Schifano, un francese meridionalista

J. N. Schifano: «Napoli tradita dall’Italia.
il Nord la disprezza perché sa di essere inferiore»

Angelo Forgione – Jean-Noël Schifano è uno scrittore intellettuale francese, innamorato di Napoli e suo profondo conoscitore da sempre. Senza pregiudizi, ma con una profonda cultura partenopea che deve far arrossire molti Napoletani (è stato anche direttore dell’Istituto Francese Grenoble), Schifano ha sempre asserito che i problemi di Napoli sono essenzialmente il frutto dell’Unità d’Italia, concretizzatasi in un “crimine storico”: «La decadenza programmata della sola città capitale d’Italia».
Autori principali del «crimine», Garibaldi e Cavour, cui Schifano riserva parole di fuoco, proponendo cambiamenti toponomastici e rimozioni di statue. La stessa rivoluzione del ’99 e la Repubblica partenopea, da francese, sono considerate dallo scrittore una «un’antistorica parodia della Rivoluzione francese». E la camorra non sarebbe altro che il prodotto di quello stesso «crimine storico» che l’avrebbe, nel corso degli anni, continuamente rafforzata, «per paura, incomprensione, disprezzo, indifferenza o franca collusione».

A seguito della nuova emergenza rifuti in Campania, Schifano ha rilasciato il 3 Novembre delle dichiarazioni a IL MATTINO con le quali ha esternato la sua indignazione per come l’Italia tratta Napoli dall’unità d’Italia in poi e in questo preciso momento storico.
I concetti espressi corrispondono con precisione a quanto anche il sottoscritto sta cercando da tempo di comunicare ai Napoletani.

__________________________________________________________________________________

È appena uscito dallo studio di registrazione di France Culture, dove s’è parlato dell’Italia e della monnezza e lui, Jean-Noel Schifano, s’è fatto in quattro per spiegare che Napoli non va lasciata sola, che va amata. Lo scrittore francese ha scritto numerosi libri su Napoli, ama firmarsi Civis Neapolitanus e al Sud ha dedicato anche l’ultima sua opera, «Le vent noir ne voit pa où il va») uscita in Francia il 5 maggio («L’anniversario della partenza dei Mille, una sciagura nazionale»). Schifano vorrebbe pure provarci a mettere tra parentesi la tragedia dei rifiuti napoletani, ma non ci riesce è piú forte di lui. E la curiosità nella sua Parigi è sempre alta. E gli tocca sfogarsi, con l’irruenza che gli è abituale.

«Quando il sangue dei napoletani scorre sul Vesuvio, la situazione è allarmante» esordisce amaro.

Be’, adesso scorre anche più a Nord, a Giugliano…
«Lo so, lo so. Quello che hanno fatto nelle campagne tra Caserta, Castelvolturno e Napoli, è il Ground Zero della storia contemporanea dell’Italia, che ormai possiamo ribattezzare come il Brutto Paese».

Che impressione le fanno i cumuli di monnezza che stanno imbrattando di nuovo la «sua» Napoli?
«Un grande dolore. Ma trovo ancora peggiore la frase di Bertolaso per il quale ”l’eruzione del Vesuvio non sarebbe una tragedia”. Ha mostrato il disprezzo del bravo leghista e la suprema inciviltà del capo della Protezione civile. Vogliono neronizzare Napoli e tutta la Campania con la monnezza. Odiano Napoli per la sua trimillenaria intelligenza, per la sua civiltà. Cosí la sfruttano, come l’hanno sfruttata in questi 150 anni di Unità».

È diventato, per caso, un leghista del Sud?
«Per niente. La Lega è razzista. I napoletani, invece, sono stati gli unici nel mondo cattolico a rifiutare l’Inquisizione e non hanno mai costruito ghetti per gli ebrei. E ora non ne possono piú. È come se fosse resuscitato il generale Bixio e volesse bruciare vivi i nuovi briganti, contadini, operai, studenti, professionisti e artigiani del ventunesimo secolo. Ma Napoli, la sua terra e il suo vulcano, tormentati, violentati e straziati, resisteranno con tutte le forze. Questa gente è ancora lí, al potere, perché Napoli e il Sud non hanno ancora trovato il tempo di civilizzare il Nord dell’Italia».

