Angelo Forgione – Quando Josep Ejarque di FourTourism presentò il Piano Strategico del Turismo “Napoli 2020” finalizzato a rendere il capoluogo vesuviano una delle principali attrazioni europee, disse: «San Gennaro ha mandato i turisti a Napoli anche se non è stato fatto niente per attrarli. Ora bisogna rimboccarsi le maniche per portarceli». Era lo scorso aprile, e così si ammetteva che i meriti erano dell’insicurezza europea piuttosto che di pur sbandierate strategie d’immagine. La “provvidenza” patronale continua a mandare i turisti a Napoli, ma la città continua ad accoglierli in modo del tutto approssimativo. Pulizia delle strade deficitaria, anche quelle centrali; trasporti insufficienti e addirittura inesistenti a Capodanno (vergogna!); carenza assoluta di programmazione; monumenti fatiscenti e scarsamente illuminati a sera; canteri ovunque; inciviltà incidente; sicurezza percepita all’esterno molto scarsa.
I viaggiatori si innamorano della città, della sua umanità, dell’esperienza unica della napoletanità e del suo patrimonio culturale (anche se il Piano Stratetico non punta su questo ma esclusivamente sull’identità), ma non trovano standard europei, non la capitale continentale del turismo che dovrebbe e potrebbe tornare ad essere. La bellezza di Napoli attenua le carenze, ma quella è un dono di Dio e della Storia. Quanto può bastare per trattenere l’esercito dei viaggiatori mandato da San Gennaro? Prima che tutto rischi di esaurirsi sarebbe il caso di capire che non siamo nel Settecento del Gran Tour, in cui i tesori culturali attiravano i viaggiatori europei, ma nel Duemila, epoca di spietata concorrenza che corre su binari meno colti. E senza servizi non tutti tornano. Attrarli in massa, in queste condizioni di improvvisazione, è impossibile.
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‘Napoli Velata’, il femminino secondo Özpetek
Angelo Forgione per napoli giornale – Dopo il ritorno alle sue radici, con Rosso Istanbul, Ferzan Özpetek consacra al cinema le similitudini riscontrate tra la sua città di origine e Napoli, abbandonandosi al fascino della città vesuviana nel noire in chiave erotica-esoterica Napoli Velata.
È una storia caricata di mistero, audace nel presupposto, che mette la storia personale di un complesso personaggio femminile al centro di una Napoli complessamente barocca, ricca di un’umanità eterogenea. Adriana, un’attempata Giovanna Mezzogiorno, è una donna disagiata e duale, sensuale e istintiva nella vita privata ma anche fredda e razionale nella sua professione di medico legale, e incarna Napoli, doppia e contrastata. La donna è posseduta sessualmente e mentalmente dal virile Andrea (Alessandro Borghi), a tal punto da immaginare una realtà inesistente con un fratello gemello, identico nelle sembianze ma diametralmente opposto nella sessualità, dotato di un femminino decisamente marcato, frutto dell’inconscio e del desiderio della protagonista. È l’elemento mentale a menare le danze e a confondere lo spettatore, nel pieno di un disagio causato da uno choc infantile, a causa del quale Adriana perde il contatto con la realtà e inizia a viaggiare lungo un difficile percorso mentale totalmente isolato e proprio, rappresentato scenicamente dal prologo, una ripresa prospettica della scala elicoidale del palazzo Mannajuolo di via Filangieri, metafora psicanalitica e freudiana della complessa spirale mentale in cui un soggetto indebolito dagli eventi infantili può restare intrappolato, ma anche espressione figurata dell’utero femminile, poi richiamato in una successiva scena girata nella Farmacia degli Incurabili.

Il racconto è intriso di eterosessualità, ma non abbandona l’omosessualità tanto cara al regista con l’accoppiamento danzante di Valeria (Isabella Ferrari) e Ludovica (Lina Sastri) dietro a una maschera, e descrive pienamente le due polarità, rappresentate nei “gemelli” Andrea e Luca ma anche racchiuse nella figura di Pasquale, un inappuntabile Peppe Barra che finisce per interpretare sostanzialmente se stesso. Numerose sono le figure femminili, tutte fondamentali, a rimarcare la femminilità che Özpetek ha riconosciuto in Napoli: «Napoli è donna perché nel modo di fare dei napoletani c’è il lato migliore della vita». E il lato migliore della vita, nel film, è il sesso istintivo, l’unione dei corpi, in una lunghissima e spinta scena tutt’altro che velata, senza tabù e senza controfigure.
Il tema ricorrente è chiaramente quello del velo, a partire dal titolo, che richiama al Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino nella Cappella Sansevero del Gran Maestro Raimondo de’ Sangro, per proseguire con la “Figliata dei Femminielli”, il rito che si rifà al mito platonico dell’androgino, durante il quale un velo viene posto tra la scena e lo spettatore per invitare a sentire più che a vedere. E ancora, nella Farmacia degli Incurabili, dove Pasquale spiega il significato di un velo scolpito, sorretto da tre angioletti, rappresentante i misteri alchemici della Massoneria, prima di approdare davanti al bassorilievo dorato dell’utero velato.
