La libreria “Treves” muore nel colonnato abbandonato

«Non deve esistere che tutta questa area sotto il porticato debba essere orinatoio o ci debbano stare saracinesche abbassate, o serrande o ferraglia. Napoli deve essere sempre unita di un percorso di vivibilità sempre aperta».
Queste furono le parole di Luigi De Magistris in campagna elettorale, pronunciate proprio sotto i portici di San Francesco di Paola, dove si trova la libreria Treves di Rino De Martino. Il porticato, così come un po’ tutta la piazza, non è di competenza del Comune e quelle promesse, evidentemente, non potevano essere mantenute. E già questo è scandaloso in un paese che dovrebbe tutelare uno spazio che è simbolo di un’architettura Neoclassica che, partendo dai fermenti degli scavi di Ercolano e Pompei, ha cambiato i gusti d’Europa nel Settecento; mentre invece le complesse pastoie burocratiche continuano ad essere un alibi per gli affanni degli enti preposti alla salvaguardia del patrimonio monumentale, napoletano e italiano.
Quando nel 2006 Rino De Martino entrò nei locali del porticato, sfrattato da Via Toledo, ebbe rassicurazioni sulla rivalutazione del luogo. Ma mai nulla è stato fatto e oggi il colonnato è sempre più orinatoio e scrittorio (su muri e marmi), condito da infiltrazioni d’acqua “tamponate” con reti di protezione per evitare che i calcinacci colpiscano i pochi passanti e “arricchito” dai preziosi monumenti equestri del Canova nel completo oblio. La vicenda è ingarbugliata. La società privata “Romeo Gestioni” ha segnalato alla Giunta De Magistris che la libreria non ha provveduto a sottoscrivere il contratto di locazione e non ha ottemperato al pagamento dei canoni, una somma che ammonterebbe a 162.500 euro. De Martino non ha stipulato il contratto, e il Comune neanche perché inadempiente rispetto alla rivitalizzazione dei locali che detiene in fitto. Ma una cosa è certa: 2500 euro di fitto per un luogo che ha solo storia umiliata e nessuna attenzione, sembrano davvero ingiustificati.
Nel servizio di “Napoli Urban Blog” curato da Antonella Cozzi e Carlo Maria Alfarano, lo stesso De Martino esprime il suo pensiero sulla vicenda che sta a cuore anche a noi. Sia per le nostre insistenti e incessanti denunce sulle condizioni di degrado monumentale dell’intera piazza che per l’importanza dell’attività della “Treves” che, grazie a De Martino, è anche aperta a gratis per chiunque ha bisogno di un luogo di dibattito, rendendosi unico cuore pulsante in un luogo in stato comatoso.

firma la petizione online per salvare la “Treves”

Boateng contro il razzismo. Ma le norme non ammettono ipocrisia

Kevin Boateng, calciatore di colore del Milan, ha reagito con veemenza ai cori razzisti dei tifosi della Pro Patria durante un’amichevole disputata a Busto Arsizio. Prima una pallonata scagliata verso la frangia dei fanatici, poi l’abbandono del campo. Reazione giusta, l’unica per accendere i riflettori su indecenze del genere. Molto vicina a quella di Zoro e Kawashima che hanno sospeso deliberatamente delle partite ufficiali.
L’allenatore Allegri, a nome del Milan, ha auspicato che tutto ciò sia d’esempio, anche se gli esempi, come detto, ci sono. Ma la battaglia culturale non ammette ipocrisia e incoerenza perché se stavolta è un giocatore del Milan ad essere stato colpito, anche i sostenitori milanisti si sono resi protagonisti più volte di manifestazioni di intolleranza razziale. Ed è giusto sottolinearlo.
Giusto continuare ad auspicare reazioni forti da parte dei protagonisti, bersagli preferiti del malcostume che attiene agli stadi italiani: neri, slavi, rumeni… e napoletani.

Auguri a tutti… con una fantastica storia!

