Jean-Noël Schifano: ‘’Il mio desiderio d’Italia’’

Nel numero di agosto della pubblicazione francese Le Un, dedicato a Napoli, Jean-Noël Schifano è tornato sull’eterna “Questione meridionale”, riassumendola ai lettori d’Oltralpe. Di seguito la traduzione dell’intervista (a cura di Anna Damasco).

“Il vento nero non vede dove va”
L’indignazione di un amante di Napoli, Jean-Noël Schifano,
scrittore e traduttore francese.

‘’Il mio desiderio d’Italia’’

Prima dell’unificazione del paese, Napoli era una città prospera. Nel 1737 diede alla luce il primo teatro lirico del mondo, nel 1812 la prima scuola di danza d’Italia. È nelle sue officine che prese forma il primo battello a vapore, il Ferdinando I; è nelle sue casseforti che il Paese metteva al sicuro il proprio oro. Ma dal 1860 la città divenne obiettivo del Nord. Tra saccheggio e truffa, fu spogliata della propria identità, a cominciare da quella delle strade e delle piazze, ribattezzate nella gloria dei suoi carnefici. E a poco a poco la Campania è diventata la pattumiera d’Italia. Ancora oggi Napoli e il Sud subiscono questa umiliazione. A Torino, il museo Cesare Lombroso espone, conservati nella formalina, i crani di coloro che resistettero a Garibaldi. Il museo è anche fresco di rinnovo, affinché le teste di quegli abitanti del Sud, prima torturati e poi decapitati, siano messe in mostra ancora meglio. Quel posto è un’onta, un crimine contro l’umanità che dimostra che la mortificazione continua. Anche l’attuale primo ministro Matteo Renzi si prende gioco dei Napoletani, non esitando a fare l’opportunista pur di assicurarsi i loro voti. Egli prevede anche di integrare al calcolo del PIL le ricchezze dell’economia sommersa, considerando tali flussi di denaro come realmente distribuiti.
Ma dopo trent’anni, i napoletani stanno prendendo sempre più coscienza delle menzogne storiche e dei lavaggi del cervello che hanno subito. In passato, nel quartiere bene di Posillipo, quando i bambini rientravano dalla scuola parlando in napoletano, le loro madri li rimproveravano. Ormai, oggi sono loro che tramandano la lingua. I movimenti di diffusione culturale come ad esempio VANTO di Angelo Forgione e quelli politici come Grande Sud – favorevole a una più estesa autonomia – incarnano i diversi aspetti di questa nuova coscienza collettiva. È una speranza concreta quella di una possibile metamorfosi dell’Italia. Una metamorfosi che io ritengo assolutamente necessaria per ridare al Sud-Italia la dignità che merita, e che prenderebbe la forma di uno stato federale come in Germania, Spagna e Svizzera. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha evocato questa idea: ‘’purché non indebolisca l’Italia’’. Ma bisogna capire che con tre federazioni – al Nord, al Centro e al Sud – il paese ne guadagnerebbe in potenza. Ecco il mio desiderio d’Italia.

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Jean-Noël Schifano: “Napoli unica capitale culturale d’Italia”

al Grenoble la presentazione del suo romanzo-memoir su Elsa Morante

Dal 12 al 14 febbraio, Jean-Noël Schifano è stato ospite del “Festival della Fiction Française 2014”, il festival della narrativa francese, promosso dall’Institut français e dall’Ambasciata di Francia in Italia, per presentare il suo E.M. o la divina barbara, romanzo confidenziale non finito, racconto dei dialoghi avuti con Elsa Morante, di cui è stato grande amico e traduttore in francese, durante gli ultimi giorni di vita della scrittrice. Il romanzo-memoir è nato dalle confessioni nella stanza della clinica romana dove Elsa Morante era ricoverata per cercare invano di riprendersi dalle complicanze di un tentativo di suicidio. Anno 1984, Jean-Noël Schifano era un giovane di 37 anni innamorato di Napoli, e alla città partenopea aveva già dedicato due libri. Probabilmente, proprio dalla lettura tutta d’un fiato di Chroniques napolitaines, una mattina fu accolto dalla Morante con un sorriso col quale gli disse che non era un semplice traduttore, ma anche uno scrittore; e trovarono un’armonia. Per un anno intero, fino alla morte della scrittrice, avvenuta il 25 novembre 1985, ci fu tra Elsa e Giannatale una lunga condivisione di pensieri, parole e racconti.
Tre città: Torino, Roma e Napoli. Qui è stato presentato il libro. Nella tappa partenopea, all’Institut Français Grenoble, l’intellettuale francese ha incontrato lettori e amici napoletani, confrontandosi sul suo romanzo (edito da Elliot da pochi giorni), e ha trovato anche il modo per dimostrare, ancora una volta, e senza peli sulla lingua, il suo grande amore per Napoli:

