Maradona o Messi? Diego superiore perchè “limitato”

Lombalgia e tossicodipendenza per l’unico vero rivoluzionario del Calcio

Angelo Forgione Il paragone tutto argentino tra Messi e Maradona spunta sempre fuori ad ogni magia di Lionel, colui che si è già assicurato un posto tra i grandissimi di tutti i tempi a suon di goal e dribbling, e con una carriera ancora tutta da completare.
Una cosa è certa: Messi è evidentemente più incisivo di Maradona in fase realizzativa ma nel complesso Diego era ben altra cosa per decisività e per genialità. È lui che, venendo via da Barcellona, ha fatto grande un Napoli mediocre, portandolo ai vertici del calcio nazionale e internazionale. È lui che ha vinto un campionato mondiale sostanzialmente da solo. A Messi tutto questo, al momento, manca.
Immaginiamo che oggi Messi lasci il comodo e ricco Barcellona e si trasferisca al Chievo (paragonabile per risultati al Napoli del 1984), che, mettendogli vicino degli ottimi calciatori e non dei fuoriclasse assoluti, vinca lo scudetto in tre anni in un campionato territorialmente spaccato in due da sempre. È questo quello che ha fatto Maradona lasciando la Catalogna per Napoli. Immaginiamo che Messi diventi decisivo in nazionale come non lo è mai stato, a tal punto da vincere un mondiale praticamente da solo. È questo quello che ha fatto Maradona nel 1986.
È inconfutabile che Maradona abbia reso il Napoli campione d’Italia e d’Europa e l’Argentina campione del mondo. E l’ha fatto su una magica caviglia sinistra ricostruita dopo l’operazione chirurgica che gli salvò la carriera, messa a rischio dall’entrata killer di Goikoetxea. La memoria corta fa dimenticare anche la cronica patologia del “pibe de oro”, la lombalgia che lo costringeva a continue e logoranti infiltrazioni di cortisone con cui spesso andava in campo. Come se non bastassero gli handicap fisici, Maradona limitò se stesso con la sua tossicodipendenza, nata a Barcellona e trascinata ben oltre la fine della carriera. Quando riuscì a tenerla a bada dimostrò al mondo che poteva scendere in campo con una decina di controfigure e vincere una Coppa del Mondo. Pensiamo allora a un Diego con la gamba mai operata, senza mal di schiena, lontano dalle droghe e “regolare” come Messi. Solo così conciato poteva risultare umano e avvicinabile, mantenendo fede alla sua natura di genio anticonformista inviso ai potenti del calcio e ai suoi avversari, che per fermarlo puntavano alle sue gambe; Maradona non era né rispettato né tutelato (come lo è invece Messi) ed era un capopopolo per due popoli: gli argentini e i napoletani. “Ripagati” i primi dopo che gli inglesi gli avevano rubato le isole Malvinas, “ripagati” anche i secondi dopo aver capito che i settentrionali gli avevano rubato la dignità.
Messi, pur col 100% delle sue capacità fisiche e con la sua immensa classe, non ha fatto il Barcellona, zeppo di fuoriclasse. Anzi, si può dire che sia più Messi ad essere stato fatto dal Barça, il club che ha creduto nelle sue qualità garantendogli assistenza sanitaria quando, in età preadolescenziale, era effetto da un disturbo della crescita, facendolo crescere nella sua “cantera” e rendendolo il più brillante gioiello tra i tanti gioielli. Messi lo sa, ed è per questo che è grato al Barcellona, che è la sua casa, il suo club eterno.
I paragoni sono solo un gioco per soddisfare chi vuol dare allo show-business un nuovo Re, un nuovo idolo massimo per i tempi moderni. La verità è che “la pulce” rievoca “el pibe”, ricorda le sue magie, ma non sarà mai Diego, l’unico vero rivoluzionario del Calcio, il Che Guevara del pallone, il calciatore che sovvertì ogni gerarchia e fece vincere il Napoli, un club storico d’Italia, ma pur sempre della periferia del Calcio mondiale. Fu proprio lui a dire nel 1995 «tutti dicono: “Questo è stato il migliore del Barcellona, questo è stato il migliore del Real Madrid, questo è stato il migliore del Chelsea…”. Io sono orgoglioso di essere stato il migliore a Napoli». Il migliore… del mondo… a Napoli, non il migliore del Napoli. Maradona si è riempito d’orgoglio per aver conquistato il trono e la gloria dal basso, smettendo la maglietta del ricco Barcellona, e mica per infilare quella della Juventus! Pur di fuggire dall’inferno catalano accettò alla cieca la maglia che Paolo Rossi aveva rifiutato qualche anno prima.
Diego era un antiaziendalista capace di dettare campagne acquisti a Ferlaino. Giordano e Careca, giusto per citare la storica Ma-Gi-Ca, li volle lui, e loro lasciarono le squadre del cuore, la Lazio e il São Paulo pur di giocare col più grande di tutti. Diego condizionò le convocazioni in nazionale di Bilardo. E si mise contro i dinosauri della FIGC, della sua AFA e della FIFA, che gli fecero pagare tutto.
Messi è nel gotha del Calcio ma nel Barcellona più forte di sempre ci è nato, ci è cresciuto e ci “morirà”. Determina risultati e segna a raffica, più di Maradona, ma nel suo fortissimo club, e molto meno in nazionale. Delizia tutti gli amanti del Calcio nel mondo, ma non cambia gerarchie, non detta gli acquisti, non indirizza le convocazioni in nazionale e non ha il piglio del rivoluzionario. Diego è il più grande, un calciatore che ha sfidato e piegato le leggi della fisica e della logica. Un calciatore che va ben oltre il football. Insomma, Messi sarà pure un Carracci, ma Maradona è Caravaggio.

