Conservatorio di Napoli bene di interesse storico-architettonico

Angelo Forgione – Il Regio Conservatorio di Musica di San Pietro a Majella, uno dei più celebri istituti d’alta formazione musicale nel mondo, è stato dichiarato Bene di Interesse Storico-Architettonico. Il riconoscimento è stato ratificato dal Ministero delle Attività Culturali e dalla Sovrintendenza per i Beni Architettonici della Campania, e darà la possibilità di tutelare l’edificio che ospita il conservatorio di musica ma anche tutto il patrimonio artistico musicale e decorativo (spartiti e manoscritti, strumenti musicali, cimeli, stampe, foto antiche, dipinti e arredi), in particolar modo la sua preziosa biblioteca musicale, tra le più importanti al mondo, che consta di circa 27.000 manoscritti musicali, 300.000 stampe musicali, 20.000 libri, 10.000 libretti d’opera, 10.000 lettere e 1000 periodici. Il progetto è stato supportato da Roberto De Simone, Riccardo Muti, Vincenzo De Gregorio e l’attuale direttore del conservatorio, Elsa Evangelista. Quest’ultima ha annunciato che il prossimo obiettivo è quello di far includere il Conservatorio nei patrimoni dell’umanità, secondo la convenzione adottata dalla conferenza dell’Unesco.
biblioteca_conservatorioIl Conservatorio di San Pietro a Majella è attivo dal 1826, anno in cui il Real Collegio di Musica (che aveva racchiuso quattro orfanotrofi) si trasferì per volontà del re Francesco I nella sede dell’omomino convento dei Padri Celestini, dopo aver iniziato le sue attività didattiche nel 1808. La Scuola plasmò uno stile musicale che si diffuse rapidamente in tutt’Europa e fece da faro per tutto l’Occidente, consacrando la conservatorio-salegrande Scuola Musicale Napoletana del Settecento. L’istituto cambiò il concetto di conservatorio, da istituzione caritatevole di “conservazione” degli orfanelli (che ricevevano istruzione musicale) ad alta scuola di musica. È proprio con San Pietro a Majella che con “conservatorio” si iniziò ad intendere nel mondo ogni luogo di formazione musicale.
Riccardo Muti, nel corso di una conferenza stampa di presentazione di una rappresentazione di Niccolò Jommelli tenutasi a Parigi nel giugno 2009, consigliò a ogni musicista di visitare il Conservatorio di San Pietro a Majella per assaporare il Settecento perduto:
«L’unico luogo al mondo che può far rivivere un fantastico mondo del suono che è andato perduto… un antico monastero immutato con la sua meravigliosa biblioteca, una serie di sale dove si respira ancora il profumo originario dei libri e l’atmosfera della Napoli antica.»

Calderoli: «Ministero del Lavoro a Napoli inappropriato»

Ministero del Lavoro a Napoli inappropriato?
Almeno quanto quello della Cultura al nord!

Lega Nord in piena propaganda per tenere buono il proprio elettorato. E così il Ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, ieri sera a Brescia, si è dato alla sua folla con l’ennesima dichiarazione ad effetto contro Napoli nell’ambito dell’inaugurazione delle tre sedi distaccate dei ministeri. «Ci saranno ministeri distribuiti su tutto il territorio, anche nel Mezzogiorno. Penso che anche il Mezzogiorno debba darsi una bella svegliata.
Calderoli ha aggiunto: «Credo che un ministero debba stare vicino al territorio, adatto per quelle competenze. Ha senso che il ministero dell’Agricoltura stia a Roma, nel centro di Roma? Io credo proprio di no, mettiamolo in un territorio agricolo. Ha senso che il ministero dello Sviluppo economico stia a Roma? Per me avrebbe più senso che stesse a Brescia, perché sarebbe come mettere il ministero del Lavoro a Napoli, dove non sanno di cosa si parla».
Come dire, il ministero dell’Agricoltura sta bene in pianura padana, quello dello Sviluppo economico a Brescia, etc. Via i ministeri da Roma, e comunque non a Napoli. Men che meno quello del lavoro, che secondo Calderoli è città dove la gente non sa cosa sia lavorare.
Un Ministro della Semplificazione è forse portato a farla facile e a dimenticare che se esiste il fenomeno dell’emigrazione è perchè a Napoli la gente vuole lavorare.
È vero, Ministro Calderoli… e se il nord è diventato produttivo lo deve anche a quei Napoletani (e meridionali tutti) che chiusero i fagotti di cartone con lo spago in cerca di quel lavoro negato al sud, ai quali i settentrionali invece negarono il fitto. E se esiste la disoccupazione è perchè non c’è offerta, non certo domanda. E se esiste il lavoro nero è perchè la gente accetta di lavorare anche senza regolare contratto. Si chiama “sommerso”, caro Calderoli.
Lei sa, o forse no, che 150 anni fa da Napoli non emigrava nessuno e semmai era dal nord che vi si veniva a lavorare. Le racconto un aneddoto: Leopoldo I di Toscana non perdeva mai occasione per dare lezioni di governo al cognato Ferdinando di Borbone al quale un giorno chiese quante riforme avesse messo in atto nel Regno di Napoli. Il sovrano Napoletano rispose “nessuna”, ma poi in lingua Napoletana proseguì la risposta: «Ma non hai neanche un Napoletano al tuo servizio nei tuoi Stati, mentre io ho circa trentamila Toscani nel mio Regno e persino nel mio palazzo. Ci sarebbero se tu avessi insegnato loro a guadagnarsi il pane nei tuoi Stati?»
Era quello il tempo in cui i Ministeri erano tutti a Napoli, laddove a Palazzo San Giacomo si decideva per tutto il Mezzogiorno, prima d’esser declassato a palazzo comunale.
È solo un aneddoto di un tempo antico ma non troppo, certo, ma è pur sempre storia e cultura che dovrebbero insegnare ai popoli. Ma si sa, la storia insegna solo che i popoli non imparano nulla dalla storia. E allora, se proprio vogliamo proseguire sulla falsa riga della propaganda leghista, diciamo pure che un ministero del lavoro a Napoli è tanto fuori luogo oggi quanto lo è un eventuale Ministero delle Attività Culturali al nord.

Angelo Forgione