5 Luglio 1984, Maradona sale le scale del San Paolo

Angelo Forgione – Maradona è del Napoli! Queste le quattro parole che fecero il vorticoso giro del mondo il 30 Giugno del 1984.
Fondamentale la volontà politica e l’appoggio del Banco di Napoli, tredici miliardi e mezzo di lire al Barça, combattuto tra il desiderio di trattenere il più grande talento del calcio mondiale e la necessità di liberarsi di un campione ormai troppo ingombrante e piantagrane, insieme al suo folto clan. Tra altalenanti smentite e conferme, il Napoli riuscì a chiudere l’acquisto del grande campione solo pochi minuti prima della chiusura del calciomercato. Quando mancavano ormai solo poche ore al termine ultimo per il trasferimento dei calciatori stranieri, il Presidente del Barcellona, Josep Lluís Núñez, convocò il direttore sportivo azzurro, Antonio Juliano. Maradona non ne voleva proprio più sapere di restare nella gabbia della Catalogna, laddove aveva conosciuto razzismo e droga, e voleva Napoli, il luogo della liberazione. Era fatta! Juliano rintracciò Ferlaino e lo fece precipitare in Spagna. Cinque ore per andare e tornare dall’Italia con un jet privato, firmare il contratto e poi depositarlo in Lega oltre il tempo massimo. Il patron, complice una guardia giurata “amica”, aveva organizzato un gioco di prestigio, consegnando una busta vuota in Lega a Milano, nei termini previsti, per poi sostituirla con quella contenente le firme, apposte direttamente all’aeroporto. Quando Juliano comunicò il buon esito delle operazioni, Maradona si abbandonò ad un pianto di commozione: «Sono un bambino nato da poche ore», disse.
La notizia rimbalzò a Napoli in simultanea, poi in tutto il mondo. Guardavo la tivù, Canale 34, e lessi la notizia in sovraimpressione intorno alle 23:30. Tutte le emittenti campane ne diedero comunicazione ai telespettatori. In poco tempo Napoli si riversò in strada come se la sua squadra avesse vinto il tricolore, il primo. Due dei miei fratelli maggiori trascinarono me i miei 11 anni e 9 mesi nella vecchia Fiat 500 scoperchiabile di mamma. La scoperchiammo e iniziammo ad urlare e sventolare bandiere nel mare del popolo azzurro, dal Vomero al centro. Caroselli di automobili e moto strombazzanti dappertutto, agitazione forsennata e festante di bandiere e sciarpe. Io incredulo, stralunato. Via Toledo intasata da un fiume di corpi, lamiere, urla e colori. Sfociammo lentamente in piazza Trieste e Trento, alla vista dell’assediata fontana “del carciofo”. Mai avevo visto nulla di simile. Solo Pochi mesi prima avevo ricevuto il magico battesimo allo stadio San Paolo: Napoli-Udinese 2-1. Una mediocre squadra aveva evitato la Serie B per un rigore di Ferrario e un goal di Frappampina. Quelli erano i nomi, ma io non conoscevo quello di Maradona. Il calcio era per me l’eleganza di Platini, i gol di Boniek, Paolo Rossi e Altobelli. Avevo visto il numero 10 sulle spalle dello sfortunato Dirceu. All’improvviso, senza averlo mai visto dribblare e incantare, capii chi era e cos’era Diego, e cosa era Napoli.
Chi trascorreva la serata nei cinema, nei teatri e nei luoghi al chiuso, lontano dalle tivù, si ritrovò uscendone in un pandemonio, il primo della storia azzurra. Nessuno capiva cosa stesse accadendo, anche se lo intuiva. «C’ammo accattato a Maradona!», rispondevano gli interpellati ai più scettici, e nessuno rinunciò a tuffarsi tra la folla, ingrossandola a dismisura. Spuntò anche Il Mattino, appena sfornato in tutta fretta da via Chiatamone, sulla cui prima pagina spiccava a caratteri cubitali la grande notizia.
Soli cinque giorni dopo, el Pibe de Oro mise piede per la prima volta sul prato verde del San Paolo. Accorsero a dargli il benvenuto ottantamila persone deliranti e felici. 2000 lire il costo simbolico del biglietto. Un palleggio ed un tiro verso la porta, quella sotto la curva B, e l’entusiasmo azzurro si trasformò in tripudio. Diego salutò il pubblico partenopeo con un semplice: «Buonasera napolitani». Lo stesso saluto riservato al San Paolo il 9 Giugno 2005, l’ultima volta in cui ha messo piede su quel terreno di gioco, in occasione dell’addio al calcio di Ciro Ferrara.
Tre anni dopo il primo delirio di massa la città sarebbe esplosa per il primo Scudetto. Ma in realtà la festa era la seconda.

(immagine: Salvio Capasso)

videoclip by XG1: UN CAVALLO DI RAZZA CORRE IN EUROPA

videoclip: UN CAVALLO DI RAZZA CORRE IN EUROPA
la fantastica galoppata verso la Champions League

Il ciuccio torna alle origini e si riscopre un cavallo di razza (leggi la storia del simbolo) che corre spedito verso l’Europa dei grandi.
15 minuti per rivivere la fantastica galoppata della prima squadra del Sud-Italia verso la Champions League.
I momenti salienti della stagione 2010/11 del Napoli aperti del consiglio di Roberto Saviano raccolto da Walter Mazzarri e chiusi da un imperdibile finale per non dimenticare le sofferenze dell’inferno recente eppure così apparentemente lontanissimo.
In qualsiasi serie, in qualsiasi condizione sociale… sempre e solo Napoli! 

Buona visione!

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COMUNICATO STAMPA / provocazioni e offese dalla Romania

COMUNICATO STAMPA
Provocazioni e offese dalla Romania in vista di Napoli-Steaua.
Napoli non ci caschi! 

 

Le dichiarazioni del Presidente della Steaua Bucarest Becali (“se fossi un tifoso della Steaua non andrei a Napoli. Gli italiani hanno tanto odio verso i rumeni e potranno esserci sangue e scontri”) e del calciatore Gardoş (a Napoli non sono ospitali e spero che i nostri tifosi non ci seguano in questa trasferta per la loro sicurezza”) non sono altro che un vergognoso attacco verbale che nasconde la volontà di innervosire il Napoli in campo e provocare i Napoletani fuori.
Una trappola in cui nessuno deve cadere, dimostrando la superiorità del popolo Napoletano di fronte a certe provocazioni e al cospetto di quell’Europa di cui Napoli è fondatrice nella sua cultura.

Ricordiamo a Becali e Gardoş che nella gara d’andata, dopo il clima di festa della vigilia, furono alcuni violenti rumeni ad aggredire una decina di tifosi del Napoli che si stavano dirigendo verso gli ingressi del settore ospiti dello stadio Ghencea di Bucarest. La polizia rumena bloccò in stato di fermo 14 supporters dello Steaua, colpevoli anche di creare un clima di tensione che si riverberò all’interno dello stadio.

Pertanto si rispediscono ai mittenti le provocazioni e le offese gratuite verso una comunità Napoletana che merita comunque rispetto, quel rispetto già inesistente all’interno dei confini nazionali e ora mancante sempre più anche all’estero (vedi Liverpool).

Napoli, da par suo, dimostri superiorità e riversi orgoglio ed energie nella risoluzione degli umilianti problemi sociali che stanno fornendo alla comunità internazionale motivo per luoghi comuni disgustosiAl resto ci pensi il Napoli in campo.