Natale è la festa dei bambini e i bambini sono la risorsa del futuro. Di Napoli, del Paese, dell’umanità intera. Mai perdere la speranza!
Per porgere a tutti gli auguri di Natale, senza retorica e non per caso, ho scelto un bellissimo videoclip di Edoardo Bennato che ripropone il celebre racconto del Pifferaio Magico in chiave partenopea. La canzone denuncia i mali della società contemporanea, con riferimenti a fatti e persone reali come a trasmissioni TV, prendendo di mira gli imbonitori delle folle e la folla stessa che si fa abbindolare, non riuscendo a vedere al di là del proprio naso. Dopo aver scacciato i topi, il Pifferaio Napoletano diventa prima eroe e poi vittima in una società incapace di pensare. E alla fine abbandona la società corrotta e senza speranza per il futuro, portando in salvo i bambini ancora indifferenti allo stupro mentale. Lo farà con un galeone volante che raggiungerà l’ideale isola felice dove, insieme alla purezza dei bambini, riedificherà una una nuova società… e una nuova Napoli partendo da quanto di buono ancora c’è (e non è poco).
Una canzone alla quale sono da sempre particolarmente affezionato per evidenti motivi e significati. Ed è con questa che porgo gli auguri a tutti i miei lettori e sostenitori, nonché alla famiglia di V.A.N.T.O., ai suoi amici e a tutti i suoi simpatizzanti.

Angelo Forgione

Il panettone campano in trionfo

Angelo Forgione – Sostengo da anni l’eccellenza della qualità del panettone “made in Sud” anche in ottica di mercato. A qualcuno ho dato l’impressione di essere presuntuoso nel valorizzare un prodotto che non fa parte della tradizione napoletana e che per qualcuno sarebbe risultato comunque perdente rispetto al milanese d.o.c., ma nel mio modo di comunicare non esiste disinformazione e quando mi espongo è solo per conoscenza dei fatti, per approfondimento e per quella grande curiosità che mi porta ad interessarmi ad ogni cosa che riguardi il nostro territorio.
La Campania è un fiorire di rinomati panettoni di ogni tipo grazie alla straordinaria ricchezza di ingredienti che ne arricchiscono il sapore. E mentre quello nostrano vince nelle manifestazioni gastronomiche dedicate e sale all’onore delle cronache per l’insidia che sta portando al primato “lumbard”, chi scrive prenderà oggi il premio “Eccellenze del Sud” per aver sostenuto tra le tante anche questa causa sin dalla prima ora. Nella consapevolezza che la nostra terra ha sublimato il caffé, la pizza e il babà (per fare solo tre esempi) senza che fossero nati a Napoli. E poteva essere in grado di sublimare anche il panettone. Che resta milanese.

“Eccellenze dei Sensi” del Sud premia Angelo Forgione

al Batis di Baia, serata dedicata al Suono e al Gusto del Sud 

Si terrà Venerdì 21 Dicembre al Batis, struttura collocata sulle terrazze del Parco Monumentale di Baia a pochi passi dal porto della cittadina, la prima tappa de Le Eccellenze dei Sensi, un’iniziativa nata da un’idea di Sarah Ancarola (in arte Shara) e resa possibile dalla collaborazione dell’Associazione “Terronian” con “Slowtour Campi Flegrei” che ha come intento la valorizzazione delle terre meridionali e delle personalità da esse provenienti insieme  ai prodotti tipici e d’eccellenza dei nostri territori.
Sulla scia del Vento del Sud, un vento che insieme ai profumi ed ai sapori della nostra terra porta con sé anche i suoni e le sonorità di un territorio in fermento che spera in un cambiamento e nel nuovo che verrà, sarà premitato l’impegno di coloro che si battono per la valorizzazione del Mezzogiorno. Durante la serata presentata da Valentina Elia saranno consegnati i premi “Eccellenza del Sud” ad alcuni personaggi che, ciascuno nel proprio settore, si sono distinti per l’incessante opera di promozione dei territori meridionali rendendo così lustro alle nostre Terre. I premiati saranno la Special Guest della serata Eddy Napoli per la sua musica (anche messa al servizio della annosa questione meridionale), Angelo Forgione (Presidente del Movimento V.A.N.T.O.) per il giornalismo, Gennaro De Crescenzo (Presidente del Movimento Neoborbonico) per la cultura, Francesco Franzese (Responsabile dell’azienda “La Fiammante”) per l’imprenditoria e Rosario Mattera (Presidente dell’Associazione Malazè).
Quella di “Eccellenze dei Sensi” è un’iniziativa mirata a valorizzare e mettere in risalto le eccellenze legate ai sensi: la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto, il tatto … e perchè no, anche l’intuito. Nasce sulla scia del marchio “Eccellenze del Sud” e vuole ancor più segnalare tutte le realtà presenti nei territori meridionali che operano a favore dello sviluppo del Mezzogiorno d’Italia e delle terre poste a Sud del mondo. Risorse naturali, doni, talenti e personalità divenuti tutti emblemi delle Eccellenze del nostro Meridione non possono esser tenuti all’ombra perché fin quando questo avverrà i territori del Mezzogiorno italiano continueranno a versare in una condizione di disagio rispetto al resto del paese.
Il lavoro costante di persone comuni che operano nel loro piccolo può rendere sempre più grande questo nostro Sud e può in questo modo concretamente portare ad una vera e propria inversione di marcia.
La serata prevede anche un parco-pizza (15€ degustazione, pizza, birra artigianale/vino a bicchiere) e una cartassaggi (15€ due piatti, due vini in abbinamento).

