Nord e Sud tra sesso e autoerotismo

Milano e Roma in testa agli accessi Youporn, Napoli e il Sud praticano più sesso

Angelo Forgione – A “La Radiazza” di Gianni Simioli (video in basso), su Radio Marte, sono state ripescate le statistiche degli accessi al sito youporn.com, divulgate nel 2012, che indicarono l’Italia tra i Paesi con più frequenze e Milano e Roma in testa tra le città che a livello mondiale avevano fatto registrare il maggior numero di traffico sul sito di filmati pornografici gratuiti per eccellenza. Primato per le due città non proprio dei più prestigiosi ma comunque da prendere con le pinze, vista la differenza di informatizzazione e accessi a internet tra Nord e Sud.
Dunque, i meridionali sono davvero meno avvezzi all’autoerotismo? Forse, ma non è questo il dato interessante. Meglio riferirsi alla recente ricerca di mercato realizzata da Doxapharma, promossa dalla Società italiana di urologia (Siu) e dell’Associazione ginecologi ospedalieri italiani (Aogoi), per fotografare le abitudini sessuali di coppia in Italia. Coinvolto un campione di 3 mila uomini e donne, fra i 18 e i 55 anni. Lo studio conferma il proverbiale “ardore” degli uomini del Sud: Sicilia, Campania, Basilicata e Calabria sono infatti le regioni dove i maschi sono più attivi sotto le lenzuola e alzano la media. Più “freddi”, in coda nella classifica, sono invece i friulani, i trentini e i lombardi, che insieme ai toscani sono anche i meno soddisfatti della propria vita sessuale. L’attività sessuale è forse condizionata dell’ansia da prestazione, visto che i più frustrati e timorosi di deludere la compagna sono proprio gli uomini del Friuli, mentre i meno preoccupati di lasciarla insoddisfatta sono i siciliani. I più ossessionati da un possibile tradimeno della partner sono calabresi e lucani, e perciò, pur essendo tra quelli in testa per frequenza dei rapporti, sono anche i più colpiti dal problema dell’eiaculazione precoce maschile, con una frequenza doppia rispetto alla media. Qui vincono Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria ed Emilia Romagna.
In generale, gli italiani fanno l’amore 108 volte all’anno, al di sopra della media del pianeta (103 rapporti). Insomma, il sesso made in Italy prevede 9 rapporti al mese, alla media di 1 ogni 3 giorni. Il problema è che gli italiani lo fanno frettolosamente: una coppia italiana su quattro è insoddisfatta dei tempi dell’amore e non raggiunge il piacere perché il rapporto si consuma entro i 2 minuti. Inoltre, 7 italiani su 10 si sentono insoddisfatti della proprie vita intima, aprendosi a infedeltà e rottura.

Il caffè da migliorare

Angelo Forgione – La tanto attesa inchiesta di Report (Rai Tre) sul caffè ha evidenziato i guasti del sistema in Italia, dimostrando che i torrefattori fanno spesso abuso della qualità “Robusta”, che costa la metà della “Arabica” e ha aromi legnosi, se proviene dal Vietnam, e di terra, se di origine Africana. Fari puntati anche sui baristi che in troppi casi non sanno cosa c’è nelle miscele che servono, non effettuano il “purge” (l’operazione a bottone per pulire l’acqua, che è però automatica con le macchine a leva diffusissime a Napoli), non puliscono i filtri dove lasciano sedimentare residui cotti più volte, non puliscono la campana del macinino e non macinano il caffè al momento, pregiudicando l’aroma. Il resto dell’inchiesta ha riguardato le capsule.
Niente paura, però. La cultura della bevanda a Napoli e nel resto d’Italia è intatta, e non basteranno i pareri sul sapore a umiliarla. Andrej Godina, l’uomo dei voti, è stato presentato come rappresentante della Scae (Speciality Coffee Association of Europe), ma in realtà le sue degustazioni sono state condotte a titolo personale e completamente individuale, con la stessa Scae che si è dissociata dai suoi pareri, e lui da Report. Non tutti i produttori e non tutti i baristi sono sprovveduti e una trasmissione che punta le telecamere dove le cose vanno male, cercando solo quelle e non le positività, può condizionare l’opinione pubblica. Ma è evidente che certi guasti finiscano col pregiudicare il mercato e abbassare la qualità, col rischio di cambiare il gusto e imporlo al pubblico. Insomma, anche sul caffè bisogna imparare a saper scegliere, e anche a pretendere. Non c’è dubbio che il caffè, soprattutto quello napoletano, è da proteggere.

