95 candeline azzurre, anche se se ne festaggiano solo 91

Angelo Forgione Il 1 agosto 1926, Giorgio Ascarelli radunò i soci dell’Internaples Foot-Ball Club nella sede di piazza Carità. Era presidente del club azzurro da un anno, e aveva ereditato la carica da Emilio Reale, che era presente in qualità di socio alla riunione in cui il suo successore propose:
«Pur grati a coloro che sono stati la nostra matrice, l’importanza del momento e la maggiore dignità cui il nostro sodalizio è chiamato mi suggeriscono un nome nuovo, nuovo e antico come la terra che ci tiene, un nome che racchiude in sé tutto il cuore della città alla quale siamo riconoscenti per averci dato natali, lavoro e ricchezza. Io propongo che l’Internaples Foot-Ball Club da oggi in poi, e per sempre, si chiami Associazione Calcio Napoli».
Esisteva già il sodalizio, esisteva già la maglia azzurra, esisteva già la rosa con Attila Sallustro, esisteva già un nome inglese, che fu semplicemente cambiato e italianizzato, accostato al simbolo del Corsiero del Sole. Non nacque nulla di nuovo. L’Internaples era nato nell’agosto del 1922. Il Napoli italianizzato nel nome aveva già 4 anni.

leggi qui la storia del Napoli

25 milioni di mutuo per il vecchio San Paolo e 37,5 donati allo Juventus Stadium

Angelo Forgione In vista della partita di ritorno di Champions League contro il Real Madrid, quasi pronti i nuovi spogliatoi e bagni ospiti e la nuova tribuna stampa dello stadio San Paolo di Napoli. È il primo lotto di lavori consentiti dal finanziamento di 25 milioni di euro ottenuto dal Comune di Napoli con un mutuo acceso presso l’Istituto per il Credito Sportivo, una banca pubblica che di certo non pratica tassi di mercato. Soldi che, ovviamente, sono destinati a gravare sul bilancio comunale.
Il sindaco De Magistris ha rimarcato lo sforzo di Palazzo San Giacomo per presentare uno stadio decente ai madrileni e per rifare, prossimamente, sediolini, bagni e servizi essenziali, sottolineando che certi lavori, in altre città, vengono effettuati con contributo delle società sportive. Dall’altra parte c’è il patron azzurro De Laurentiis che reclama somme avanzate per la manutenzione “straordinaria”. Nella diatriba ormai storica tra il Comune e la SSC Napoli paga la città, che ancora non ha una prospettiva di nuovo stadio. Resta in piedi il vetusto San Paolo, in corso di ristrutturazione necessaria, un riammodernamento necessario, con aggravio su una città che vede la sua impiantistica sportiva alla canna del gas, asfissiata dalle somme necessarie a tenere in vita il gigante di Fuorigrotta. Inutile dire che il Comune di Napoli dovrà prima o poi alienare o dare in concessione questa proprietà troppo dispendiosa. Inutile dire che il Napoli dovrà dotarsi di una struttura moderna e propria se vuole aumentare il fatturato e restare ad alti livelli di competitività.
In questo scenario a tinte fosche in cui ci perdono cittadini, tifosi, immagine della città e della società sportiva, va evidenziato che la spesa di 25 milioni per tamponare le emergenze dell’impianto flegreo e persino inferiore alla sola cifra che la Juventus ha ottenuto dalla società di marketing Sportfive Italia del gruppo francese Lagardère. 35 milioni sull’unghia, subito, per costruire il suo nuovo stadio, dei 75 concordati per la cessione del diritto all’intero incasso del contratto d’affitto fino al 30 giugno 2023, ma a condizione di trovare uno sponsor che desse il nome allo Juventus Stadium. Sono passati quasi 6 anni dei 12 pattuiti e ancora nessuno si è fatto avanti, perché la Serie A non è appetibile all’estero. Soldi quindi già persi per metà dalla Sportfive, cioè 37,5 milioni ad oggi di cui la Juventus ha beneficiato, e di fatto donati, per creare una struttura moderna e redditiva, senza contare altre voci di diritti ceduti a terzi. A conti fatti, l’operazione Continassa produsse alla Juventus un esborso di 25 milioni di euro per l’acquisto dei diritti sui terreni comunali e una liquidità immediata garantita dalla cessione di vari diritti pari a 55 milioni. A Napoli, intanto, il Comune si carica di debiti per un ferro vecchio.

Di Napoli ce n’è una sola… ma anche no

Naples e Napoles, comunità omonime nel mondo

Un cordone ombelicale lega Napoli agli Stati Uniti e non è solo fama di canzoni, cibo e bellezze della città partenopea. Napoli è città italiana con molte omonime dedicate nel nuovo mondo, dove gli emigranti del periodo post-unitario si trasferirono per cercare fortuna.
Il caso più significativo è quello di Naples, città della Florida, fondata nel 1880 col nome della città partenopea per via del clima assolato e mite, del mare pescoso e della bellezza del posto paragonati al golfo di Napoli, anche se in realtà la conformazione geologica del luogo è ben diversa dalla Napoli originale. Vi si era trasferito l’ex calciatore Giorgio Chinaglia che curiosamente aveva giocato nell’Internapoli prima di diventare bandiera della Lazio, poi deceduto prima della partita Lazio-Napoli. Nel film statunitense “Stigmate” del 1999, c’è la scena in cui i due protagonisti si conoscono; un prete gesuita chiede ad una parrucchiera da dove viene. Lei risponde “Naples” riferendosi alla cittadina americana ma lui, sorridente, commenta in in italiano “la città più bella città del mondo” per poi ricevere chiarimento dell’equivoco.
Non solo la bella Naples sul mare, negli USA ve ne sono ben undici. Nel 1834, era già nata la città di Napoli nella contea di Cumberland nel Maine, nord USA. E poi la comunità di Naples nella contea di Boundary nello stato dell’Idaho composta da contadini e taglialegna in cui gli emigranti napoletani si trasferirono per costruire intorno al 1890 la prima ferrovia che attraversò la contea. Stesso nome per la Naples della contea Uintah nello Utah e per quella nella contea Ontario dello stato di New York dove, nella contea Cattaraugus c’è un’altra Napoli, stavolta chiamata all’italiana; e ancora, la Naples della contea di Clark in Dakota del Sud, la Naples nella contea di Scott in Illinois, la Naples nella contea di Morris in Texas e la Naples nella contea di Buffalo in Wisconsin.
Oltre gli USA, più a Sud vi sono Napoles in Messico, Bolivia, Colombia, Costa Riva, Ecuador, Messico e Filippine; e ancora Naples in Gambia.