La Juventus che vince in campo e perde fuori

dopo Amandola, impossibile ignorare la “discriminazione territoriale”

Angelo Forgione – Napoli frustrato quello che da qualche anno va a Torino alla ricerca delle conferme e finisce per essere bastonato dalla Juventus. Bianconeri che stravincono in campo, vero, ma anche bianconeri che straperdono a bardocampo. Dopo decenni di vergogne impunite, l’anno scorso ci pensò Giampiero Amandola, giornalista RAI del TGR Piemonte (fino a quel momento), a fare il più clamoroso degli autogoal all’esterno dello Juventus Stadium, sollecitando i sostenitori locali (ma non troppo locali) a riconoscere i napoletani dalla puzza. Scandalo scoperchiato da questo blog grazie alla segnalazione di Pierluigi R., cui seguì una videodenuncia e la sollecitazione alla redazione di Napoli di pretendere spiegazioni da quella di Torino, che chiese scusa in diretta prima del licenziamento del non unico colpevole. Quell’episodio, per il chiasso e il clamore che ne conseguirono a livello nazionale, è stato decisivo per formulare quelle nuove regole di “discriminazione territoriale” che fanno tanto discutere in quanto, diciamolo serenamente, scritte apposta per contrastare l’accanimento cronico ai danni di Napoli. E così, a un anno di distanza, il ritorno a Torino porta il sequel, con l’ennesimo autogoal juventino: cori marcati e squalifica delle curve voluta, cercata e trovata. Complimenti alla Juventus per la forza della sua squadra e per l’ignoranza della sua tifoseria.
La partita di calcio è persa ma quella per la dignità è vinta, almeno sotto il profilo delle norme. Non che la rappresentanza della tifoseria azzurra sia stata irreprensibile nella reazione (nessuna tifoseria italiana lo è), ma la squalifica delle curve bianconere, anche se inseguita dai colpevoli, segna la vittoria di una battaglia condotta a lungo. Vinta non oggi, ma un anno fa, grazie ad Amandola.

Il napoletano non sparirà… ma sta cambiando.

 L’UNESCO lo considera “vulnerabile”, ma sopravviverà

21/02/12 – Angelo Forgione per napoli.com Martedì 21 Febbraio, giornata delle lingue madri. E il Napoletano è tra queste. È la lingua del Sud-Italia secondo l’UNESCO, la più parlata dopo l’Italiano con una stima che va dai 7,5 agli 11 milioni di conoscitori, emigranti esclusi, proprio perchè lingua correntemente parlata e capita in un antico Stato sovrano che continua a mantenere la sua dignità. Non dialetto, e non può esserlo un idioma che sostituì il latino nei documenti ufficiali e nelle assemblee del Regno di Napoli per decreto del 1442 di Alfonso d’Aragona. E del resto la stessa UNESCO identifica il territorio di diffusione tra Campania, Basilicata, Abruzzi, Molise, Calabria settentrionale, Puglia settentrionale, basso Lazio, Marche e parte dell’Umbria; sostanzialmente si tratta dei vecchi confini del Regno di Napoli, dove il Napoletano, lingua madre, abbracciò anche i dialetti locali delle varie Province del Regno stesso.
L’idioma partenopeo è classificato dall’organismo culturale dell’Onu tra le lingue “vulnerabili”, come il Siciliano e il Veneziano. E sebbene sia trapelato un falso allarme di estinzione entro la fine del secolo, in realtà queste tre lingue sono quelle italiche più al riparo dalla sparizione. Vulnerabile non è una novità; il napoletano è già vulnerato, violato, contaminato, e non è più puro da tempo soprattutto nella sua scrittura che nessuno insegna. Ma l’estinzione è davvero l’ultima delle insidie per una lingua che può vantare un grande veicolo che è anche grande scrigno: la canzone classica, quella che si è fatta spazio nel mondo e nella storia, e nella quale si può infatti recuperare il vero Napoletano.
La classificazione nella categoria “vulnerabile” è per quelle lingue non a rischio di estinzione, che utilizzano le stesse modalità di trasmissione per le nuove generazioni. Tradotto in soldoni, tramandate come uso e costume e non accademicamente. Ben più a rischio, secondo l’UNESCO sono il Piemontese, il Ligure, il Lombardo, il Friulano, l’Emiliano-Romagnolo e il Sardo.
Il vero pericolo segnalato dalla catalogazione “vulnerabile” dunque, non è che i napoletani comincino a parlare solo in Italiano ma che stravolgano una lingua già stuprata, pur avendo norme grammaticali, lessicali, fonetiche e ortografiche ben precise. Basti ricordare che la Regione Campania ha battezzato l’abbonamento mensile ai trasporti pubblici “Jamme card“, ma in Napoletano la parola “andiamo” si scrive jammo.