Strade minori per Murolo, Carosone e Bruni

Angelo Forgione – La Giunta comunale di Napoli, approvando una deliberazione proposta dal Sindaco Luigi De Magistris, ha deciso che l’auditorium di Scampia sarà intitolato a Fabrizio De Andrè e che tre toponimi di tre traverse di via Nino Bixio a Fuorgirotta saranno attribuiti a Roberto Murolo, Renato Carosone e Sergio Bruni.
Premesso che l’auditorium di Scampia, senza nulla togliere a Fabrizio De Andrè, meriterebbe di essere intitolato a Lucio Dalla, artista legato e “rinato” a Napoli, non condivido affatto la pur giusta scelta di attribuire alla memoria di tre grandi interpreti della Canzone di Napoli delle stradine di fatto irrilevanti. Con la memoria storica non si può più essere così superficiali.

Marotta e la spocchia dei provinciali a corte

La storia recente dice che è l’ambiente juventino a fare figuracce da provinciale.

Angelo Forgione – Veleno di Beppe Marotta sul Napoli: “fastidiosi festeggiamenti da provinciali”. Così ha definito le manifestazioni di soddisfazione del club azzurro per la vittoria contro la Juventus. Meglio la sincerità di un torinese doc come Marchisio quando dichiara che quando gioca contro il Napoli gli scatta qualcosa che non gli scatta con le altre, e gode a batterlo. E poi, Marotta di quali festeggiamenti parla? Dei cori, dei canti e degli olè durante la partita? Quelli sono dei tifosi del Napoli, non della società. Non ci pare che quando la Juventus batte il Napoli in casa i suoi tifosi se ne stiano in silenzio. Anzi, cantano addirittura ‘o surdato nnammurato, e fanno cori razzisti, più che provinciali. E non solo quando si gioca Juventus-Napoli. Le curve dello “Juventus Stadium” sono state chiuse dal giudice sportivo e la redazione della Rai di Torino ha chiesto scusa ai napoletani e all’Italia intera per l’inquilificabile servizio sulla puzza dei napoletani firmato Giampiero Amandola. Più provinciali di così si può arrivare solo alla spocchia del popolano a corte. A Napoli si dice ‘o sagliùto (il salito). E infatti…

Godina si duole di Report, ma quel suo articolo…

Angelo Forgione – E ora Andrej Godina fa parziale marcia indietro e se la prende con la redazione di Report per averlo gettato in pasto ai leoni. In videocollegamento web con la redazione del TGR Campania, l’esperto triestino ha dichiarato di essere dispiaciuto del fatto che sia stato estrapolato solo il pezzo del suo assaggio del caffè napoletano nel primissimo promo, in un contesto di indagine che ha invece scandagliato l’intero sistema italiano. Io che vi ho partecipato lo sapevo, ma non potevano certo saperlo tutti coloro che in questi giorni hanno visto quella performance. Ma la cautela di Godina non convince per nulla, perché nell’articolo scritto di suo pugno il 27 febbraio, dopo la sua incursione napoletana, nel quale non faceva riferimento alcuno alla sua partecipazione a Report, parlava del solo caffè napoletano, compiacendosi sul suo profilo facebook di aver sfatato “definitivamente” il mito del buon caffè a Napoli. Quell’articolo sfuggì alla grancassa dei media ma non al sottoscritto, che annunciò quanto sarebbe accaduto. Certo, il caso è esploso perché i giudizi erano affidati alla diffusione di Report e non al piccolo portale su cui ha scritto Godina, ma tanto bastò, avendo il Nostro parlato anche in termini irridenti di quanto scritto circa il caffè napoletano sul libro Made in Naples. Per la serie “ccà nisciuno è fesso!”

Napoli e Torino: stessi debiti, stadi diversi.

