Segnali di diffusione dell’orgoglio

Segnali di diffusione dell’orgoglio

L’OPERA DI DIFFUSIONE DEL SIMBOLO DEL GRANDE SUD E DELL’AUTOCONSAPEVOLEZZA SI DIFFONDE.
Durante l’allenamento del Napoli a Castelvolturno del 9 Settembre, 30 tifosi hanno indossato una maglia in favore di Paolo Cannavaro. Sulla maglia la scritta “CANNAVARO CAPITANO A VITA” con tanto di stemma del REGNO DELLE DUE SICILIE.
È il segno di un orgoglio sempre più ampio tra i giovani.
Ora striscioni e bandiere al San Paolo!

150 anni fa entrava Garibaldi a Napoli, finiva il Regno delle Due Sicilie e la “Piedigrotta”

150 anni fa entrava Garibaldi a Napoli, finiva il Regno e la “Piedigrotta”

7 Settembre 1860, sfilata del “dittatore” in cattiva compagnia

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di Angelo Forgione

7 Settembre 1860: la “ Piedigrotta”, anche festa nazionale delle Due Sicilie, è in pieno svolgimento quando, al culmine della risalita della penisola da parte dei “mille garibaldini”, Re Francesco II di Borbone lascia Napoli per evitare sofferenze al suo popolo. Nello stesso giorno, mentre il Re delle Due Sicilie è in navigazione verso Gaeta, laddove organizzerà l’ultima difesa del Regno, entra a Napoli Garibaldi che si reca a portare omaggio alla Madonna per simpatizzare coi napoletani. Quella data è da considerarsi a tutti gli effetti come l’inizio del potere camorristico in città.

Le sommosse in Sicilia e le pressioni di Inghilterra e Francia sotto la spinta delle massonerie avevano convinto Francesco II a ripristinare la costituzione del 1848 e a promulgare un’amnistia che restituiva la libertà a un gran numero di camorristi. La camorra di allora non era quella di oggi, potente e ramificata, ma un’attività dedita ad affari di quartiere.
Francesco II nominò Ministro di Polizia Liborio Romano, un liberale pugliese, che subito dopo l’incarico contattò in segreto l’amnistiato capintesta della camorra Salvatore De Crescenzo, detto “Tore ‘e Criscienzo”, chiedendogli di radunare tutti i capi-quartiere della città affinchè gli facessero visita. Si trattò di un’assemblea in cui si sancì il primo caso di connivenza tra Stato e malavita organizzata proprio sul nascere della nazione unita. Liborio Romano, corrispondente di Cavour, avrebbe favorito l’ingresso di Garibaldi per poi diventare Prefetto mentre il camorrista “Tore’e Criscienzo” sarebbe divenuto Questore a capo della guardia cittadina costituita per intero da malavitosi col compito di garantire l’ordine pubblico in una città in fermento.

I camorristi assoldati dalla nascente nazione si distinguevano da una coccarda tricolore appuntata sul cappello. Seguirono giorni di tumulti e assalti ai commissariati napoletani per distruggere gli archivi; coloro che si opponevano venivano considerati nemici della patria e ricevevano bastonate.

Il 7 Settembre 1860, dunque, Garibaldi entrò in Napoli a bordo del treno borbonico, sotto l’occhio attento delle guardie camorristiche. In testa al corteo che seguiva la carrozza del “dittatore delle Due Sicilie” figurava proprio il questore capintesta “Tore ‘e Criscienzo”. Via Marina, Maschio Angioino, Largo di Palazzo (Plebiscito) e breve discorso. Poi su per Via Toledo fino a Palazzo Doria D’Angri dal quale si affacciò e ne prese possesso come dimora. Il giorno seguente il Generale si recò a far visita alla Madonna di Piedigrotta attraversando in parata la Riviera di Chiaia. Per volontà divina, Garibaldi, il ministro “doppia faccia” Liborio Romano e tutti i camorristi di guardia furono accolti da un tremendo temporale che inzuppò il corteo alla volta del santuario.

