Mandorlini e il lamento del provocatore

Angelo Forgione – «Trentamila tifosi del Napoli hanno offeso l’allenatore della squadra avversaria, cioè io: a noi volevano chiudere la curva e ci hanno dato una multa di tremila euro per dei cori che nessuno ha sentito, trentamila tifosi che mi offendono invece niente». Così Andrea Mandorlini in esclusiva alla trasmissione Mediaset Tiki Taka, in riferimento alla partita di domenica del suo Verona al San Paolo, lamentando l’assenza di provvedimento da parte del Giudice sportivo che la settimana scorsa aveva squalificato la curva scaligera per presunti cori razzisti contro Muntari durante la partita con il Milan, sanzione poi tolta.
Difesa d’ufficio debole, di fatto personale, e in linea col personaggio, lo stesso che nel luglio 2011, in occasione della presentazione dell’Hellas Verona neo-promosso in Serie B, trascinò i suoi tifosi nel canto di “Ti amo terrone” (vecchia canzone degli Skiantos eletto a coro della curva dell’Hellas) per sbeffeggiare i salernitani, appena sconfitti e falliti. Il tutto sotto lo sguardo divertito di giocatori, società, sindaco (leghista) di Verona e autorità locali varie. Un allenatore, che per ruolo era (ed è) chiamato a educare allo sport e non all’ostilità, inciampato nell’errore – non l’unico – di omologarsi al mondo del tifo meno intelligente.
Il fatto è che Mandorlini fomenta malcostume e razzismo e poi si lamenta delle offese alla sua famiglia, mettendo sullo stesso piano un certo razzismo di provocazione, a cui ha evidentemente aderito, e una certa maleducazione diffusa di reazione. Reazione che sull’allenatore ravennate piovve già due mesi dopo l’episodio che lo vide protagonista, quando il calciatore napoletano Aniello Cutolo, con la maglia del Padova, fece goal al “Bentegodi” di Verona e andò ad esultargli in faccia, urlandogli: «ti ha fatto gol un terrone!». L’allenatore scaligero fu espulso e al calciatore, negli allenamenti dei giorni seguenti, fu assegnata una scorta da Carabinieri e Digos. I 70 chilometri di distanza tra Padova e Verona erano davvero poco rassicuranti.

Cutolo, calciatore “terrone” sotto scorta

Aniello Cutolo, calciatore “terrone” sotto scorta
Digos e Carabinieri per proteggere il giocatore napoletano  

Angelo Forgione – Il malcostume italiano aumenta e l’odio nel calcio degenera; anzi, è proprio il calcio a degenerare se oltre ai tifosi ci si mettono anche gli addetti ai lavori a professare le proprie intolleranze. L’uscita del 19 Luglio dell’allenatore del Verona Mandorlini (il coro “ti amo terrone) era destinata a scatenare reazioni non solo verbali. Fu una scintilla troppo intensa per non innescare una reazione a catena, e la prima deflagrazione c’è stata durante la partita Verona-Padova quando il fischiatissimo e denigratissimo Aniello Cutolo, ex scaligero e napoletano, (i veronesi gli imputano la colpa di una retrocessione in serie C) ha prima fatto goal e poi dato sfogo a tutto il suo appagamento portando le mani alle orecchie come per dire “fatemi sentire come mi fischiate adesso” ed avendo l’acceso faccia a faccia con Mandorlini, reo di aver provocato ironicamente i salernitani e in generale il Meridione con il coro “Ti amo terrone”. Mandorlini ha finito per pagare dazio e subire l’espulsione mentre Cutolo gli diceva “ti ha fatto goal un terrone… un terrone… un terrone”. Ma i tifosi del Verona gliel’hanno giurata e così la sua pagina Facebook è stata chiusa per eccesso di insulti e minacce.
Cosicché nei giorni scorsi, all’allenamento del Calcio Padova, si sono presentati Digos e Carabinieri per assicurare serenità ad Cutolo che ha comunicato alla propria società della chiusura della propria pagina su Facebook. Alcuni osservatori riportano che, durante la partita Chievo-Napoli, dagli spalti del Bentegodi sarebbero trapelate delle indiscrezioni su un possibile raid punitivo nei confronti dell’attaccante da parte dei più spinti ultras veronesi.
La domanda da porsi è una: come mai la Procura federale che pure ha aperto un procedimento a carico di Mandorlini, e che pure lo ha ascoltato, non si è mai pronunciata in merito? Non serve continuare a nascondere, così come si nascondono i cori razzisti omologandoli ai comuni sfottò. Vero, cara FIGC?