A “La Radiazza” aspettando la fine del mondo

Non è vero ma ci credo! Anzi, mi premunisco e se fine del mondo deve essere voglio “ascoltarla” in diretta (anche in streaming). Sembra essere questa la filosofia “molto napoletana” della speciale maratona radiofonica condotta su Radio Marte da Gianni Simioli (e voluta dallo stesso editor Paolo Serretiello) nella notte tra Giovedì 20 e Venerdì 21, data che secondo la profezia dei Maya dovrebbe coincidere con l’ultimo giorno del mondo. ”Aspettando la fine del mondo”, edizione speciale e “limitata” del fortunatissimo show “La Radiazza” (in onda tutte le mattine sulla radio ufficiale del calcio Napoli) intratterrà con Rosanna Iannaccone, Mario Pelliccia, Angelo Forgione, Maria Teresa Belardo e Vincenzo D’Aniello gli ascoltatori fino alla mezzanotte e anche oltre con musica (la migliore di questa epoca che potrebbe essere giunta al capolinea), gags e racconti autorevoli e scientifici su quanto scritto dal popolo che per molti è ormai soprattutto sinonimo di iattura. Anche per questa occasione Simioli ha però riservato proprio a chi lo segue da casa il ruolo di protagonista. Infatti, chiamando lo 081-636363, chiunque potrà intervenire in diretta telefonica per lasciare un messaggio che sarà inserito nel “Memorandum per chi verrà” un documento audio che prima dello scoccare della temuta ora sarà caricato su una comune chiavetta USB per poi essere custodito in uno speciale forziere resistente alle fiamme e agli urti più pesanti. Il “Memorandum per chi verrà” conterrà i nomi dei personaggi più emblematici del “vecchio” mondo, gli avvenimenti più significativi, le opere d’arte, le canzoni, i libri o semplicemente gli usi e costumi migliori che in questi 2000 anni abbiamo saputo produrre e che gradiremmo (molto) venissero ricordati ed utIlizzati in quanto buoni esempi. Previsti collegamenti con Cisternino (il Comune che secondo le profezie sarà salvato), con alcune piazze principali delle città campane (da dove gli inviati speciali raccoglieranno umori, paure e scongiuri della gente) e  con una serie di soliti noti che racconteranno la loro attesa (Enzo Avitabile, Clementino, Nino D’Angelo, Aldo Biscardi, Ciccio Merolla, Loredana Simioli, Nando Paone, Pascal Vicedomini, Federico Salvatore, Sal Da Vinci, Maurizio De Giovanni, Gigi & Ross, Lello Esposito, Caterina Balivo, Maria Mazza, Pino Mauro, Simone Schettino, Maria Bolignano, Marco Zurzolo e tantissimi altri). E il gran finale? Solo dalle 00:15 in poi.