Quella dell’anno seguente fu l’ultima Piedigrotta, organizzata dal luogotenente Generale Enrico Cialdini, uomo impegnato in quel periodo a massacrare migliaia di meridionali patrioti tacciati per questo col marchio di briganti. I Savoia, tra i tanti demeriti, ebbero anche quello di sospendere la festa nel 1862 dopo aver decretato nel Febbraio di quell’anno la soppressione di tutti i conventi e la confisca dei beni mobili e immobili della chiesa. Fu coinvolto ovviamente anche il santuario di Piedigrotta i cui canonici furono liquidati con un piccolo vitalizio.

Finiva così la Piedigrotta, finiva Napoli Capitale. Quella che riprenderà anni più tardi non sarà più la grande festa nazionale che i visitatori del “Gran Tour” si recavano un tempo a vivere di persona.

Fabio Quagliarella “core ‘ngrato”

Fabio Quagliarella “core ‘ngrato”

Dopo aver voluto la squadra del cuore, Quagliarella passa alla Juventus nella maniera peggiore. Colpevole di non aver dedicato un saluto alla gente che lo ha amato e sostenuto. Le scelte sono scelte e vanno sempre rispettate, ma in ogni storia d’amore chi lascia deve farlo con stile e mai girando le spalle senza un addio.

Una separazione avvenuta con le modalità della fuga che il popolo napoletano ha codificato come tradimento. Quagliarella è andato a Torino passando per la scandinavia, senza salutare la sua gente.

Una sera lo si è visto con la maglia azzurra nella formazione anti-Elfsborg e la mattina seguente con la maglia bianconera, quella più detestata. È questo che ha ferito i Napoletani, gente di cuore che sa accettare le scelte quando c’è rispetto.

Una separazione avvenuta con le modalità della fuga che il popolo napoletano ha codificato come tradimento. Quagliarella è andato a Torino passando per la scandinavia, senza salutare la gente che lo ha amato.
Una sera lo si è visto con la maglia azzurra nella formazione anti-Elfsborg e la mattina seguente con la maglia bianconera, quella più detestata. È questo che ha ferito i Napoletani, gente di cuore che sa accettare le scelte quando c’è rispetto.

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Le Vuvuzelas? “Trummettelle” inventate a Napoli!

Le Vuvuzelas? “Trummettelle” inventate a Napoli!

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L’UEFA le vieta, Napoli le ha dimenticate.


di Angelo Forgione

Sono state il tormento dello scorso campionato mondiale di calcio. In molti hanno tirato un sospiro di sollievo quando la Spagna ha alzato al cielo la coppa del mondo perché di quel ronzio fastidioso irradiato dagli altoparlanti dei televisori proprio non se ne poteva più. Tutta colpa delle famigerate “vuvuzelas”, le trombette di plastica che hanno marchiato la manifestazione iridata sudafricana.

Certamente simbolo del folklore locale, cavalcato da quella vecchia volpe del presidente FIFA Blatter che non si è fatto sfuggire l’occasione di crearne ingombrante argomento di discussione. E così il fastidioso frastuono pare sia stato riprodotto artificialmente tramite dei diffusori ben nascosti negli impianti sportivi in cui si svolgevano le partite. La teoria delle presunte “registrazioni” è stata avvalorata dai giornalisti presenti sui vari campi, che hanno affermato che nonostante sentissero il suono delle trombette molto vicino a loro, non c’era traccia di “vuvuzelas” nei paraggi. L’intensità sonora si protraeva con la stessa frequenza per tutti i 90 minuti di gioco, senza variare nemmeno nelle fasi più concitate dei match, mentre come per magia spariva durante l’esecuzione degli inni nazionali. La prova del nove fu offerta dalle telecamere della RAI che, prima delle partite, inquadravano gli stadi vuoti in cui era comunque percepibile il frastuono delle “vuvuzelas” anche due ore prima dall’inizio dei match.

