Leopardi e il colera di Martone che accende lo stereotipo

Angelo ForgioneHo visto con molta curiosità Il giovane favoloso, la pellicola firmata da Mario Martone in cui un bravo Elio Germano veste i panni di Giacomo Leopardi. Non era un’impresa facile realizzarla, e la sensazione è che, pur nel rigore assoluto del regista, non sia riuscita completamente.
Il racconto è diviso in tre parti. La prima si svolge ovviamente a Recanati, più odiata che amata, nell’austera casa-biblioteca di famiglia che ha libri per pareti e squarcio sul colle che apre all’immaginazione e dona tregua all’ossessività famigliare. La seconda parte, a Firenze e Roma, è quella della libertà acquisita, dove il protagonista incontra la delusione per il mondo idealizzato lontano dalle Marche e comprende di essere avulso da una società ottocentesca che inneggia al progresso, trovando morboso riparo nell’amicizia con l’esule napoletano Antonio Ranieri. La terza parte, a Napoli, è incentrata sul forte contrasto che il poeta percepisce nella città nobile e plebea governata dalla natura, alla quale si abbandona. Nella città italiana più importante dell’epoca, il trentacinquenne Giacomo, ormai piegato su sé stesso, impara a sorridere e a gustare i piaceri mondani da cui si fa circondare per verificare la vitalità che non ha trovato negli ambienti bigotti e artificiosi del suo passato, fino al punto di non poterne più e ritrovarsi travolto da ancor più grande inadeguatezza. E allora è lo spettacolo del Vesuvio in eruzione, del Golfo splendente e del cielo ammantato di stelle della grande Città ad assorbirlo. È il Creato, che in quel posto lascia a bocca aperta, a sgomentare la sua mente riflessiva, offrendogli la percezione delle forze superiori alle quali ogni cosa si piega, quelle forze che egli ha percepito fin dalla sua adolescenza nella piccola prigione di Recanati e con le quali entra finalmente in contatto nella notte vesuviana, dove recita La Ginestra, ovvero la natura che si piega alla natura.
Film coinvolgente, pur con un ritmo marcatamente rallentato che lo rende eccessivamente lungo. Altrettanto marcati sono i tratti folcloristici di una Napoli capitale alle cui aristocrazia e cultura, note in quell’Europa, è fatto qualche riferimento (il San Carlo, Donizetti, Rossini, salotto Guacci) senza che però risulti equilibrata la percezione scenografica rispetto alla più rappresentata città piegata e piagata. Condannata eternamente al binomio col colera, che la pellicola ha la colpa di far apparire come problema esclusivamente locale, mentre si trattò di epidemia che colpì tutt’Europa, scendendo da Nord, senza risparmiare Londra, Parigi e Vienna, le città del Nord-Italia e neanche il Granducato di Toscana della Firenze che il poeta frequentò tra il 1830 e il 1833. Certamente alcuni rioni di Napoli, la città più popolosa d’Italia, vivevano condizioni sanitarie problematiche, e i morti in città furono davvero tanti, ma la letalità rispetto ai casi di malattia fu inferiore, ad esempio, a città come Danzica e Bordeaux, grazie alla prevenzione e ai soccorsi, che furono migliori che altrove. Pandemia causata della buona quantità di acqua di cui disponevano i napoletani, assicurata da due acquedotti in sotterranea scavati nel tufo poroso, quindi non isolante dalle falde marine e dagli scarichi reflui. Fu l’acqua a sufficienza a trasformarsi nel punto debole di Napoli, non il tanto narrato sudiciume.
Eppure, nel film, la nobildonna toscana Fanny Targioni-Tozzetti, intima amica di Ranieri e Leopardi, invia ai due una lettera di saluti scrivendo che il colera è colpa del popolino napoletano. Appare quantomeno strano, visto che a Firenze e in gran parte della Toscana quella stessa pandemia giunse a far migliaia di vittime nell’estate del 1835 e solo un anno dopo, scendendo verso Sud, colpì la Napoli di Leopardi. Nitida invece l’immagine della civiltà di Firenze, benché Giacomo la definì nello Zibaldone sporchissima e fetidissima città, per li cui amabili cittadini ogni luogo, nascosto o patente, è comodo e opportuno per li loro bisogni”, sentendosi ammorbato dal suo “sudiciume universale”. Lo spettatore meno informato non può non avere, ancora una volta, la solita informazione subliminale (errata) su Napoli capitale non della cultura ma della sporcizia; e Martone, napoletano, avrebbe potuto aiutare a sgretolare questo luogo comune anziché rafforzarlo.
A proposito di colera e mistificazioni, la pellicola non si inoltra nella morte del protagonista, forse per non dover affrontare l’ingarbugliato mistero della causa del decesso. Quella ufficiale, diffusa da Antonio Ranieri, recitava ‘idropisia di cuore‘, ma è forte il dubbio che si sia trattato proprio di colera e che il corpo di Leopardi sia stato gettato in una fossa comune.

