Jean-Noël Schifano e la contraffazione storico-sociale italiana

l’intervento dell’intellettuale francese a Santa Maria la Nova

Angelo Forgione – Lo scorso Sabato 20 ottobre si è tenuta presso la Sala Consiliare di S. M. La Nova di Napoli l’interessantissima conferenza “‘A Storia Scuntraffatta, da Masaniello all’Unità”, un dibattito a più voci sui passaggi della storia di Napoli non ancora riconosciuti dalla storiografia ufficiale.
Un evento che si è inserito nella sempre più crescente voglia di saperne di più sulla storia del Sud d’Italia e sul momento della sua annessione al resto della Penisola, un’esigenza che sta conducendo, seppur lentamente, alla comprensione e alla consapevolezza della realtà per una più nitida lettura del presente.
L’incontro, organizzato dal Presidente del Consiglio Provinciale di Napoli Luigi Rispoli e dal coordinatore dell’AIGE Umberto Franzese, è stato moderato da Fiorella Franchini e ha proposto gli interessantissimi interventi di Franco Lista e Gaetano Bonelli. E quello di Jean-Noël Schifano (video) che ha sottolineato l’esigenza di ritrovare l’identità napoletana cui si sono opposti proprio i tanti napoletani che hanno accettato e accettano i tentativi di cancellarla, talvolta ostacolando i nuovi tentativi di sgretolare la colonizzazione culturale.

Il Cavallo Napoletano tra storia e mito

Il Cavallo Napoletano tra storia e mito
un evento per la rinascita dell’antico emblema di Napoli

L’antico simbolo di Napoli e del Napoli, il cavallo rampante, torna a rivivere Sabato 1 Ottobre nella location di Villa Fondi a Piano di Sorrento dove si terrà un meeting culturale incentrato sulla figura del “Cavallo Napoletano” la cui razza è stata ripresa e certificata sulla base di studi accurati. Il convegno celebra la nascita dell’Accademia di Arte Equestre Napoletana secondo una tradizione nata a Napoli nel XVI secolo grazie a Federico Grisone, primo cavallerizzo nella storia a pubblicare un trattato di equitazione, col proposito di restituire a Napoli il simbolo che ha incarnato la storia e la tradizione equestre, l’arte del cavalcare che da Napoli si è diffusa in tutta Europa.
Il meeting culturale sarà presieduto da Jean-Noël Schifano, giornalista, scrittore, accademico, innamorato di Napoli e cittadino onorario Napoletano, che ha accettato con piacere di convenire da Parigi per coordinare la manifestazione.
La serata, che ha ottenuto il sostegno della Provincia di Napoli e della Città di Piano di Sorrento, il patrocinio della Regione Campania e la collaborazione dell’Associazione Cypraea Onlus diretta da Cecilia Coppola, della Fidapa Sorrentina e dell’Unitrè di Piano, si concluderà con le favole interpretate da Peppe Barra.

Clicca qui per vedere la brochure dell’evento in pdf

Schifano, un francese meridionalista

J. N. Schifano: «Napoli tradita dall’Italia.
il Nord la disprezza perché sa di essere inferiore»

Angelo Forgione – Jean-Noël Schifano è uno scrittore intellettuale francese, innamorato di Napoli e suo profondo conoscitore da sempre. Senza pregiudizi, ma con una profonda cultura partenopea che deve far arrossire molti Napoletani (è stato anche direttore dell’Istituto Francese Grenoble), Schifano ha sempre asserito che i problemi di Napoli sono essenzialmente il frutto dell’Unità d’Italia, concretizzatasi in un “crimine storico”: «La decadenza programmata della sola città capitale d’Italia».
Autori principali del «crimine», Garibaldi e Cavour, cui Schifano riserva parole di fuoco, proponendo cambiamenti toponomastici e rimozioni di statue. La stessa rivoluzione del ’99 e la Repubblica partenopea, da francese, sono considerate dallo scrittore una «un’antistorica parodia della Rivoluzione francese». E la camorra non sarebbe altro che il prodotto di quello stesso «crimine storico» che l’avrebbe, nel corso degli anni, continuamente rafforzata, «per paura, incomprensione, disprezzo, indifferenza o franca collusione».

A seguito della nuova emergenza rifuti in Campania, Schifano ha rilasciato il 3 Novembre delle dichiarazioni a IL MATTINO con le quali ha esternato la sua indignazione per come l’Italia tratta Napoli dall’unità d’Italia in poi e in questo preciso momento storico.
I concetti espressi corrispondono con precisione a quanto anche il sottoscritto sta cercando da tempo di comunicare ai Napoletani.