Lei ama giocare con i paradossi.
«Possiamo anche chiamarli paradossi, ma non è cosí».

Sogni, magari speranze.
«Io ragiono sulla Storia, fuori dagli schemi imposti dagli altri. E dico che tutti i mali di Napoli nascono a Roma. In un secolo e mezzo hanno fatto di tutto per trasformare la grande capitale che nei secoli è stata Napoli in una città-bonsai, privandola di banche, ferrovie, cantieri navali e opere d’arte. L’hanno trasformata in una città assistita da tenere al guinzaglio. E ora gli lasciano la monnezza, dopo che gli hanno portato per decenni i rifiuti tossici delle fabbriche del Nord».

Ma, in tutto questo caos, i napoletani non hanno nessuna responsabilità?
«I napoletani oggi sono piú vittime che mai. E meno male che hanno cominciato a ribellarsi. Non ne possono piú e anche chi, come me, ora ama Napoli non ne può piú».

Cosa pensano i francesi di questa nuova tragedia dei rifiuti?
«Non capiscono niente. Vedono solo il lato burattinesco di Berlusconi. E si sono convinti che l’Italia sia un paese poco serio».

E magari non verranno piú a Napoli.
«Verranno, verranno ancora. I voli Parigi-Napoli sono sempre pieni. Per i francesi la bellezza di Napoli sono i napoletani e non il suo paesaggio».

Magari vengono a scattare foto dei cumuli di monnezza. Un turismo in cerca dell’oleografia nera.
«Non è cosí. I francesi sono troppo tirchi per buttare soldi per andare a visitare luoghi brutti. Avete un patrimonio culturale e umano invidiato in tutto il mondo».

Ma non è, come al solito, troppo benevolo.
«Dovete smetterla di ingiuriarvi da soli»
.

Rivolga un appello ai napoletani, allora.
«Siate ancora piú napoletani di quanto siate mai stati. È l’unico modo per vincere una partita che gli altri stanno giocando con carte truccate. Siate napoletani e non fatevi sommergere dalle menzogne che sono peggiori della monnezza. Napoli si salverà dall’Italia solo ridendo dei bunga-bunghisti».


IL PARLAMENTO DELLE DUE SICILIE A “PRESA DIRETTA” (RaiTre)

IL PARLAMENTO DELLE DUE SICILIE A “PRESA DIRETTA” (RaiTre)

Le ragioni anti-risorgimentali dei Meridionalisti espresse dai vertici del “Parlamento delle Due Sicilie” a “PresaDiretta” su RaiTre del 10 Ottobre 2010



La discussione durò più di un’ora ma per ovvie ragioni non sono state inserite tutte le dichiarazioni, tra le quali le più pacate del sottoscritto e di Gennaro De Crescenzo. Alla RAI “servivano” dei meridionali incazzati.

Faccio notare un particolare significativo:

2:36 indico all’ex iena Alessandro Sortino, che chiedeva dove fosse il Piemonte nella tabella, il dato della Sardegna.

Purtroppo la telecamera non mostra l’espressione allibita quando ha visto che il Regno sabaudo disponeva di 27 milioni contro i 443,2 di quello Borbonico.

Sotto il doppiaggio si sente “Si sono presi i soldi…” ma è stato tagliato “e sono scappati col bottino. Secondo te perchè si fanno le guerre?”.

A quel punto Alessandro Sortino ha capito il Risorgimento!

150 anni fa entrava Garibaldi a Napoli, finiva il Regno delle Due Sicilie e la “Piedigrotta”

150 anni fa entrava Garibaldi a Napoli, finiva il Regno e la “Piedigrotta”

7 Settembre 1860, sfilata del “dittatore” in cattiva compagnia

vai all’articolo su napoli.com

di Angelo Forgione

7 Settembre 1860: la “ Piedigrotta”, anche festa nazionale delle Due Sicilie, è in pieno svolgimento quando, al culmine della risalita della penisola da parte dei “mille garibaldini”, Re Francesco II di Borbone lascia Napoli per evitare sofferenze al suo popolo. Nello stesso giorno, mentre il Re delle Due Sicilie è in navigazione verso Gaeta, laddove organizzerà l’ultima difesa del Regno, entra a Napoli Garibaldi che si reca a portare omaggio alla Madonna per simpatizzare coi napoletani. Quella data è da considerarsi a tutti gli effetti come l’inizio del potere camorristico in città.

