“Modello Milano”, ingegneria politico-mediatica per pulire l’Italia

Angelo Forgione Due date: martedì 13 e mercoledì 14 ottobre. La prima coincide con l’arresto del vicepresidente della Regione Lombardia Mario Mantovani, ex assessore alla Salute ma anche ex senatore e sottosegretario alle Infrastrutture del governo Berlusconi. L’ordinanza a suo carico si riferiva a una gara d’appalto da 11 milioni di euro sul trasporto dei malati dializzati che sarebbe stata truccata su richiesta del braccio destro del governatore Roberto Maroni, Massimo Garavaglia, responsabile del Bilancio. Il giorno dopo, a Napoli, durante una seduta del Consiglio Comunale, il consigliere Carlo Iannello di Ricostruzione democratica – Red, propose l’eliminazione dei biglietti omaggio per lo stadio a beneficio delle autorità comunali, pratica diffusa in tutta Italia che a Napoli qualcuno cercava invano di abbattere. La proposta fu bocciata con 22 voti contrari contro 5 favorevoli, ma soprattutto con una discussione dai toni a tratti grotteschi.
Milano e Napoli, arresto dei vertici della Regione Lombardia e figuraccia dei consiglieri comunali napoletani. Ora pesate i due eventi, stabilite quale fosse più grave e rispondete alla seguente domanda: quale notizia ha fatto più scalpore? Ebbene sì, si è parlato, e si continua a parlare, solo dei “fattarielli” di Napoli. Dei fattacci di Milano non si è saputo più nulla. Da Gramellini a Giletti, tutti a condannare i consiglieri partenopei, incapaci di rinunciare a ciò di cui non fa rinuncia nessun consiglio comunale dell’Italia del pallone. A metà ottobre nessuno avrebbe potuto immaginare cosa si prefigurava all’orizzonte.
28 ottobre: il presidente dell’Associazione Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone, ricevendo dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia il “Sigillo” della città, investiva nuovamente Milano del ruolo di “capitale morale d’Italia”. Un do ut des con cui la città, a quattro giorni dalla chiusura dell’Expo dell’alimentazione, veniva associata alla nuova parolina magica “modello”. Cantone, nominato all’ANAC da Matteo Renzi, e dallo stesso Renzi mandato a vigilare sull’Expo milanese, si prendeva le critiche dal presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Rocco Sabelli: «troppo vicino alla politica». A partire da lui, tutti improvvisamente a rimpirsi la bocca del “modello Milano” dagli scranni del Governo Renzi. Il “modello Milano” da esportare a Roma, città che per Cantone non avrebbe gli anticorpi per sconfiggere la corruzione, diversamente dalla compatta Milano, o presunta tale. A soli due giorni dalle lusinghiere parole del magistrato napoletano, in sostituzione del decaduto sindaco di Roma Ignazio Marino, il Viminale nominama in qualità di Commissario straordinario dal Viminale il prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca, persona che aveva vigilato sull’Esposizione universale in Lombardia. Era proprio lui a spiegare il “modello Milano”: «non è altro che un modo di lavorare avanzato, in piena sinergia e con unità di intenti, guardando agli obiettivi da raggiungere». Tradotto in soldoni, la serietà delle istituzioni, mica la rivoluzione milanese della governance politica! Altro che metodo avanzato, il “modello Milano” non è altro che la pulizia morale delle istituzioni che dovrebbe regolare la vita politica di ogni città, compresa Milano, dove gli arresti e le mazzette continuano a fare notizia senza fare notizia. La verità è che il “modello Milano” è una scopa con cui si è nascosto sotto al tappeto tutta la sporcizia del dietro le quinte dell’Expo, tutto il marcio degli scandali della vigilia che avevano fatto del capoluogo lombardo, città guida d’Italia, già la Milano di Tangentopoli, una delle capitali della corruzione e del malaffare, almeno finché il silenzio non calò su quei misfatti che stavano rovinando la già misera immagine del Paese. Creato il “modello”, ora torna utile per ripulire la disastrata Roma, perché il Giubileo romano ha da funzionare come l’Expo milanese. A distanza di poco più di un anno dalle tangenti meneghine tutto è cambiato. Per volontà superiore e col contributo mediatico di chi fu chiamato ad arginare l’emorragia, ma anche dell’informazione, per cui ora tutto ciò che è milanese è esemplare. Vogliamo crederlo o iniziamo a farci delle domande a televisore spento?