«Io e Alberto Moravia ci dicevamo spesso che Roma è la città più ignorante d’Italia, uno scenario interessante senza umanità e contenuti. I romani pensano ancora all’Impero e non si accorgono che non producono cultura da millenni. Roma non è la capitale d’Italia ma la capitale del Vaticano, che con la breccia di Porta Pia ha esteso il suo potere su tutta la nuova Nazione. A Roma ci sono le due vere mafie d’Italia, le altre sono cortine di fumo, e la città ingrassa su questo, affamando il Sud. Ho detto certe cose anche due giorni fa a Torino, condannando anche la città dei Savoia e suscitando l’ira di un giornalista de La Stampa quando ho ricordato ai presenti che Torino ha rubato tutto a Napoli e l’ha spogliata. Lui mi ha risposto con sgomento che sono peggio di un napoletano, e che Napoli ha adottato il bidet per pulirsi il sedere. Lo dico ad Angelo Forgione che è in sala: schifano_forgioneattenzione, perché loro imparano certe lezioni ma sono abili a ribaltarle contro Napoli. La verità è che l’unica vera città capitale di cultura che c’è in Italia è Napoli, tutti percepiscono la sua forte identità, e per questo la temono e la offendono, sempre più ferocemente vedendo che i napoletani non chinano la testa.»

ascolta dalla trasmissione Fahrenheit di Rai Radio 3

Made in Naples e il caffè napoletano sbarcano in Francia

radiciAngelo Forgione – Il numero 67 (maggio / giugno 2013) della rivista francese RADICI, un bimestrale di attualità e cultura italiana, dedica sei pagine al libro Made in Naples, estraendo il capitolo su “il Caffè” e proponendolo ai propri lettori, in lingua francese, il mio scritto sulla storia e sui segreti della bevanda nera a Napoli, aggiungendo un breve approfondimento sul “caffè sospeso”. Che sia il prologo ad una traduzione del libro in Francia?
La cultura di Napoli che ha civilizzato l’Europa continua a interessare l’Europa. E Made in Naples prova ad esportarla nella sua veste più completa.