Servizio del TG3 del 21/02/12

Terremoto TGR Piemonte con epicentro Napoli, la RAI detta nuove regole

Giampiero Amandola fu avvisato dal montatore ma…

Ma che sconquasso ha scatenato V.A.N.T.O.! Sospensione di Amandola, scuse della sua redazione e della Rai di Roma ai napoletani e agli italiani, sdegno di tutta la categoria giornalistica, iniziative legali, affermazione di verità storiche su cui sono poi inciampati noti giornalisti-scrittori. Ora anche nuove regole interne alla RAI, ed è giusto così.
Alla sede Rai di Torino le acque sono ancora molto agitate e si susseguono le conseguenze del servizio definito “razzista” nel comunicato di scuse che ha mortificato l’ambiente torinese e tutta la classe giornalistica. Il direttore dell’informazione regionale Alessandro Casarin, accompagnato dal vicedirettore Federico Zurzolo, si è recato ieri nel capoluogo piemontese per incontrare l’intera redazione. Ma già Mercoledì pomeriggio si era collegato in teleconferenza con tutte le redazioni locali per raccomandare due nuove “rigide” regole: i testi redatti dai giornalisti devono essere accessibili, e dunque inseriti nel sistema editoriale interno alla Rai, in modo da poter essere letti da capiservizio e capiredattori, mentre il responsabile della messa in onda del tg dovrà controllare o far controllare dai capiservizio i servizi montati prima che vengano trasmessi.
L’omesso controllo è chiaramente il vero motivo dell’imbarazzo di Casarin ed è altrettanto evidente che la figuraccia sia stata grande e la RAI non si possa consentire una perdita di credibilità. È la stessa dinamica riscontrata nella questione Gambero Rosso-pizza per cui chi ha commesso un autogoal ha prima chiesto scusa e poi promesso di “aggiornarsi” per salvare la reputazione.
Amandola, sospeso dalla RAI, avrà trenta giorni di tempo per rispondere all’Ordine dei giornalisti del Piemonte che ha aperto un procedimento disciplinare nei suoi confronti convocando anche il caporedattore Carlo Cerrato (che durante l’edizione del TG piemontese non era in redazione), il vicecaporedattore e capocronista Massimo Mavaracchio (responsabile di messa in onda) e il vicecaporedattore Gianfranco Bianco che ha condotto il tg dello scandalo. E nell’accertamento interno delle responsabilità emergono particolari interessanti. Pare che Amandola, consegnando il suo pezzo pochi minuti prima della messa in onda e rendendo di fatto impossibile il controllo, sia stato “avvisato” dal montatore che, confezionando con lui il servizio, gli avrebbe fatto notare che la considerazione sulla puzza era inopportuna. La risposta di Amandola? “Tu non capisci l’ironia”.

C’è puzza di razzismo a Torino, meglio avvisare Abete.

Angelo Forgione – Dal giorno dell’introduzione delle norme contro il razzismo che consentono la sospensione delle partite di calcio in caso di cori e striscioni razzisti ho avviato una battaglia per denunciare come tali norme non tutelassero i napoletani e per sollecitare il capitano del Napoli a indicare all’arbitro l’applicazione del regolamento. Puntualmente inapplicato.
Ora finalmente pare che qualcuno abbia ascoltato, anche perchè l’anno scorso, allo Juventus Stadium, se ne erano viste e sentite di cotte e di crude, e nessuno aveva battuto ciglio. Dunque, meglio mettere i vertici del calcio sull’attenti. Ci hanno pensato i senatori Antonio Gentile, Giovanbattista Caligiuri, Giuseppe Valentino, Francesco Bevilacqua e Vincenzo Speziali (PdL) che, proprio nel giorno delle veementi proteste britanniche sostenute dal Premier David Cameron per il comportamento razzista dei tifosi serbi nel match della loro under 21 contro l’Inghilterra, hanno chiesto in una lettera al presidente della FIGC di dare disposizioni rigide affinchè l’arbitro designato per Juventus-Napoli sospenda la partita, temporaneamente o definitivamente, in caso di striscioni o cori di contenuto razzistico contro Napoli e il Meridione.
«In passato – hanno scritto i senatori – sono stati tollerati striscioni come “benvenuti in Italia”, “La vergogna dell’Italia siete voi” oppure “Vesuvio erutta per no” che non hanno nulla di sportivo e che offendono non solo una grande capitale culturale europea, ma l’intero Sud. Il regolamento calcistico internazionale prevede durissime sanzioni contro cori e ingiurie o striscioni di carattere razzistico, sia per quanto riguarda la pelle, sia per quanto riguarda le provenienze territoriali che, purtroppo, ancora oggi sono oggetto di sfottò vergognosi. Invitiamo la società sportiva calcio Napoli – conclude la nota dei senatori –, in caso di reiterazioni di questi comportamenti e di atteggiamenti omissivi da parte dell’arbitro, ad abbandonare il rettangolo di gioco: non si possono più tollerare offese al Sud e all’Italia che è unica ed unita».
Chiamatela pre-campagna elettorale, chiamatela ingerenza politica, ma l’importante è che anche dal Senato sia arrivato uno squillo ad Abete. Certo, se s’impegnassero anche per togliere Napoli e il Sud dalla condizione coloniale in cui si trovano non sarebbe cosa sbagliata.