Criscitiello a Mandorlini: «Essere meridionali è un VANTO»

Criscitiello a Mandorlini:
«Essere meridionali è un VANTO!»

ma la colpa è anche dell’incoerenza della FIGC

Dopo il coro razzista “Ti amo terrone” dell’allenatore del Verona Andrea Mandorlini indirizzato ai salernitani, il giornalista di Sportitalia Michele Criscitiello, nativo di Avellino, sfoggia il suo orgoglio meridionale con un termini a noi caro.
Intanto la FIGC ha aperto un procedimento di carattere disciplinare e nelle prossime ore Mandorlini sarà interrogato dagli uomini della Procura federale, che presto prenderà una decisione.
E qui casca l’asino! La Federazione Giuoco Calcio è incoerente e ha le sue colpe in tutto questo putiferio. Il perchè è presto detto: certo, Mandorlini è doppiamente colpevole perchè nel ruolo di chi dovrebbe educare allo sport e non all’odio, ma se durante l’ultimo anno i cori razzisti contro i meridionali, e non gli sfottò (è bene sempre sottolinearlo) fossero stati arginati dagli arbitri e dal giudice sportivo, oggi Mandorlini non sarebbe caduto nell’ingenuità di fare il capo-ultrà leghista, nella convinzione sbagliata che se certi cori li cantano i tifosi impunemente li possono intonare anche gli addetti ai lavori.
Saremo attenti, perchè a questo caso è legato tutto il razzismo anti-meridionali che gira attorno al mondo del calcio che V.A.N.T.O. denuncia da quando sono state introdotte regole, mai applicate, sul tema.

E sul sito dell’Hellas Verona è apparso un comunicato ufficiale dal quale è il caso trarre uno stralcio: “Spiace rilevare ancora una volta, che taluni fatti se accadono nella nostra città ed in particolare siano riconducibili alla nostra società, vengano frequentemente distorti e strumentalizzati unicamente al fine di screditarne l’immagine. (…) Invitiamo quindi a ridimensionare serenamente l’accaduto, riconducendone la portata al giusto valore onde evitare di denigrare pretestuosamente un’intera città e tifoseria come purtroppo già avvenuto in passato per circostanze talvolta rivelatesi di nessuna importanza o addirittura millantate”.
Verona e il Verona, dunque, sono ben consci di esserci ricascati e di essere nell’occhio del ciclone in tema di razzismo, ma non si scusano; anzi, si difendono. Nella maniera più puerile però: “Si rileva che due nostri giocatori, uno di origine calabrese e l’altro campano, nonchè altri di diverse etnie, hanno partecipato divertiti assieme alla canzone di mister Mandorlini e ciò a conferma del tono scherzoso ed inoffensivo che la stessa rivestiva”. Lo staff scaligero si nasconde dietro i propri calciatori che, come sottolineato nella prima denuncia, col loro comportamento hanno acuito la gravità del fatto e non certo legittimato.
Torna il Verona in serie B e la piazza fa subito parlare di se. Una città in cui anche le emittenti locali intavolano dibattiti politico-sociali all’insegna della denigrazione del meridione intero. Come a Telenuovo, tv nella quale ha mosso i primi passi un personaggio che abbiamo imparato a conoscere, quel David Parenzo spalla di Cruciani a Radio 24. Basta sentire i toni e i termini usati per descrivere i meridionali durante una discussione sui terremotati dell’Aquila: parassiti, scansafatiche… napoletani, siciliani e calabresi popoli senza onore. (video in basso)

Criscitiello risponde a Mandorlini

Dibattito razzista a Telenuovo Verona

Coro razzista di mister Mandorlini

società e istituzioni locali se la ridono

In occasione della presentazione dell’Hellas Verona neo-promosso in Serie B, l’allenatore ravennate Andrea Mandorlini si è ufficialmente “iscritto” alla Lega Nord intonando un tipico coro anti-meridionali e trascinando i tifosi in un prosieguo della polemica con i salernitani sconfitti nella finale dei play-off e poi finiti nell’incubo del fallimento.
Tutto questo sotto lo sguardo divertito di giocatori, alcuni dei quali meridionali, società e autorità presenti, sindaco leghista Tosi in testa.
La querelle “identitaria” fu innescata proprio da alcune dichiarazioni dello stesso Mandorlini alla vigilia della finale con la Salernitana, in quel momento in odore di fallimento nel caso di mancato accesso alla serie cadetta. Il “mister” del Verona aveva polemizzato prima della partita d’andata punzecchiando gli avversari: “Piangono, dicono che se non vanno in B ci sarà un fallimento sicuro” e ancora “Diciamo che la Salernitana ha già avuto tanti aiuti in campo, sono più che sufficienti”. Queste parole avevano generato la reazione della squadra campana che aveva annunciato azioni legali contro il tecnico del Verona. Il quale, da uomo di sport che non capisce la responsabilità che comporta il suo ruolo di “addetto ai lavori”, continua ancora oggi, con la Salernitana fallita, a fomentare odio e divisioni. Se questi sono gli uomini di sport?!
La tifoseria dell’Hellas non è di certo nuova a episodi di razzismo: dai cori contro i Napoletani, fino al manichino nero impiccato in curva per protestare contro la decisione della propria società di comprare un giocatore di colore. Ora anche il coro del suo allenatore con vive felicitazioni, e non scuse, del sindaco di Verona. Una piazza la cui “mancanza” era tengibile.