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È appena uscito dallo studio di registrazione di France Culture, dove s’è parlato dell’Italia e della monnezza e lui, Jean-Noel Schifano, s’è fatto in quattro per spiegare che Napoli non va lasciata sola, che va amata. Lo scrittore francese ha scritto numerosi libri su Napoli, ama firmarsi Civis Neapolitanus e al Sud ha dedicato anche l’ultima sua opera, «Le vent noir ne voit pa où il va») uscita in Francia il 5 maggio («L’anniversario della partenza dei Mille, una sciagura nazionale»). Schifano vorrebbe pure provarci a mettere tra parentesi la tragedia dei rifiuti napoletani, ma non ci riesce è piú forte di lui. E la curiosità nella sua Parigi è sempre alta. E gli tocca sfogarsi, con l’irruenza che gli è abituale.

«Quando il sangue dei napoletani scorre sul Vesuvio, la situazione è allarmante» esordisce amaro.

Be’, adesso scorre anche più a Nord, a Giugliano…
«Lo so, lo so. Quello che hanno fatto nelle campagne tra Caserta, Castelvolturno e Napoli, è il Ground Zero della storia contemporanea dell’Italia, che ormai possiamo ribattezzare come il Brutto Paese».

Che impressione le fanno i cumuli di monnezza che stanno imbrattando di nuovo la «sua» Napoli?
«Un grande dolore. Ma trovo ancora peggiore la frase di Bertolaso per il quale ”l’eruzione del Vesuvio non sarebbe una tragedia”. Ha mostrato il disprezzo del bravo leghista e la suprema inciviltà del capo della Protezione civile. Vogliono neronizzare Napoli e tutta la Campania con la monnezza. Odiano Napoli per la sua trimillenaria intelligenza, per la sua civiltà. Cosí la sfruttano, come l’hanno sfruttata in questi 150 anni di Unità».

È diventato, per caso, un leghista del Sud?
«Per niente. La Lega è razzista. I napoletani, invece, sono stati gli unici nel mondo cattolico a rifiutare l’Inquisizione e non hanno mai costruito ghetti per gli ebrei. E ora non ne possono piú. È come se fosse resuscitato il generale Bixio e volesse bruciare vivi i nuovi briganti, contadini, operai, studenti, professionisti e artigiani del ventunesimo secolo. Ma Napoli, la sua terra e il suo vulcano, tormentati, violentati e straziati, resisteranno con tutte le forze. Questa gente è ancora lí, al potere, perché Napoli e il Sud non hanno ancora trovato il tempo di civilizzare il Nord dell’Italia».

Lei ama giocare con i paradossi.
«Possiamo anche chiamarli paradossi, ma non è cosí».

Sogni, magari speranze.
«Io ragiono sulla Storia, fuori dagli schemi imposti dagli altri. E dico che tutti i mali di Napoli nascono a Roma. In un secolo e mezzo hanno fatto di tutto per trasformare la grande capitale che nei secoli è stata Napoli in una città-bonsai, privandola di banche, ferrovie, cantieri navali e opere d’arte. L’hanno trasformata in una città assistita da tenere al guinzaglio. E ora gli lasciano la monnezza, dopo che gli hanno portato per decenni i rifiuti tossici delle fabbriche del Nord».

Ma, in tutto questo caos, i napoletani non hanno nessuna responsabilità?
«I napoletani oggi sono piú vittime che mai. E meno male che hanno cominciato a ribellarsi. Non ne possono piú e anche chi, come me, ora ama Napoli non ne può piú».

Cosa pensano i francesi di questa nuova tragedia dei rifiuti?
«Non capiscono niente. Vedono solo il lato burattinesco di Berlusconi. E si sono convinti che l’Italia sia un paese poco serio».

E magari non verranno piú a Napoli.
«Verranno, verranno ancora. I voli Parigi-Napoli sono sempre pieni. Per i francesi la bellezza di Napoli sono i napoletani e non il suo paesaggio».

Magari vengono a scattare foto dei cumuli di monnezza. Un turismo in cerca dell’oleografia nera.
«Non è cosí. I francesi sono troppo tirchi per buttare soldi per andare a visitare luoghi brutti. Avete un patrimonio culturale e umano invidiato in tutto il mondo».

Ma non è, come al solito, troppo benevolo.
«Dovete smetterla di ingiuriarvi da soli»
.

Rivolga un appello ai napoletani, allora.
«Siate ancora piú napoletani di quanto siate mai stati. È l’unico modo per vincere una partita che gli altri stanno giocando con carte truccate. Siate napoletani e non fatevi sommergere dalle menzogne che sono peggiori della monnezza. Napoli si salverà dall’Italia solo ridendo dei bunga-bunghisti».