videoclip / RAZZISMO LEGA-LIZZATO negli stadi italiani

videoclip / RAZZISMO LEGA-LIZZATO negli stadi italiani

deriva italiana: Napoli senza tutela in un paese poco serio

Un’altra stagione calcistica è passata senza che nessuno abbia messo un argine ai cori razzisti vomitati all’indirizzo dei napoletani, nonostante le regole introdotte dalla FIGC nel 2010 (su ispirazione del leghista Maroni). Non si sottovaluti il problema solo perchè cristallizzato e reso prassi negli stadi, la questione è gravissima e coinvolge tutta la società italiana ormai condizionata e influenzata dalla più che ventennale propaganda leghista che ha fortemente acuito una realtà già precedentemente triste.
Nei giorni scorsi il portiere della nazionale giapponese Eiji Kawashima è stato in Italia (probabili contatti con squadre della Serie A) e ha evidenziato inconsapevolmente e indirettamente quanto l’Italia sia un paese volgarmente maleducato e privo di etica. Non stupisca tutto ciò perchè quello giapponese è un popolo, cioè unito e coeso, fiero della propria terra e della propria tradizione. Agli antipodi dal popolo italiano che non esiste, disgregato dalla cultura campanilista del “tutti contro tutti” che trova il suo apice nel “tutti contro Napoli”. Il videoclip lo dimostra, partendo da quella parte politica del paese che ha fatto dell’invettiva il proprio cavallo di battaglia, e sarebbe potuto accadere solo in Italia, passando per l’ipocrisia degli organi preposti a tutelare, continuando con l’atteggiamento “distratto” e talvolta colpevole di alcuni giornalisti, per finire con il deleterio assopimento dell’orgoglio dei napoletani stessi.
Vittimismo? Chi nega tutto questo contribuisce alla morte sociale nei confini italici. A noi interessa solo evidenziare che l’Italia è un paese poco serio. Poi, chi vuol continuare faccia pure.

La prima sanzione per cori calcistici contro i Napoletani

La prima sanzione per cori calcistici contro i Napoletani
Tosel ha capito la nostra battaglia o fa la sua ai cagliaritani?

Angelo Forgione – Sembrerebbe un piccolo passo avanti nella difficile battaglia che V.A.N.T.O. conduce da anni per la demarcazione dei limiti che separano gli “sfottò” dai cori razzisti nel calcio. Il giudice sportivo Gianpaolo Tosel ha inflitto un’ammenda di 5.000 euro al Cagliari “per avere i suoi sostenitori, prima e nel corso della gara, rivolto cori insultanti nei confronti della tifoseria avversaria”. Per la verità, oltre ai cori, si è trattato anche di striscioni volgari fortunatamente rimossi dopo essere stati fotografati, ma mai quanto il coro “noi non siamo Napoletani” che, pur non essendo razzista, è stato intonato forte e vergognosamente al termine del minuto di raccoglimento per la scomparsa del centauro Marco Simoncelli.
È il primo caso in cui viene riconosciuto una certa violenza verbale, anche se non si usa la parola “insulti” senza aggettivarla con la qualifica di “razzisti”.
Ammesso che ci siano stati cori veramente razzisti (abbiamo sentito di molto peggio), che Tosel abbia finalmente capito che sono contro il regolamento?  Oppure si tratta di una lieve decisione “politica” contro la tifoseria del Cagliari che è sotto osservazione dopo la sospensione della gara contro l’Inter di un anno fa per cori razzisti contro il giocatore di colore Eto’o? Ricordiamo che allora, nel comunicato, Tosel parlò di “grida e cori costituenti espressione di discriminazione razziale” mentre oggi parla di “cori insultanti”.
Badi bene il Giudice Sportivo, perchè se oggi avesse sanzionato degli insulti per i Napoletani a Cagliari (di cui non c’è da lamentarsi nonostante si tratti di volgare malcostume italiano) per poi ignorare in futuro i veri cori razzisti, questa decisione da incoraggiante si trasformerebbe in grave beffa.
Resta il fatto che da anni battiamo su questo tasto. Il razzismo calcistico non è solo contro i neri ma anche contro i Napoletani, i rumeni e gli slavi, a prescindere che siano in campo piuttosto che sugli spalti. E casca a fagiolo il comunicato della ACF Fiorenitna che, nella persona del responsabile della comunicazione Gianfranco Teotino, a margine della conferenza stampa odierna di Sinisa Mihajlovic, ha voluto specificare che la società è al fianco del tecnico per quanto riguarda i cori razzisti (“Sei uno zingaro”) rivolti da parte dello stadio domenica scorsa al tecnico serbo. “Accettiamo cori e contestazioni di ogni tipo, ma quando ci sono insulti razzisti o personali, la ACF Fiorentina li respinge e li condanna”, ha detto Teotino.

