in 120 secondi, la storia dei 7 anni di Maradona in Italia

in 120 secondi, la storia dei 7 anni di Maradona in Italia

5 Luglio, Natale sportivo di Napoli

Il 5 Luglio è come il Natale sportivo di Napoli, la data del festoso arrivo di Maradona a Napoli in quel lontano 1984. Della sua meravigliosa storia sportiva in riva al golfo sappiamo tutto e di più e a 28 anni di distanza ci piace rileggere in 120 secondi l’essenza della sua esperienza complessiva in Italia a cavallo dell’epopea che ne ha costruito il mito, dall’addio alla dorata e odiata Barcellona foriera di razzismo e dipendenza dalla droga alla fuga notturna da Napoli per lasciare l’Italia calcistica anti-napoli e ormai anche anti-Maradona, il cui governo sportivo spalleggiava ormai quello mondiale con cui “el pibe de oro” era entrato in conflitto.

(video) Sentenza calcioscommesse: DONI E I BERGAMASCHI NON SONO NAPOLETANI

(video) Doni e i bergamaschi non sono Napoletani!
Bergamo nella vergogna, Napoli esempio di lealtà

«Noi non siamo napoletani, l’Atalanta è una società seria, non abbiamo i boss dietro la rete della porta noi»… quella frase pronunciata in diretta nazionale da un tifoso dell’Atalanta che non abbiamo dimenticato. Come avremmo potuto?
Amarezza a Bergamo per le sentenze di primo grado del processo sportivo ai protagonisti del calcio-scommesse. Da li si era levata la protesta in difesa del capitano Doni, con tanto di esponenti della Lega Nord ad alzare la voce e tifosi che davanti alle telecamere dichiaravano «noi non siamo napoletani, l’Atalanta è una società seria…». Frase sdoganata su tutto il territorio nazionale per la quale Gad Lerner dovette scusarsi due volte coi Napoletani, anzi tre Facebook compreso, dopo la denuncia vibrata di V.A.N.T.O.
Purtroppo, per i sostenitori atalantini, la giustizia sportiva non ha ravvisato irregolarità nella posizione del Napoli come fece in tempi non sospetti una certa stampa a cui non parve vero poter sbattere il solito mostro in prima pagina: il pregiudicato a bordo-campo e la storia della sua mancata esultanza al goal del Napoli, che invece ci fu eccome. Sembrano tempi lontani e invece è storia di soli due mesi fa.
Che i bergamaschi non siano Napoletani è legge di natura. Ma ora è chiarissimo che non lo siano i giocatori dell’Atalanta condannati in primo grado e lo stesso Signori che pure di Bergamo è. Se lo fossero, si sarebbero comportati come il napoletano Fabio Pisacane e ora non si starebbero nascondendo per la vergogna. Vero Giorgio Buffoni?

Giustizia sportiva è fatta, almeno per ora. Quella penale è altra cosa (e conosciamo l’infiltrazione delle mafie nel calcio), quella divina poi… è bello sapere che lassù qualcuno ci ama.

Squalifica ridotta a Ibra. Assurdo!!!

Squalifica ridotta a Ibra. Assurdo!!!
Lavezzi e il Napoli cornuti e mazziati

di Angelo Forgione

Bene, bravi, bis! La Commissione d’Appello Federale ha ridotto la squalifica di Ibrahimovic ma non è che stupisca più di tanto. Anzi, c’era da aspettarselo! Soddisfatte sia il Milan che ottiene uno sconto, che l’Inter contro cui lo svedese non giocherà. Un gesto violento e gratuito è quindi meno grave di uno sputo di risposta ad una provocazione. Ovviamente il riferimento al caso Lavezzi (e Rosi) è necessario. Ma la beffa peggiore è che per ridurre la squalifica di Ibra si sono ridotte a cascata anche quelle di Radu e di Galloppa. A conti fatti c’è più indulgenza per un pugno, o una testata, o un’entrata a gamba tesa che non per un gesto orrendo ma comunque non pericoloso; la volgarità è peggio della brutalità.
La difesa dell’AC Milan si è basata sull’interpretazione del gesto da ritenersi scorretto e non violento del proprio tesserato. Che dalla bocca di Lavezzi non sia uscita saliva ma un proiettile? Mah!
Ricordo che se a Lavezzi fosse stata condonata almeno una giornata avrebbe potuto giocare contro il Brescia, gara casalinga in cui il Napoli ha pareggiato per 0-0. Non avremo mai la controprova su una eventuale vittoria del Napoli in una partita tra l’altro viziata da un arbitraggio fortemente contestato, ma abbiamo la sicurezza che il campionato sia quantomeno falsato da decisioni che vengono prima a bocce ferme, per poi lasciare dubbi anche a palla in movimento.

