Il Vesuvio non è tra le 7 meraviglie della natura

Il Vesuvio non è tra le 7 meraviglie della natura
la gente ce l’ha messa tutta, istituzioni e media molto meno

Niente da fare per il Vesuvio. Il Comitato Internazionale del concorso delle 7 Meraviglie della natura ha pubblicato la previsione affidabile dei vincitori con il seguente comunicato:

Amazzonia, Halong Bay, Iguazu Falls, Jeju Island, Komodo, Puerto Princesa, Table Mountain.
Queste sono le “New7Wonders” provvisorie della natura in base al primo conteggio dei risultati di voto al 11/11/11. È possibile che ci siano cambiamenti tra i vincitori provvisori. Le “New7Wonders” provvisorie della natura sono elencate in ordine alfabetico.

Il calcolo di voto verrà controllato, convalidato e verificato in modo indipendente, e i vincitori saranno annunciati ufficialmente all’inizio del 2012, durante le cerimonie di inaugurazione ufficiali.

Dunque, il Vesuvio che Domenica era tra i primi 10 non ce l’ha fatta. Peccato! Se a 5 giorni dalla chiusura era in lizza, vuol dire che qualche spot del Ministero o della Regione in questi mesi avrebbe consentito il conseguimento del risultato.
Un’ulteriore dimostrazione di come il paese non promuova la sua immagine, e men che meno quella del Sud. Hanno vinto le località che hanno speso in pubblicità, ed era prevedibile.
Una prova del disinteresse mediatico? Solo il TG COM e L’ANSA hanno pubblicato oggi un articolo sulla questione; il primo alle 17:43, a quasi sette ore dalla chiusura delle votazioni e con un sondaggio fotografico beffardo, e il secondo alle 16:41.
Come nel silenzio si è svolto il concorso, così continui; non ci piacerebbe sentire di rimpianti nei TG o sui giornali, o celebrazioni dei vincitori. Assorbiamo la delusione e ricominciamo, proponendo Napoli per il prossimo concorso.
Grazie a tutti quelli che hanno votato e sperato. A loro è dedicata quest’immagine fantastica (cliccare per ingrandire) di un vulcano MERAVIGLIOSO, il più invidiato, famoso e ritratto del mondo, che identifica Napoli nell’immaginario mondiale solo dopo la pizza. Sondaggio o no.


Le scuse di un Gullo in difficoltà

Le scuse di un Gullo in difficoltà
scuse accettate, ma non ci caschiamo

Ricevo e pubblico il comunicato ricevuto da Francesco Gullo a seguito delle polemiche scaturite dal rinvio di Napoli-Juventus commentato sull’emittente milanese 7Gold. A seguire, la risposta che ho deciso di pubblicare nonostante tante riflessioni intime a causa della fermezza che di sicuro non smorza i toni. Ma sono anche certo che il senso di responsabilità di chi segue questo Movimento è decisamente superiore a chi in televisione, rivolgendosi ad un pubblico calcistico eterogeneo, accende pericolosi focolai.

Con la presente per cercare di chiarire una situazione che si è creata in questi giorni  e di cui purtroppo ero all’oscuro. Domenica scorsa a Sette Gold durante la trasmissione in una discussione animata con i colleghi ho fatto una dichiarazione che è stata interpretata purtroppo in modo sbagliato. Ho massimo rispetto per la Città di Napoli, e soprattutto per il Napoli calcio e i suoi tifosi… ho fatto una battuta sul presidente De Laurentis che in altre occasioni ho addirittura difeso in televisione, che credo sia stata interpretata in modo troppo negativo.
Per questo motivo, porgo le mie più sentite scuse a tutti i tifosi napoletani che si sono sentiti offesi, al Prefetto e allo stesso Presidente De Laurentis, al quale invierò una lettera di scuse ufficiale in questi giorni.
Sono una brava persona e che ha dei valori ben solidi, tra questi la voglia di essere chiaro in tutto e con tutti.
Un abbraccio a tutti.
FRANCESCO GULLO