video / Vesuvio, la meraviglia abbandonata

video / Vesuvio, la meraviglia abbandonata

perchè il vulcano è stato escluso dalle 7 meraviglie della natura

Angelo Forgione – Non è la lagna del giorno dopo, ma di ciò che stava accadendo avevo scritto manifestando un “fastidioso sospetto” a qualche ora dalla chiusura del concorso internazionale per la designazione delle nuove sette meraviglie della natura.
A soli cinque giorni dal termine, il Comitato organizzatore aveva dato il Vesuvio nella rosa delle prime dieci meraviglie in classifica ma nessuno da quel momento in poi aveva accelerato per spingere il vulcano negli ultimi giorni. Non i media da cui non si irradiava alcun servizio televisivo o videogiornalistico, e tantomeno la Provincia di Napoli che aveva fatto da madrina alla candidatura per poi sparire nel nulla.
Solo i cittadini si davano da fare attraverso il passaparola sui social network che investiva anche chi cadeva dalle nuvole, non sapendo neanche dell’esistenza del concorso partito nel 2007.
V.A.N.T.O. da allora si era attivato, e negli ultimi giorni coinvolgeva la trasmissione “La Radiazza” di Gianni Simioli su Radio Marte e la Rete di informazione della Due Sicilie di Alessandro Romano.

Questo piccolo-grande sforzo avveniva mentre in altre nazioni si muovevano calciatori, capi di stato e ministeri locali. In Italia, il silenzio. Eppure si trattava di un simbolo turistico italiano, del vulcano più famoso del mondo, per giunta anche parco nazionale.
Esclusione inevitabile, perchè la lotta era impari già in partenza considerando le densità di popolazione degli altri continenti. Ma la dinamica di come è arrivata lascia forti sospetti. Un governo che non spinge, i media che snobbano, la Provincia di Napoli che, dopo aver consentito la realizzazione di una mega-discarica sul Vesuvio (Parco Nazionale), realizza uno spot ingabbiato nel solo sito dell’ente locale. E nonostante questo, il Vesuvio, coi soli voti dei napoletani e dei suoi estimatori nel mondo, c’era. Poi è sparito.
Dunque il vulcano più famoso e più ritratto del mondo, ricco di una storia millenaria, resta una meraviglia di fatto, l’unica italiana,  senza certificazione, e ce lo godiamo noi campani.
E adesso, sotto con le preselezioni delle prossime 7 Meraviglie: le città. Noi, per la nostra amata Napoli, ci risiamo!

Il Vesuvio non è tra le 7 meraviglie della natura

Il Vesuvio non è tra le 7 meraviglie della natura
la gente ce l’ha messa tutta, istituzioni e media molto meno

Niente da fare per il Vesuvio. Il Comitato Internazionale del concorso delle 7 Meraviglie della natura ha pubblicato la previsione affidabile dei vincitori con il seguente comunicato:

Amazzonia, Halong Bay, Iguazu Falls, Jeju Island, Komodo, Puerto Princesa, Table Mountain.
Queste sono le “New7Wonders” provvisorie della natura in base al primo conteggio dei risultati di voto al 11/11/11. È possibile che ci siano cambiamenti tra i vincitori provvisori. Le “New7Wonders” provvisorie della natura sono elencate in ordine alfabetico.

Il calcolo di voto verrà controllato, convalidato e verificato in modo indipendente, e i vincitori saranno annunciati ufficialmente all’inizio del 2012, durante le cerimonie di inaugurazione ufficiali.