Quando gli Squallor cantarono l’Africa italiana

Angelo Forgione Era il 28 gennaio 1985 quando fu registrato il brano We are the World, scritto da Michael Jackson e Lionel Richie; fu prodotto da Quincy Jones e inciso a scopo benefico da USA for Africa, un supergruppo di celebrità della musica pop, riunitesi secondo l’esempio della Band Aid di Do They Know It’s Christmas?. I circa 50 milioni di dollari raccolti con We Are the World, su idea di Harry Belafonte, furono devoluti alla popolazione dell’Etiopia, afflitta in quel periodo da una disastrosa carestia. Il brano uscì il 7 marzo dello stesso anno e fu un successo planetario. Vinse infatti il Grammy Award come “canzone dell’anno”, come “disco dell’anno”, e come “miglior performance di un duo o gruppo vocale pop”. Solo negli Stati Uniti ne furono vendute 7,5 milioni di copie.
In Italia, scimmiottando le ipocrisie e i luoghi comuni che il gran successone americano conteneva, fu incisa una parodia dai demenziali Squallor, intitolata Usa for Italy. Il gruppo abbandonò per un momento i suoi tipici testi “coloriti” e scrisse un brano che, diversamente dagli altri ricchi di turpiloqui, poté essere sdoganato dalle radio nazionali. Non a caso, l’album Tocca l’albicocca che conteneva Usa for Italy si rivelò il maggior successo commerciale della band.
Gli Squallor, trent’anni fa, non persero l’occasione data dal filone americano di denunciare a modo loro le povertà locali e composero una geniale denuncia delle due Italie, dove una delle due era associata metaforicamente all’Africa. Qualcuno pure non si rese conto che dietro la parola Italia si nascondeva il Mezzogiorno, nonostante il testo fosse estremamente chiaro: “Caro Michael Jackson, tu che mandi i soldi in Africa (…), ricordati di noi che stiamo a Napoli e un disco faccelo anche per noi. E poi, mandaci i danari. E se tu vuoi, mandali anche a Bari… e a tutti i meridionali for Italy. (…) E in riva al mar, dollari in contanti perché l’Africa canti for Italy.”

video / Vesuvio, la meraviglia abbandonata

video / Vesuvio, la meraviglia abbandonata

perchè il vulcano è stato escluso dalle 7 meraviglie della natura

Angelo Forgione – Non è la lagna del giorno dopo, ma di ciò che stava accadendo avevo scritto manifestando un “fastidioso sospetto” a qualche ora dalla chiusura del concorso internazionale per la designazione delle nuove sette meraviglie della natura.
A soli cinque giorni dal termine, il Comitato organizzatore aveva dato il Vesuvio nella rosa delle prime dieci meraviglie in classifica ma nessuno da quel momento in poi aveva accelerato per spingere il vulcano negli ultimi giorni. Non i media da cui non si irradiava alcun servizio televisivo o videogiornalistico, e tantomeno la Provincia di Napoli che aveva fatto da madrina alla candidatura per poi sparire nel nulla.
Solo i cittadini si davano da fare attraverso il passaparola sui social network che investiva anche chi cadeva dalle nuvole, non sapendo neanche dell’esistenza del concorso partito nel 2007.
V.A.N.T.O. da allora si era attivato, e negli ultimi giorni coinvolgeva la trasmissione “La Radiazza” di Gianni Simioli su Radio Marte e la Rete di informazione della Due Sicilie di Alessandro Romano.

Questo piccolo-grande sforzo avveniva mentre in altre nazioni si muovevano calciatori, capi di stato e ministeri locali. In Italia, il silenzio. Eppure si trattava di un simbolo turistico italiano, del vulcano più famoso del mondo, per giunta anche parco nazionale.
Esclusione inevitabile, perchè la lotta era impari già in partenza considerando le densità di popolazione degli altri continenti. Ma la dinamica di come è arrivata lascia forti sospetti. Un governo che non spinge, i media che snobbano, la Provincia di Napoli che, dopo aver consentito la realizzazione di una mega-discarica sul Vesuvio (Parco Nazionale), realizza uno spot ingabbiato nel solo sito dell’ente locale. E nonostante questo, il Vesuvio, coi soli voti dei napoletani e dei suoi estimatori nel mondo, c’era. Poi è sparito.
Dunque il vulcano più famoso e più ritratto del mondo, ricco di una storia millenaria, resta una meraviglia di fatto, l’unica italiana,  senza certificazione, e ce lo godiamo noi campani.
E adesso, sotto con le preselezioni delle prossime 7 Meraviglie: le città. Noi, per la nostra amata Napoli, ci risiamo!