San Siro: razzismo, blasfemia… e macabra oscenità!

San Siro: razzismo, blasfemia… e macabra oscenità!
il precedente di Kawashima che può essere d’esempio a Cannavaro

di Angelo Forgione

Ci risiamo coi cori razzisti di Milano. E siccome la FIGC fa finta di nulla, il fenomeno cresce sempre di più e stavolta si va oltre, con cori blasfemi che coinvolgono i santi. “San Gennaro sieropositivo”, “terremotati”, “colerosi”, “zingari”, “Vesuvio lavali col fuoco”, “Ci vuole acqua e sapone”, “camorristi”. Stavolta non si è trattato dell’intero stadio come in altre occasioni; cori in buona parte coperti dai numerosissimi e chiassosi tifosi del Napoli presenti e stroncati dall’andamento della gara che, ne siamo sicuri, se fosse stato diverso sarebbero stati ancora più forti e distinguibili.

Ce n’è abbastanza per codificare i cori come razzisti e non come semplici sfottò. Ma lo diciamo da anni in ogni modo senza che la Federcalcio che ha generato le regole sul razzismo che prevedono sospensione delle partite abbia mai sollecitato il Giudice Sportivo Tosel ad intervenire.

Quante volte abbiamo invocato l’intervento in campo di capitan Cannavaro, napoletano, affinché richiamasse l’attenzione dell’arbitro? È lui che deve farlo, ed è l’unica maniera per sperare che tutto questo finisca. L’esempio di Zorò e Eto’o non è servito. Allora tiriamo fuori l’esempio di Kawashima, portiere giapponese del Lierse, che deve pur dimostrare che certi cori sono persino macabri e osceni! Durante la partita del campionato belga tra Beerschot Anversa e Lierse dello scorso Agosto, i tifosi del Beerschot, famosi per essere nazisti di estrema destra, hanno cominciato a bersagliare il portiere avversario arrivando ad inneggiare alla tragedia dello tsunami di Fukushima durante la quale hanno perso la vita 15.000 persone con migliaia di dispersi. Kawashima, anche portiere della nazionale giapponese, è rimasto scosso ed è andato dall’arbitro segnalando i cori e chiedendo la sospensione dell’incontro che l’arbitro, saggiamente, ha sancito. La partita è ripresa solo quando il coro “Kawashima-Fukushima” è terminato.

Lo tsumani di Fukushima è come il terremoto, è come l’eruzione del Vesuvio. Quindi i cori contro i Napoletani non sono solo xenofobi ma anche osceni così come sono stati definiti quelli dei tifosi di Anversa). Ma se il capitano del Napoli proprio non è colpito, dal momento che tutto il resto rientra nella casistica del razzismo e non degli sfottò, ci chiediamo ancora una volta come mai le regole della FIGC, che dovrebbero punire chi si rende colpevole di diffamazione di razze ed etnie con sospensione dei match e sanzioni, non valgono quando i colpiti sono i Napoletani.

Qui non è questione di vittimismo che ci viene rivolto contro ma di una certa cultura che evidentemente in Belgio pure esiste.

Per sostenere la protesta, inviare rimostranze alla FIGC agli indirizzi sotto elencati:
figc.presidenza@figc.it
figc.segreteria@figc.it
figc.procura@figc.it
press@figc.it
figc.legale@figc.it