Dunque, il Vesuvio che Domenica era tra i primi 10 non ce l’ha fatta. Peccato! Se a 5 giorni dalla chiusura era in lizza, vuol dire che qualche spot del Ministero o della Regione in questi mesi avrebbe consentito il conseguimento del risultato.
Un’ulteriore dimostrazione di come il paese non promuova la sua immagine, e men che meno quella del Sud. Hanno vinto le località che hanno speso in pubblicità, ed era prevedibile.
Una prova del disinteresse mediatico? Solo il TG COM e L’ANSA hanno pubblicato oggi un articolo sulla questione; il primo alle 17:43, a quasi sette ore dalla chiusura delle votazioni e con un sondaggio fotografico beffardo, e il secondo alle 16:41.
Come nel silenzio si è svolto il concorso, così continui; non ci piacerebbe sentire di rimpianti nei TG o sui giornali, o celebrazioni dei vincitori. Assorbiamo la delusione e ricominciamo, proponendo Napoli per il prossimo concorso.
Grazie a tutti quelli che hanno votato e sperato. A loro è dedicata quest’immagine fantastica (cliccare per ingrandire) di un vulcano MERAVIGLIOSO, il più invidiato, famoso e ritratto del mondo, che identifica Napoli nell’immaginario mondiale solo dopo la pizza. Sondaggio o no.


Ultime ore per votare il Vesuvio, nel silenzio generale

Ultime ore per votare il Vesuvio, nel silenzio generale
quel fastidioso sospetto che non ci abbandona

E così siamo giunti alle ultime ore. Domani 11/11/11, alle ore 12:00 italiane, si chiuderanno le votazioni per la designazione delle “7 MERAVIGLIE DELLA NATURA“. Ho preso a cuore la candidatura del Vesuvio nel 2008, quando ho cominciato a supportare la testata Napoli.com nella diffusione del messaggio. Poi, con V.A.N.T.O. una volta creato il Movimento. E in prossimità del traguardo, il supporto è arrivato dalla trasmissione radiofonica identitaria “La Radiazza” del buon Gianni Simioli (grazie!) su Radio Marte. Stasera, l’ultima botta la darà il Notiziario Telematico Legittimista “Rete di Informazione delle Due Sicilie dell’amico Alessandro Romano che invierà, su precisa richiesta, un messaggio di chiamata al voto alle decine di migliaia di iscritti alla newsletter.
Ce n’era bisogno perchè se il nostro Vesuvio ce la farà, ce l’avremo fatta noi amanti di Napoli. Non c’è stata alcuna forte cassa di risonanza per spingere un sito nazionale alla vittoria. Avrebbe potuto farlo il Ministero del Turismo e quello dell’Ambiente (Il Vesuvio è anche un Parco Nazionale) anche con un banale spot da irradiare sulle reti nazionali, ma nulla. Avrebbe potuto farlo la Regione Campania, ma neanche sul sito c’è lo straccio di un banner. Qualcosa l’ha fatta la Provincia di Napoli che ha “sponsorizzato” il vulcano con uno spot di cui è protagonista Peppino Di Capri; spot che però, in sostanza, è rimasto imprigionato sul sito dell’ente; poi volantini e depliant, ma non certo un’azione veramente incisiva. Da apprezzare il supporto del Comune di Ercolano che ha “intercettato” i turisti degli scavi e ha lanciato un appello su Rai International. Il Comune di Napoli, forse, avrebbe potuto sfruttare i buoni rapporti tra De Magistris e De Laurentiis per reclutare i calciatori del Napoli in qualche promozione che sarebbe stata sicuramente efficace. Così come ha fatto l’immenso Messi, assoldato per reclamizzare le cascate Cataratas d’Iguazu, così finite sotto gli occhi di milioni di appassionati di calcio nel mondo, oltre agli argentini e ai catalani.
Mentre Nelson Mandela ci metteva la faccia per la montagna sudafricana della Mensola, il Ministero del Turismo in Israele non faceva come in Italia, mettendo in campo una massiccia campagna pro Mar Morto, con tanto di banner pubblicitari su migliaia di siti internet e annunci a pagamento su Google. Quello stesso Mar Morto di cui ha parlato repubblica.it, il portale di un quotidiano ITALIANO che non ha parlato del Vesuvio.
Un po’ in tutti i paesi ci si è dati da fare, e tra quei pochi che non hanno spinto c’è l’Italia. Ecco perchè, se il Vesuvio dovesse farcela, la vittoria sarebbe soprattutto della gente, dell’immenso cuore Napoletano e di chi ama Napoli. Sarà difficile perchè chi ha speso soldi vincerà, e si tratterà delle località dell’est.
A noi un sospetto deve venire: il Vesuvio è anche un Parco Nazionale Italiano ed è delittuoso che non sia stato spinto da qualche ministero. Vuoi vedere che non debbano essere accesi i riflettori su un Parco Nazionale abbandonato e umiliato dai rifiuti speciali che vi si sversano? E allora ecco perchè ci teniamo tanto. Non solo perchè la vittoria avrebbe un valore simbolico e turistico per Napoli e Provincia, ma servirebbe a riaccendere i riflettori su uno scandalo che subiamo.
Il sottoscritto che da 4 anni “lavora” nell’ombra per diffondere e sensibilizzare, ha già iniziato a lavorare per il prossimo concorso del Comitato Internazionale che verrà dopo quello delle Meraviglie della Natura; sono infatti già in corso le preselezioni delle prossime 7 Meraviglie: le città!
Grazie a tutti quelli che hanno votato e che voteranno.