Il fenomeno è però sfuggito di mano e le “vuvuzelas” hanno cominciato a fiorire altrove, anche in Europa. E visto che un fenomeno “pericoloso” può neutralizzarlo solo chi lo ha creato, ecco che l’UEFA, costola della FIFA, ha appena bandito l’uso delle “vuvuzelas” negli stadi con un tempismo ineccepibile. Le trombette sudafricane non potranno entrare negli stadi europei per ragioni legate «alla tradizione e alla cultura del calcio europeo, perchè l’atmosfera delle partite verrebbe cambiata dal suono delle vuvuzelas». Niente ronzio quindi in Champions League, Europa League e nelle partite di qualificazione agli Europei del 2012. «Nel contesto specifico del Sud Africa le “vuvuzelas” aggiungono un tocco di colore locale e di folklore, ma la Uefa crede che l’uso diffuso dello strumento non sarebbe appropriato in Europa – si legge in un comunicato ufficiale – dove un rumore forte e continuo in sottofondo verrebbe amplificato».

Folklore sudafricano, dunque. Ma siamo proprio sicuri che le rumorose trombette siano un’invenzione sudafricana? Nello stato di Mandela, le origini dell’oggetto sono state rivendicate dai battisti appartenenti alla chiesa battista di Nazareth secondo i quali l’invenzione delle “vuvuzelas” è da attribuire al profeta Isaiah Shembe che le diffuse a inizio novecento durante alcuni riti religiosi. Ma come spesso accade, giunge la storia e la tradizione folkloristica di Napoli, una città che ha fatto scuola nel mondo in molti campi, a mettere in dubbio la paternità delle rumorose trumbette a fiato.

In realtà la “vuvuzela” non è altro che una copia della caratteristica “trummettella” usata dai ragazzini napoletani nelle celebrazioni della festa di Piedigrotta e la cui esistenza è testimoniata da racconti scritti della festa napoletana in epoca borbonica, quindi a cavallo tra sette e ottocento, prima del periodo di rivendicazione dai religiosi sudafricani.

La “trummettella” è descritta nelle testimonianze dell’epoca come un cono di latta grossolanamente dipinto che emette una sola stridula nota” e la si può vedere in alcune fotografie della “Piedigrotta” di inizio secolo (nella foto, archivio fotografico Parisio).

A Napoli erano usate una volta all’anno per far festa in strada e per rendere “la festa delle feste” allegra e vivace, non per rompere costantemente i timpani allo stadio… e a casa davanti la tv.

Cessione Quagliarella, un destino che si compie

Cessione Quagliarella, un destino che si compie.

di Angelo Forgione per napoli.com
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Un fulmine a ciel sereno, il passaggio di Quagliarella alla Juventus in realtà era ampiamente annunciato da segnali ben precisi che però nessuno ha colto o voluto cogliere. L’attaccante era però destinato a partire alla prima occasione utile. Un addio improvviso che ha sconvolto la tifoseria azzurra che si è spaccata tra chi attacca il giocatore per il tradimento e chi De Laurentiis per la cessione a cuor leggero.  In realtà al banco degli “imputati” va aggiunto anche chi fin qui non ha avuto il dito contro, ovvero Mazzarri. Lo stesso Quagliarella, nelle sue criptiche dichiarazioni di addio, ha detto che le cose si fanno in tre.

I rapporti tra l’attaccante stabiese e il mister livornese erano ormai compromessi. La storia parte da lontano, in quell’equivoco tattico in cui era finito Quagliarella considerato quasi un doppione di Lavezzi. Non passa molto tempo dall’arrivo di Mazzarri in luogo di Donadoni che in quella scialba partita di Catania del 7 Novembre 2009 “Re Fabio” viene colto dalle telecamere ad urlare all’indirizzo della panchina «una sf… di palla». Li esplode il malumore nei confronti del tecnico per il modo col quale intende utilizzarlo, ma anche nei confronti di qualche compagno di squadra col quale ha scarso feeling. Qualche giorno dopo arriva un comunicato di scuse ufficiali, evidentemente dettate dall’alto.

Dopo tre mesi, il 22 Febbraio 2010, De Laurentiis è pizzicato in tribuna a Siena mentre impreca «Quagliarella non vale un c…» e stavolta la rettifica è un teatrino con cui il presidente trasforma la frase in «Quagliarella si fa un mazzo».