guarda le pagine di “Radici” dedicate a Made in Naples

tradizioni

Jean-Noël Schifano, un Masaniello per la verità storica

Premio “Masaniello” all‘intellettuale francese che non teme lobby e consorterie

Angelo Forgione – Non da oggi, Jean-Noël Schifano è ambasciatore della cultura e della storia napoletana in Europa e nel mondo. Per chi non lo sappia, non è italiano l’intellettuale di nazionalità francese nato in Francia da madre lionese e padre siciliano, e questo lo pone al di fuori da ogni interesse di divulgazione di parte. Lui, come Ledeen e Gilmoure, arricchisce quel fronte di intellettuali stranieri che possono per questo raccontare senza filtri la storia di Napoli e dell’Italia.
Ma Napoli, consegnandogli il “premio Masaniello – napoletani Protagonisti”, scultura del maestro napoletano Domenico Sepe, lo ha formalmente investito del ruolo che tutti i conoscitori della storia, quella vera, gli attribuiscono da sempre, ribadendo che, al di là della sua cittadinanza napoletana onoraria, è più napoletano di tanti napoletani di nascita, “civis neapolitanus” come lui stesso si autodefinisce. Il premio, di fatto, è assegnato ai migliori esempi di napoletani protagonisti nell’evidenziare la cultura, l’intraprendenza e l’arte partenopea.
Il letterato non qualunque, critico di Le Monde, direttore editoriale di N.R.F. e traduttore dei romanzi di Umberto Eco, è autore di tanti libri dedicati a Napoli (“Cronache napoletane”, “Neapocalisse”, “La danza degli ardenti” – Tullio Pironti editore), ultimo della serie il “Dictìonnaire amoreaux de Naples” (Plon) pubblicato in Francia e in attesa di un editore italiano, che in 579 pagine ripercorre storia, luoghi ed emozioni di una città che l’autore considera tuttora «una delle capitali d`Europa». E proprio nell’ultimo lavoro analizza la figura di Masaniello in chiave revisionistica, come sempre opportuna. “Masaniello non è per nulla rivoluzionario, non si rivolta contro la nobiltà spagnola, ma contro la nobiltà napoletana che lo riduce letteralmente alla fame, che affama la plebe di tutta la Città: senza tregua giurerà fino alla morte la propria autentica fedeltà alla Spagna. I suoi alleati camorristi dell’inizio, per compiacere la nobiltà e raccogliere favori e benefici, lo uccidono alla fine, nello stesso momento in cui lui rinuncia a un potere che non ha mai esercitato (…)”.
A questa osservazione si riallaccia lui stesso in un intervista di Salvo Vitrano per “Il Mattino” del 30 Settembre ’12 in cui, ancora una volta e con la solita franchezza, ha espresso il suo pensiero controcorrente che da fastidio a quei pochi storici schierati (italiani e napoletani) che ancora si ostinano a difendere lo schema narrativo precostituito. Partendo dall’attacco alla falsa rivoluzione della Repubblica Partenopea del ’99 e ai suoi simboli lontani dalla figura popolare di Masaniello: «Lottò contro i nobili non per la presa del potere ma per una presa della libertà e per dare al popolo giustizia, non come quella boriosa di Eleonora Pimentel Fonseca che con i suoi amici nobili giocò nel 1799 a fare la rivoluzione mentre continuava a trattare sprezzantemente i suoi domestici dando loro ordini in latino».
Schifano non si è mai lasciato irretire per amore di Napoli e del suo destino. «Cerco di liberare questa storia da tutti i bugiardi luoghi comuni che le sono stati sovrapposti, soprattutto come effetto dell`Unità d`Italia, che per la città è stata un saccheggio di beni materiali e di memoria. I giornali hanno scritto in questi giorni che ci vorrebbero 400 anni per far recuperare a Napoli e al Sud il divario col Nord italiano. Nessuno ricorda però che prima dei 150 anni di Unità il divario non c`era (ovviamente noi che siamo in trincea con lui si, n.d.r.). Anzi Napoli era all`avanguardia in molti settori, dalle arti alle industrie. È banchiere Salomon Rotschild nel 1821 mandò i suoi figli, perché studiassero il mondo e gli affari, in 5 capitali europee che erano Parigi, Londra, Berlino, Vienna e Napoli, non aTorino o a Roma».
Poi la domanda che inizia a farsi sempre più assillante nell’opinione pubblica: “Erano meglio i Borbone dello Stato italiano?”E Schifano risponde così: «Senza dubbio. E dicendo questo non voglio discolpare i Borbone, che certo commisero errori gravi. Voglio dire che con loro, come con altri governanti nel passato, Napoli aveva avuto rango di capitale di uno Stato che aveva come territorio il Sud Italia. Con l`Unità il Sud e Napoli diventarono una colonia a cui sottrarre ricchezze e memoria. Altro che assistenzialismo al Sud! Napoli dovrebbe chiedere un risarcimento all`Italia per i danni subiti con l`Unità».
Infine il giudizio sulla capitale di oggi: «Il mio rapporto con la città contemporanea è sempre stato molto attivo: ho condiviso i suoi entusiasmi e i suoi drammi, dal colera, alle speranze di svolta e al degrado dei rifiuti. A me appare chiaro che il problema dei rifiuti non si è prodotto a Napoli, Napoli ne ha solo subito il danno». Era possibile gestire meglio i problemi? «Considerando le condizioni storielle e l`atteggiamento dello Stato verso il Sud, era molto difficile. Due sindaci importanti hanno reagito. Bassolino, che io definisco il “realista”, capace di osservare con la lente ogni aspetto della realtà locale spicciola, senza trascurare l`immagine internazionale della città,  con il G7, ma che poi è andato a scontrarsi con l`ossessione dell`inceneritore. De Magistris, che ora vediamo all`opera, lo definisco un sindaco “imperiale”: vuole restituire ai napoletani l`imperio, il dominio della loro storia, della loro memoria, del loro futuro. Senza compromessi. Spero che, dopo aver liberato il lungomare, sappia affrontare con la stessa determinazione i problemi del centro storico».
Val la pena ricordare che Schifano è anche autore della prefazione del pamphlet “Malaunità, 1861-2011, centocinquant’anni portati male”.

Storia, cultura e orgoglio al “San Paolo”

Storia, cultura e orgoglio al “San Paolo”

V.A.N.T.O., Neoborbonici e tifosi fanno centro!

