Bindi e De Luca, tra genetica napoletana e vendette personali

Angelo Forgione «La camorra elemento costitutivo di Napoli». Troppa benzina sulle parole di Rosy Bindi, una frase in ‘politichese’ che la presidentessa della Commissione Antimafia avrebbe dovuto formulare in maniera diversa o chiarire immediatamente, per non dare adito a cattive interpretazioni. “Elemento costitutivo” vuol dire che la camorra è una istituzione dell’economia napoletana e campana, così come la mafia è un’istituzione dell’economia nazionale. E come negarlo? Lo conferma anche l’UE, che ha inserito nel calcolo del Pil italiano (ma non solo) i proventi stimati su traffico di droga, prostituzione, corse clandestine, racket ai commercianti e corruzione ai danni della pubblica amministrazione, ovvero sulle attività mafiose. Il primo passo per affrontare seriamente la criminalità organizzata è riconoscere che essa è parte della nostra società.
Detto questo, bisognerebbe capire chi ha istituito l’industria mafiosa in Italia, e come. Ed è semmai più preoccupante che la Bindi, la quale difende le sue parole dicendo che «non si può fare la storia d’Italia senza fare la storia delle mafie», non conosca la storia d’Italia, non sappia la data in cui Roma è divenuta capitale (video). Fa, inoltre, molto piacere constatare che il governatore della Campania Vincenzo De Luca, bollando le parole della Bindi come “offese sconcertanti”, abbia evidentemente cambiato idea sulla rispettabilità dei napoletani, lui che nel giugno 2011, da sindaco di Salerno, si era rifatto a un certo DNA degenerativo di alcuni napoletani: «A Napoli ci sono persone geneticamente ladre: ladri di camorra o ladri di pubblica amministrazione non fa differenza». Ladri, camorristi e politici disonesti non nascono tali, e De Luca lo avrà capito. In quattro anni si può cambiare idea, soprattutto se l’elettorato politico muta e si ingrossa. O forse, dopo l’etichetta di “impresentabile” appiccicata dalla Bindi su De Luca a 48 ore dal voto per le regionali, si consuma solo una vendetta personale sulla pelle dei napoletani?

MO!: obiettivo raggiunto. Il simbolo sulle schede elettorali.

La lista civica meridionalista MO! ha raggiunto l’obiettivo delle sottoscrizioni per la presentazione nelle province di Napoli, Caserta e Salerno. Il risultato rende certa la presenza di MO! sulla scheda elettorale in Campania perché il minimo di legge di tre province è stato conseguito. «È un risultato storico – commenta Marco Esposito, candidato presidente – perché mai, in una regione del Sud continentale, una formazione meridionalista si era presentata ai cittadini libera da apparentamenti. Posso dirlo? Sono commosso: c’è stata una spinta di popolo coordinata da volontari straordinari e persino da simpatizzanti arrivati dalla Calabria. A parlare di Sud come di Terra dei fuochi – continua Esposito – sono bravi tutti, ma è illusorio strappare dei risultati stando a braccetto con partiti e personaggi protagonisti a livello nazionale o locale del disastro della nostra terra. La lista MO non tratta con i trafficanti di consenso né prende o prenderà ordini da Milano, Firenze, Roma o Genova».
Tratte dal Brigantiggì (Giammarino editore), le interviste a Pino Aprile, Angelo Forgione, Marco Esposito, Enrico Inferrera e Mimmo Falco in occasione del convegno “MO le Regionali, e poi?” tenutosi qualche giorno fa presso la sede di Confartigianato a Napoli, in cui si è dibattuto delle prospettive della lista civica a prescindere dal risultato della prossima tornata elettorale.