Altro simbolo ricorrente è la scala, tra palazzi e scalinate urbane, metafora di ripido e faticoso cammino iniziatico verso la conoscenza e la soluzione. Quella del Palazzo Mannajuolo ha pure la forma di un occhio, ancora un altro elemento ricorrente, ripetuto in un oggetto simbolo della pellicola, cioè la “vista” che va oltre la vista. “Qui non vident videant”, chi non vede veda, imperativo evangelico che si lega alle esperienze di Adriana e che ben si accosta a Napoli, città davvero velata, che necessita di essere sentita e non semplicemente osservata, spesso attraverso un filtro distorto dall’esterno. È l’esperienza personale di Özpetek, folgorato dalla città una volta fattane l’esperienza: «Non conoscevo davvero la bellezza di questa città prima di toccarla con mano, ma quando mi ci sono immerso per preparare La Traviata al teatro San Carlo ho deciso di raccontarla al cinema». E l’ultima scena di un film che, volutamente, confonde il suo esito, sembra proprio un suggerimento ad “ascoltare” una delle città più indecifrabili del mondo: Adriana lascia la Cappella Sansevero e si allontana di spalle imboccando la strada laterale, e allora la ripresa la segue, gira l’angolo dopo di lei e mostra una strada vuota. La donna c’è, perché se ne odono i passi, ma il “cieco” non la vede.
«Racconto i segreti di una città che conosce oro e polvere, – dice Özpetek – una città pagana e cristiana, mistica e realistica allo stesso tempo. Il contrasto è la sua bellezza, condita da una sensualità che è nell’aria e nel comportamento dei napoletani. Come si fa a non innamorarsi di Napoli e dei napoletani? È simile alla mia Istanbul per il sentimento delle persone e per il loro atteggiamento, e poi entrambe hanno il mare. Napoli per me è la vera cultura italiana, rappresenta l’Italia nelle sue radici».
Napoli e Milano sul palco
È andata in scena l’anteprima dell’adattamento teatrale di Napoli Capitale Morale all’Avanposto Numero Zero di Napoli.
Sul palco, con le letture di Marilia Marciello e le musiche del Maestro Raffaele Cardone, per la regia Egidio Carbone Lucifero, ho portato l’essenza del dialogo tra Napoli e Milano, interrotto dall’Unità e dall’Italia sradicata dalle sua Cultura.
A far Cultura, nonostante tutto, ci proviamo.
PizzaUnesco e presepe tra caffè e mandolini
Il promotore della campagna #pizzaUnesco, Alfonso Pecoraro Scanio, col maestro pizzaiuolo Franco Pepe, al Gambrinus per mettere un pastore pizzaiuolo, dono di un’artista dei maestri di San Gregorio Armeno, nel presepe dello storico Gran Caffè.
Invitati all’evento, l’organizzatore di ‘Napoli Pizza Village’ Claudio Sebillo, Franco Manna di Rossopomodoro, Antimo Caputo del Molino Caputo, Angelo Forgione, Patrizio Oliva, Enrico Durazzo di Napolimania, i mandolinisti dell’Accademia Mandolinistica Napoletana e la Fondazione UniVerde Coldiretti Campania, oltre ai padroni di casa Antonio, Arturo Sergio e Massimiliano Rosati, che hanno offerto un brindisi natalizio.
L’Arte dei Pizzaiuoli Napoletani, riconosciuta patrimonio immateriale dell’Umanità dall’UNESCO, può essere un veicolo per il rilancio delle tradizioni artigiane e culturali di Napoli.
