direttore del San Paolo aveva ridimensionato il problema: il bilancio degli atti vandalici subiti dall’impianto di Fuorigrotta che hanno fatto tremare i tifosi azzurri, preoccupati per un’eventuale rinvio della gara di Europa League contro il Liverpool, è minimo.

Addio a Guido Palliggiano

Addio a Guido Palliggiano

Lutto nel mondo dello spettacolo. Si è spento il nostro amico Guido Palliggiano, stroncato in pochi mesi da un male incurabile.
Napoli perde un grande Napoletano, uno che aveva dentro la Napoletanità con la N maiuscola.

Abbiamo lottato insieme per il riscatto del popolo Napoletano e per il recupero della nostra identità. Apprezzatissimo difensore dell’autentica Napoletanità per un anno intero a “Notte Azzurra” su Canale 9/Radio Marte, da dove traspariva tutto il suo orgoglio.

Condividevo i suoi moniti agli attori comici Napoletani che dai grandi palcoscenici nazionali oggi fanno ridere cavalcando l’indisciplina dei Napoletani.

Ci hai insegnato tanto, “compatriota” Guido. Non ti dimenticherò, non ti dimenticheremo!
Le più sentite condoglianze alla moglie Sandra, a Davide e alla figlia Diana.

Mi piace ricordarlo con questo video che ci unisce, insieme a Carlo Alvino e Eddy Napoli con i quali porterò l’ultimo saluto domani alle 10.30, alla Chiesa Nostra Signora del Sacro Cuore in via Simone Martini a Napoli.

(minuto 8:13: il suo “richiamo” ai comici Napoletani!)

Ciao Guido!

Ammazziamo Pulcinella #10
LA MANIPOLAZIONE MEDIATICA CHE INFAMA I NAPOLETANI

Nel nuovo videoclip della serie “Ammazziamo Pulcinella”, è analizzata la manipolazione delle notizie da parte degli organi di informazione nazionali ai danni di Napoli e del Sud, pratica che provoca incalcolabili danni in termini sociali alla reputazione dei Napoletani e ai Meridionali perbene.
Napoli violenta, come Roma e Milano. Ma i Napoletani perbene non meritano di essere infamati. Anzi!

IL PARLAMENTO DELLE DUE SICILIE A “PRESA DIRETTA” (RaiTre)

IL PARLAMENTO DELLE DUE SICILIE A “PRESA DIRETTA” (RaiTre)

Le ragioni anti-risorgimentali dei Meridionalisti espresse dai vertici del “Parlamento delle Due Sicilie” a “PresaDiretta” su RaiTre del 10 Ottobre 2010



La discussione durò più di un’ora ma per ovvie ragioni non sono state inserite tutte le dichiarazioni, tra le quali le più pacate del sottoscritto e di Gennaro De Crescenzo. Alla RAI “servivano” dei meridionali incazzati.

Faccio notare un particolare significativo:

2:36 indico all’ex iena Alessandro Sortino, che chiedeva dove fosse il Piemonte nella tabella, il dato della Sardegna.

Purtroppo la telecamera non mostra l’espressione allibita quando ha visto che il Regno sabaudo disponeva di 27 milioni contro i 443,2 di quello Borbonico.

Sotto il doppiaggio si sente “Si sono presi i soldi…” ma è stato tagliato “e sono scappati col bottino. Secondo te perchè si fanno le guerre?”.

A quel punto Alessandro Sortino ha capito il Risorgimento!

Il ponte sullo stretto che ammazza la cultura (e le Regge Napoletane)

Il ponte sullo stretto che ammazza la cultura (e le Regge Napoletane)

“Grandi opere”, che di grande hanno il costo e lo scopo propagandistico.

Prima fra tutte, il ponte sullo stretto di Messina, un’opera costosissima e pericolosa che produrrà un debito per le prossime generazioni e ruba già adesso risorse alla cultura.
Ed è per questo che i monumenti e le aree archeologiche d’Italia versano in condizioni disastrose. Con qualche eccezione, che però chiude un cerchio.

