Lady Mertens tradita dagli avvoltoi a caccia di puzza e camorra

Angelo Forgione – Katrin Kerkhofs, compagna dell’attaccante del Napoli Dries Mertens, ha scritto sul suo blog julietsjourney.com un riassunto del suo primo anno di esperienza in riva al Golfo e l’ha fatto in maniera lucida, con una buona dose di consapevolezza e di onestà. Il suo scritto non si è perso in troppi giri di parole ed è andato subito al dunque, con il sunto del pensiero che ha inteso trasmettere: “Napoli è una delle città più sottovalutate d’Europa”. È questo il verdetto di una giovane ragazza belga, calata all’improvviso dall’ordine nordeuropeo nella città delle contraddizioni, che ha capito già tanto. E si vede che insieme al suo Dries, anch’egli appassionato di Napoli, ha anche fatto tante amicizie, frequentato persone e capito il sentimento locale. In tanti le devono aver parlato nelle tante cene e aperitivi in città della “Questione meridionale”, e lei l’ha riportata con buona sintesi, facendo trasparire la sua soddisfazione per aver compreso l’origine dei contrasti percepiti. Ma Kat non ha solo ascoltato. Ha anche approfondito le informazioni ed è andata a leggere cosa dicevano i grandi letterati europei del passato, incappando in Goethe, colui che, come lei, prima di venire a Napoli aveva letto e sentito dell’inoperosità del popolo napoletano, in un’epoca in cui Napoli era tra le più luminose città d’Europa, e si era immerso nella vita locale per capire se quelle dicerie corrispondessero a verità. Sovvertì tutto, perlando bene dei napoletani, gente differentemente laboriosa, in funzione di una diversità caratteriale e di una invidiabile differenza climatica rispetto ai paesi nordici. Anche Kat è venuta carica di pregiudizi, come tutti quelli che si dirigono all’ombra del Vesuvio, e non di quei minimi pregiudizi del Settecento ma quelli assai più ingombranti del Duemila: far-west per le strade, ladri e immondizia dappertutto. Tutto svanito nella proverbiale disponibilità verso il forestiero e nell’orgoglio (poteva mai non avvertirlo?), e nel ridimensionamento del rischio entro la fenomenologia delle grande città, pur con un problema da denunciare: la camorra invisibile. “In questo contesto [di decadenza post-unitaria] si è affermata la nota organizzazione mafiosa ‘camorra’, approfittando della situazione degradata”. E da lì la denuncia di una presenza oscura nelle vicende della città, fino alla crisi dei rifiuti degli anni scorsi, risolta nella sua gravità, sì, ma con problematiche di sistema ancora evidenti: “sembra che io sia l’unica persona che a Napoli differenzia la spazzatura”. Accade proprio che nei quartieri bene della città la differenziata sia ancora sconosciuta, ed è assurdo per una comunità che ha vissuto un dramma.
Lady Mertens ha consigliato di non indossare orologi di valore, ed è lo stesso consiglio che Stendhal, innamoratissimo di Napoli, diede alla sorella nell’Ottocento (“Vèstiti male per il viaggio e fai in modo che l’avarizia e la prudenza abbiano la meglio sulla vanità”), prima che ella partisse per visitare quella che il fratello scrisse essere “senza nessun paragone, la città più bella dell’universo”.
A Kat Napoli piace, e tanto. La denuncia della camorra, con quel che comporta, è un atto di affetto per una città “sottovalutata” e sorprendente, un rammarico comune a tutti quelli che veramente voglione bene alla Città. Puntualmente, però, sono partiti i titoli a sensazione di chi, invece di riportare il consiglio “turistico” della ragazza, ovvero quello di abbassare la guardia su Napoli, ha sparato titoli su camorra e puzza. E poi ci lamentiamo che i maleducati tifosi indossano mascherine, che certi cronisti parlano di puzza dei napoletani e che qualche folle gli spari pure addosso. E così, qualcuno è stato indotto a pensare che la ragazza ce l’avesse con Napoli. E lei se n’è rammaricata su twitter, dichiarando amore per Napoli, provando a sgombrare il campo dalla malafede dei titolisti. Non che non abbia qualche colpa nella grossolana considerazione “l’unica cosa che noterete e dovrete sopportare è l’odore di immondizia per le strade”.
A Kat Kerkhofs tre appunti: la crisi rifiuti è colpa della camorra, sì, ma anche degli industriali del Nord, e non solo di quelli; la ‘nemica’ storica di Napoli è la “usurpatrice” Torino, non Milano; “Vedi Napoli e poi muori” non è un’espressione di Goethe ma di un anonimo poeta locale che il drammaturgo lesse e riportò nel suo “Viaggio in Italia”, amplificandola in tutt’Europa e rendendola il più celebre dei detti sulla città. E un consiglio glielo diamo noi: quando si parla di Napoli da amante di Napoli è sempre bene misurare ogni parola. Soprattutto se si è la fidanzata di un calciatore del Napoli. Gli avvoltoi sono in agguato e si fiondano immediatamente.