Elezioni e meridione, convegno a Napoli

In vista delle elezioni regionali in Campania del prossimo 31 maggio, martedì 14 aprile, alle ore 17.30, presso la sala conferenze di Confartigianato in via Medina 63 a Napoli, si terrà il convegno dal titolo “MO! le Regionali, e poi?”.
Si discuterà soprattutto delle prospettive future della Campania e l’eventuale svolta per il meridionalismo che potrebbe arrivare dal voto del prossimo 31 maggio. All’incontro, che sarà moderato dall’editore Gino Giammarino, parteciperanno Pino Aprile, Marco Esposito, Mimmo Falco, Angelo Forgione ed Enrico Inferrera.

Per Marco Esposito presidente della Regione Campania

Angelo Forgione mo_adesioneHo avvertito un sentimento e un richiamo interiore, in un momento difficilissimo del mio percorso di vita, e ho ascoltato i preziosi consigli del mio maestro Jean-Noël Schifano. Ho quindi deciso di sostenere la candidatura di Marco Esposito alla presidenza della Regione Campania. Ho scelto di prestare il mio nome alla lista civica meridionalista e apartitica MO!. Ho ceduto alla “corte” di persone corrette e pulite che vogliono il bene della Campania e del Sud, con intendimenti chiari e corretti (leggi il programma o guarda il video della  presentazione ufficiale).
Non sarà per me un’avventura politica e non andrò in giro a chiedere voti. Mi sono semplicemente convinto a supportare direttamente un candidato alla presidenza capace di difendere i diritti negati dei cittadini campani. Continuerò invece a comunicare come ho sempre fatto, nella certezza che alla diffusione della Conoscenza e alla costruzione della Coscienza debbano seguire, prima o poi, concreti tentativi di azione anche nelle sedi in cui si prendono le decisioni. Chi mi conosce sa chi sono, e sa che al mondo della politica non mi ci sarei mai accostato in condizioni diverse da quelle che MO! mi ha garantito.
Anche Pino Aprile garantirà per la lista dall’esterno. Quello che verrà sarà solo la diretta conseguenza di un sentimento popolare crescente a Napoli e in Campania (ma in tutto il Sud), sempre più intollerante alle logiche del partitismo politico e tanto più animato dalla necessità di riaffermare un’identità e una dignità [meridionale] sottomesse. Ci sono situazioni in cui puoi impegnarti con tutte le energie di questo mondo senza cavare un ragno dal buco. Ce ne sono altre in cui continui a essere spontaneo, senza particolari intendimenti e impegni, e finisci per ottenere risultati straordinari.

al minuto 54:48 il mio intervento di adesione alla lista civica meridionalista MO!

L’indipendentismo è Veneto. Sud più unitario, nonostante tutto.

Angelo ForgioneL’indipendentismo non è una novità per la Catalogna, per la Scozia e per altre comunità europee che provano a consultare in modo più o meno ufficiale la volontà popolare. E in Italia che aria tira? Prova a dircelo la società demoscopica Demos&Pi con un sondaggio realizzato nello scorso mese di ottobre sulla base di un campione nazionale di 1.265 casi rappresentativo per i caratteri socio-demografici (genere, età) e la distribuzione territoriale (area geografica e dimensione urbana) della popolazione italiana di età superiore ai 18 anni. 12 le regioni analizzate, escludendo tutte le altre per limitata numerosità di casi.
Il 31% del campione, uno su tre, si dichiara favorevole all’indipendenza della propria regione dall’Italia. Tra le categorie professionali, i più separatisti sono gli operai, i lavoratori autonomi e disoccupati. È il Veneto la regione più indipendendista, con il 53%. Seguono le due grandi Isole a statuto autonomo. Percentuali superiori alla media anche in Piemonte e Lombardia, così come pure nel (sorprendente) Lazio e in Toscana. Più quiescenti sembrerebbero i meridionali della terra ferma, che non vanno oltre il 22% della Puglia, con Campania e Calabria al 18%.
Evidentemente la “Questione meridionale” è davvero diventata “settentrionale”, a carattere regionalistico, mentre il Mezzogiorno, per troppi aspetti coloniale, continua evidentemente a credere nell’Unità nazionale dalla quale ha avuto molto meno.

clicca sull’immagine per ingrandire

indipendenza