L’America’s Cup torna a Napoli. Venezia è fuori.

Angelo Forgione – Dubbio sciolto. Sarà Napoli ad ospitare la tappa italiana delle Word Series di America’s Cup nella prossima primavera. La scorsa settimana era nata la contesa con Venezia dal momento che gli organizzatori avevano deciso di assegnare un solo evento all’Italia. Ma oggi si dicono felici di tornare a Napoli, annunciando l’assegnazione sul sito ufficiale dove è riapparsa la città partenopea.
Dopo la soddisfazione di Stefano Caldoro e Luigi De Magistris è arrivata la protesta del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni con tanto di contratto firmato in mano. Pronta la risposta di Larry Allison, il patron della manifestazione, che non le ha mandate a dire: «Penso che sia all’oscuro di quello che sta combinando il suo staff e che se ne fosse a conoscenza si vergognerebbe del loro operato». E il sindaco veneziano: «Se fosse vera l’esclusione di Venezia si tratterebbe di uno scippo e inviterei tutti a diffidare della serietà di questi signori».
Che cosa è successo dietro le quinte? Vale la pena ricordare che la scorsa primavera erano montate polemiche sui diversi accordi presi dalle due città con gli americani. Venezia spuntò condizioni migliori e De Magistris avvisò di voler rinegoziare il tutto. Probabilmente la scelta di tagliare una tappa è stata strategica per ingaggiare una sorta di asta. L’offerta di Napoli ha vinto, per quantità di danaro ma anche per il successo di pubblico registrato (circa 500mila persone) e per la location che lo scorso anno fecero breccia nel comitato organizzatore. Lo si capisce dalla dichiarazione di Stephen Barclay, il CEO della 34ma America’s Cup: «I Napoletani sono accorsi in gran numero per assistere alle regate e festeggiare Luna Rossa nel 2012; ci aspettiamo un altro grande evento per l’edizione 2013».
L’ACN, il consorzio napoletano creato per l’evento, verserà agli americani 4 milioni e 200 mila euro, la somma già pattuita con il contratto dello scorso anno che ne prevedeva altri 5 per l’evento del 2012. 2 milioni sono stati già versati. Gli altri 2,2 lo saranno nei prossimi mesi da Comune di Napoli, Regione Campania e Camera di Commercio Napoli.

Le fogne borboniche e la melma… di Venezia

Angelo Forgione – Riflessivo sul bidet e colto da un impeto d’orgoglio piemontese, Massimo Gramellini nega che nella Napoli borbonica esistesse una rete fognaria e dice che dappertutto fosse melma. Lo scrittore si è infilato in un vicolo cieco dal quale è uscito scrivendo su Facebook di voler approfondire la lettura della storia dei Borbone ma non rettificando le sue inesattezze sul giornale dove le aveva scritte.
Nella foto tratta da una relazione del Centro Speleologico Meridionale si può notare una fogna borbonica in disuso. Certo, la rete fognaria era statica, proprio perché antica; divenne sempre più inadeguata con l’espansione demografica e urbana, non vi è alcun dubbio, e si arrivò al punto di dover mettere mano al sottosuolo di Napoli all’epoca del “Risanamento”, 34 anni dopo l’unità d’Italia. Del resto, come dimostrano i tecnici del Comune di Napoli in una relazione sugli “interventi di razionalizzazione del sistema fognario cittadino” di qualche anno fa, “il mutato assetto degli insediamenti sul territorio richiedeva interventi urgenti sulla rete fognaria cittadina, in parte risalente ad epoca borbonica“.
D’altronde, quando il 12 ottobre 2012 Napoli si allagò per il primo temporale autunnale, tutti i quotidiani si affrettarono a scrivere che “Napoli è dotata di un impianto fognario che risale all’epoca dei Borbone…”.
Gramellini sostiene che vi fosse la melma a Napoli? Wolfgang Goethe raccontò nel Viaggio in Italia del 1787 la pulizia delle strade della città dovuta anche ad un formidabile riciclaggio degli alimenti in eccesso che si attuava tra la città e le campagne tutt’intorno, un’operosità che faceva persino in modo che, nonostante girassero numerose carrozze per le strade della città, lo sterco dei cavalli fosse praticamente inesistente. Lo descrisse così: E con quanta cura raccattano lo sterco di cavalli e di muli! A malincuore abbandonano le strade quando si fa buio, e i ricchi che a mezzanotte escono dall’Opera certo non pensano che già prima dello spuntar dell’alba qualcuno si metterà a inseguire diligentemente le tracce dei loro cavalli”. A Napoli, in pratica, si faceva una specie di “compost” ante litteram.
Una pulizia che lo scrittore tedesco (tedesco!) reputò superiore agli altri posti visitati: Trento, Verona, Vicenza, Padova, Venezia, Ferrara, Bologna, Firenze, Perugia, Roma, e poi le città siciliane. E vide pure la melma, si, proprio quella buttata da Gramellini su Napoli, ma non a Napoli bensì a Venezia, che trovò sporchissima. Per la precisione la definì melma corrosiva lungo le strade. Inutile far notare che il viaggio in Italia del grande letterato tedesco non passò per Torino. Piuttosto bisognerebbe domandarsi perchè la città pulita del Sette-Ottocento sia divenuta sporca nel Novecento.