Restaurati i lampioni di ghisa del “Risanamento”

lampioni_1Angelo Forgione – Il Museo Italiano della Ghisa ha effettuato qualche tempo fa delle ricerche sugli stabilimenti metallurgici dell’Italia meridionale nel periodo compreso tra la seconda metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, evidenziando la presenza di pregiate fonderie capaci di produrre oggetti artistici di alta qualità e fattura. Testimonianze di quelle produzioni sono presenti a Napoli, città in cui proprio recentemente sono stati restaurati i pregevoli lampioni in ghisa di Corso Umberto e via Sanfelice a Napoli, (basi identiche si trovano anche in piazza del Plebiscito e altre zone della città), ora corredati di una nuova lampada di tipo autostradale, in sostituzione di quella che aveva già a sua volta preso il posto delle lampade a lampioni_3sfera napoletana, e mutati anche nel colore, adesso grigio antico, in luogo del verde scuro dell’ultimo periodo.
I lampioni furono fusi durante i lavori del “Risanamento”, nella realizzazione del nuovo asse viario che dalla stazione conduceva al centro e con cui si diede un nuovo decoro alla zona interessata (mettendo in atto un’enorme speculazione edilizia delle banche piemontesi e romane che condussero allo scandalo della Banca Romana). Per la realizzazione dei manufatti, l’ingegner Enrico Treichler della fonderia De Lamorte di Napoli si ispirò ai tre basamenti portastendardo di piazza San Marco a Venezia, fusi in bronzo nel 1505 dalla scultore lampioni_2Alessandro Leopardi e ancora oggi collocati davanti la basilica di San Marco. I decori furono in gran parte modificati, ma la forma era la stessa, in particolare la sezione centrale coi leoni alati. Identiche basi, sempre realizzate dalla stessa fonderia napoletana, si trovano anche nella bella piazza Duomo a Catania, attorno alla celebre fontana dell’elefante, ancora terminanti con lampade a sfera napoletana.
lampioni_5Le basi, di dimensioni imponenti, sono arricchite da festoni sostenuti da nastri con perle, da corone di foglie d’acanto e di alloro e dalle tre figure leonine alate, raccordate tra loro da elementi floreali e vegetali. I candelabri presentano delle colonna prima scanalate e poi lisce, impreziosite in alto da delle statue femminili che indossano drappi annodati in vita (nella foto a destra un esemplare custodito nel Museo Italiano delle Ghisa), rielaborazione di esempi scultorei tratti probabilmente da Francesco Jerace.
Va detto che Enrico Treichler, dopo l’esperienza maturata nella fonderia De Lamorte, ne fondò una tutta sua, dalla quale uscirono anche gli orologi dell’ora unica, quelli storici dell’Ente Autonomo Volturno, restaurati qualche anno fa con qualche modifica (e con sparizione di un paio di esemplari).

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Il colpo di cannone a mezzodì che non c’è più e gli orologi scomparsi

Quando in città tutti segnavano l’ora esatta. Oggi Napoli non vede l’ora.
“Metropolitana di Napoli SpA” smantella i cantieri ma spariscono gli arredi.