‘Napoli Capitale Morale’ in scena all’AvaNposto Numero Zero

Debutterà giovedì 28 dicembre sul palco dell’AvaNposto Numero Zero l’adattamento scenico di Napoli Capitale Morale, l’ultimo successo editoriale di Angelo Forgione, edizioni Magenes. Il saggio affronta il rapporto fra Napoli e Milano attraverso sei secoli, descrivendo gli intensi contatti fra le due città faro del Sud e del Nord d’Italia, l’una capitale morale pre-risorgimentale e l’altra capitale morale post-unitaria. In scena, l’attrice Marilia Marciello, che leggerà alcuni brani scelti del saggio, e lo stesso autore, che introdurrà e collegherà le varie epoche con brevi spiegazioni. L’accompagnamento musicale sarà affidato alle note del Maestro Raffaele Cardone, mentre la regia sarà curata dal Direttore Artistico del teatro, Egidio Carbone Lucifero. La Dama con Ermellino di Leonardo Da Vinci, indossa abiti in stile napoletano d’epoca aragonese, l’affermazione ottocentesca del Teatro di San Carlo è legata all’intraprendenza di un milanese, il Neoclassicismo, nato a Napoli, ha trovato applicazione a Milano prima di imporsi definitivamente in terra partenopea. Sono sono alcuni degli esempi che raccontano gli intensi e ricchi scambi culturali fra le due metropoli, interrotti dall’Unità nazionale. Una vicenda molto lontana dall’attuale convivenza forzata, priva di dialogo tra le parti del Paese. Quando si è interrotto questo dialogo? Quando diffidenza e rancore hanno preso il posto di stima e rispetto? La rappresentazione si propone di ritornare alle origini della vera Storia d’Italia, sconosciuta a molti, dalle cui dinamiche è nata una nazione disgregata. Una proposta oltre le urla, gli insulti e le mistificazioni dell’informazione. «S’è fatta l’Italia, ma non si fanno gl’Italiani» ebbe a scrivere in realtà Massimo d’Azeglio, descrivendo, in poche parole, l’impossibilità di un processo davvero unitario. Riscoprire il passato, è un’urgente necessità, di fronte alle due derive che si vanno sempre più affermando nel nostro Paese: il radicato leghismo, con tutto il suo volgare antimeridionalismo, che tende ad allontanare sempre di più i vari pezzi della Nazione, e la crescente esaltazione neo-meridionalista di pancia, intrisa di improduttivi provincialismi, che, con la sua miopia prospettica, rischia di compromettere la credibilità delle pur giuste rivendicazioni del meridionalismo intellettuale. Occorre trasformare la menzogna in verità, convertire il rancore in fierezza e liberarsi dalla soffocante ignoranza, a lungo coltivata e distribuita nell’Italia separata dalle sue nobili radici.
Contributo associativo 8€ con consumazione
Giovedì 28 dicembre 2017, ore 21.00
AvaNposto Numero Zero.
Napoli, via Sedile di Porto, 55 (Via Mezzocannone)
Narrazioni: Angelo Forgione
Letture: Marilia Marciello
Accompagnamento musicale: Raffaele Cardone
Regia: Egidio Carbone Lucifero
Botteghino: 366.1149276 – botteghino@avanpostonumerozero.it
La settima vita di ‘Made in Naples’
Va in macchina la settima ristampa di Made in Naples, dalla primavera del 2013, uno dei libri più amati dai Napoletani e da tutti quelli che veramente vogliono capire “il fervido mondo” partenopeo perduto nella storia falsificata, ma che finalmente risorge e si rinapoletanizza.
Grazie a chi l’ha letto e ne ha decretato il successo. Grazie anche a chi lo leggerà. Grazie a chi lo ha regalato e a chi lo regalerà.
“QUI NON VIDENT VIDEANT”

Speciale editoria ‘la Repubblica’ (edizione Campania)
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‘Napoli Capitale Morale’ a Casalnuovo tra scrittura e scultura
Muti: «Napoli cultura immensa e sconosciuta, se le mangia tutte!»
Angelo Forgione – «Sono stanco dell’immagine falsata di Napoli, si parla solo della delinquenza, anche se ci sono città dove la criminalità fa molte più vittime. Una immagine che oscura la sostanza vera della città. Della grandezza della Napoli della cultura il mondo non sa niente. Certo, sono contento del riconoscimento dell’arte dei pizzaiuoli napoletani, ma il mondo deve sapere che abbiamo un centro storico che non teme confronti, dove sono concentrati il Museo Archeologico, il Conservatorio di San Pietro a Majella, i Gerolamini, e tanto altro. Per non parlare della Scuola Musicale Napoletana del Settecento, e anche di questo nessuno sa nulla. Paisiello era il preferito da Napoleone, Cimarosa fu chiamato a San Pietroburgo, senza dimenticare Scarlatti. Prima dell’allestimento nel 2014 di un presepe napoletano presso l’Art Institute di Chicago, il presepe napoletano era sconosciuto agli americani».
Parole di Riccardo Muti, delle quali approfitto per sottolineare che è proprio per questo enorme e delittuoso vuoto di cultura che ho scritto, almeno per gli italiani, Made in Naples e Napoli Capitale Morale. Ma non sono certo i libri che mettono in chiaro la grande Cultura di Napoli a godere dei riflettori internazionali, e neanche nazionali, tutti puntati sulla narrazione del male. Magari un giorno, chissà, riuscirò a veder tradotti i miei, almeno per i turisti stranieri che giungono in città. Mi basterebbe. E intanto vado avanti.
In libreria l’edizione 2017 di ‘Dov’è la Vittoria’
È in distribuzione l’edizione anno 2017 di Dov’è la Vittoria, con aggiornamenti di numeri e statistiche e una nuova copertina. Già disponibile presso le librerie che hanno esaurito le copie della prima edizione 2015 e su Amazon.
Un ottimo regalo di Natale per chi non ha ancora letto questo documentato saggio e vuole davvero capire il calcio italiano nonché la Questione meridionale.