Beppe Severgnini “diversamente leghista”

«Lega Nord nepotista come i Borbone, ma ne abbiamo bisogno»

Angelo Forgione – Disgustoso dibattito su La7 a “Le Invasioni Barbariche” del 6 Aprile, all’indomani delle dimissioni del leghista Umberto Bossi. Quello che doveva essere un piccolo processo alla Lega con Borghezio imputato si è trasformato in una sorta di apologia leghista. Indecente l’analisi dello scrittore lombardo e giornalista del Corriere della Sera Beppe Severgnini che, criticando la Lega da un punto di vista tutto settentrionale e non italiano, ha imputato al partito verde un nepotismo risalente al regno borbonico. Insomma, gira e rigira, il Nord è sul banco degli imputati e il Sud diventa termine di paragone negativo (ricordate Paolo Villaggio?). Scompare d’emblée il periodo tragicamente attuale di “parentopoli” e il problema viene riportato al regno preunitario del Sud, quindi monarchico, quando la discendenza diretta era un diritto-dovere dappertutto. Al termine della discussione, lo stesso Severgnini ho voluto dare alla Lega dei consigli per migliorarsi «perchè ce ne è bisogno, ma di una Lega che non dice sciocchezze sugli immigrati e che abbia il coraggio delle opinioni». Tutto qua, stop! Smussato questo spigolo, la Lega può continuare a dividere l’Italia. Omesso il principale difetto del partito secessionista: la propaganda anti-meridionali che ha devastato il Paese. Senza dimenticare che per Severgnini è Maroni l’uomo giusto «anche agli occhi degli italiani».
Detto che per i meridionali in primis, ma in generale per gli italiani, un partito secessionista non è mai un “bisogno” ma un’aberrazione, che della Lega può avere bisogno solo il Nord, che il nepotismo non è un male borbonico ma semmai della società italiana da sempre, che non si può non redarguire i leghisti per l’odio nei confronti del Sud se se ne analizzano i difetti, è facile dedurre che gli “italiani” di Severgnini sono i settentrionali “diversamente leghisti”.

La tessera del tifoso ha fini commerciali

La tessera del tifoso ha fini commerciali

il Consiglio di Stato: «da rivedere»

Angelo Forgione – Era chiaro a tutti, ma ci sono voluti più di due anni per ufficializzare il conflitto di interesse piantato nella tessera del tifoso. La VI sezione del Consiglio di Stato, presidente Giancarlo Coraggio (lo stesso della corte di giustizia federale della Figc), ha così sentenziato:
«L’abbinamento inscindibile tra il rilascio della tessera e la sottoscrizione di un contratto con un partner bancario per il rilascio di una carta di credito prepagata, potrebbe condizionare indebitamente la libertà del tifoso-utente».
Si tratta quindi a tutti gli effetti di pratica commerciale scorretta a beneficio dell’azienda di servizi.
Va ricordato a tal proposito che l’azienda in questione, ovvero Poste Italiane S.p.A., è legata da un accordo commerciale con Banca Mediolanum di cui è azionista il Gruppo Finivest S.p.A.
E va altresì ricordato che la tessera del tifoso è uno strumento scaturito da una direttiva dell’ex Ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni, durante il quarto Governo Berlusconi che instaura coercitivamente un rapporto di tipo commerciale tra singoli individui con le società sportive che si intendono seguire all’interno del territorio nazionale.
La tessera, è bene chiarirlo, resta condizione essenziale per le trasferte dei tifosi ma la sua configurazione andrà ora necessariamente rivista.

Disordini dell’31 Agosto 2008, la colpa fu di Trenitalia

Disordini dell’31 Agosto 2008, la colpa fu di Trenitalia

Angelo Forgione (anche per napoli.com) – La verità la raccontarono in musica la band “L’Altroparlante” qualche anno fa con due canzoni, e mi resi felicemente disponibile di farne dei videoclip divulgativi (che ripropongo) a corredo della videodenuncia dell’epoca. Il famoso treno dei tifosi napoletani diretti a Roma il 31 Agosto del 2008 non fu devastato ma solo danneggiato, e questo lo aveva già sancito la Procura di Napoli che ridimensionò la stima dei danni pompata da Trenitalia. Ora la sentenza n.85606/10 della VI Sez. Civile del Giudice di Pace di Napoli resa dal Dott. Ciaramella sancisce che quei danni (non devastazione) furono causati dall’esasperazione nata dall’incapacità di Trenitalia di gestire e organizzare un evento ampiamente prevedibile.
Insomma, è come dire che Trenitalia doveva e poteva prevedere una situazione straordinaria, e non ci voleva la zingara, e la gestì come una situazione ordinaria, costringendo centinaia di tifosi del Napoli, di cui circa 800 con precedenti penali, a viaggiare come bestie e esasperando gli animi, causando i danni da cui si disse colpita.
È bene ricordare che dopo diverse partite a porte chiuse e trasferte vietate, alla prima giornata della stagione 2008-09 l’Osservatorio per le manifestazioni sportive definì “un’apertura di credito ai tifosi del Napoli” l’inaspettata concessione alla trasferta in occasione di una partita ad alto rischio per la quale non fu approntata alcuna misura di sicurezza straordinaria. Sembrò strano già alla vigilia e i timori si palesarono all’indomani quando i tifosi del Napoli, indistintamente, furono poi etichettati dal ministro Riccardo Maroni come “delinquenti”, colpendo così al cuore tutta la gente appassionata alla squadra partenopea. Furono prima chiuse le curve del “San Paolo” per diverse partite dal giudice sportivo Tosel e poi bandite le trasferte dei Napoletani, ghettizzati e incriminati agli occhi dell’Italia intera anche dai mass-media nazionali. Insomma, una trappola in cui Napoli finì a piè pari.
Da li, l’istituzione della tessera del tifoso, nonché di alcune norme che vieterebbero il razzismo negli stadi… tranne che per i napoletani come ampiamente dimostrato in tante occasioni.
Ma stia attenta a pretendere il rispetto la gente di Napoli perchè sarebbe tacciata di vittimismo.

