Tre briganti “Made in Naples”

3 brigantiSimone Schettino, Angelo Forgione e Eddy Napoli

Liborio Romano via, arrivano i martiri di Pietrarsa

Dal sito del Partito del Sud si apprende quanto segue:

Napoli, 13 Giugno 2013

Ieri, 12 Giugno 2013, nella Sala Giunta del Comune di Napoli a Palazzo S. Giacomo ha preso il varo la Commissione Toponomastica per la città di Napoli.
Presieduta dal sindaco Luigi de Magistris, coadiuvato dal suo Capo Gabinetto Politico Alessio Postiglione con i componenti nominati, tra cui Andrea Balìa (delega diretta del sindaco). Sono state individuate 3 linee guida :

1) identitaria di Napoli e il Sud, per la verità sulla memoria storica della città e del Sud;
2) di ricordo e omaggio ad eroi, partigiani, difensori di Napoli e per Napoli, attori e/o vittime di guerre ed eventi causa la ferocia nazi/fascista;
3) di riequilibrio di una Toponomastica al femminile, che vede in Italia la percentuale riguardante le donne al solo 3%;

Sono state esaminate, in via prioritaria, come ordine del giorno, stabilito dal sindaco, 10 tra le circa 50 richieste pervenute, tra cui 2 particolarmente significative proposte dal PARTITO DEL SUD ed approvate :

1) cancellazione della vergognosa intitolazione a LIBORIO ROMANO d’una strada in zona Piazza  Mercato a Napoli;
2) intitolazione d’una piazza, spazio, o strada da individuare ai MARTIRI DI PIETRARSA;

Il sindaco ha illustrato e sostenuto le motivazioni, supportato dalle ulteriori spiegazioni di Alessio Postiglione, Andrea Balia e del dott.Caratozzolo.

L’ufficio tecnico del Comune provvederà ad uno studio d’individuazione di spazi adeguati e disponibili, che, condivisi dalla commissione, determineranno la stesura e attuazione delle relative delibere.

Made in Naples su Radio CRC

In vista del salotto culturale di oggi all’Archivio Storico di via Scarlatti al Vomero (ore 18), breve intervista di Lucilla Nele nel corso della trasmissione “Barba&Capelli” su Radio CRC sul libro Made in Naples.

Ultime interviste dal web

Di seguito, una serie di consigliate interviste recenti su Made in Naples, Napoli e il Napoli.

da CalcioNapoli24.it:
Forgione: “Napoli, un paradiso al guinzaglio. De Magistris tra pregi e difetti. De Laurentiis? I suoi interessi coincidono con quelli dei tifosi. Su Cavani immaginiamo una cosa…” (leggi)

da CaffèNews.it
Made in Naples, la bibbia dei napoletani è rossa e gialla con la mela annurca! Intervista ad Angelo Forgione (leggi)

da ReadMi.it
(leggi)

Italia – San Marino, partita contro il napoletano

Angelo Forgione – Partita della nazionale italiana contro quella di San Marino all’insegna della lotta contro il razzismo. I tifosi bolognesi, ormai anche loro a pieno titolo tra i più ostili ai napoletani, hanno intonato cori contro la gente partenopea. Va subito ricordato che non era Bologna-Napoli ma Italia-San Marino, e i cori contro Napoli hanno assunto un preciso significato: l’Italia è una cosa e Napoli è un’altra. Magari si, è proprio così.
La Stampa di Torino ha ritenuto di dover difendere i supporters felsinei, con un articolo a firma Marco Ansaldo ancor più provocatorio dei cori stessi perché in realtà vuol minimizzare quanto anche a Torino si ascolta con ferocia e protervia ogni maledetta domenica. “Ma il coro “noi non siamo napoletani” non è razzismo”, così ha titolato il giornalista, preoccupato che nella guerra che si combatte contro i cori razziali negli stadi si corra il rischio che si stia diventando ipersensibili, laddove per insensibili si intende permalosi. Guerra? Ma quale guerra? Non è in atto alcuna guerra per estirpare il fenomeno ma solo una parvenza di dibattito che coinvolge solo i calciatori di colore, specie se importanti e di top-team. E infatti, Ansaldo precisa che “a mettere tutto nel calderone si perde di vista il vero problema: l’odio per chi è di un altro colore”. Capito? Bisogna parlare solo di quel problema perché il resto può continuare serenamente come da quando esiste l’Italia una.
È vero, il coro “noi non siamo napoletani” non è razzista nel significato. Ma, tralasciando il buonsenso che fa comprendere le realtà dei fatti, e cioè il vero motivo che si cela dietro quella presa di distanze in una serata dal tema particolare, proprio quel coro sta diventando un parafulmine che fa perdere di vista il vero problema: l’odio per chi è napoletano. Parlare del meno peggio per fingere di parlarne, cioè per nascondere gli altri cori inequivocabilmente razzisti e che invocano a tragedie a scopo di pulizia (etnica). Cori intonati anche ieri, ma nascosti dall’informazione dietro quelli più “edulcorati”. Tutto questo serve a nasconderli, ma Ansaldo dovrebbe sapere che i napoletani, colerosi nella storia come tutti gli italiani, non hanno l’anello al naso. Tolleranti si, fessi no… ed è per questo che fischiano l’inno nazionale. Ma che brutto Paese!

