Inquietante Gentiloni: «Per risolvere la Questione meridionale speriamo nella Germania»

Angelo Forgione Sconcertante ricetta governativa del presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni per “risolvere” la Questione meridionale. Durante l’incontro con la stampa al termine del Summit G7 di Taormina, Duilio Calarco della Rai Sicilia pone un’ineccepibile domanda:

«Visto che in soli 25 anni dalla caduta del Muro di Berlino la Germania è riuscita a unificare una nazione in modo omogeneo tra Ovest ed Est, mentre l’Italia in oltre 70 anni di storia repubblicana non è riuscita a ridurre il gap tra Nord e Sud, il Governo italiano, che in tre mesi ha cambiato volto a Taormina, dimostrando che volere è potere, come intende continuare il suo impegno per la Sicilia?»

Questa la risposta del Premier:

«Sul prolungamento dell’Alta Velocità ci stiamo attrezzando con investimenti correttivi. Più di una volta ho parlato con la Merkel di questo argomento, perché non c’è dubbio che la Germania ha saputo superare le differenze interne mettendo in campo un piano straordinario di investimenti, e mi auguro che questa logica tedesca sia contagiosa e si prolunghi in Germania, perché di questo beneficerebbe l’intera economia europea.»

Tradotto in soldoni, la Sicilia e il Sud-Italia devono raccomandarsi alla Germania (sigh!), non all’Italia, che se ne lava le mani del Mezzogiorno, in cui manca non solo lo straordinario ma spesso anche l’ordinario. Altro che investimenti correttivi!
La risposta è figlia di un imbarazzo grave che ha trovato riparo in un’inquietante dichiarazione di subalternità dell’Italia, con l’acqua alla gola e schiava della Germania e dell’Europa a più velocità. Cioè, Sud-Italia schiavo del Nord-Italia e Italia schiava delle Germania. Campa cavallo…

Renzi bluffa: «il 22 dicembre inauguro la Salerno-Reggio». E i giornalisti stranieri ridono.