È ormai diventata una prassi. Si offende Napoli e poi ci si scusa dicendo “amo Napoli e sono stato frainteso”. C’è poco da fraintendere, le immagini parlano chiaro. Noi non stiamo accusando nessuno e, se non se ne è reso conto, è Lei stesso ad essersi condannato al giudizio della gente che ha leso.
Noi abbiamo denunciato la volgarità dei concetti, e il Sig. Rampulla, che diversamente da Lei era d’accordo col Prefetto, il giorno dopo ha detto di essere stato frainteso ma di scusarsi. Chi è frainteso, precisa, e non chiede scusa, Se chiede scusa, ammette di aver sbagliato. E noi abbiamo a quel punto pubblicato il video per dimostrare che non ci eravamo inventati nulla, che non avevamo acceso una polemica inutile, e che l’ignominia verbale della trasmissione era veramente da stigmatizzare.
Lei oggi fa lo stesso. Si accorge di essere nell’occhio del ciclone e dice ai Napoletani “scusatemi, ma sono stato frainteso perchè amo Napoli”. Abbiamo visto la Sua espressione quando lo diceva in tv e non abbiamo l’anello al naso. Abbiamo visto la difficoltà in cui ha fatto piombare Giovanna Martini. Abbiamo visto e SENTITO troppo.
Deve capire che i Napoletani non accettano più supinamente, e che le persone come Lei hanno fatto fino a qui il bello e cattivo tempo, infangando il nome della nostra città. “Amo Napoli” non ci scalda più il cuore poichè sappiamo benissimo che Napoli la amano le persone di cultura, e quella che voi proponete al pubblico non è cultura. Perchè quando muoiono 7 persone, tra Genova e Napoli, è indecente discutere del rinvio di una “stupida” partita di calcio e insinuare che la cosa Napoletana è sempre una cosa sporca, truffaldina, imbrogliona.
Questo vale per Lei, per Rampulla e per tutti i quotidiani e gli ambienti juventini e non che hanno promosso sberleffi sulla nostra rispettabilità. Che prendiate esempio da Buffon e dalla sua correttezza nel chiedere rispetto per 7 morti. Vergogna!!!
Ci tengo a precisare che tutto questo è si un confronto duro, me ne rendo conto, ma corretto e civile, e non deve sfociare oltre, perchè è chiaro che non vi rendiate conto neanche che certe dichiarazioni in diretta nazionale sono pericolosi antefatti facilmente strumentalizzabili in un mondo, quello del calcio, che di civile ha ben poco.
Per cui, da parte nostra, accettiamo le scuse perchè doverose; ma non penserà che crediamo che Lei ama Napoli. Non può esserne capace una persona che insinua malignità vantandosi di essere “brava” senza dimostrarlo e producendo a più riprese uno sterile panegirico della propria persona.
Saluti.
ANGELO FORGIONE

Ultime ore per votare il Vesuvio, nel silenzio generale

Ultime ore per votare il Vesuvio, nel silenzio generale
quel fastidioso sospetto che non ci abbandona

