Tutte le volte che Napoli è arrivata prima

Made in Naples sulle pagine di Cultura e Società de Il Mattino

Da Il Mattino di Domenica 14 luglio 2013, un articolo firmato da Ugo Cundari incentrato sul libro Made in Naples di Angelo Forgione. (clicca sull’immagine per ingrandire)

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Made in Naples a la Feltrinelli. Foto e video

Grande folla lo scorso 8 luglio a la Feltrinelli di Chiaja a Napoli per la presentazione del libro Made in Naples di Angelo Forgione. Più di duecento persone hanno affollato fin sulle scale la sala eventi al piano inferiore della libreria, incollati alle sedie o in piedi per circa due ore, attente alle parole di Jean-Noël Schifano e Pino Aprile che hanno affiancato l’autore in un momento di grande intensità.

(video: Marco Rossano)

(foto Mafredi Adamo)

“Made in Naples” su SKY Arte

Il programma “Bookshow” di SKY Arte ha dedicato una mini-recensione di Made in Naples nella puntata monografica dedicata a Napoli. “Made in Naples ci fa scoprire una Napoli illuminista e illuminata, culla e non cenerentola della cultura occidentale”.

“Made in Naples” a Gricignano

“A sud di nessuno”, evento culturale nella cittadina aversana

Le Associazioni Arcadia e CamUrrà hanno organizzato una serata evento a carattere identitario con ospiti d’eccezione del panorama meridionalista. “A sud di nessuno”, questo il nome dato dai giovani dei due sodalizi gricignanesi all’evento, che si svolgera Sabato 13 luglio, nella caratteristica location del cortile Santagata-Di Luise di via Aversa (Gricignano). L’evento sarà strutturato in due momenti: alle ore 19 sarà presentato il libro Made in Naples – Come Napoli ha civilizzato l’Europa (e come continua a farlo) di Angelo Forgione. Assieme all’autore, presenzierà anche il professor Gennaro De Crescenzo, scrittore e storico archivista. La presentazione del libro darà spazio a un dibattito a cui il pubblico è invitato a partecipare con domande e riflessioni sulla cosiddetta “questione meridionale”. A moderare il dibattito Vincenzo Viglione, giornalista del quotidiano on line CampaniaNotizie.com.
La seconda fase dell’evento sarà scandita dalle note dei NapoliNcanto, dell’eclettico e impegnato musicista, nonché attore, Gianni Aversano, che delizierà con brani di musica dal repertorio classico e popolare partenopeo di un gruppo che ha portato la musica classica napoletana sui gradini più alti dei palcoscenici Europei e Mondiali.
Nel corso della serata sarà possibile degustare piatti tipici della cucina tradizionale. L’ingresso è gratuito e aperto al pubblico.

Schifano, Aprile e Forgione a la Feltrinelli di Napoli

Lunedì 8 luglio, alle ore 18, presso il megastore la Feltrinelli di via Santa Caterina a Chiaia 23 (pressi p.zza dei Martiri), appuntamento da non perdere con Jean-Noël Schifano, Pino Aprile e Angelo Forgione che discuteranno del libro Made in Naples di Angelo Forgione, con prefazione di Jean-Noël Schifano. Sala climatizzata.
L’evento sarà anticipato in mattinata dalla presenza di Jean-Noël Schifano e Angelo Forgione alla trasmissione La Radiazza di Gianni Simioli su Radio Marte, con collegamento telefonico con Pino Aprile.

Made in Naples a “Inpastallautore”

La rubrica letteraria Inpastallautore in onda su Area Blu TV, condotta da Maurizio Ponticello e Simonetta Santamaria, si è occupata di Made in Naples con un’intervista a 360° ad Angelo Forgione che è andata anche oltre i temi strettamente inerenti al fortunato libro.

Un Re lazzarone… ma non troppo

Angelo Forgione – La storiografia ufficiale descrive come un ignorante quel Ferdinando I di Borbone che paga nella reputazione le teste tagliate dopo la repressione della Repubblica partenopea del 1799, l’eccessiva propensione al diletto e il prolungarsi di un trono perso e riconquistato più volte tra il 1759 e il 1825: tredici lustri a cavallo della Rivoluzione francese e degli sconvolgimenti napoleonici in cui, tra mille insidie, governò riconoscendo i suoi limiti e fidandosi della consorte Maria Carolina e delle idee degli uomini di pensiero accolti a corte. Ma era davvero un sovrano incapace? Non proprio, a giudicare dal profilo che ne tracciò il Goethe nella sua biografia del pittore di corte Jacob Philipp Hackert, grazie al quale possiamo conoscerlo meglio.

