Nagatiello: «felice di restare a Milano perché sono napoletano»

Yūto Nagatomo, calciatore dell’Inter, in conferenza stampa dopo il rinnovo di contratto con i nerazzurri fino al 2019: «Mi trovo bene con i miei compagni di squadra. Lo posso dire, sono diventato quasi napoletano».
Lo scorso mese, così il suo ex CT in nazionale, Zaccheroni: «Nagatomo è molto più aperto di altri giapponesi, lo considero mezzo napoletano da questo punto di vista».
Quando, circa sei anni fa, arrivò in Italia, a Cesena, Nagatomo si mise a “studiare” le canzoni napoletane e si interessò alla cultura vesuviana. Per la sua simpatia e per le sue cantate e ballate partenopee, in Romagna lo chiamarono Ciro Nagatiello. E lui, Ciro Nagatiello, dopo cinque anni di Milano e uno di Cesena, si dice felice di restare in Italia, perché ormai mezzo napoletano.
Ancora una dimostrazione di quanto l’immagine dell’Italia intera all’estero sia pantografia di Napoli, la sua anima più viva ed espressiva, nel bene e nel male. Le positività di Napoli, al netto delle negatività, sono essenza del buon vivere e dell’italianità nel mondo.

nagatomo(l’immagine è frutto di un fotomontaggio)

Storia, cultura e orgoglio al “San Paolo”

Storia, cultura e orgoglio al “San Paolo”

V.A.N.T.O., Neoborbonici e tifosi fanno centro!

Due simboli carichi di storia, cultura, orgoglio e identità nella serata di Napoli-Juventus esposti al San Paolo, dopo Napoli-Catania dello scorso campionato.
Nel settore Distinti un gran bandierone delle Due Sicilie affidato al gruppo “Anni ’90”, nella Curva B degli Ultrà decine di bandiere delle Due Sicilie e lo striscione “1861-2011: noi capitale dell’orgoglio, voi capitale dell’imbroglio” a ricordare il nostro passato e la fine della Napoli capitale dei primati positivi meridionali ad opera dei sabaudo-piemontesi (con saccheggi e massacri annessi) con il presente delle cronache più recenti e imbarazzanti per la Juventus dei tribunali napoletani e non. Il tutto al grido “sapete solo rubare”.
Con un Sud sempre più umiliato ed offeso oltre il dovuto e sempre meno rappresentato a livello politico, culturale ed economico, una dimostrazione di esigenza di verità storica e di radici, sulla scia di una squadra e ad un società sportiva che si stanno affermando in Italia ed in Europa. 
Sempre nei Distinti, firmata dai “The Boys”, è apparsa la scritta “tu… mezzo francese… eri sommerso da debiti e spese… sei diventato gran sovrano rubando al popolo napoletano” ispirata al testo della canzone “Malaunità” di Eddy Napoli, a dimostrazione di una consapevolezza sempre più crescente delle vicende storiche, spesso mistificate, utile ad una proiezione nel futuro scevra da sterili visioni retoriche.
Nessuna intenzione monarchica o secessionistica, evidentemente, ma solo l’esigenza crescente di gridare un senso di appartenenza sempre più necessario da ritrovare per le prossime importanti sfide (non solo calcistiche) che attendono Napoli e il Sud verso un riscatto che gli antichi Popoli meridionali aspettano da troppo tempo.
Con l’auspicio che i napoletani possano dimostrare concretamente l’amore per Napoli in ogni momento della vita sociale e non solo all’interno dello stadio “San Paolo, si ringraziano i ragazzi dei Distinti e della Curva B per la maturità dimostrata e la disponibilità concessa e tutte le persone che hanno contribuito col cuore e con la tasca all’iniziativa.
(Uno speciale ringraziamento a Raffaele Auriemma che su Premium Calcio, commentando le coreografie sull’inquadratura del bandierone, ha citato V.A.N.T.O. «capace di valorizzare tutto ciò che di buono c’è a Napoli» e un plauso a Carlo Alvino che ha condito la sua telecronaca su SKY con ingredienti storici).

Mazzarri allenatore a Sud

«Napoli-Juventus è confronto sociale del Sud contro il Nord»

Angelo Forgione

L’allenatore del Napoli Walter Mazzarri è intervenuto ieri alla libreria Feltrinelli di Piazza dei Martiri per la presentazione del libro “Napoli otto e mezzo” di Enrico Varriale e ha colto l’occasione per andare oltre i temi tecnici.
A proposito di competizione sportiva con le tre grandi del Nord, il mister ha focalizzato l’attenzione sulla Juventus, dimostrando di essersi calato nella realtà Napoletana e aver compreso i risvolti sociali della sfida ai bianconeri di Torino che è anche questione meridionale applicata allo sport.
«La Juve è il Nord, il potere. Il Napoli rappresenta il Sud e la voglia di mostrare qualcosa di positivo. Chi viene a lavorare qui, per questa squadra, riceve qualcosa in più da questo confronto che è calcistico ma anche sociale. La rivalità con i bianconeri è la rivalsa della città, il Sud contro il Nord. Questo mi dà la carica emotiva per combatterla, mi fa battere il cuore. Mi trovo talmente bene in questa città che quasi mi sento napoletano»
Queste le parole di Mazzarri per descrivere un confronto sportivo-sociale che avrebbe potuto condurre dall’altra parte della barricata, su una panchina nuova di zecca in uno stadio nuovo di zecca, nella città in cui sono venuti su due stadi nuovi in sei anni, di cui uno a sostituirne un altro di soli 20. Praticamente tre in 20 anni, mentre a Napoli il San Paolo è un vecchio elefante di 52 anni e non c’è neanche un palasport degno di tale nome. Ma il progetto sportivo del Napoli di De Laurentiis vale quello dalla Juventus e Mazzarri dimostra di non sentirsi penalizzato, anzi. Mentre il divario tra le città aumenta a favore di Torino, quello tra le squadre gira a favore del Napoli. Ecco perchè per lui sarebbe più bello vincere sui bianconeri quest’anno, più degli anni scorsi. In fondo ha da dimostrare a se stesso che gli è andata bene a restare sulla panca del Napoli, squadra di una città di cui ha ormai capito lo spirito.
Il presidente del Napoli De Laurentiis è solito lanciare messaggi identitari che esulano dalla semplice questione sportiva, e sulla sua strada c’è anche Mazzarri che l’anno scorso aveva dichiarato «i I fucili del nord sono puntati da tutte le parti e io sono soddisfatto, sperando che la squadra capisca questo spirito». Forse è questo uno dei segreti di questo Napoli: l’anima. Come dare torto all’allenatore che ha ricordato di aver fatto una promessa alla gente due anni fa: «il mio Napoli avrà un’anima. Sono stato di parola. E la cosa che più mi piace è che la squadra ha lo spirito dei napoletani».