Il 10 Aprile Quagliarella viene espulso nei minuti finali della gara persa contro il Parma al San Paolo e De Laurentiis fa esplodere la sua ira negli spogliatoi ma anche dopo la sanzione di tre giornate che diventano il motivo per un affondo diretto verso l’attaccante.Fabio va ai mondiali e sfodera un inutile secondo tempo super contro la Slovacchia, piange e commuove l’Italia e il mondo che gli riconosce una classe superiore. Eppure De Laurentiis dichiara che il giocatore non è incedibile e che se il Napoli non è approdato in Champions League è per colpa della sua squalifica di tre giornate rimediata dopo l’espulsione col Parma.

Un altro segnale di un amore mai sbocciato sono le strategie pubblicitarie del settore marketing del club. L’immagine di Quagliarella viene si sfruttata ma per iniziative minori. Il Napoli presenta il profumo “Marek” investendo sull’immagine di Hamsik e manda Lavezzi sotto la doccia come testimonial per il lancio del cronografo ufficiale.

Come in tutti i destini che si compiono, la cessione di Quagliarella prende forma con l’acquisto di Cavani, anch’esso a sorpresa proprio mentre dall’estero giunge un’offerta di 25 milioni per lo stabiese che evidentemente rifiuta perché non ne vuol sapere di andare all’estero. Quagliarella resta a Napoli ma controvoglia perché i rapporti col presidente, con l’allenatore e con qualche compagno sono ormai logori. In ritiro parla poco e niente, forse strategicamente, e nel frattempo si lavora alla luce del sole per portare a Napoli il fedele mazzarriano Lucarelli, un vecchietto terribile che sconfessa le strategie prospettiche di De Laurentiis e che dimostra come Mazzarri sia ormai stato investito del ruolo di allenatore-manager; un altro indizio che passa inosservato perché tutti pensano ad una strategia di rafforzamento del reparto offensivo del Napoli in vista delle fatiche da affrontare nelle tre competizioni mentre Lucarelli va semplicemente a coprire la casella di Denis come Cavani quella di Quagliarella.

L’attaccante stabiese rischia però di restare a Napoli, scontento. Il problema è di Mazzarri che in vista di una simile ipotesi deve studiare la coesistenza degli attaccanti. Ma è chiaro che la sua priorità è per Lavezzi e Cavani che lui stesso aveva contattato telefonicamente durante i mondiali in Sudafrica affinchè scegliesse Napoli. Edinson sposa gli azzurri proprio perché avverte la fiducia diretta dell’allenatore e si fionda all’ombra del Vesuvio. Quagliarella invece ne sente sempre più la sfiducia e comincia ad annusare una stagione tribolata con molta panchina, non ci sta e non vuole neanche perdere la Nazionale. E quando il Presidente De Laurentiis, durante la presentazione di Lucarelli, gli lancia un messaggio codificato dicendo alla stampa che è la stagione della maturità in cui tutti devono accettare le decisioni di Mazzarri e non devono badare a se stessi, capisce che ne è il destinatario e che è il momento del “si salvi chi può”. L’occasione gliela da il suo ex compagno di squadra e conterraneo Di Natale che coerentemente rifiuta la Juventus dopo aver rifiutato il Napoli lo scorso anno e gli lascia libero il posto nel reparto offensivo bianconero. Fabio era al terzo posto nella graduatoria delle preferenze del duo Marotta-Delneri: Pazzini, Di Natale e poi Quagliarella. Il primo non viene liberato, il secondo rifiuta, il terzo no. Per Fabio, ormai prigioniero della sua scelta di cuore dello scorso anno, è una liberazione. A Napoli non ci vuole più stare. In men che non si dica, complice un ingaggio più allettante, si accorda con la Juventus, e il Napoli lascia fare, accettando persino la formula del prestito oneroso con diritto di riscatto.