come la Juventus ha costruito la sua casa

Angelo Forgione – Mentre impazzava il dibattito economico su fatturati e investimenti di Napoli e Juventus saltava il previsto incontro tra De Laurentiis e il sindaco di Napoli De Magistris per discutere (ancora) del futuro di quel ferro vecchio che è il “San Paolo”. Il primo cittadino si è irrigidito per le parole che il patron del Napoli aveva pronunciato poche ore prima: «Oggi incontrerò il sindaco per capire bene se dovrò andarmene in Inghilterra con Benitez e coi miei calciatori. Mi sono stancato, sono una persona che dice le cose come stanno, vuol dire che se non faremo lo stadio giocherà con Auricchio (capo di Gabinetto del Comune) in porta ed in Serie C. Quando dall’altra parte ho dei sordi devo solo prendere atto ed andarmene. Di progetti come quello dello stadio della Roma ve ne posso portare circa ventimila. I bagni del San Paolo resteranno chiusi fin quando non saranno aggiustati dal Comune».
Al Napoli virtuoso manca solo lo stadio di proprietà per issarsi tra i grandi club d’Europa. La Juventus può contare su questo cardine fondamentale. Già, ma come ci è riuscita? All’italiana, solo grazie ai “regali” di un ente pubblico (il Comune di Torino) alla proprietà juventina, la Exor S.p.A. che fa capo alla famiglia Agnelli, e al ricorso a una banca pubblica (l’Istituto per il Credito Sportivo). Tra il 6 dicembre 2002 e il 15 luglio 2003, il Comune di Torino trasformò la zona del precedente stadio “delle Alpi” da “area destinata a servizi” a “Zona Urbana di Trasformazione”, rendendo di fatto privata una zona una volta destinata a “Verde e Servizi” dal Piano Regolatore, e trasferì poi per 99 anni la proprietà e il diritto di superficie di un totale di 349mila metri quadrati delle aree (stadio e fabbricati) alla Juventus F.C., che è di fatto una Spa quotata in borsa. Il tutto per la modica cifra di 25 milioni di euro, 71,63 centesimo al metro quadrato per ogni anno di concessione. Dopo questo “regalo” furono concesse delle autorizzazioni commerciali e, soprattutto, una variante al Piano Regolatore per “redistribuire le consistenze edificatorie commerciali”. E così la Juventus, cedendo a Nordiconad (cooperativa che aderisce al Consorzio nazionale Conad), Cmb e Unieco i 34mila mq di spazi commerciali intorno allo stadio, ottenne ben 20,25 milioni di euro. A questi si aggiunsero i circa 75 milioni di euro pagati da Sportfive per trovare uno sponsor che desse il nome allo stadio (ancora non trovato) e i circa 60 milioni che la Juventus ottenne accendendo due mutui con l’Istituto per il Credito Sportivo, una banca pubblica, e quindi finanziata da soldi dei contribuenti, che di certo non pratica tassi di mercato. E non finiva qui. Nel novembre 2012 fu creata dal Comune di Torino una nuova “Zona Urbana di Trasformazione” di circa 260mila metri quadrati adiacenti lo “Juventus Stadium”, di cui 180mila destinati alla Juventus per la realizzazione della cittadella bianconera, comprendente campi di allenamento per la prima squadra, un albergo, servizi (tra i quali una multisala cinematografica), un centro benessere e residenze. Il tutto al prezzo ancor più stracciato di 10,5 milioni, 58,33 centesimi al metro quadrato per ogni anno di concessione.
Per gli ambientalisti, quella dello “Juventus Stadium” è una delle più grandi sconfitte: da immensa area agricola adatta a diventare il primo parco cittadino per estensione, trasformata in una distesa di cemento e supermercati. E intanto il Comune di Torino, come quello di Napoli, è diventato uno dei più indebitati d’Italia.
Tutto quanto accaduto a Torino è possibile a Napoli, nell’urbanizzatissima Fuorigrotta, dove ci si scontra sulla pista d’atletica?

Napoli-Juventus non è una questione di soldi

Angelo Forgione – La lezione di calcio che il Napoli ha restituito alla Juventus dice che la diffenza in classifica tra le due squadre è falsa, ma intanto c’è, e le colpe sono tutte del Napoli, che non riesce ad essere affamato con le “piccole” come gli avversari. Inutile dunque spostare il dibattito in economia sportiva. Benitez ha parlato di fatturati juventini e Conte di investimenti napoletani. La verità è che l’ultimo saldo delle entrate dice 275 milioni per la Juventus e 125 per il Napoli, che è l’unica squadra della Serie A ad essere autosufficiente, ovvero a non dover ricorrere alle banche e alla proprietà. Ed è verissimo che il Napoli sia la società ad aver investito maggiormente nel mercato 2013/14, con esborsi per 100.700.000 €, ma ciò è stato possibile solo grazie alle continue plusvalenze degli ultimi anni, ultima la cessione di Edinson Cavani al PSG (+52.500.000 €), terza miglior plusvalenza in assoluto della storia. Insomma, il Napoli è più virtuoso e la Juventus è più ricca. Stop!
Uscendo dai freddi numeri, il Napoli che compete (almeno in casa) con Borussia Dortmund, Arsenal, Juventus e Roma in stagione ha l’obbligo di farsi competitivo per vincere le guerre e non solo le grandi battaglie. La zebra, intanto, si lecca le ferite dopo i calci sfrenati del “corsiero del sole”. Vittoria dal sapore diverso, perché Napoli-Juventus non è mai una partita normale. Napoli-Juventus è il confronto tra due mondi sportivi distanti, tra due tifoserie agli antipodi. Quella azzurra, fortemente identitaria, espressione del territorio di appartenenza. Quella bianconera, apolide e “nazionale” per definizione. Napoli-Juventus è Napoli-Italia più di ogni altra partita. E la differenza di scudetti vinti non conta, non solo per i napoletani, sempre chiari nel preferire gli avversari da battere, ma anche per gli juventini, spesso superbi nel considerare ogni partita come le altre. Non è per caso che un torinese doc come Claudio Marchisio, serio professionista e sincero amante di Napoli («non c’è nulla di più bello che svegliarsi a Napoli, aprire la finestra e affacciarsi sul Golfo… In ogni stagione!»), abbia dichiarato un anno fa «Quando mi trovo il Napoli di fronte scatta qualcosa di particolare che non mi scatta con nessun’altra squadra». Applausi sinceri alla sua autenticità lusinghiera.