Bilancio di America’s Cup tra molte luci e tante ombre

Bilancio di America’s Cup tra molte luci e tante ombre

ACN contro ACEA, tra i due litiganti Venezia gode

Angelo Forgione per napoli.com La tappa napoletana delle World Series di America’s Cup è terminata con la vittoria di uno dei due catamarani del team “Luna Rossa”. Grande successo di pubblico e a vincere sono stati certamente i napoletani che hanno assiepato costantemente a centinai di migliaia Via Caracciolo nonostante la pioggia che ha risparmiato la città solo in uno dei cinque giorni di regate, anzi quattro perchè Sabato Giove Pluvio si è messo così d’impegno da far cancellare la giornata di competizione. Inaugurazione rovinata da un fortunale come difficilmente se ne erano visti a Napoli proprio sull’omaggio a Lucio Dalla, e chiusura con fuochi d’artificio ancora bagnata.
Una vera sfortuna, un appuntamento in parte rovinato perchè il golfo più bello del mondo è ben altro scenario col sole, anche se per i velisti il vento e il mare non regolare hanno rappresentato divertimento allo stato cristallino. Niente sole, ma il calore dei napoletani ha lasciato il segno travolgendo i velisti non abituati ad avere la gente così vicina. Così come per l’urlo “the champion” allo stadio, così sul lungomare è nato qualcosa di nuovo: il giro di campo (di regata) di “Luna Rossa” per festeggiare la vittoria. «È lo stadio della vela – aveva detto alla vigilia James Spithill di “Oracle” – in nessun altro posto del mondo le regate si svolgono così vicine al pubblico sulla terraferma. Sentiamo le grida, gli incitamenti, cosa nuova ed entusiasmante»
E poi Max Sirena, skipper di “Luna Rossa”, che ha dato testimonianza della proverbiale accoglienza napoletana: «In questa settimana non siamo riusciti a pagare un caffè, speriamo di poter ricambiare presto la splendida ospitalità dei napoletani».
Anche Bruno Troublé, ideatore della “Louis Vitton Cup”, è rimasto rapito dalla città partenopea: «Non ho mai visto in tutta la mia carriera agonistica ed organizzativa nessuna città che abbia partecipato come Napoli. Qui non ci sono solo spettatori che seguono le regate godendosi lo spettacolo, ma partecipanti attivi all’evento. Un’affluenza così al Village non l’abbiamo mai vista in nessun posto del mondo. La gente interagisce, è coinvolta ed è sempre costantemente presente”.
Tante le presenze turistiche in città, già previste alla vigilia ma non segnalate dai media nazionali che alla vigilia di Pasqua si erano affidati con superficialità alle statistiche di prenotazioni “fai da te” su internet mentre a Napoli era annunciata già la prenotazione del 90% delle camere d’albergo.
Dietro le belle immagini e la facciata, immancabili le polemiche dietro le quinte che non mancheranno di qui all’anno prossimo, quando le World Series torneranno a Napoli. Non tutti i conti tornano, a cominciare dalla copertura televisiva. Scomparsi gli spot programmati tra l’estate 2011 e la primavera 2013 per un totale di 25 minuti dedicati alla città ospitante. Le immagini in tv sarebbero state inferiori a quanto stabilito e sono stati “oscurati” i match race a causa, secondo indiscrezioni, di tagli alla produzione televisiva per i quali occorrono due elicotteri. E poi la riduzione dei team in gara, con “Green Comm” e “Aleph” che si sono ritirati, e 
altri piccoli problemi organizzativi. Paolo Graziano a nome di ACN (America’s Cup Napoli) ha esternato tra le righe il malcontento che c’è, dichiarando che il bilancio tra dare e avere andrà rivisto e gli accordi andranno rinegoziati. «Napoli ha dimostrato le sue potenzialità e la Coppa America ha bisogno di Napoli (non viceversa, n.d.r.). Sono contenti i team, gli sponsor e gli organizzatori e quindi detteremo qualche regola in più perchè si sono invertite le condizioni. Non siamo più gli ultimi arrivati» – ha detto Graziano, lasciando intendere anche che c’è chi ha remato contro:  «lavoreremo anche contro chi ha fatto la danza della pioggia». Gli avvocati sarebbero già al lavoro nell’ombra dal 23 marzo, allorché l’ACEA (America’s Cup Event Authority) comunicò a sorpresa la decisione unilaterale di “tagliare” due giornate di gare. Si trattava del week-end di Pasqua, mica poco, soprattutto per i turisti arrivati a Napoli proprio in quei giorni, tant’è che l’inaugurazione è rimasta fissata alla Domenica di Pasqua, a tre giorni dalle prime gare. Per gli operatori locali è stato impossibile riprogrammare l’offerta turistica e le iniziative collaterali.