Il nuovo Quagliarella sabaudo è subito in polemica con Mazzarri e De Laurentiis e alla presentazione gli dedica un pensiero: «A Napoli con i tifosi e i compagni sono stato alla grande, c’è dispiacere. Ma quando poi si innescano certi meccanismi o mancanza di feeling con certe persone…». Mazzarri a distanza ribatte il colpo: «Non ho niente da rispondere a Quagliarella, uno che ha detto di essere felice alla Juve. Tireremo le somme mercoledì, quando finirà questo cavolo di mercato. Preferisco giocatori che non escano mai dalle logiche del gruppo». Quagliarella, secondo Mazzari, ormai corpo estraneo alla squadra. Non resta che attendere dunque la versione esplicita di Mazzarri alla ripresa degli allenamenti dopo la trasferta di Firenze.Le parole di Fabio dette in sede di presentazione a Torino fanno il resto ed è difficile che i tifosi capiscano che siano frasi di circostanza: «Sono felicissimo di essere qui. A Napoli si voleva migliorare l’annata precedente. La Juventus invece punta sempre al massimo, a vincere lo scudetto e ad entrare in Champions. Qui siamo un passo più avanti».

La cessione dell’ex “Re Fabio” non è affatto indolore. Per tanti motivi. Prima di tutto perché il giocatore ha scelto di andare via ma anche la destinazione, e la Società l’ha assecondato pur di liberarsene. Quagliarella sarebbe potuto diventare una scheggia impazzita ed è stato quindi giusto privarsene per il bene del gruppo, ma probabilmente avrebbe dovuto la società stabilirne la destinazione, evitando di indebolirsi rafforzando una diretta concorrente, realizzando una minusvalenza rispetto al prezzo d’acquisto dello scorso anno e respingendo offerte ben più vantaggiose giunte dall’estero. Tutto sommato un’operazione non conveniente dal punto di vista del bilancio e non è coerente che a far quadrare i conti siano poi i tifosi pagando le pay-tv.

Il segnale offerto dal Napoli al calcio italiano non è positivo perché ci si è privati di un giocatore di caratura internazione, forse il più forte della rosa, cedendo all’offerta di una delle squadre cosiddette “grandi”. Tutto questo offre un messaggio di subalternità che finora non si era voluto dare trattenendo tutti i pezzi migliori. Ci sono certamente delle logiche di mercato che sfuggono alla logica stessa ed è quindi giusto che il Napoli si affretti a spiegare alla piazza perché è avvenuto ciò che è avvenuto nel modo in cui è avvenuto.Quagliarella, dal canto suo, non ci ha fatto una gran bella figura. Non per quel che ha fatto bensì per come l’ha fatto. Intendiamoci, le scelte sono scelte e vanno sempre rispettate, ma in ogni storia d’amore chi lascia deve farlo con stile e mai girando le spalle senza un addio.

Solo un anno fa realizzava il suo sogno, oggi ha riaperto gli occhi e ha gettato i napoletani in un incubo già vissuto, la cessione di un beniamino napoletano ai grandi signori di Torino storicamente abituati a portar via ricchezze da Napoli. La storia, si sa, si ripete e il calcio non fa eccezione. Era già accaduto con Ferrara, ma quella fu una cessione dovuta, un sacrificio per rimandare il fallimento del club. Questa cessione è diversa, è una scelta, non un sacrificio, ed è avvenuta con le modalità della fuga che il popolo napoletano ha codificato come tradimento. Quagliarella è andato a Torino passando per la scandinavia, senza salutare il popolo che lo ha amato. Era soprannominato “Masaniello” ma il capopopolo ha mancato di rispetto alla sua gente che per questo oggi “gli taglia la testa”. Una sera lo si è visto con la maglia azzurra nella formazione anti-Elfsborg e la mattina seguente con la maglia bianconera, quella più detestata. È questo che ha ferito i Napoletani, gente di cuore che sa capire le scelte quando gli vengono spiegate.

In definitiva è una cessione in cui giocatore e società sono colpevoli allo stesso modo per come si è configurata. L’unico non colpevole è forse Mazzarri, almeno fino a quando i risultati gli daranno ragione.

BRIGNANO E LA DENIGRAZIONE DI NAPOLI “IN MASCHERA”

BRIGNANO E LA DENIGRAZIONE DI NAPOLI “IN MASCHERA”

Nel video è analizzato un certo modo pericoloso di fare spettacolo nel nostro paese in funzione della formazione culturale dell’intera nazione che infanga gratuitamente Napoli e il meridione tutto anche quando non ce n’è bisogno. Enrico Brignano da dimostrazione di grande bravura, ma quando tocca l’argomento “Napoli” scade nel più stantio uso di luoghi comuni. Eppure il suo maestro gli ha insegnato ben altro.