Angelo Forgione

Come si vota

– andare al sito: www.new7wonders.com/voto?lang=it

– selezionare il Vesuvio e altri sei condidati tra i 28 in concorso

– compilare il form e inviare il voto

– attendere il messaggio di posta contenente il link su cui cliccare
per convalidare il voto

– un ulteriore voto si può dare anche con l’account di Facebook da qui

È possibile votare più volte con diversi indirizzi E-Mail. Non esitate a farlo!

Intervista a 360 gradi per “Settimo Potere”

Intervista a 360 gradi per “Settimo Potere”

La testata giornalistica online “Settimo Potere“, che analizza e monitora i fenomeni dei new media, ha richiesto delle mie risposte per un intervista a tutto tondo sulla Napoletanità e sul meridionalismo. L’intervista integrale è indirizzata a chi sente di appartenere a Napoli e al Sud ma non trova le coordinate per comprenderne il presente.

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Angelo, abbiamo seguito la tua attività e siamo rimasti decisamente colpiti dal modo pacifico e intelligente di mostrare la cosiddetta “altra faccia della medaglia” che spesso i media nazionali e filosettentrionali tendono a nascondere. Parlaci del Movimento V.A.N.T.O. Perchè è nato?

V.A.N.T.O. è nato con l’intento di valorizzare le luci di una città straordinaria che è più brava a vendere le proprie ombre ad un sistema mediatico affamato di sensazionalismo. Tutto è fiorito dall’amore per la città che nutro da quando ero bambino e ho cominciato a rendermi conto che questa città era trattata diversamente. Crescendo mi sono chiesto perchè ci fosse così tanta bellezza paesaggistica e ricchezza monumentale ma anche problemi enormi apparentemente incomprensibili. In quell’età ho cominciato a leggere, studiare, approfondire, capire per cercare delle risposte che sono arrivate quando mi sono imbattuto nella “questione meridionale” che sembrava così complessa, per poi presentarsi nella sua logica semplicità. Così ho capito la storia di Napoli, i suoi problemi, i comportamenti singolari dei Napoletani e anche la nostra classe politica e dirigenziale.

A quel punto, con la maturità, ho dovuto scegliere se restare o emigrare. Sono rimasto, ma chi resta per amore non può starsene con le mani in mano. E allora ho creato quella “filosofia meridionalista attiva” che è V.A.N.T.O. con cui voglio da una parte difendere la nostra città dalle ostilità esterne e interne e dall’altra trasmettere ai miei concittadini che lo vogliano ciò che ho studiato, capito e scoperto. Ma, come dovrebbe sempre fare ogni buon giornalista, analizzando sempre le cause, gli effetti e le possibili contromisure, senza scadere nello sterile vittimismo di chi si lamenta di una condizione infelice senza alcuna riflessione e proposta.

In cosa consiste?