Due simboli carichi di storia, cultura, orgoglio e identità nella serata di Napoli-Juventus esposti al San Paolo, dopo Napoli-Catania dello scorso campionato.
Nel settore Distinti un gran bandierone delle Due Sicilie affidato al gruppo “Anni ’90”, nella Curva B degli Ultrà decine di bandiere delle Due Sicilie e lo striscione “1861-2011: noi capitale dell’orgoglio, voi capitale dell’imbroglio” a ricordare il nostro passato e la fine della Napoli capitale dei primati positivi meridionali ad opera dei sabaudo-piemontesi (con saccheggi e massacri annessi) con il presente delle cronache più recenti e imbarazzanti per la Juventus dei tribunali napoletani e non. Il tutto al grido “sapete solo rubare”.
Con un Sud sempre più umiliato ed offeso oltre il dovuto e sempre meno rappresentato a livello politico, culturale ed economico, una dimostrazione di esigenza di verità storica e di radici, sulla scia di una squadra e ad un società sportiva che si stanno affermando in Italia ed in Europa. 
Sempre nei Distinti, firmata dai “The Boys”, è apparsa la scritta “tu… mezzo francese… eri sommerso da debiti e spese… sei diventato gran sovrano rubando al popolo napoletano” ispirata al testo della canzone “Malaunità” di Eddy Napoli, a dimostrazione di una consapevolezza sempre più crescente delle vicende storiche, spesso mistificate, utile ad una proiezione nel futuro scevra da sterili visioni retoriche.
Nessuna intenzione monarchica o secessionistica, evidentemente, ma solo l’esigenza crescente di gridare un senso di appartenenza sempre più necessario da ritrovare per le prossime importanti sfide (non solo calcistiche) che attendono Napoli e il Sud verso un riscatto che gli antichi Popoli meridionali aspettano da troppo tempo.
Con l’auspicio che i napoletani possano dimostrare concretamente l’amore per Napoli in ogni momento della vita sociale e non solo all’interno dello stadio “San Paolo, si ringraziano i ragazzi dei Distinti e della Curva B per la maturità dimostrata e la disponibilità concessa e tutte le persone che hanno contribuito col cuore e con la tasca all’iniziativa.
(Uno speciale ringraziamento a Raffaele Auriemma che su Premium Calcio, commentando le coreografie sull’inquadratura del bandierone, ha citato V.A.N.T.O. «capace di valorizzare tutto ciò che di buono c’è a Napoli» e un plauso a Carlo Alvino che ha condito la sua telecronaca su SKY con ingredienti storici).

Schifano, un francese meridionalista

J. N. Schifano: «Napoli tradita dall’Italia.
il Nord la disprezza perché sa di essere inferiore»

Angelo Forgione – Jean-Noël Schifano è uno scrittore intellettuale francese, innamorato di Napoli e suo profondo conoscitore da sempre. Senza pregiudizi, ma con una profonda cultura partenopea che deve far arrossire molti Napoletani (è stato anche direttore dell’Istituto Francese Grenoble), Schifano ha sempre asserito che i problemi di Napoli sono essenzialmente il frutto dell’Unità d’Italia, concretizzatasi in un “crimine storico”: «La decadenza programmata della sola città capitale d’Italia».
Autori principali del «crimine», Garibaldi e Cavour, cui Schifano riserva parole di fuoco, proponendo cambiamenti toponomastici e rimozioni di statue. La stessa rivoluzione del ’99 e la Repubblica partenopea, da francese, sono considerate dallo scrittore una «un’antistorica parodia della Rivoluzione francese». E la camorra non sarebbe altro che il prodotto di quello stesso «crimine storico» che l’avrebbe, nel corso degli anni, continuamente rafforzata, «per paura, incomprensione, disprezzo, indifferenza o franca collusione».

A seguito della nuova emergenza rifuti in Campania, Schifano ha rilasciato il 3 Novembre delle dichiarazioni a IL MATTINO con le quali ha esternato la sua indignazione per come l’Italia tratta Napoli dall’unità d’Italia in poi e in questo preciso momento storico.
I concetti espressi corrispondono con precisione a quanto anche il sottoscritto sta cercando da tempo di comunicare ai Napoletani.