Benvenuto Don Rafael

Angelo Forgione per napoli.com Benvenuto Don Rafael. Il 27 maggio è iniziata ufficialmente l’avventura del madrileno Benítez a Napoli. Non un allenatore qualunque ma una figura di rilievo internazionale che De Laurentiis ha scelto per lanciare un messaggio all’Europa calcistica, non solo all’Italia. Che palmarès quello dell’allenatore spagnolo! Una Champions League, due Europa League, due campionati di Spagna, una Coppa d’Inghilterra, una Coppa del mondo per club, una Community Shield… e poi una Supercoppa europea e una italiana.
La luna di miele tra Don Aurelio e Don Rafael è iniziata nel migliore dei modi, all’insegna della napoletanità. La scorsa settimana, il presidente aveva detto: «ll nuovo tecnico dovrà avere profondo amore per la napoletanità e sarà fondamentale che si radichi bene nel terriotorio, magari parlando anche in napoletano». Una dichiarazione a metà tra il divorzio con il fedifrago Mazzarri ammaliato dalle sirene meneghine, schiavo delle gerarchie nazionali precostituite, e il matrimonio con il Benitez aperto e poliglotta che dal Gotha del calcio approda alla Napoli emergente. Quindi arguto, a tal punto da stringere con De Laurentiis un patto d’immagine che va oltre il calcio. Non per caso, le prime dichiarazioni del Rafa napoletano sul suo sito ufficiale sono all’insegna dell’identità territoriale e culturale, non solo sportiva:

“Ora che ho firmato per il Napoli, posso dire che sono molto felice e soddisfatto per essere approdato in un grande club, in una grande realtà come Napoli. In primo luogo per la storia del club ma anche per quella della città, nodo centrale per la cultura e le tradizioni. Devo confessare che sono molto emozionato perché posso condividere la mia passione per il calcio con i tifosi del Napoli, riconoscibili per la maniera speciale con cui vivono il calcio. Non vedo l’ora di abbracciarli e di ricevere il totale sostegno per il progetto che stiamo per iniziare. Mi piacerebbe essere accolto come membro della grande famiglia napoletana perché, in tal modo, potremo condividere i trionfi che cercheremo da subito e che potranno venire con il coinvolgimento, l’impegno e il lavoro di tutti.”

L’operazione napoletanità è proseguita su twitter, con il profilo di De Laurentiis che ha pubblicato: “Benitez mi ha detto che non vede l’ora di iniziare a conoscere Napoli, i napoletani e il dialetto partenopeo. Benvenuto Rafa!”
Quando Rafa vivrà Napoli, camminerà lungo la via Toledo e ammirerà il San Carlo che fu voluto dal Re più celebrato a Napoli come nella sua Madrid, città unite dalla storia. Don Carlos venne da Madrid e fece grande Napoli in Europa. Poi vi tornò e portò con sè i napoletani per governare bene come aveva fatto in riva al golfo, dove al suo posto prese il via l’unica dinastia veramente napoletana che abbia mai governato la città. Con Don Rafael non sarà rivoluzione partenopea ma, si spera, restaurazione dei tempi d’oro. Troppi anni sono passati, ed è ora che il calcio italiano torni a parlare napoletano. Sicuramente ci metterà meno a farlo Don Rafael, che già conosce l’italiano, lo spagnolo e l’inglese. C’è da giurarci che presto tirerà fuori la prima frase in dialetto… pardon, lingua napoletana. E non si stranisca quando si sentirà chiamare Benitéz, con l’accento sulla seconda e.