ISTAT: Campania ultima per Pil pro-capite

ISTAT: Campania ultima per Pil pro-capite

nel 1861 nessuna differenza tra Nord e Sud

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di Angelo Forgione

Scontata sentenza, il paese è spaccato in due anche nell’ultima fotografia dell’ISTAT che ha depositato negli scorsi giorni una serie di dati in Parlamento nell’ambito degli approfondimenti in corso sul federalismo fiscale. Due velocità, il nord del Paese produce una ricchezza doppia rispetto al Sud laddove si registra un terzo in meno di reddito per consumi e investimenti.

A differenza di quanto avviene nel resto d’Europa, in Italia non si registra alcun allineamento dei valori del Pil pro capite delle varie Regioni. Nel periodo 2000-2008 non si evince alcuna riduzione della distanza tra le regioni in ritardo di sviluppo e quelle più ricche.
Un dato che deve far riflettere anche i più scettici sul fatto che la cosiddetta “questione meridionale” sia un problema al quale non si trovino contromisure di nessun tipo. Dal 1861, anno dell’unificazione del paese in cui i Pil del Nord e del Sud erano livellati, si è assistito ad uno sbilanciamento a favore del Centro-Nord, soprattutto nel periodo tra il 1880 e il 1951. Da allora nessun governo ha mai provveduto a ridurre il divario creatosi.

Il prodotto interno lordo, nel Sud Italia, equivale praticamente alla metà di quello del Nord: a fronte dei 17.900 euro pro-capite di ricchezza prodotta nel Mezzogiorno, al Nord l’economia è di oltre 31.000 euro a persona.
Alcune regioni settentrionali piazzano bene i loro prodotti fuori dai confini territoriali mentre altre del meridione con valori di dipendenza dall’esterno oltre il 30%.

Tra le Province, quella di Bolzano con i suoi 34.400 euro, é prima in Italia nella classifica del Pil pro capite. Tra le Regioni, fanalino di coda è la Campania dove il Pil pro-capite è pari a 16.900 euro, preceduta dalla Calabria con 17.000 euro a persona. In testa, invece, la Lombardia con 33.600 euro a testa. I dati si riferiscono al 2008, prima dunque della grande crisi che ha visto lasciare sul terreno qualche punto di ricchezza a livello nazionale.
Se si considera il reddito disponibile delle famiglie consumatrici, al Mezzogiorno si registra un valore pari al 64,1% rispetto a quello del Centro-Nord, il che significa che un abitante del Sud può spendere e investire quasi il 36% in meno di quanto può spendere un abitante del Nord.
In Campania la disponibilità di reddito lordo pro-capite è di 12.100 euro in un anno, in Sicilia di 12.200 euro, contro i 20.600 euro della Lombardia.

Il restyling del “San Paolo”

Il restyling del “San Paolo”

di Angelo Forgione

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Gli Europei 2016 di calcio assegnati alla Francia hanno spazzato via anche l’ipotesi di un nuovo “San Paolo”. Senza Europei niente legge per i nuovi stadi, e allora il vecchio stadio di Fuorigrotta, con i suoi 51 anni di età, necessitava di fare qualche passo verso gli standard europei. E non poteva essere altrimenti, con l’Europa League alle porte e gli ispettori UEFA a vigilare.

Un nuovo manto erboso che sostituisce quello che da Italia ’90 non è mai stato rifatto, alzato di 30 cm. Tirato via tutto il terriccio che era sotto, laddove sono stati trovati persino rifiuti plastici, lastre di cemento e sabbia di mare. Innestata quindi una particolare composizione chimica con sabbia di fiume, sabbia silicica e lapilli rossi, resistente al salsoiodio proveniente dal vicino mare.
Terreno rizollato con una particolare varietà di manto erboso resistente alla compressione che dovrebbe limitare al minimo gli infortuni muscolari e le tendiniti, grazie anche ad una tecnologia pilota in Italia.