Benigni: «La Costituzione ci protegge» Ma chi protegge la Costituzione?

Angelo Forgione per napoli.com Roberto Benigni è un fuoriclasse dalle capacità orali non comuni e ha regalato ai 12,6 milioni di telespettatori italiani una serata di riflessione sulla storia e sull’insegnamento civico. L’esegesi della nostra carta fondamentale resta però un’ottima ma semplice operazione televisiva che sfocia in un’apologia propagandistica simile a quella ricamata sull’inno nazionale a Sanremo nel Marzo del 2011. Resta l’interrogativo circa il perché la divulgazione dei principi fondamentali che la nostra Carta mette insieme debba essere delegata ad uno show televisivo e non alle istituzioni o all’insegnamento scolastico che già di suo è fortemente carente. Sono trascorsi 65 anni dalla compilazione della Costituzione Italiana che resta un documento ampiamente sconosciuto e, peggio ancora, disatteso. Chiunque può leggerla e rendersene conto, e magari inserire nei motori di ricerca di internet le parole “costituzione violata” e trovare circa un milione di risultati sui più svariati argomenti. Tutto questo svela le colpe di una classe politica sempre uguale a se stessa e di una scuola italiana in cui è venuta meno la coscienza storica, l’educazione civica e anche la condivisione dei valori universali che la Costituzione italiana conserva.
«La Costituzione ci protegge da ogni cosa, è la nostra mamma, è tutto un sì. La costituzione è la legge del desiderio», questo è stato lo slogan del premio Oscar toscano. È vero, la Costituzione dovrebbe proteggere il popolo sovrano ma è anche vero che è proprio il popolo ad essere deputato a far rispettare la Costituzione. La Costituzione è garante del rapporto tra la gente e la politica, un rapporto completamente sfaldato. Le istituzioni disattendono il complesso degli articoli costituzionali, il popolo lascia fare. È questo il vulnus attuale, l’amara realtà che fa da sfondo alle dolci e mirabili parole di Roberto Benigni.
«Nella Costituzione c’è la strada per risolvere tutti i problemi, si proclama la dignità umana». I problemi invece aumentano e la dignità è solo un concetto nobilissimo che sembra appartenerci sempre meno. Tutto sta ad accontentarsi o no dei piacevolissimi ricami di Benigni e della retorica buonista che mai produce risultati. Se c’è bisogno di pagare un grande comico per esaltare bandiera, inno, unità e costituzione vuol dire che qualcosa non ha funzionato e non funziona. Chissà se funzionerà.

Il brindisi di V.A.N.T.O.

La famiglia di V.A.N.T.O. si è riunita per l’augurale cena natalizia al ristorante “Reginella” a Posillipo. Affacciati sul golfo, tra buon cibo e cordialità, la serata è stata un’occasione per stringersi attorno all’orgoglio e alla consapevolezza che ha travolto anche il personale del locale, nella coscienza delle ombre da combattere e delle luci da valorizzare di una città che ci deve appartenere. Le splendide persone presenti augurano un 2013 ricco di gioie a tutti i napoletani lontani e a chiunque ami la splendida Napoli.


Notte d’arte a Napoli

Irrompe l’arte a Napoli per una notte di cultura sul territorio. Sabato 15 va in scena la “Notte d’Arte” al centro storico con tanti eventi in programma (elenco completo scaricabile dal sito del comune di Napoli) tra i quali si segnala l’inaugurazione della statua equestre di sei metri di altezza “il Cavaliere di Toledo” di William Kentridge che, alle 18, sarà scoperta al centro della nuova area pedonale della stazione della metropolitana di Via Toledo/Diaz definita dal Daily Telegraph la più bella d’Europa.
L’evento sarà inaugurato alle 17:00 con una parata di apertura di carri allegorici che da via Pessina giungeranno fino a piazza del Plebiscito. Dalle 18:00 alle 3:00 sono previsti percorsi tra arte, storia, cultura, musica e shopping con concerti al Conservatorio di San Pietro a Majella, rappresentazioni teatrali nei complessi monumentali, musica nelle piazze, spettacoli, mostre, chiese e musei aperti, percorsi enogastronomici, itinerari artistici, percorsi notturni nella Napoli esoterica con riduzione d’ingresso alla Cappella Sansevero e tanto altro.
Prolungato l’orario di metropolitana e funicolari (Centrale e Montesanto) fino alle 3:00. Chiusa al traffico dalle 16:30 fino alle 2:00 l’intera direttrice da via Pessina fino a piazza del Plebiscito, comprese tutte le traverse di accesso.
L’iniziativa rappresenta anche una proposta di qualità per i turisti che affollano Napoli in questo periodo pre-natalizio. Il payoff dell’evento dice “la cultura sveglia”. Ce n’è tanto bisogno.