Federalismo Municipale. Ora siamo proprio fottuti!

Federalismo Municipale. Ora siamo proprio fottuti!
Altro che palla al piede! Sud sempre più serbatoio del nord.

di Angelo Forgione

E così la Camera ha confermato la fiducia al Governo approvando la risoluzione di maggioranza relativa al testo sul “Federalismo fiscale municipale“.
Berlusconi ha fatto festa con la Lega infilandosi nel taschino del suo doppio petto il fazzoletto verde della Lega passatogli dal Ministro degli Interni, il leghista Maroni, in mezzo a un tripudio di bandiere della Lega Nord. Tutto il carroccio contento, Bossi compreso che ora pensa al prossimo step, il Federalismo fiscale regionale da attuare da qui a quattro mesi.
Se il carroccio è in tripudio c’è un solo perché: il federalismo municipale  apre il rubinetto per i comuni del nord, non certo per quelli del sud, e la forbice è destinata ad allargarsi. Vediamo perchè.
Il disegno di legge prevede che il 4,9% del gettito nazionale IVA venga distribuito ai comuni in base ai consumi. Vuol dire che verrano premiati quei comuni con alta concentrazione di fabbriche, commercianti, e professionisti, laddove vengono dichiarati e versati maggiori importi IVA. Il trucco è tutto qui: l’IVA è una partita di giro per l’imprenditore o il professionista che prima la versa e poi la scarica. Chi la versa senza mai scaricarla è il consumatore, ovvero il vero soggetto che produce gettito fiscale.
Facciamo un esempio chiaro: le numerose fabbriche del nord che vendono prodotti in tutto il territorio nazionale, sud e isole comprese, realizzeranno un vero e proprio drenaggio dell’IVA nel meridione, pagata dal consumatore meridionale per versarla, sempre nella misura del 4,9%, nelle casse dei comuni di provenienza, laddove cioè hanno sede legale.
Facciamo allora un po’ di numeri per capire in che misura si allargherà la forbice. Su 2,88 miliardi di euro devoluti, 1,7 miliardi andranno al nord, 716 milioni di euro al centro e 463 milioni al sud.
La CGIA, Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre, ha fatto due conti per misurare gli effetti economici che emergeranno dall’applicazione del nuovo decreto sui principali Comuni capoluogo di Provincia, deducendo che da questa operazione ne trarranno vantaggio i Sindaci del Nord. Milano sarà il Comune più premiato. In termini pro capite il vantaggio economico sarà di 211 €. Seguono Monza, con +201 € pro capite, Parma, con +144 € pro capite, Imperia, con +141 € pro capite e Siena con 132 €.
Male, invece, la situazione al Sud. Tra le realtà più penalizzate Foggia, con una differenza negativa di 192 € pro capite, L’Aquila, con -208 € pro capite, Taranto, con -215 € pro capite, Cosenza, con -269 € ed, infine, Napoli, con -327 €.
Si avvia a ripetersi dopo 150 anni il drenaggio delle risorse economiche del Sud a favore di quelle del Nord. Allora l’operazione si attuò passando per le banche, con il Piemonte che dopo l’annessione del Sud al suo Regno impose l’apertura al Sud di filiali della Banca Nazionale e il divieto al Banco di Napoli di apertura al Nord. Fu la prima vera truffa finanziaria della storia d’Italia alla quale fece seguito quella ancor più grande detta “Legge sul corso forzoso” che stabilì l’inconvertibilità della moneta della Banca Nazionale e la convertibilità in oro di quella del Banco di Napoli al fine di trasferire l’oro del Sud al Nord (che ne era completamente sprovvisto). Fu un gioco da ragazzi per i settentrionali cambiare la moneta del banco di Napoli in oro e drenare le riserve auree del Regno delle Due Sicilie a vantaggio del nord.
Tutta l’operazione è a costo zero per le casse dello Stato centrale perchè a fronte di un taglio dei trasferimenti ai Comuni di 11,243 mld di euro, altrettanti 11,243 mld di euro saranno devoluti agli stessi Comuni. La differenza sta nel fatto che, a livello territoriale, alcuni ci guadagnano e altri invece ci rimettono. Tradotto in soldoni, con un gioco di prestigio, il nord vince e il sud perde. Milano ride, Napoli piange.
Del resto, ad esultare erano Berlusconi, Bossi, Calderoli e Maroni.
Signori, siamo fottuti!