Facile dedurre che la cancellazione delle gare di Sabato ha alimentato i malumori che sono arrivati fino a Venezia. Nella città veneta, dove ci sarà la prossima tappa di Maggio, si sono fatti forti dell’esperienza e si sono catapultati a Napoli dove hanno imposto ad ACEA il rispetto degli accordi che a Napoli sono saltati. Lì ci sarà la versione integrale, quella che a Napoli è mancata. Più giorni di regate in laguna rispetto al golfo, copertura di due week-end dal 12 al 20 Maggio mentre a Napoli si è gareggiato sostanzialmente nei giorni feriali (sotto la pioggia); e poi due campi di regata per diversificare lo spettacolo, frutto di una trattativa a carte scoperte e coi piedi puntati condotte dal Sindaco di Venezia Orsoni.
Napoli ha fatto dunque da cavia e c’è da aspettarsi per Venezia una copertura televisiva maggiore con tanto di esposizione mediatica più rimarcata. Quella che è mancata a Napoli, complice Mediaset che ha relegato le regate a “Italia 2” senza sponsorizzare minimamente lo scenario della città ospitante come ha già iniziato a fare Stefano Vegliani, telecronista Mediaset autore peraltro di gaffe freudiane nell’indicare Milano come sede delle regate in corso.
Il Sindaco di Venezia Orsoni ha sottolineato il vantaggio ottenuto: «È stata una buona idea chiedere di concentrare le regate solo nel week-end ma è anche con l’esperienza (di Napoli) che si aguzza l’ingegno». Aggiungendo che la manifestazione non gli costerà un euro di fondi pubblici e sarà pagata per intero dagli sponsor perchè è l’America’s Cup che deve rincorrere Venezia e non viceversa. Quello che ora dicono, giustamente, Graziano, De Magistris, Caldoro e Cesaro, sicuramente un po’ scottati dalla vicenda dopo aver speso circa 16 milioni di cui 12 di fondi europei stanziati dalla Regione, 3 dalla Provincia con fondi interni e 1 dal Comune (a cui si aggiungerà il prossimo anno un altro milione previsto per la tappa del 2013). 4 milioni sono serviti per i “baffi” della scogliera di via Caracciolo, 3 milioni e 220 mila per l’allestimento del Villaggio in Villa Comunale e gli eventi (con la beffa del concerto di Francesco Renga annullato per maltempo) e 5 milioni sono invece andati in tasca ad ACEA.
A Napoli si è speso perchè nel borsino turistico internazionale la città non attraeva dopo lo scandalo dei rifiuti mentre Venezia può vantare una diversa considerazione. Anche se le priorità sono tante, occorreva investire per raccogliere un ritorno, tutto ancora da quantificare, ma ora che si sono mostrate tutte le potenzialità agli americani e al mondo è giusto pretendere maggior rispetto. Ecco perchè ora ACN, pur contenta del risultato organizzativo e del ritorno di immagine, non ci sta e prepara la rinegoziazione che Venezia ha anticipato. Basta leggere tra le righe le parole di Luigi De Magistris che sono le stesse di Graziano: «Un successo per Napoli e i napoletani. Abbiamo dato tanto agli americani, per il 2013 dobbiamo rivedere qualcosa». Del resto era cominciata alla stessa maniera, con Napoli che lo scorso anno aveva lungamente corteggiato una manifestazione che rincorse in silenzio Venezia, per poi farsi corteggiare da una Napoli irritata.
Ora però, oltre a mettere in riga gli americani di ACEA come è giusto che sia, è anche il caso di pensare a come dare seguito al rilancio turistico e d’immagine di Napoli, e che non sia solo di facciata.