Orologio storico EAV

Angelo Forgione – Inaugurata la stazione Toledo della metropolitana ed ecco ripetersi il mistero di Piazza VII Settembre, lo Spirito Santo per i napoletani più radicali. Anche l’orologio storico una volta presente a Via Diaz è sparito! Pezzi di storia del Novecento napoletano di cui non si hanno più notizie. Erano sinonimo di precisione gli orologi dell’Ente Autonomo Volturno in ghisa fusi nella prestigiosa fonderia di Enrico Treichler all’Arenaccia, che pure fanno ancora capolino nelle strade di Napoli. Sopravvissuti ai violenti bombardamenti della guerra, ne erano rimasti 12 dei 40 installati intorno agli anni ’20, denominati “impianti dell’ora unica” perché indicavano tutti, sincronizzati tramite un segnale radiotrasmesso da Norimberga, la medesima ora. Nel dopoguerra furono restaurati ma poi, ad uno ad uno, si fermarono definitivamente per mancanza di pezzi di ricambio ormai obsoleti e quindi irreperibili.
Nel 2008 quei 12 esemplari furono portati in laboratorio per un restauro. Si trovavano al Museo Nazionale, in Piazza VII Settembre a Toledo, in Piazzetta Duca d’Aosta, a Piazza Cavour, Via Diaz, Via del Sole, Via Duomo, a Montesanto, Via Filangieri, Via Santa Lucia, Via Mezzocannone e Piazza Vanvitelli. Pian piano ne furono ripiazzati 10 negli stessi posti, con un quadrante diverso dall’originale e ormai senza più il dispositivo elettrico che una volta captava il segnale tedesco. Il risultato attuale è che la precisione di una volta è solo un ricordo perchè gli orologi non sono più sincronizzati e quindi non portano più la stessa ora, ignorano la differenza tra ora legale e ora solare perchè nessuno li aggiorna e qualcuno si ferma ogni tanto (attualmente è guasto quello di Piazza Vanvitelli). orologi_protE gli altri due che fine hanno fatto? Scomparsi nel nulla! Sono quelli rimossi e, secondo la precedente amministrazione comunale, trasferiti in rimessa da “Metropolitana di Napoli S.p.A.” per l’apertura dei cantieri sull’asse di Via Toledo, quelli di Piazza VII Settembre e Via Diaz, che una volta chiusi hanno restituito nuovi spazi ma non gli antichi orologi. Che neanche il Comune di Napoli riesce a rintracciare, più volte sollecitato da V.A.N.T.O. che del restauro e della ricerca dei 12 pezzi ne ha fatto una vera e propria battaglia. Lo staff del sindaco, sulla scorta di una ricerca avviata dall’assessorato alla viabilità, informa da tempo che “nessuno ne sa nulla”.
La precisione perduta riporta romanticamente ad un’usanza napoletana in voga fino alla soglia del 1960 che solo i più anziani possono ricordare. Allo scoccare di mezzogiorno veniva sparato un suggestivo colpo di cannone da Castel Sant’Elmo udibile in tutta la città. Chi non aveva l’orologio al polso veniva avvisato dell’orario e chi ce l’aveva lo controllava per verificare se portasse l’ora esatta. Quel colpo era preciso, affidabile e di riferimento per tutti perchè era collegato alla misurazione del tempo con lo “strumento dei passaggi” di Bamberg, un macchinario della seconda metà dell’Ottocento che rilevava l’istante di passaggio di una stella sul meridiano del luogo di osservazione, registrandone la posizione esatta. Era il congegno con cui si misurava l’ora precisa all’epoca, brevettato da Carl Bamberg, imprenditore tedesco figlio di un orologiaio autodidatta. Il suo telescopio nacque https://i2.wp.com/www.oacn.inaf.it/museo/strumenti/44.jpgda una particolare montatura di lente detta “a cannocchiale spezzato” ideata dall’astronomo ungherese Franz Xaver von Zach, chiamato a Napoli da Gioacchino Murat nel 1815 per dirigere l’Osservatorio di Capodimonte. Istituto che oggi mostra lo strumento nel padiglione Bamberg del suo museo.
Provate a chiudere gli occhi e ad immaginare il rombo improvviso dalla collina del Vomero, ogni giorno, a mezzodì. Sfumature sbiadite di una Napoli neanche troppo lontana.