Fenestrelle, lager o prigione? Confronto Barbero – De Crescenzo

Il 5 Dicembre si è svolto alla libreria Laterza di Bari il confronto tra il Professor Alessandro Barbero, autore del discusso libro “I prigionieri dei Savoia, la vera storia della congiura di Fenestrelle” e il Professor Gennaro De Crescenzo, archivista e presidente del movimento Neoborbonico. Un duro faccia a faccia utile a sviluppare il dibattito su una delle pagine più oscure del Risorgimento.
Barbero esperto di storia medievale, ha iniziato improvvisamente a indagare qualche tempo fa sulle vicende del forte piemontese, prima parlandone in RAI a Superquark, suscitando le prime forti reazioni, e poi scrivendo un libro col quale ha inteso minimizzare i fatti che la stessa RAI aveva invece approfondito con un documentario dai toni drammatici, col solo risultato di far divampare ancor più le polemiche. Nel video (riprese Mimmo Marazia) è condensato il cuore del confronto, introdotto dall’editore Giuseppe Laterza e moderato dal giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Lino Patruno di cui è allegata una cronaca del giorno dopo.

Il dibattito su Fenestrelle alla libreria Laterza di Bari.

di Lino Patruno
Che non fosse un dibattito qualsiasi, lo si era capito prima e se ne è avuta conferma dopo. Anzitutto in territorio ostile, in casa di un editore che sul Risorgimento italiano non ha mai pubblicato nulla che non sposasse la storia raccontata dalle università e dall’accademia. E poi con uno storico come il torinese Alessandro Barbero, che appunto per Laterza ha scritto “I prigionieri dei Savoia. La vera storia della congiura di Fenestrelle”: non solo una conferma delle tesi fin qui ascoltate, ma anche un meditato florilegio verso le tesi dei Movimenti meridionali, a cominciare dai Neoborbonici.
Barbero non voleva solo contrapporsi alla mala pianta (a suo parere) del revisionismo storico, ma voleva irriderla e umiliarla. Sul piano scientifico, ovvio, non potendo sospettare in lui rancori personali che invece hanno rischiato di fare subito capolino. Alla partenza, con un risolino verso il pubblico che gli è stato immediatamente rinfacciato e che egli ha dovuto altrettanto immediatamente ritirare. Il risolino verso interlocutori dalle tesi e dall’ardire non meritevoli di un rispetto né scientifico né democratico.
Insieme all’accusa di storia mistificata col “fine immondo” di accendere gli animi del Sud e spaccare l’Italia. Non meraviglia, anzi meraviglia, in uno studioso che è parso aver dimenticato cosa volesse spaccare la Lega Nord (e che da una regione governata dalla Lega Nord proviene). Lega verso la quale ha però usato senza perifrasi un solo aggettivo: “ignoranti”. Eppure Barbero ha voluto il dibattito, in un certo modo legittimando l’interlocutore. Frutto forse di una sapiente scelta di marketing dell’editore. Ma frutto anche dello tsunami di reazioni (alcune, per la verità, abbastanza scomposte) che hanno investito soprattutto in Internet l’uscita del libro. Reazioni in buona parte inevitabili, e non solo per gli argomenti ma perché già da un anno Barbero aveva fatto grancassa televisiva su ciò che stava scrivendo, diciamo una provocazione. Di cosa poteva lamentarsi? Aveva avuto ciò che in fondo voleva.
Chi scrive e ha fatto da moderatore al dibattito, aveva colto le dichiarate preoccupazioni dell’editore perché la serata fosse civile e costruttiva. Quale è stata, in una libreria Laterza mai così colma di pubblico (soprattutto appartenenti a Movimenti meridionali) che non ha mai dato conferma della virulenza che col consueto pregiudizio gli si voleva attribuire, non ha mai sventolato bandiere o urlato come una Curva Sud. Così la serata è stata una vittoria per tutti. Ma anzitutto grazie a chi era sospettato di poter essere brutto, sporco e cattivo.