V.A.N.T.O. ha vari campi d’azione. C’è la denuncia del degrado urbano e, soprattutto, monumentale. Statue, palazzi e chiese di Napoli sono un tesoro sotto attacco quotidiano e ne perdiamo pezzi lentamente e silenziosamente. Poi c’è la denuncia degli stereotipi e dei luoghi comuni che colpiscono incessantemente l’immagine della città tramite quell’accanimento mediatico che ho ribattezzato “Ammazziamo Pulcinella”. C’è la comunicazione meridionalista con la quale si intende comunicare come è stato fatto il Paese e, soprattutto, il perchè Napoli e il Sud non possono uscire dal sottosviluppo a cui sono condannati da centocinquant’anni. E ancora, la valorizzazione delle bellezze di Napoli di cui vantarsi.

Tutto poi passa attraverso il web: articoli, denunce, interviste televisive e radiofoniche, videoclip di mia creazione… è ogni cosa sul blog, sul canale youtube, sui social network. Così lascio ogni traccia e prima o poi la gente le trova. Poi ci sono le conferenze grazie alle quale ho il piacere di parlare alla gente, e anche qualche sponsorizzazione sportiva come quella fresca con la U.S.C.A. Atellana Handball, la squadra di Serie A2 che annovera nella rosa femminile la moglie di Hamsik.

Poi c’è il lavoro oscuro, le segnalazioni a Comune, Regione, Sovrintendenze, redazioni varie. Insomma, un’attività complessa basata su una tenace strategia ben precisa. Il risultato non è solo quello tangibile di un lampione storico riparato, di un monumento ripulito, o le scuse di chi gratuitamente offende Napoli da fuori, ma è anche quello della sensibilizzazione al significato intrinseco della parola Napoletanità che, vi assicuro, è tanta roba! E così spero di contribuire all’ottenimento di un risultato più arduo, un maggiore amore dei Napoletani verso la propria città. Se non scatta questo, sarà sempre sterile lottare contro gli stereotipi e le aggressioni che pure ci sono.

Perché, nel tuo blog, scrivi, parlando della città di Napoli, “Baciata da Dio, stuprata dall’uomo”?

Perchè la città è sorta più di 2500 anni fa in un luogo unico come pochi altri al mondo, un vero e proprio paradiso terrestre. È la natura che ha decretato la bellezza di Napoli prima ancora che l’uomo, diversamente da Roma, Parigi o Londra. Goethe, al cospetto della “grande apertura di cielo” di Napoli, paragonava “la bassura del Tevere” romana ad “un vecchio convento in posizione sfavorevole”. Cercate nel mondo un vulcano adagiato sulla splendida baia che culmina nelle insenature di Posillipo, i magnifici Campi Flegrei coi laghi vulcanici, le isole al largo, la collina del Vomero, il clima temperato, la terra fertile. Ci sono poche città la cui bellezza è naturale prima che artificiale. Istanbul, Rio e Napoli su tutte. Ecco perchè è stata scelta da greci, romani, bizantini, longobardi, saraceni, normanni, svevi, angioini, aragonesi, spagnoli e austriaci le cui tracce rappresentano parte dell’immenso patrimonio monumentale partenopeo. Tutti hanno voluto possedere questo paradiso, chi l’ha amata più e chi meno, ma nessuno ha mai sentito di appartenervi. Poi è stato finalmente il turno di una dinastia Napoletana che, diversamente dalle altre, ha sentito di appartenere alla città e non viceversa, e l’ha resa una vera Capitale europea. Con l’arrivo dei piemontesi la città è stata messa al guinzaglio, e con essa tutto il Sud. Li è cominciata la decadenza e 150 anni di minorità indotta hanno esercitato un lavaggio del cervello ai tantissimi Napoletani che non hanno fierezza, cultura, speranza e accoltellano la città con i loro comportamenti quotidiani. Ecco perchè parlo di stupro della mano umana, quella di chi ha traumatizzato la città Capitale riducendola a capoluogo di provincia di un Sud arretrato, la mano di chi ci ha portato via le risorse e il futuro, la mano di quei politici locali asserviti alla politica nazionale che hanno devastato la città con speculazioni edilizie e clientelismi, la mano di quelli che hanno scelto la strada della camorra che ha divorato il territorio, la mano di quei Napoletani che non hanno rispettato e non rispettano la città, la mano di quegli italiani che puntano continuamente il dito e parlando male di una terra di cui non conoscono la storia e la cultura.