Le sommosse in Sicilia e le pressioni di Inghilterra e Francia sotto la spinta delle massonerie avevano convinto Francesco II a ripristinare la costituzione del 1848 e a promulgare un’amnistia che restituiva la libertà a un gran numero di camorristi. La camorra di allora non era quella di oggi, potente e ramificata, ma un’attività dedita ad affari di quartiere.
Francesco II nominò Ministro di Polizia Liborio Romano, un liberale pugliese, che subito dopo l’incarico contattò in segreto l’amnistiato capintesta della camorra Salvatore De Crescenzo, detto “Tore ‘e Criscienzo”, chiedendogli di radunare tutti i capi-quartiere della città affinchè gli facessero visita. Si trattò di un’assemblea in cui si sancì il primo caso di connivenza tra Stato e malavita organizzata proprio sul nascere della nazione unita. Liborio Romano, corrispondente di Cavour, avrebbe favorito l’ingresso di Garibaldi per poi diventare Prefetto mentre il camorrista “Tore’e Criscienzo” sarebbe divenuto Questore a capo della guardia cittadina costituita per intero da malavitosi col compito di garantire l’ordine pubblico in una città in fermento.

I camorristi assoldati dalla nascente nazione si distinguevano da una coccarda tricolore appuntata sul cappello. Seguirono giorni di tumulti e assalti ai commissariati napoletani per distruggere gli archivi; coloro che si opponevano venivano considerati nemici della patria e ricevevano bastonate.

Il 7 Settembre 1860, dunque, Garibaldi entrò in Napoli a bordo del treno borbonico, sotto l’occhio attento delle guardie camorristiche. In testa al corteo che seguiva la carrozza del “dittatore delle Due Sicilie” figurava proprio il questore capintesta “Tore ‘e Criscienzo”. Via Marina, Maschio Angioino, Largo di Palazzo (Plebiscito) e breve discorso. Poi su per Via Toledo fino a Palazzo Doria D’Angri dal quale si affacciò e ne prese possesso come dimora. Il giorno seguente il Generale si recò a far visita alla Madonna di Piedigrotta attraversando in parata la Riviera di Chiaia. Per volontà divina, Garibaldi, il ministro “doppia faccia” Liborio Romano e tutti i camorristi di guardia furono accolti da un tremendo temporale che inzuppò il corteo alla volta del santuario.

Quella dell’anno seguente fu l’ultima Piedigrotta, organizzata dal luogotenente Generale Enrico Cialdini, uomo impegnato in quel periodo a massacrare migliaia di meridionali patrioti tacciati per questo col marchio di briganti. I Savoia, tra i tanti demeriti, ebbero anche quello di sospendere la festa nel 1862 dopo aver decretato nel Febbraio di quell’anno la soppressione di tutti i conventi e la confisca dei beni mobili e immobili della chiesa. Fu coinvolto ovviamente anche il santuario di Piedigrotta i cui canonici furono liquidati con un piccolo vitalizio.

Finiva così la Piedigrotta, finiva Napoli Capitale. Quella che riprenderà anni più tardi non sarà più la grande festa nazionale che i visitatori del “Gran Tour” si recavano un tempo a vivere di persona.

“Malaunità” di Eddy Napoli – in arrivo il videoclip ufficiale

“Malaunità” di Eddy Napoli – il videoclip ufficiale in anteprima

RISCRIVIAMO LA STORIA IN MUSICA
Martedì 29 giugno, in anteprima sul web, il videoclip ufficiale di Eddy Napoli in “Malaunità”.
Frutto della collaborazione tra il grande artista partenopeo e Angelo Forgione, in esclusiva sul canale youtube del Movimento VANTO “angeloxg1”.
DA NON PERDERE !!!

Eddy Napoli - Malaunità

Eddy Napoli - Malaunità

Le forbici che tagliano l’Italia (L’Infedele – La7)

Le forbici che tagliano l’Italia (L’Infedele – La7)

Tutta la puntata de “L’Infedele” in cui si è dibattuto di un popolo italiano diviso da quando è stato unito.
Tra gli ospiti, Pino Aprile, autore del libro “Terroni”.

Puntata del 17 Maggio 2010