Proposta oscena: “piazza Carlo III diventi Berlinguer”

il toponimo dovrebbe cambiare semmai in piazza Carlo di Borbone

Angelo Forgione – Francesco Donzelli, consigliere della IV municipalità (S. Lorenzo, Vicaria, Poggioreale, Zona Industriale), sfida la storia di Napoli e propone di cambiare il nome della piazza Carlo III in piazza Enrico Berlinguer. Inutile entrare nello specifico di una polemica che una scelta del genere provocherebbe, e che non si verificherà perché non spetta a Donzelli prendere decisioni del genere. È il caso di soffermarsi semmai sul tono di sfida con cui questa idea è stata inoltrata, espresso in un provocatorio post su facebook: “Non sono filoborbonico. Rispetto la storia della mia Napoli, ma ancor di piú quella nazionale. Mi oppongo ai rigurgiti secessionisti e sono un uomo di sinistra. Piazza Enrico Berlinguer”. Scusi, consiglier Donzelli, ma cosa le fa pensare che il sereno mantenimento del nome storico di una piazza (degradata) in cui insiste l’immenso Palazzo Fuga significhi la minaccia del secessionismo napoletano? Suvvia, smettetela di cercare di violentare la storia e la realtà. E se proprio vogliamo dirla tutta, il toponimo dovrebbe semmai cambiare in “piazza Carlo di Borbone”, così come il sovrano era chiamato a Napoli (Carlo III lo divenne dopo a Madrid). Le strade e le piazze i cui nomi sono da cambiare, a Napoli, sono ben altre, qualora se ne presentasse la possibilità nel mare delle più grandi criticità e priorità della città. Piuttosto, si prodighi per ridare decoro alla piazza e allo storico edificio borbonico, e lasci perdere la storia che evidentemente non conosce e non rispetta. Piazza Carlo di Borbone!

Offensiva al mito del caffè napoletano. Si parte.

Angelo Forgione – L’avevo fiutato e ne avevo parlato qualche giorno fa. L’offensiva al mito del caffè napoletano è partito. Il Corriere della Sera anticipa l’inchiesta di Bernardo Iovene che andrà in onda il 7 aprile a Report (guarda il promo), con la sortita dell’esperto del caffè Andrej Godina a Napoli: «Il caffè a Napoli è pessimo». Aspettiamo di vedere cosa ne uscirà in video per dibattere e giudicare, ma l’articolo scritto da Godina dopo il suo viaggio a Napoli non lasciava intravedere nulla di buono nei termini e nei concetti espressi, talvolta irridenti e sprezzanti. C’è solo da augurarsi che il mio contributo di narrazione storica raccolto da Iovene sia inserito nell’inchiesta di Report, che se evidenziarà i guasti esistenti con obiettività non potrà che fare bene al comparto.

Col caffè sospeso Napoli continua a civilizzare il mondo

Angelo Forgione – Il caffè sospeso, che suggerisce il pagamento anticipato di una tazzina a beneficio di ignoti indigenti che arriveranno a consumarla, un atto di solidarietà nato a Napoli in tempi antichi, si diffonde nel mondo di oggi, travolto dalla crisi economica mondiale. Qualche esperto del caffè, leggendo il mio libro, l’ha definita ultimamente una “vetusta e desueta abitudine“, ma forse si sarà già ricreduto dopo aver visto il breve servizio del TG1 del 24 marzo.
È solo una mia convinzione, di Jean-Noël Schifano, o di chi conosce Napoli, che essa continui a civilizzare il pianeta anche dalla sua posizione di città assistita? Eppure lo dimostra da secoli, facendosi modello ad ogni latitudine con suo impareggiabile anticonformismo.