Napoli nel circuito delle città d’arte

Napoli nel circuito delle città d’arte

con Roma, Firenze e Venezia

Angelo Forgione per napoli.com – Napoli città d’arte di fatto, ma ora il Comune ha sottoscritto un protocollo d’intesa per istituire un coordinamento delle politiche turistiche con Roma, Firenze e Venezia. Si tratta del “circuito delle città d’arte” che ha visto riunirsi a Roma gli assessori al turismo delle quattro città italiane a maggiore vocazione turistica per ratificare l’ingresso della città partenopea.
I contenuti del protocollo d’intesa saranno implementati da una serie di iniziative e azioni promozionali del circuito rivolte ai mercati tradizionali e a quelli emergenti. Il coordinamento lavorerà poi per creare un prodotto che leghi la grande offerta artistica e culturale delle città d’arte, affinchè sia capace di concorrere con le destinazioni internazionali.
L’assessore al turismo del Comune di Napoli Antonella Di Nocera ha dichiarato che questo è solo il primo passo per un rilancio sistematico di Napoli in ambito turistico nel quale è necessario l’intervento di collaborazioni pubbliche-private. “È fuor di dubbio – ha detto Di Nocera – che Napoli sia una delle città italiane più belle, amate e desiderate al mondo. Compito di questa amministrazione è trasformare tutto ciò in crescita economica e volano di sviluppo”. E tanto ce n’è da fare.

Brehme scippato a Milano, “Libero” indizia Napoli

Brehme scippato a Milano, “Libero” indizia Napoli
su Radio Marte, Simioli-Forgione con l’autore dell’articolo

Angelo Forgione – In concomitanza con la partita Napoli-Bayern Monaco, l’ex calciatore tedesco dell’Inter Andreas Brehme è stato scippato del suo orologio a Milano da due giovani in scooter mentre si trovava a bordo della sua autovettura in Corso Venezia. Gli scippatori hanno urtato lo specchietto in modo da piegarlo e appena Brehme si è sporto dal finestrino per rimetterlo in posizione, gli hanno strappato dal polso l’orologio, un Rolex del valore di ventimila euro.

Il giornalista di “Libero” Salvatore Garzillo, Napoletano, ha scritto un articolo in cui si legge quanto segue:
“Chissà per quale squadra tifano gli scippatori che martedì pomeriggio hanno sottratto l’orologio ad Andreas Brehme, storico terzino dell’Inter e campione del mondo con la nazionale tedesca. Considerando la tecnica usata, la solita dello specchietto, è probabile che tenessero per il Napoli visto che è ormai dimostrato che le “migliori” batterie di scippatori arrivano dal capoluogo campano. E chissà se hanno riconosciuto l’ex calciatore, vincitore dello scudetto 1989 con la maglia nerazzurra e autore del rigore decisivo che consentì alla Germania di battere l’Argentina di Maradona e alzare la Coppa di Italia ’90 al cielo. Fosse così, il furto potrebbe quasi sembrare un risarcimento in anticipo per la sfida di Champions di martedì sera, Napoli-Bayern, finita con un pareggio”.

Ne sono seguite forti polemiche che hanno coinvolto l’autore del pezzo, raggiunto telefonicamente dalla trasmissione radiofonica “La Radiazza” di Gianni Simioli su Radio Marte mentre rientrava in treno a Milano dalla sua Napoli, per una discussione a tre (Garzillo, Simioli e il sottoscritto) incentrato sull’opportunità da parte di un Napoletano di indicare nei suoi concittadini dei colpevoli senza alcuna certezza ma sulla base di statistiche.

 

Alenia da Napoli a Varese e cancellazione di Casoria

Alenia da Napoli a Varese e cancellazione di Casoria
la Lega Nord dietro la deindustrializzazione campana

Angelo Forgione – 1200 gli esuberi strutturali dichiarati da Alenia Aeronautica che annuncia la chiusura di tre siti: Casoria, Venezia e Roma con periodi di cassa integrazione per mille lavoratori ed esternalizzazioni di attività che coinvolgono 500 addetti. 
Grave colpo per l’economia della Campania e il primo a tuonare è l’Assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli Marco Esposito«Se dovesse emergere un ridimensionamento delle strutture campane di Alenia ci sarà una reazione fortissima del territorio».
«L’amministratore delegato di Finmeccanica, uomo della Lega nord, sposta la sede legale di Alenia da Napoli a Varese. Non ci vuole molto per capire che si tratta di una decisione politica», ha detto il deputato del Pd Luisa Bossa.
Sta di fatto che la Lega Nord continua a decidere degli equilibri economici del Paese a danno della Campania e del Mezzogiorno, decretandone la deindustrializzazione del tessuto economico e ricattando il centrodestra cedevole ad ogni richiesta delle camicie verdi. Nelle scorse settimane il ministro Maroni, in visita a Varese, aveva esortato pubblicamente il neo Ad di Finmeccanica Giuseppe Orsi a battersi per le eccellenze aeronautiche della provincia e solo nei giorni scorsi Umberto Bossi ha parlato pubblicamente di una Lega che “ha  messo  il cappello sul progetto dello stabilimento di Cameri”.
L’Ad Giuseppe Orsi, anche presidente del Distretto dell’aerospazio della Lombardia, è uomo della Lega Nord e avrebbe avuto un forte appoggio alla nomina dal partito secessionista. I frutti cominciano a vedersi.
Si attende una reazione del Governatore della Campania Stefano Caldoro.