“Fin dalla gioventù il Re era un cacciatore appassionato. Lo avevano educato alla caccia. Nei suoi verdi anni era stato delicato di salute. Fu l’esercizio della caccia a renderlo forte, sano e scattante. L’Hackert ebbe un giorno l’onore di essere invitato a caccia insieme con lui e con sorpresa vide che su cento colpi, ne mancava solo uno. Non era solo la caccia, ma anche la vita all’aria aperta che lo manteneva in buona salute. Ciò che il Re ha imparato lo fa bene e con esattezza. Hackert è andato spesso con lui a Capri e a Ischia. Il Comandante governava la corvetta solo di notte, mentre di giorno lo faceva il Re, con la capacità di un provetto ufficiale di marina. Conosceva bene anche la tecnica della pesca e lo dimostrava nel lago di Fusaro, il quale dai tempi antichi è collegato col mare mediante un canale, il che rende salate le sue acque. Il Re aveva fatto venire le ostriche da Taranto e le aveva messe qui in vivaio. In pochi anni ebbe un successo strepitoso. […] Il Re sapeva remare come il più bravo dei marinai e si arrabbiava molto se i suoi compagni di remo non andavano al giusto ritmo. Tutto quello che sa, lo fa esattamente e se vuole apprendere qualcosa, non si dà pace fino a quando non l’ha imparato. Scrive abbastanza bene, velocemente; si fa capire, con buone espressioni. Hackert ha visto le leggi per S. Leucio, prima che fossero stampate. Il Re le aveva date ad un amico per farle correggere se ci fossero stati degli errori di ortografia. C’erano da cambiare pochissime cose e di scarsa importanza. Se lo avessero fatto studiare seriamente, invece di fargli perdere tempo con la caccia, sarebbe diventato uno dei migliori regnanti d’Europa.”

Da questa descrizione, firmata da un osservatore autorevole, ne viene fuori un Re molto napoletano, amante sin da piccolo dell’aria aperta, fatto che, evidentemente, lo salvò da una salute non ottimale (morì alla soglia dei 74 anni, nonostante una vita molto faticosa, un’eta molto tarda per quel tempo). Un Re comunque molto intelligente, pratico e capace di comprendere l’importanza della cultura, affidandosi a Maria Carolina che sapeva essere ben più dotta. Del resto, fu proprio sua la memorabile e storica decisione di cancellare nel 1777 la proprietà privata delle collezioni di famiglia per renderle pubbliche e donarle alla città, dando vita al Real Museo di Napoli, la prima esposizione classica al mondo ma anche il primo museo dell’Europa continentale, un ventennio prima della realizzazione del museo del Louvre voluto da Napoleone. E riuscì proprio lui, nonostante l’opposizione di papa Pio VI, a togliere dai vincoli romani la preziosissima parte romana della Collezione Farnesiana, ereditata dalla nonna Elisabetta Farnese (come quella Parmigiana comprendente dipinti e oggetti vari trasferita nella reggia di Capodimonte) e custodita nell’omonimo palazzo romano di famiglia, ricca di sculture della Roma antica rinvenute nel Cinquecento da papa Paolo III Farnese nelle terme di Caracalla. Le fece trasferire a Napoli, via Tevere e mare, per arricchire la sua Capitale. Chissà oggi dove sarebbero tutte quelle preziosità se Ferdinando non fosse stato così lungimirante.

Inoltre, il cosiddetto “Re lazzarone” esentò la ricca committenza privata napolitana dai dazi doganali affinché facesse lavorare gli artisti residenti oltreconfine e arricchisse i nobili palazzi della Capitale con opere d’arte, a partire da quelle di Canova, che lui stesso interpellò per abbellire e impreziosire Napoli, e al quale diede la soddisfazione di lavorare per l’unico sovrano italiano protettore delle arti, così come simbolicamente, nelle vesti di Minerva, lo scolpì per il Real Museo.
Fu inoltre vero stimolatore di una rivoluzione agricola di cui beneficiamo tutti noi oggi, tra pasta, pomodoro, mozzarella di bufala e tanto altro ancora. Sviluppò l’artigianato, a partire da quello serico di San Leucio.
Superò le superstizioni del tempo circa i primissimi vaccini contro il terribile vaiolo e fece avviare la prima vaccinazione di massa infischiandosene degli anatemi della Chiesa e dello stesso cattolicissimo padre Carlo, partendo da se stesso e dalla sua intera famiglia, rendendo obbligatoria l’inoculazione per i bambini. Fece non troppo meno del celebratissimo genitore, del quale nessuno si azzarda a ricordare quanto fosse non troppo più istruito di lui.