Bene, ora che Lavezzi lo sa, alla prossima provocazione non sia semplicemente volgare ma usi direttamente le maniere forti. O forse no… se lo facesse sicuramente cambierebbe il metro di giudizio. Ma vuoi vedere allora che non è il gesto che fa la differenza bensì la maglia?

Il ricorso per la squalifica di Lavezzi può essere accolto!

il ricorso per la squalifica di Lavezzi può essere accolto!

Il ricorso della SSC Napoli per la revoca della squalifica di Lavezzi non può non essere accettato! È la stessa sentenza del giudice sportivo Tosel ad essere predisposta per essere smontata. Ieri sera, nel corso della trasmissione “l’A.C.A.N. con gli azzurri” in onda su TV Luna di cui sono stato ospite, l’Avvocato Eduardo Chiacchio ha spiegato che siamo di fronte ad una sentenza di colpevolezza per presunzione di colpa. La palese gestualità riportata nella stessa sentenza non è sufficiente e, non essendo superato il ragionevole dubbio che lo stesso Tosel dimostra di avere nel dispositivo di sentenza, la sanzione emanata va cancellata.

La mia sensazione è che Tosel abbia “costruito” ad arte una sentenza così fragile, quindi impugnabile, perchè messo in grossa difficoltà da immagini che mostrano la stessa gestualità dei due protagonisti, Rosi e Lavezzi, ma con diversa certezza di compimento dell’atto. Entrambi sputano ma solo per uno è possibile notare il liquido salivare fuoriuscire dalla bocca. Tutto ciò ha creato una difficoltà di giudizio di fronte all’opinione pubblica e ha “dovuto” punire alla stessa maniera i calciatori giudicati in primo grado di giudizio, creando però scientemente con la stessa sentenza i presupposti affinchè essa potesse essere impugnata. E quindi cancellata. 

Angelo Forgione

Contributo video dalla trasmissione di TV LUNA


Tosel come le tre scimmiette: non vede, non sente, non parla.

Altro che squalifica di Lavezzi!
Tosel come le tre scimmiette: non vede, non sente, non parla!

La squalifica di Lavezzi ha scosso l’ambiente. Molti gridano allo scandalo e al complotto, ma non è di una squalifica per una gestualità così volgare come una faida a colpi di sputi cosa di cui ci dobbiamo indignare. Possiamo discutere sicuramente sull’entità della squalifica del provocato identica a quella del provocatore, questo è certo, e lasciamo ora agli avvocati del Napoli trovare le giuste argomentazioni per scardinare la sentenza di Tosel basata su presunzione di colpa e non certezza assoluta. Personalmente resto sul piano morale ed etico della vicenda e sottolineo l’ignominia di due calciatori che non danno un esempio edificante ai ragazzini che li osservano. E purtroppo Lavezzi è colpevole perchè, rispetto a Rosi, è calciatore di ben altro lignaggio e classe ed è per questo faro non solo della propria squadra ma anche della propria tifoseria, e in simili trappole non deve mai cadere.

Ciò che mi indigna di Tosel è piuttosto che non veda i laser dei romanisti in volto a De Sanctis e rilevi invece sempre e solo quelli dei tifosi al San Paolo per i quali sistematicamente il Napoli viene multato, come durante Napoli-Inter di Coppa Italia quando la sanzione per il disturbo al portiere interista fu identica a quella per i coltelli e le sassaiole del derby di Roma della stessa Coppa Italia. Mi disgusta che si lasci la curva Sud dell’Olimpico di Roma cantare cori vietati dal regolamento contro il razzismo (“Senti come puzza Napoli… colerosi,… zingari… nun se lavano… o Vesuvio pensaci tu”) e Tosel non li senta. E se non vede e non sente, è automatico che poi il giudice sportivo non parli.

Angelo Forgione