Razzismo anti-Napoli negli stadi a “il Settimanale” della TGR

Per la rubrica “Il Settimanale” della redazione RAI di Napoli, all’interno dello speciale sulla stagione degli azzurri, Cecilia Donadio ascolta Angelo Forgione all’esterno dello stadio San Paolo sul razzismo anti-napoletani negli stadi italiani combattuto nel silenzio delle istituzioni calcistiche, con ironia, orgoglio e vittorie.

Sulle parole di De Laurentiis

Angelo Forgione – A “la Radiazza” di Gianni Simioli su Radio Marte, il commento alle significative parole di Aurelio De Laurentiis pronunciate durante il convegno “Napoli, insieme per la salute” a Città della Scienza.

De Laurentiis e la rivoluzione di Napoli contro l’Italia

Angelo Forgione – Di seguito, uno stralcio significativo dell’intervento del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis al convegno medico “Napoli, insieme per la salute”, organizzato dalla SSC Napoli a Città della Scienza.

«In questa regione c’è la più alta percentuale di tumori. Questa è una cosa che riguarda la nostra vita, la vita dei nostri figli. Vorrei che tutti si impegnassero in questa rivoluzione di Napoli contro l’Italia. Qualcuno mi accusa di essere separatista, borbonico, ma qui da noi è nata la civiltà. Anni e anni di dominazioni ci hanno insegnato a darci delle arie da grandi, ma sempre con un’umiltà di fondo. Io metto a disposizione di Città della Scienza 200 mila euro per la ricostruzione in qualità di Calcio Napoli. Questa Città della Scienza risorgerà presto, ma il problema è come disinnescare il problema di Bagnoli, cui mi ero interessato prima di prendere il Calcio Napoli. Volevo congiungere Mergellina con l’Excelsior. Volevo fare una marina fantastica, tipo Croisette di Cannes. Tutti progetti messi da parte, venivo visto come un visionario. Fu così anche quando presi il Napoli: “ma dove vai?”, mi dissero tutti. Guardate dove siamo arrivati.»

Parole sacrosante e da condividere per un De Laurentiis in versione Lamont Young, ben consapevole dello spreco immenso di risorse turistiche sul lungomare di Napoli e conscio del delitto ambientale di cui soffre l’intero territorio nel silenzio assoluto.
Un solo consiglio mi sento di dargli: quando gli danno del borbonico, se ne vanti, visto che lui conosce abbastanza bene il vero significato di quella parola, che non deve essere associata a separatismo e secessionismo. Chi lo fa, vuole solo delegittimare una cultura e infangarla rivestendola di significati politici.

Ph. Italo e Alessandro Cuomo (reporters ufficiali SSC Napoli)

La battuta fuoricampo di Gianni Clerici

clericiAngelo Forgione – Non voglio indugiare sull’ennesimo servizio de Le Iene che si è divertita coi borseggiatori sui mezzi pubblici napoletani. Non voglio ripetermi con le ignominie della giustizia sportiva che, ancora una volta, non ha sancito i cori razzisti anti-napoletani della curva della Roma. Piuttosto, resto interdetto per l’incipit dell’articolo sulla finale degli Internazionali d’Italia di Tennis firmato da Gianni Clerici apparso su La Repubblica, che tira in ballo Napoli gratuitamente e senza alcun motivo, scrivendo così:

“Alla fine di una delle più deludenti partite che ricordi, tra le mille di Federer, sono andato a frugare nel cestino della carta straccia per tentare di ritrovarvi le mie note sulle finali del doppio e del singolare femminili. Sfortunatamente le avevano già buttate nell’immondizia che, come a Napoli, impedisce il riciclo. (…)”