Certamente paga i fatti del 1799 e le turbolenze di quel tempo. Con quel centinaio di esecuzioni al patibolo, per reprime il tradimento subito, strozzò traumaticamente l’intellighenzia locale (accolta a corte) che aveva costituito la linfa del grande Settecento napoletano cui attinse il mondo intero, ma bisogna conoscere a fondo le vicende del ’99 e sapere delle migliaia di civili massacrati in battaglia dai francesi e dagli stessi repubblicani locali, che riversarono sul popolo napoletano colpi di cannone alle spalle da Castel Sant’Elmo. Stime ufficiali ne indicano circa tremila, ma il generale francese Paul-Charles Thiébault, tra i protagonisti di quelle vicende, trascrisse nelle sue memorie la stima di sessantamila vittime napolitane, limitata ai primi mesi del ‘99.

L’Economia Civile napoletana può salvare l’Occidente

Angelo Forgione – Sono passati trecento anni dalla nascita di Antonio Genovesi, grande economista napolitano nativo di Salerno, il primo della storia. In occasione di questa ricorrenza silenziosa in corso, si è tenuto a Roma un convegno dal nome “Ragioni e sentimenti civili per un’economia ed una politica dal volto umano. La lezione di Antonio Genovesi”, un’occasione per confrontarsi sulle problematiche attuali dell’Economia occidentale e per proporre soluzioni per superare la crisi economico-finanziaria e valoriale, che da sei anni frena sviluppo e occupazione.
In sostanza, sta partendo una rivalutazione dell’Economia Civile di matrice napoletana, dopo che questa è stata dimenticata per tre secoli ed eclissata dall’Economia Politica di stampo britannico formulata dallo scozzese Adam Smith. È infatti necessario, oggi più che mai, ripensare le relazioni economiche secondo un paradigma diverso, quello appunto dell’Economia Civile, fondata sulla reciprocità e sulla creazione di legami di ­fiducia tra le varie parti sociali.
Nel mio saggio Made in Naples ho dedicato un capitolo/”mattone”, il più corposo, proprio al confronto tra le due dottrine economiche, quella napoletana e quella britannica, con un vero e proprio trattato di Economia in cui ho appunto illustrato come quella formulata da Smith ha piegato l’Europa e l’Occidente, imponendo un capitalismo sfrenato, e ho riportando sotto i riflettori l’Economia di Genovesi in quanto primo e vero sistema di relazioni economiche, da riscoprire per superare la crisi in atto. Ora gli economisti iniziano ad avanzare proprio questa soluzione, alla ricerca di un “volto umano”.
“L’Economia dev’essere civile, altrimenti non crea posti di lavoro, non rispetta i lavoratori, non protegge l’ambiente, non migliora i beni e non sviluppa i servizi… proprio come l’Economia incivile, cioè politica, imperante attualmente. […] Il paradosso, dunque, è che l’Italia lasci inaridire le radici napoletane dell’Economia, pur essendo detentrice del modello economico più valido e moderno. Il delitto è che non lo rivaluti, tenendo in vita quello straniero che l’ha inginocchiata”. Questo è solo un passo di ciò che ho scritto nel libro. Non sono un economista ma conosco la civilizzazione napoletana e l’universalità della cultura partenopea, quella che i poteri forti hanno voluto sottomettere perché troppo pericolosa e capace di creare una civiltà migliore. Non a caso, l’economista riminese Stefano Zamagni, professore ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna e presidente dell’Agenzia per il terzo settore (le Onlus) e grande sostenitore della dottrina napoletana, ha dichiarato di essersi imbattuto nel lavoro di Genovesi «per puro caso» nonostante avesse frequentato le maggiori università d’Europa. «Nessuno mi aveva mai parlato di Antonio Genovesi», dice nel video l’economista che ha iniziato una battaglia per rivalutare l’Economia Civile. Ma cosa si studia oggi nelle scuole e negli atenei?

Made in Naples e il caffè napoletano sbarcano in Francia

radiciAngelo Forgione – Il numero 67 (maggio / giugno 2013) della rivista francese RADICI, un bimestrale di attualità e cultura italiana, dedica sei pagine al libro Made in Naples, estraendo il capitolo su “il Caffè” e proponendolo ai propri lettori, in lingua francese, il mio scritto sulla storia e sui segreti della bevanda nera a Napoli, aggiungendo un breve approfondimento sul “caffè sospeso”. Che sia il prologo ad una traduzione del libro in Francia?
La cultura di Napoli che ha civilizzato l’Europa continua a interessare l’Europa. E Made in Naples prova ad esportarla nella sua veste più completa.

guarda le pagine di “Radici” dedicate a Made in Naples

tradizioni

Tre briganti “Made in Naples”

3 brigantiSimone Schettino, Angelo Forgione e Eddy Napoli