«In Italia viene ritenuto prioritario il ponte sullo Stretto di Messina. Ma vuol dire anche che per realizzare il ponte non si salva Caserta».
(Philippe Daverio)
leggi la denuncia

I romanisti: Napoli incivile! Ma anche no.

Ipocrisia romanista: Napoli incivile! Ma anche no.
Nessun problema per i 27 tifosi romanisti al San Paolo

leggi l’articolo su napoli.com

di Angelo Forgione

stadio san paoloIl giorno dopo la vittoria del Napoli sui capitolini, la rivista del tifo giallorosso “il Romanista” denuncia che “nel corso della partita persa dalla Roma contro il Napoli c’è da verificare la marea di insulti rivolti ai giallorossi in particolare a Totti e De Rossi e soprattutto alla città. Un gesto di inciviltà che continua a persistere negli stadi ed in particolare ieri al San Paolo. Tanti striscioni provocatori ed ingiuriosi di nessuno di questi è possibile riportare il contenuto”.

Che l’inciviltà negli stadi sia sovrana è palese e non basterebbe un secolo per cambiare usi e costumi dei tifosi del calcio. Ma è difficile comprende lo sfogo di una testata romana quando proprio dal pulpito dello stadio Olimpico si può ascoltare di tutto contro i Napoletani. Persino quando l’avversario in campo non è il Napoli parte quasi sistematico il coro “Odio Napoli”. Un malcostume che genera attriti, astio che genera astio. Sarebbe utopistico sperare che negli stadi prenda il sopravvento il rispetto, ma fin quando questo non sarà che almeno non trionfi l’ipocrisia.

Alla trasferta di Napoli hanno partecipato 27 tifosi romanisti che hanno avuto vita serena. È questo il dato sul quale formulare una sentenza di massima, scevra da luoghi comuni e etichette tipiche degli stadi. Ci piace pensare che lo stesso accadrà al ritorno per i Napoletani, ma purtroppo i precedenti non sono confortanti.
Gli stessi romanisti in trasferta hanno raccontato la loro giornata proprio alle pagine de “Il Romanista” dal quale si evince la serenità con la quale hanno potuto vivere la loro giornata Napoletana, a prescindere dall’ambiente ostile nei cori e dal risultato avverso.

Il racconto è paradossale perché tende a rimarcare il malcostume dei tifosi azzurri con una tale incisività che diventa esilarante quando gli stessi romanisti si rallegrano della serenità di cui hanno goduto. Ci si lamenta degli olè a fine gara, del “chi non salta giallorosso è”, degli striscioni contro Totti e famiglia, degli insulti alla Capitale, dei fischi a De Rossi; ma si legge, cosa più rimarchevole, che il «viaggio è stato tranquillo (…) tutto è filato via liscio senza problemi (…)». Matteo, 17 anni, aggiunge: «Sì, io sono vestito coi colori della Roma e nessuno mi ha fatto storie. Anche gli steward sono stati gentilissimi, meno male».
Il racconto fa capire che agli impavidi tifosi romanisti sono rimasti sullo stomaco i fischi, gli striscioni, gli olè, e, udite udite, la chicca di “Tu vuò fa l’americano” e “‘O surdato nnammurato”. O forse semplicemente il risultato finale. Come dice il romanista David:
«Nun ce poteva esse finale peggiore. Che brutte cose che abbiamo visto».

Fosse questa l’inciviltà, ci sarebbe da auspicare che tutti gli stadi d’Italia fossero incivili come il “San Paolo” durante Napoli-Roma del 3 Ottobre 2010.

il racconto dei tifosi della Roma al “San Paolo”
http://www.romanews.eu/news.asp?pagID=74&newsID=7988

i cori contro Napoli in Roma-Fulham
http://www.youtube.com/watch?v=cGIqAL3RpJU