Quanto a Fenestrelle, inutile ripeterne i dettagli. Secondo Barbero, una caserma nella quale dal 1860 al 1863 furono condotti soldati borbonici resistenti all’arruolamento nell’esercito italiano, e con qualche morto fra loro. Secondo il ferratissimo presidente dei Neoborbonici, il professor Gennaro De Crescenzo, un campo di concentramento nel quale i soldati borbonici furono deportati in massa e fatti morire di fame e di freddo. Una normale operazione militare secondo l’uno, una operazione stile Auschwitz secondo l’altro.
Quale la verità? Ciascuno ha dato fondo ai suoi documenti. Con Barbero che ha rivendicato i suoi. E con De Crescenzo (un Maradona in materia grazie ai suoi studi di archivistica) che gli ha platealmente dimostrato come la documentazione utilizzata per il libro sia una minima parte di quella che comincia a essere finalmente disponibile.
Barbero, ad esempio, non è mai passato da Napoli alla ricerca di fonti. Accusa cui ha reagito dicendo che lo storico scrive quando ritiene che la verità accertata sia sufficiente, altrimenti finora non si sarebbe ancora scritto niente del nazismo e dello sterminio degli ebrei. E con De Crescenzo che gli ha fatto notare come la verità possa essere non solo insufficiente ma del tutto distorta quando a essere trascurati sono addirittura decine di migliaia di documenti, quelli cui i Neoborbonici hanno accesso e continuano ad avere accesso, e non solo su Fenestrelle. Bisogna invece continuare a scavare. Non limitandosi agli archivi ufficiali, ma andando anche nelle parrocchie e negli ospedali.
Barbero ha assicurato che se si accorgerà che c’è altro, ritornerà sull’argomento. De Crescenzo ha obiettato che se c’è un dubbio, non bisogna sparare teorie, specie quando si offende la memoria di un Sud che non ha visto mai citati da nessuna parte i suoi morti, insomma è stato cancellato dalla storia anche con le sue vittime di un’Italia che si aveva da fare. Non importa se a danno del Sud. Inevitabile anche lo scontro sulla lapide apposta dai Movimenti meridionali a Fenestrelle in ricordo delle vittime del Regno delle Due Sicilie. Secondo Barbero, un’autorizzazione concessa indebitamente, vista la sua versione di ciò che lì accadde. Secondo De Crescenzo, un atto che sarebbe stato dovuto anche se ci fosse stato un solo soldato meridionale morto. Morto per quella che, secondo la stessa copertina del libro dello storico torinese, fu una “guerra non dichiarata”.
Conclusione: bisognerà continuare a studiare in onestà per far rimarginare la ferita con la quale l’Italia unita nacque. Come anche Barbero ha ammesso, ancorché la sua verità (o presunta verità) sia già stata scodellata in 362 pagine. E quando dal compostissimo pubblico gli è stato chiesto cosa pensa del Museo Lombroso di Torino, ha risposto che la scientificità e le teorie del criminologo veneto-piemontese abbisognano perlomeno di un supplemento di indagini. Ma intanto le scolaresche continuano a passare davanti a teche coi teschi di meridionali “criminali nati” a detta di Lombroso. E intanto il veleno contro il Sud continua a essere iniettato anche negli italiani di domani.
Chissà perché il risolino iniziale del professor Barbero, peraltro studioso e persona di tutto rispetto, si è poi stemperato nel fitto colloquio finale con molti del pubblico. Forse non sapeva che erano discendenti di briganti, se briganti sono tutti i meridionali a caccia ancora di giustizia e verità 150 anni dopo.