Sulle tracce dell’orologio storico di P.zza VII Settembre

Sulle tracce dell’orologio storico di P.zza VII Settembre

intervista per CapriNews sul mistero dell’orologio scomparso

Angelo Forgione – Dopo la denuncia del 19 Dicembre circa la scomparsa dell’orologio storico di Piazza Sette Settembre liberata finalmente del cantiere della metropolitana, ecco un’intervista per TeleCapriNews in cui si fa il punto della situazione partendo dai carteggi del 2008 custoditi all’epoca della “battaglia” per il recupero dei 12 esemplari, allorchè furono tutti rimossi.

p.s.: nell’intervista non si fa riferimento al fatto che gli orologi restaurati, una volta detti “dell’ora unica” e sempre puntualissimi, non sono più sincronizzati a tal punto che non prevedono neanche il cambio d’ora solare/legale (basti vedere l’esemplare in Piazza Duca D’Aosta/Funicolare centrale). Di questa situazione stiamo collaborando, come in passato per gli orologi, con Assoutenti Napoli.

intervista del Dicembre 2011

intervista del Dicembre 2008, prima che orologio e lampioni tornassero a mostrarsi…

Che fine ha fatto l’orologio EAV di P.zza VII Settembre?

Che fine ha fatto l’orologio EAV di P.zza VII Settembre?

e la facciata Dora D’Angri deturpata

Finalmente Piazza Sette Settembre è stata liberata dal cantiere della Metropolitana Linea 1. A questo punto, dopo tre anni anni dall’avvio della nostra “battaglia” pro-orologi storici dell’Ente Autonomo Volturno, deve ripartire per capire che fine abbia fatto quello che era installato sul posto.
V.A.N.T.O. si è battuto per il recupero dei dodici (12) esemplari sopravvissuti ai quaranta (40) installati intorno agli anni ’20 dall’EAV denominato “dell’ora unica”. Museo, Piazzetta Augusteo, Piazza Vanvitelli, Piazza Cavour, Via Santa Lucia, Via Filangieri, Via Mezzocannone, Via del Sole, Via Duomo, Montesanto, Via Diaz e Piazzetta Sette Settembre.
Il risultato è che dieci (10) orologi sono stati recuperati dalla precedente amministrazione comunale con l’approvazione della Sovrintendenza (nonostante la sostituzione dei quadranti originali). Gli altri due (2), ovvero quelli di Piazza Sette Settembre e Via Diaz, come risulta da comunicazioni scritte, sarebbero stati trasferiti nei depositi della società “Metropolitana di Napoli SpA” una volta rimossi per i due cantieri.
Ci chiediamo ora se quei due esemplari siano stati restaurati insieme agli altri dieci (10) già restituiti alla cittadinanza. E di conseguenza, se è previsto il riposizionamento di quello di Piazza Sette Settembre ora che una nuovissima rotatoria vuota fa bella mostra di se al posto del cantiere che non preclude più la vista dello splendido palazzo vanvitelliano Doria D’Angri.
Tempo fa lanciammo l’idea di una stata dedicata al grande architetto Luigi Vanvitelli al posto della palma morta nell’omonima piazza vomerese, ma fu piantumato un alberello che resta tuttora insignificante nelle dimensioni e nell’aspetto. Dunque la rotonda realizzata alla confluenza tra Toledo e Monteoliveto potrebbe essere una nuova opportunità per arricchire il decoro della città. Ma ci “accontenteremmo” di rivedere l’orologio storico EAV al suo posto. E che non salti in mente a nessuno di deturpare la vista periferica dello splendido palazzo con l’installazione di totem pubblicitari o orologi rossi da fast-food.
Cogliamo l’occasione per chiedere alla Sovrintendenza chi ha consentito che si deturpasse la facciata dell’importantissimo Palazzo Doria D’Angri con insegne e luci “fuori contesto” di un bar. Altresì. come sia possibile che sulla stessa facciata vengano issati teloni pubblicitari

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.
(Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)