(Vi ricordate la battuta “calcistica” di Berlusconi alla Camera di Commercio di Milano prima di Milan-Napoli di tre giorni fa? “il Milan per battere il Sud”)

Ancora cori razzisti, tutti zitti tranne che li urla

Ancora cori razzisti, tutti zitti tranne che li urla
Durante Milan-Napoli va in scena il solito copione

Sono costretto a ripetermi. Ancora razzismo verso i Napoletani, e non stupisce, ma anche stavolta chi dovrebbe (?) arginarlo fa finta di nulla.

Abbiamo perso meritatamente, e ci sta. Abbiamo preso una lezione di personalità, e ci sta. Quello che non è tollerabile è che uno stadio intero sfoghi la propria liberazione dal forte timore per il Napoli con cori razzisti. “Napoli colera, vergogna dell’Italia intera…” al terzo goal è stato cantato dall’intero Meazza, eccezion fatta per i 10.000 Napoletani che hanno dovuto ingoiare il boccone amaro, compresi i tanti bambini che abbiamo visto gioiosi e festanti sugli spalti con maglie e bandiere azzurre prima del tracollo. A loro chi glielo spiega che lo stadio è una zona franca diseducativa dove tutto può accadere? Non certo il leghista e milanista Ministro degli interni Maroni, non la Procura Federale, non il giudice sportivo Tosel che è un magistrato dello Stato, non l’arbitro Rocchi che avrebbe avuto il dovere di interrompere la partita per cori razzisti. E invece tutto ciò accade impunemente, costantemente, puntualmente, e persino rumorosamente.

Sul capitano del Napoli Paolo Cannavaro non riponiamo più speranze, è oramai palese che sia scarico o scaricato di questa responsabilità verso il suo popolo. Non ci resta che denunciare ogni volta la stessa cosa, rischiando di passare per petulanti, ma con la convinzione delle nostre idee e con la consapevolezza che un fenomeno razzista è pericoloso nella misura in cui è sottovalutato.

E nessuno ci venga a dire che si tratta di calcio, come se gli stadi non siano manifestazione amplificata della società italiana, come se lo sport non debba essere maestro di vita. Nessuno ci venga a dire soprattutto che si tratta “solo” di calcio quando un Presidente del Consiglio dei Ministri, che rappresenta trasversalmente tutti gli italiani in un periodo di retorici e ipocriti festeggiamenti dell’unità, fa proclami da condottiero del nord contro l’intero sud, mica contro il solo Napoli… non è “solo” calcio quando un Ministro degli Interni prima propugna leggi federali contro il razzismo e poi per i Napoletani diventa Ministro degli “esteri” di un paese straniero… non è “solo” calcio quando un Ministro della Difesa porta nel calcio la retorica risorgimentale dichiarando che “il pallone ha contribuito molto a rendere forte lo spirito di coesione e unità nazionale”.

Ricordo che al “San Paolo”, nel 1988, il Milan strappò uno scudetto al Napoli e uscì tra gli applausi di 80.000 Napoletani. Oggi non trovo più niente da applaudire.

Noi, meritatamente perdenti sul campo e colpevolmente in questa società, cosa avremmo poi da festeggiare il 17 Marzo?

Ma si, stiamo esagerando, forse è “solo” calcio.

Angelo Forgione

 

 

 

intervista: INTER-NAPOLI, CORI RAZZISTI A MILANO, ma nessuno “sente”.

intervista: INTER-NAPOLI
CORI RAZZISTI A MILANO, ma nessuno “sente”.

Dopo i cori razzisti del “Meazza” durante Inter-Napoli del 6 Gennaio 2011 senza sospensione del match e senza sanzione da parte del Giudice Sportivo, Anglo Forgione parla del “duepesismo” alla tramissione radiofonica “Napoli nel Cuore” su Radio Incontro Sport di Roma.
Abete, Tosel e Maroni non “sentono”, e la cosa non stupisce.
Napoli (giustamente) multato per lancio di petardi durante Napoli-Juventus, ma per i cori di Inter-Napoli neanche un euro di ammenda. Sono queste le nuove norme introdotte quest’anno dalla FIGC!