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È appena uscito dallo studio di registrazione di France Culture, dove s’è parlato dell’Italia e della monnezza e lui, Jean-Noel Schifano, s’è fatto in quattro per spiegare che Napoli non va lasciata sola, che va amata. Lo scrittore francese ha scritto numerosi libri su Napoli, ama firmarsi Civis Neapolitanus e al Sud ha dedicato anche l’ultima sua opera, «Le vent noir ne voit pa où il va») uscita in Francia il 5 maggio («L’anniversario della partenza dei Mille, una sciagura nazionale»). Schifano vorrebbe pure provarci a mettere tra parentesi la tragedia dei rifiuti napoletani, ma non ci riesce è piú forte di lui. E la curiosità nella sua Parigi è sempre alta. E gli tocca sfogarsi, con l’irruenza che gli è abituale.

«Quando il sangue dei napoletani scorre sul Vesuvio, la situazione è allarmante» esordisce amaro.

Be’, adesso scorre anche più a Nord, a Giugliano…
«Lo so, lo so. Quello che hanno fatto nelle campagne tra Caserta, Castelvolturno e Napoli, è il Ground Zero della storia contemporanea dell’Italia, che ormai possiamo ribattezzare come il Brutto Paese».

Che impressione le fanno i cumuli di monnezza che stanno imbrattando di nuovo la «sua» Napoli?
«Un grande dolore. Ma trovo ancora peggiore la frase di Bertolaso per il quale ”l’eruzione del Vesuvio non sarebbe una tragedia”. Ha mostrato il disprezzo del bravo leghista e la suprema inciviltà del capo della Protezione civile. Vogliono neronizzare Napoli e tutta la Campania con la monnezza. Odiano Napoli per la sua trimillenaria intelligenza, per la sua civiltà. Cosí la sfruttano, come l’hanno sfruttata in questi 150 anni di Unità».

È diventato, per caso, un leghista del Sud?
«Per niente. La Lega è razzista. I napoletani, invece, sono stati gli unici nel mondo cattolico a rifiutare l’Inquisizione e non hanno mai costruito ghetti per gli ebrei. E ora non ne possono piú. È come se fosse resuscitato il generale Bixio e volesse bruciare vivi i nuovi briganti, contadini, operai, studenti, professionisti e artigiani del ventunesimo secolo. Ma Napoli, la sua terra e il suo vulcano, tormentati, violentati e straziati, resisteranno con tutte le forze. Questa gente è ancora lí, al potere, perché Napoli e il Sud non hanno ancora trovato il tempo di civilizzare il Nord dell’Italia».

Lei ama giocare con i paradossi.
«Possiamo anche chiamarli paradossi, ma non è cosí».

Sogni, magari speranze.
«Io ragiono sulla Storia, fuori dagli schemi imposti dagli altri. E dico che tutti i mali di Napoli nascono a Roma. In un secolo e mezzo hanno fatto di tutto per trasformare la grande capitale che nei secoli è stata Napoli in una città-bonsai, privandola di banche, ferrovie, cantieri navali e opere d’arte. L’hanno trasformata in una città assistita da tenere al guinzaglio. E ora gli lasciano la monnezza, dopo che gli hanno portato per decenni i rifiuti tossici delle fabbriche del Nord».

Ma, in tutto questo caos, i napoletani non hanno nessuna responsabilità?
«I napoletani oggi sono piú vittime che mai. E meno male che hanno cominciato a ribellarsi. Non ne possono piú e anche chi, come me, ora ama Napoli non ne può piú».

Cosa pensano i francesi di questa nuova tragedia dei rifiuti?
«Non capiscono niente. Vedono solo il lato burattinesco di Berlusconi. E si sono convinti che l’Italia sia un paese poco serio».

E magari non verranno piú a Napoli.
«Verranno, verranno ancora. I voli Parigi-Napoli sono sempre pieni. Per i francesi la bellezza di Napoli sono i napoletani e non il suo paesaggio».

Magari vengono a scattare foto dei cumuli di monnezza. Un turismo in cerca dell’oleografia nera.
«Non è cosí. I francesi sono troppo tirchi per buttare soldi per andare a visitare luoghi brutti. Avete un patrimonio culturale e umano invidiato in tutto il mondo».

Ma non è, come al solito, troppo benevolo.
«Dovete smetterla di ingiuriarvi da soli»
.

Rivolga un appello ai napoletani, allora.
«Siate ancora piú napoletani di quanto siate mai stati. È l’unico modo per vincere una partita che gli altri stanno giocando con carte truccate. Siate napoletani e non fatevi sommergere dalle menzogne che sono peggiori della monnezza. Napoli si salverà dall’Italia solo ridendo dei bunga-bunghisti».