Non solo Goethe, le bellezze paesaggistiche di Napoli, oltre che quelle monumentali, sono state decantate da Stendhal, Shelley e tanti altri letterati che, come i viaggiatori del “Grand Tour”, avevano questi luoghi come meta. Così nacque il detto “vedi Napoli e poi muori”. Io continuo a guardarla, ad apprezzarne gli scorci e i panorami dalle varie prospettive e ad apprezzare il miracolo della natura che l’uomo ha delittuosamente profanato. Ecco cosa vuol dire “baciata da Dio, stuprata dall’uomo”.

Esiste davvero questo “snobbismo” da parte del Nord o sono i meridionali ad essere troppo allarmisti e sospettosi?

Diciamo tranquillamente che un certo Nord è sicuramente prevenuto. Come i Napoletani hanno assorbito 150 anni di minorità indotta, così i non Napoletani hanno assorbito i pregiudizi inculcati da chi all’epoca volle inginocchiarli. La dinamica è correlata e le esasperazioni sono da ambo i versanti. All’accanimento spesso ingiustificato contro Napoli corrisponde una sorta di vittimismo a prescindere. Spesso ricevo segnalazioni e risentimenti condivisibili ma qualche volta anche lamentele prive di fondamento. Le cose vanno messe a fuoco con obiettività e non è sempre facile. Ma è certo che lo snobbismo settentrionale ci sia e sia anche forte. Napoli è temuta, all’estero l’Italia è vista come un’immensa Napoli, nel bene e nel male. E gli italiani cercano di enfatizzarne i mali per sotterrarne il bene. Studiando, ho individuato le cause dell’accanimento anti-napoletano, e le denuncia anche un maestro come Paolo Mieli quando dice che è dal Risorgimento che Napoli è vittima di un fortissimo pregiudizio, come se fosse un città del demonio, e ogni volta che ai piedi del Vesuvio accade qualche fattaccio comune a tutta la penisola lo si cerca di far passare per misfatto napoletano al cubo. Purtroppo in questo paese c’è una mentalità chiusa che non analizza i fatti, e non esiste neanche cultura diffusa. Alla mia analisi che è anche quella di un giornalista serio come Mieli, ma anche dell’intellettuale francese Jean-Noël Schifano e del critico d’arte Philippe Daverio, si contrappone la sottocultura sociologica d’estrazione piemontese della sentenza sommaria di Giorgio Bocca secondo il quale Napoli è un cimiciaio senza salvezza. Questo deve far capire che allora come oggi la musica non è cambiata e che chi come me guarda alla storia non guarda al passato ma lo analizza per capire il presente e migliorare il futuro. Dal 1973, negli stadi, ai Napoletani gridano “colerosi”, ma in pochi si indignano o ricordano che quell’epidemia fu causata da dei mitili importati dalla Tunisia e che durò un mese, mentre la stessa epidemia perdurò per due anni a Barcellona. Eppure Napoli fu massacrata in quei giorni, e il marchio è rimasto.

Nei tuoi video, parli spesso del calcio, vedendolo come una sorta di rivalsa nel Sud nei confronti del Nord. E’ così secondo te?

No che non lo è. Non possiamo illudere la gente che basti un grande Napoli a pareggiare le condizioni sociali rispetto alle città del Nord. Io parlo del Napoli da tifoso di Napoli, facendovi passare talvolta alcuni messaggi sociali. Il calcio non è più uno sport ma un fenomeno sociale, ovvero specchio della realtà. Sport sono il basket, la pallanuoto, etc., ma quando si parla di calcio non lo si può considerare solo uno sport vista l’immensa marea di danari e appassionati che vi si catapultano, e perchè sport non è più dal dopoguerra, quando finalmente Nord e Sud poterono confrontarsi anche sportivamente nella stessa categoria (ma non sullo stesso piano) e non come prima quando Torino, Genova e Milano si divertivano a chiamare campionato italiano una lega calcistica del nord. Il calcio è divenuto uno strumento del sistema per distrarre la gente dai problemi del paese, per far discutere al bar di rigore e fuorigioco anziché di signoraggio bancario e massoneria deviata. Così l’attenzione cala a beneficio dell’attesa dell’evento sportivo che tanto è più grande quanto è più forte la rivalità tra le fazioni rivali. E così nascono gli scontri, il razzismo, le offese.