renzi_sa_rcAngelo Forgione


«Faccio l’ennesima pubblicità progresso. So che non ci crederete, ma il 22 dicembre inauguriamo la Salerno-Reggio Calabria». L’annuncio del Primo Ministro Renzi, fatto nella sede romana della stampa estera, ha fatto scattare immediatamente lo stupore e poi le risate dei giornalisti stranieri, anche loro consapevoli dello psicodramma tutto italiano della più interminabile tra le opere pubbliche d’Europa. Una vergogna nazionale su cui tutti i capi di governo che si sono succeduti negli ultimi decenni sono inciampati annunciandone il termine.
Renzi prova ad essere l’uomo della promessa mantenuta, anche se l’elenco dei lavori in corso sul sito dell’ANAS segnala la data ufficiale di chiusura della tratta Laino Borgo-Campotenese (dal km 153,400 al km 173,900) al 21 novembre 2017. Si chiuderà prima o Renzi dovrà rimangiarsi la promessa? Il premier, però, non ha precisato l’anno ma solo il giorno e il mese dell’inaugurazione. E non ha neanche spiegato che per potersi consentire un annuncio del genere ha ridotto, tramite il suo Esecutivo di Governo, gli investimenti previsti per alcuni lotti di lavorazione, sostituendo i progetti che prevedevano nuove tratte con nuovi elaborati che si limitano all’ammodernamento in sede dei tracciati esistenti.
In ogni caso, si tratterà di inaugurazione di un’opera certamente migliorata ma comunque incompiuta, perché i lavori della Salerno-Reggio Calabria saranno tutt’altro che finiti. Un tratto di circa 20 chilometri di strada, dopo Laino Borgo, verso Reggio, non sarà affatto un’autostrada moderna, come richiesto dall’UE. Senza corsia di emergenza e curve strette, tra l’altro mal asfalata, con toppe su altre toppe, ed erbacce che invadono i margini della carreggiata. Una tratta tracciata in modo da non disturbare le ville dei boss della ’ndrangheta, realizzata in nome del calcestruzzo e delle intimidazioni. “Lotto in progettazione e da finanziare”, dice la mappa dell’ANAS, che rimanda la soluzione ai posteri. Di tratti nelle stesse condizioni ce ne sono altri due: tra Cosenza e Rogliano (11 km) e tra Francavilla Angitola e Pizzo Calabro (10,7 km). Tutto sommato, circa 43 km di strada per niente europea, molto ingorgata e poco sicura. Tre tratti ancora da progettare e finanziare, di cui uno a forte rischio idrogeologico (Cosenza-Rogliano).
Insomma, l’annuncio di Renzi è ingannevole. Si tratta semplicemente di scommessa di chiusura dei cantieri aperti, ma altri se ne dovranno aprire in futuro per soddisfare le imposizioni dell’UE. Senza ammodernare tutta l’autostrada, qualsiasi proclama di inaugurazione dell’A3 non ha fondamento, e sicuramente non sarà il taglio del nastro, il prossimo 22 dicembre, a decretare la fine dei lavori di adeguamento agli standard europei.
Sono intanto trascorsi 20 anni dall’apertura dei cantieri. Era il 1997 quando l’Unione Europea obbligò l’Italia a far sì che la Salerno-Reggio Calabria rispondesse a chiare normative comunitarie. L’autostrada era stata costruita tra il 1962 e il 1972. Circa 11 anni per 495 chilometri, aggiunti ai 52 tra Napoli e Salerno già realizzati nel 1929. Presa in carico dallo Stato, attraverso l’ANAS, senza alcun coinvolgimento dei privati, fu realizzata con soluzioni tecniche sciagurate: due strette corsie, senza quella d’emergenza, che la condannarono presto all’interminabile ricostruzione su se stessa. Soli 8 anni, invece, e addirittura 3 mesi di anticipo sul termine previsto, per completare in tutta fretta i circa 760 km della A1 Milano-Napoli. Qui niente ANAS ma sostegno ai privati con la costituzione della Società Concessioni e Costruzioni Autostrade Spa, presieduta dal ministro dei Lavori pubblici. Quei privati erano Fiat, Eni, Pirelli e Italcementi, riuniti nel 1954 nella SISI Spa (Sviluppo Iniziative Stradali Italiane) per favorire il boom del mercato automobilistico a scapito del trasporto su ferro. Forti furono le pressioni per interessi molto ampi: con le autostrade, le macchine non le avrebbero acquistate solo i più ricchi borghesi delle grandi città e le merci prodotte dalle industrie del Nord sarebbero giunte al Sud anche su gomma. Il consorzio SISI dettò gli assi di “motorizzazione” in base ai propri interessi: uno orizzontale Torino-Milano-Venezia-Trieste, con diramazione da Milano per Genova, e uno verticale da Milano verso Bologna che si sarebbe biforcato, verso Roma-Napoli e verso Ancona-Pescara. Per le auto che sarebbero scese al Sud, mentre gli operai che le avrebbero costruite sarebbero saliti al Nord col “Treno del Sole”, occorreva un nome significativo: “Autostrada del Sole” era perfetto. Da Salerno in poi, in quel profondo Sud, povero e meno appetibile, iniziava la Serie B delle autostrade. Dopo 44 anni ancora si finge di completarla.

Il Bello dell’Italia: Maarten van Aalderen, amore per l’Italia e verità per Napoli

Angelo Forgione Il Bello dell’Italia (Albeggi Edizioni) è una vera e propria dichiarazione d’amore per lo Stivale da parte del giornalista olandese Maarten van Aalderen, presidente dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, residente a Roma, che ha chiesto a 25 colleghi corrispondenti stranieri quali cose preferiscono del Paese che li ospita. In copertina un Icaro dolorante e a terra, chiamato a rialzarsi.
C’è spazio per tutte le bellezze della Penisola, compresa Napoli, che per van Aalderen è “è una città che è stata schiacciata dall’immagine della camorra e della delinquenza, invece è meravigliosa e deve essere conosciuta e visitata per i suoi inestimabili gioielli d’arte e architettura”.
Due anni fa, prima che van Aalderen scrivesse il libro, lo accompagnai in giro per Napoli, parlandogli dell’anima della Città, della sua Storia e della sua Cultura, donandogli anche il mio libro Made in Naples. Ed è stato un gran piacere scoprire di essergli stato utile per decifrare Napoli, attraverso quanto mi ha indirettamente riconosciuto nella lusinghiera e gratificante citazione inserita nella sua introduzione:

In Italia si critica spesso una città in particolare: Napoli. Napoli rappresenta per me l’Italia al quadrato. Si parla frequentemente dei suoi aspetti negativi, come la corruzione e la criminalità organizzata. Per questi motivi, c’è perfino chi si rifiuta di andarci. Eppure, Napoli è una città con una fortissima identità, con una storia di cui può andare fiera e che la vede protagonista da secoli, dotata come è di una cultura unica e di una bellezza infinita. La bellezza di Roma, Firenze e Venezia è scontata, quella di Napoli invece è assolutamente sottovalutata. E quanto spesso ho incontrato dei napoletani impegnati per la loro città, come il blogger e scrittore Angelo Forgione, che ne conosce a fondo i problemi, ma continua ad amarla appassionatamente e a difenderne la bellezza contro ogni degrado e illegalità. Io a Napoli mi sono in ogni caso sempre sentito a casa.

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Giornalista TGR Piemonte licenziato dalla RAI

Angelo Forgione – Tutto era partito da chi vi scrive quella Domenica 21 Ottobre. La battuta infelice di Giampiero Amandola al TGR Piemonte (segnalata dal prezioso Pierluigi R.) non poteva restare limitata ai telespettatori piemontesi e doveva essere denunciata immediatamente. Oggi, a circa quaranta giorni di distanza, il giornalista è stato licenziato dalla RAI pagando fino in fondo la leggerezza.
Amandola, sospeso per il servizio sulla vigilia della partita Juventus-Napoli contenente allusioni alla puzza dei tifosi napoletani, era stato convocato dall’Ordine dei Giornalisti che aveva aperto un provvedimento disciplinare nei suoi confronti e si era capito che per lui tirasse una brutta aria quando il Comitato di redazione della sede regionale della Rai di Torino, sollecitato da quello di Napoli, si era scusato con i telespettatori per gli “apprezzamenti irrispettosi nei confronti dei tifosi napoletani”, prendendone fermamente le distanze. Mai un tg regionale si era dovuto scusare con i telespettatori di altre aree e con i napoletani tutti.
Il provvedimento è duro quanto inevitabile visto l’imbarazzo causato ai colleghi torinesi e a tutta la categoria. Amandola, che stando alle dichiarazioni del sindacato avrebbe già manifestato l’intenzione di impugnare il provvedimento sostenuto dall’USIGRAI, paga cara una leggerezza ma pare che già fosse nel mirino da tempo. E finisce per essere l’unico capro espiatorio di una situazione che è sfuggita di mano alla filiera di controllo di un’intera redazione. Certi episodi si ripetono da decenni ma, pur nel rispetto di un collega che perde il posto di lavoro, si è data una dimostrazione di come denunciare i guasti dell’informazione e di come pretendere il rispetto troppe volte calpestato. Il caso torinese è un monito senza precedenti per tutti coloro che con troppa leggerezza sono abituati a parlare per stereotipi delle altrui comunità. Attorno, e non è poco, anche un’altra “vittoria” ai danni di Gramellini e l’affermazione di un simpatico aneddoto sul bidet, ormai sdoganato in ogni modo in tutto il territorio nazionale. Del resto è una delle “mission” di V.A.N.T.O., non meno importante di quella di dimostrare ai napoletani che è giusto indignarsi anche per le troppe cose che umiliano la città di Napoli e di cui spesso sono responsabili altri napoletani.