Attorno al terreno di gioco, un nuovo e sofisticato impianto di irrigazione e drenaggio, per fronteggiare le giornate più piovose e per innaffiare più zone del terreno in maniera indipendente. Il tutto sarà consegnato il 26 luglio, in tempo utile per l’amichevole del 3 agosto del Napoli contro il Wolfsburg.
Rifatto il sistema fognario e interrate le panchine di 105 cm che ora fuoriescono di un solo metro, in modo tale da consentire una visuale maggiore dalla Tribuna.
Aggiunti 220 posti coperti alla Tribuna autorità con nuovi sediolini azzurri per la tribuna d’onore, dove ci saranno monitor per vedere i replay.

3000 sediolini sostituiti negli altri settori dal Comune con una pulizia generale (quanto durerà?), attingendo pezzi dai settori chiusi del terzo anello che attende di essere smantellato, così come la copertura in acciaio che andrà sostituita in futuro con una struttura più leggera che non provochi l’inquinamento statico e acustico attuale.
Invocati da anni, sembrano finalmente in arrivo i sospirati maxischermi. La SSC Napoli ne ha ordinati due alla Philips che De Laurentiis ha definito i migliori sul mercato, ma anche i più costosi. Saranno installati nel prossimo autunno, entro Gennaio; bisognerà trovare le collocazioni adatte, in delle zone dello stadio non vincolate alla copertura, onde evitare di doverli smontare e rimontare quando il tetto sarò rimosso.

Per un nuovo stadio, ormai impossibile al momento, se ne riparlerà più in la. Il problema è però solo rinviato, destinato a riesplodere presto. Basti pensare al fenomeno di carbonatazione delle strutture in cemento del “San Paolo” ormai irreversibile, e alle condizioni improponibili dei servizio igienici. Nei prossimi anni occorrerà prendere una decisione, altrimenti Napoli rischierà di restare senza stadio, e il “San Paolo” di fare la fine ingloriosa del glorioso palasport “Mario Argento”.

EUROSTAR AZZURRO

EUROSTAR AZZURRO / il viaggio della SSC Napoli verso l’Europa
(Serie A 2009-10)

In dieci minuti, il piacevole viaggio che ha riportato la squadra azzurra a casa: l’Europa! I momenti salienti della stagione 2009/10 del Napoli, dagli stenti di Donadoni al cambio di mentalità con Mazzarri. Dalla serie positiva col cambio tecnico al 3° posto del giro di boa. Dalla crisi invernale al risveglio di primavera. Dalla bassa classifica iniziale alla qualificazione all’Europa League.

guarda il videoclip

Destinazione Europa

Destinazione Europa, la poderosa cavalcata del Napoli raccontata dai protagonisti azzurri

“Destinazione Europa”. Un dvd celebrativo dell’avvincente campionato della squadra azzurra. Con il commento di Raffaele Auriemma, la direzione artistica di Angelo Forgione e la realizzazione tecnica di Videocomunicazioni (in omaggio una pubblicazione fotografica).

Dal 22 luglio in edicola con la Gazzetta dello Sport, una iniziativa editoriale della Società Sportiva Calcio Napoli. Un DVD celebrativo dell’esaltante stagione 2009/2010, conclusasi col ritorno in Europa della squadra azzurra.

Lavezzi, Hamsik, Quagliarella, De Sanctis, Cannavaro, Campagnaro, Maggio, Denis e Mazzarri raccontano in 100 minuti la cavalcata del Napoli nella stagione 2009-10 verso l’Europa League.

Rivivi la splendida rimonta azzurra attraverso il racconto dei campioni azzurri, i gol più belli, le immagini più suggestive, le partite più esaltanti e i momenti  più emozionanti del campionato. Dal debutto di Mazzarri nella “Rivoluzione di  Ottobre” alla Festa del San Paolo nel Maggio dei Monumenti. Il lungo viaggio attraverso il campionato più avvincente dell’era De Laurentiis è guidato dalle interviste e dai commenti di Raffaele Auriemma, e arricchito dalla grafica, le animazioni e le scelte artistiche di Angelo Forgione.

(logo “DESTINAZION EUROPA”, copertina, videografica, animazione e scelte artistiche e musicali del DVD  a cura di Angelo Forgione)