Io, da grande tifoso del Napoli e di Napoli prima di tutto, cerco di “fregare” il sistema trattando di calcio non solo per passione autentica ma anche per sfruttare il grande seguito che il sistema vi ha conferito, in modo da recuperare maggiore attenzione e comunicare a quanta più gente possibile che tifare Napoli deve significare anche tifare per Napoli. I miei video sportivi non devono essere mai banali e devono contenere piccoli segnali, a volte espliciti e altre più subliminali, ma sempre all’insegna della Napoletanità migliore. Nessuna rivalsa sociale, dunque, ma il calcio può essere un grande veicolo di diffusione della nostra storia e della nostra cultura. Del resto, ascoltate i monologhi di meridionalismo applicato al calcio di De Laurentiis e vi accorgerete che non sono il solo a pensarla così. Poi ognuno può recepire o rifiutare pensando che sia sociologia spicciola.

Che riscontri di pubblico ha avuto la tua attività?

Molto confortanti. Ci sono tanti giovani che si sono avvicinati al Movimento che gode anche di una discreta attenzione dei media. In linea di massima ci sono tante persone che ne condividono la filosofia e me lo testimoniano le tante email di ringraziamento che ricevo, le tante segnalazioni partecipative, le migliaia di persone iscritte alle pagine di Facebook e Youtube. Certo, sono anche consapevole di avere degli avversari in chi non vuole che si affermino certe idee, ma non vivo nell’incubo di voler piacere per forza a tutti. La collaborazione con altri movimenti, la condivisione delle idee che è più ampia di quanto mi aspettassi e l’energia di alcuni ragazzi con i quali ho il piacere di avere a che fare rendono al momento il bilancio decisamente positivo.

Pensi che il Sud avrà la meglio sul Nord o auspichi che un giorno l’Italia diventi davvero un paese unito?

L’italia è un paese unito solo geograficamente. Che senso ha avuto crearla senza rispettare il Sud ma denigrandolo, invadendolo e depredandolo? Si è generata la questione meridionale in un Paese conflittuale che chissà per quanto ancora continuerà ad essere tale. Francamente non credo che si possa mai trovare una vera unità, è nella nostra storia il culto del “campanile”. Siamo un popolo di guelfi e ghibellini e non valorizziamo le differenze per un confronto di culture ma le trasformiamo in pretesto di scontro. Del resto allo stadio passiamo più tempo ad offendere gli avversari che a sostenere i nostri. Quello italiano è un popolo scontroso.

Ma qualcosa cambierebbe se si avviasse un vero processo unitario, come quello posto in essere in Germania dove i più ricchi sono stati tassati a beneficio dei più poveri. Così Est ed Ovest sono diventate la Germania unita, e le differenze sociali sono sparite, insieme a quell’area di sottosviluppo ad oriente che avrebbe zavorrato l’occidente. Il nostro Nord è a forte trazione della Lega Nord che sta trascinando anche il settentrione nel baratro. Fingono di non sapere che senza investimenti nel Sud sottosviluppato anche il Nord industrializzato non avanza ma viene risucchiato a fondo. Danno in pasto ai loro elettori una deleteria propaganda elettorale secondo cui il Sud assorbirebbe risorse dal Nord, e il popolo leghista ci casca. In realtà la Lega fa gli interessi dei soli industriali del Nord perchè sa bene che dal Sud sale una marea di soldi derivanti dalla spesa per prodotti e servizi “made in Nord”. Ecco perchè il vero obiettivo è il federalismo in salsa leghista. Ma così andremo a fondo insieme, e sta già succedendo, perchè se il potere di acquisto al Sud cala, calano le vendite dei prodotti industriali che sono del Nord. È il cane che si morde la coda.