Terremoto TGR Piemonte con epicentro Napoli, la RAI detta nuove regole

Giampiero Amandola fu avvisato dal montatore ma…

Ma che sconquasso ha scatenato V.A.N.T.O.! Sospensione di Amandola, scuse della sua redazione e della Rai di Roma ai napoletani e agli italiani, sdegno di tutta la categoria giornalistica, iniziative legali, affermazione di verità storiche su cui sono poi inciampati noti giornalisti-scrittori. Ora anche nuove regole interne alla RAI, ed è giusto così.
Alla sede Rai di Torino le acque sono ancora molto agitate e si susseguono le conseguenze del servizio definito “razzista” nel comunicato di scuse che ha mortificato l’ambiente torinese e tutta la classe giornalistica. Il direttore dell’informazione regionale Alessandro Casarin, accompagnato dal vicedirettore Federico Zurzolo, si è recato ieri nel capoluogo piemontese per incontrare l’intera redazione. Ma già Mercoledì pomeriggio si era collegato in teleconferenza con tutte le redazioni locali per raccomandare due nuove “rigide” regole: i testi redatti dai giornalisti devono essere accessibili, e dunque inseriti nel sistema editoriale interno alla Rai, in modo da poter essere letti da capiservizio e capiredattori, mentre il responsabile della messa in onda del tg dovrà controllare o far controllare dai capiservizio i servizi montati prima che vengano trasmessi.
L’omesso controllo è chiaramente il vero motivo dell’imbarazzo di Casarin ed è altrettanto evidente che la figuraccia sia stata grande e la RAI non si possa consentire una perdita di credibilità. È la stessa dinamica riscontrata nella questione Gambero Rosso-pizza per cui chi ha commesso un autogoal ha prima chiesto scusa e poi promesso di “aggiornarsi” per salvare la reputazione.
Amandola, sospeso dalla RAI, avrà trenta giorni di tempo per rispondere all’Ordine dei giornalisti del Piemonte che ha aperto un procedimento disciplinare nei suoi confronti convocando anche il caporedattore Carlo Cerrato (che durante l’edizione del TG piemontese non era in redazione), il vicecaporedattore e capocronista Massimo Mavaracchio (responsabile di messa in onda) e il vicecaporedattore Gianfranco Bianco che ha condotto il tg dello scandalo. E nell’accertamento interno delle responsabilità emergono particolari interessanti. Pare che Amandola, consegnando il suo pezzo pochi minuti prima della messa in onda e rendendo di fatto impossibile il controllo, sia stato “avvisato” dal montatore che, confezionando con lui il servizio, gli avrebbe fatto notare che la considerazione sulla puzza era inopportuna. La risposta di Amandola? “Tu non capisci l’ironia”.

Caro Aurelio, ora devi dire se ti senti napoletano

Caro Aurelio, ora devi dire se ti senti napoletano

sfogo contro la stampa, non contro i napoletani

Angelo Forgione – Lo sfogo del presidente De Laurentiis in conferenza stampa partito da una risposta a Rino Cesarano è l’ennesimo sintomo di un rapporto da tempo burrascoso con la stampa. Tanti gli scontri fino alla guerra esplosa con la questione dei biglietti posti in vendita online, quando il patron non digerì l’accusa alla società di non essere matura per l’operazione. In quell’occasione così disse con toni alti alla stampa: «non ci dovete far fare la figura dei napoletani che non riescono ad organizzarsi la vita. Sono fiero di essere napoletano e sono stufo che voi non lo siate… vi meritate quello che avete per colpa vostra!»
L’ultimo sfogo è sulla stessa falsa riga, con il dito puntato sui giornalisti napoletani ritenuti autolesionisti per aver già definito fallimentare la stagione azzurra. «A Napoli non funziona un ca..o!» ha tuonato Aurelio; concetto estremo, ma come dargli torto se uno stadio si regge in piedi per virtù dello Spirito Santo e non c’è un palasport degno di tale nome?! Solo che questa volta non ha usato il “noi napoletani” ma il “voi”. De Laurentiis si è chiamato fuori. «Ma che ca..o avete vinto a Napoli?». Certo, è grave che un presidente non conosca il palmares del sodalizio che dirige e lo sminuisca agli occhi degli avversari storici, soprattutto alla luce della sua conoscenza delle differenze di opportunità tra Nord e Sud del paese, ed è grave che non rispetti la grande storia del Napoli prima di lui; ma ora il vero problema è capire se si sente fieramente napoletano di Torre Annunziata, come ha sempre detto, o se si sente un magnate venuto da Roma o addirittura da Los Angeles.
Lo abbiamo sentito più volte parlare di napoletanità, di orgoglio, di meridionalismo e di revisionismo storico. Ecco perchè sembra chiaro che con quel “voi” si riferisse ai giornalisti napoletani, e non ai napoletani tutti. Voleva cioè dire “che cosa avete raccontato voi giornalisti negli ultimi 20 anni?” De Laurentiis non ha attaccato Napoli anche se, nella sua veemenza, non si è accorto di offenderla; ed è per questo che deve chiarire serenamente la sua identità alla gente che paga biglietti, abbonamenti e smart card, che vuol sapere con certezza se alla guida del Napoli c’è un napoletano. La differenza è essenziale.