L’unica maniera per salvarci è una vera unità federale sul modello teutonico. Ma se continuiamo a farci le guerre, nessuno vincerà e perderemo tutti; soprattutto il Nord perchè noi all’emergenza siamo abituati. Per far questo bisognerà rivedere anche il processo unitario, riconoscerne le ombre e restituire al Sud la sua dignità. Non è più possibile raccontare che il Sud è stato sempre inferiore, che i meridionali sono sempre stati degli “scamiciati”, e che i Borbone di Napoli erano dei tiranni. Ecco perchè è importante parlare del passato, a costo di essere tacciati per nostalgici da chi vuole che tutto questo non accada. Ultimamente abbiamo chiesto all’UNESCO di rivedere la descrizione della storia di Napoli nella pagina ufficiale del nostro centro storico patrimonio dell’umanità, in cui si parlava di regime e tirannia borbonica. Hanno accolto l’istanza e, dopo una riunione interna, hanno cancellato la denigrazione figlia di una bugia risorgimentale, ringraziandoci per avergli sottoposto la questione. Questo in Italia non è possibile perchè le cose non devono cambiare. Il Sud deve restare al minimo, convinto di essere inferiore storicamente, privato di alcun vero investimento. Ciò che viene immesso arriva da fondi europei, talvolta dirottati altrove, e da fondi straordinari ma di misure ordinarie neanche a parlarne. Se poi la classe politica meridionale ci mette del suo sprecando, allora il quadro è completo.

da settimopotere.it

Spingiamo il Vesuvio tra le 7 meraviglie della natura

Spingiamo il Vesuvio tra le 7 meraviglie della natura
votate… votate, ’a muntagna ha bisogno di noi!

Immaginate se il Vesuvio fosse designato tra le “7 meraviglie della natura”. Immaginate quale possa essere il messaggio internazionale per le bellezze della nostra città e dei suoi luoghi. Pensate a quanto è famosa Napoli nel mondo e quanto lo possa diventare sempre più con il suo simbolo tra i simboli della natura. Pensate quanto importante possa essere una designazione del genere dopo una crisi igienica che ha minato l’immagine della città e la sua capacità attrattiva, e proprio a beneficio di un luogo stuprato negli ultimi anni da cave e discariche a dispetto della sua specificità.
Immaginate tutto questo e pensate che dipende da noi trasformare il sogno in realtà, solo ed esclusivamente da noi. Basta perdere (o meglio guadagnare), due minuti per votare per il Vesuvio e spingerlo all’ambito traguardo. E poi a gioire saremmo noi. Ma bisogna far presto perchè le votazioni online termineranno l’11 Novembre 2011!
L’organizzazione internazionale “New Open World Corporation / World of New Wonders”  ha già ufficializzato nel 2007, con le stesse modalità, le nuove “7 meraviglie del mondo”. Tra queste il Colosseo di Roma, meraviglia donata dall’uomo al mondo duemila anni fa. Ora il concorso riguarda le meraviglie che la natura ha regalato all’umanità e l’Italia è in concorso col vulcano napoletano che potrebbe affiancare Napoli a Roma nell’iconografia turistica del mondo.
Il concorso ha preso il via nel 2008 e, all’inizio, il Vesuvio ha dovuto sgomitare tra le 440 località mondiali in corsa. Grazie anche al supporto di napoli.com (in comitato col Comune di Ercolano) e di V.A.N.T.O., oltre che di quello di altre associazioni e movimenti che hanno a cuore il territorio, il vulcano ha superato le prime due serie di votazioni planetarie, riuscendo ad entrare tra le 28 finaliste. La terza votazione, quella finale in corso, è ripartita a Luglio 2009 e solo ultimamente le istituzioni locali hanno preso a cuore l’opportunità, con la Provincia di Napoli che ha avviato un battage pubblicitario e informativo con interessamento dei media.
E così, a pochi giorni dalla chiusura delle votazioni, il nostro “sterminator” è tra i primi 10 e vicino ad entrare nel gruppo dei sette vincitori. Ora è il momento di insistere e votare, anche più di una volta. Votate, condividete, diffondete!
Abbiamo la possibilità di dare il senso giusto all’esortazione “FORZA VESUVIO!” 

Come si vota

– andare al sito: www.new7wonders.com/voto?lang=it

– selezionare il Vesuvio e altri sei condidati tra i 28 in concorso

– compilare il form e inviare il voto

– attendere il messaggio di posta contenente il link su cui cliccare
per convalidare il voto

– un ulteriore voto si può dare anche con l’account di Facebook da qui

È possibile votare più volte con diversi indirizzi E-Mail. Non esitate a farlo!

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Bacco amò le colline del Vesuvio più di quelle native e persino Cristo pianse di meraviglia alla vista del Golfo di Napoli. Più meraviglia di così?!
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