E così siamo giunti alle ultime ore. Domani 11/11/11, alle ore 12:00 italiane, si chiuderanno le votazioni per la designazione delle “7 MERAVIGLIE DELLA NATURA“. Ho preso a cuore la candidatura del Vesuvio nel 2008, quando ho cominciato a supportare la testata Napoli.com nella diffusione del messaggio. Poi, con V.A.N.T.O. una volta creato il Movimento. E in prossimità del traguardo, il supporto è arrivato dalla trasmissione radiofonica identitaria “La Radiazza” del buon Gianni Simioli (grazie!) su Radio Marte. Stasera, l’ultima botta la darà il Notiziario Telematico Legittimista “Rete di Informazione delle Due Sicilie dell’amico Alessandro Romano che invierà, su precisa richiesta, un messaggio di chiamata al voto alle decine di migliaia di iscritti alla newsletter.
Ce n’era bisogno perchè se il nostro Vesuvio ce la farà, ce l’avremo fatta noi amanti di Napoli. Non c’è stata alcuna forte cassa di risonanza per spingere un sito nazionale alla vittoria. Avrebbe potuto farlo il Ministero del Turismo e quello dell’Ambiente (Il Vesuvio è anche un Parco Nazionale) anche con un banale spot da irradiare sulle reti nazionali, ma nulla. Avrebbe potuto farlo la Regione Campania, ma neanche sul sito c’è lo straccio di un banner. Qualcosa l’ha fatta la Provincia di Napoli che ha “sponsorizzato” il vulcano con uno spot di cui è protagonista Peppino Di Capri; spot che però, in sostanza, è rimasto imprigionato sul sito dell’ente; poi volantini e depliant, ma non certo un’azione veramente incisiva. Da apprezzare il supporto del Comune di Ercolano che ha “intercettato” i turisti degli scavi e ha lanciato un appello su Rai International. Il Comune di Napoli, forse, avrebbe potuto sfruttare i buoni rapporti tra De Magistris e De Laurentiis per reclutare i calciatori del Napoli in qualche promozione che sarebbe stata sicuramente efficace. Così come ha fatto l’immenso Messi, assoldato per reclamizzare le cascate Cataratas d’Iguazu, così finite sotto gli occhi di milioni di appassionati di calcio nel mondo, oltre agli argentini e ai catalani.
Mentre Nelson Mandela ci metteva la faccia per la montagna sudafricana della Mensola, il Ministero del Turismo in Israele non faceva come in Italia, mettendo in campo una massiccia campagna pro Mar Morto, con tanto di banner pubblicitari su migliaia di siti internet e annunci a pagamento su Google. Quello stesso Mar Morto di cui ha parlato repubblica.it, il portale di un quotidiano ITALIANO che non ha parlato del Vesuvio.
Un po’ in tutti i paesi ci si è dati da fare, e tra quei pochi che non hanno spinto c’è l’Italia. Ecco perchè, se il Vesuvio dovesse farcela, la vittoria sarebbe soprattutto della gente, dell’immenso cuore Napoletano e di chi ama Napoli. Sarà difficile perchè chi ha speso soldi vincerà, e si tratterà delle località dell’est.
A noi un sospetto deve venire: il Vesuvio è anche un Parco Nazionale Italiano ed è delittuoso che non sia stato spinto da qualche ministero. Vuoi vedere che non debbano essere accesi i riflettori su un Parco Nazionale abbandonato e umiliato dai rifiuti speciali che vi si sversano? E allora ecco perchè ci teniamo tanto. Non solo perchè la vittoria avrebbe un valore simbolico e turistico per Napoli e Provincia, ma servirebbe a riaccendere i riflettori su uno scandalo che subiamo.
Il sottoscritto che da 4 anni “lavora” nell’ombra per diffondere e sensibilizzare, ha già iniziato a lavorare per il prossimo concorso del Comitato Internazionale che verrà dopo quello delle Meraviglie della Natura; sono infatti già in corso le preselezioni delle prossime 7 Meraviglie: le città!
Grazie a tutti quelli che hanno votato e che voteranno.

Angelo Forgione

Come si vota

– andare al sito: www.new7wonders.com/voto?lang=it

– selezionare il Vesuvio e altri sei condidati tra i 28 in concorso

– compilare il form e inviare il voto

– attendere il messaggio di posta contenente il link su cui cliccare
per convalidare il voto

– un ulteriore voto si può dare anche con l’account di Facebook da qui

È possibile votare più volte con diversi indirizzi E-Mail. Non esitate a farlo!

Le spiegazioni di Pierluigi Diaco

Le spiegazioni di Pierluigi Diaco

Di seguito, il confronto epistolare con l’opinionista RAI dopo la frase ambigua a “Domenica In”

Caro Forgione,
i tempi di una trasmissione tv non sempre offrono l’opportunità di completare un discorso o un concetto. Volevo dire che “va bene che il teatro è Napoli”, città dove le forze dell’ordine sono impegnate su fronti più importanti e delicati rispetto al caso di cronaca affrontato in trasmissione. Amo Napoli, conosco la sua gente, le sue tradizioni e la sua storia. Conosco le priorità e le urgenze che le forze dell’ordine e la magistratura sono costrette ad affrontare. So benissimo che la maggior parte delle persone che la popolano sono uomini e donne che credono nel senso dello stato e della giustizia.
Comunque se Lei ed altri suoi concittadini vi siete sentiti offesi o feriti, mio dovere è spiegarmi e confrontarmi con voi. Esprimo le mie opinioni in una rete pubbblica pagata attraverso il canone, quindi sono consapevole che ogni critica o suggerimento dei telespettatori va ascoltato con interesse e attenzione. Le auguro buon lavoro e La invito, se lo ritiene possibilie, ad inoltrare, attraverso il suo blog, questa riflessione ai suoi lettori.
Se e quando avrò occasione di tornare sul tema “Napoli” Le assicuro che sarò più chiaro e solidale. La passione che Lei nutre per la sua città Le fa onore.
Pierluigi Diaco 

Gentile Pierluigi,
ritengo, come del resto è, che la cultura è la madre del dialogo, e le persone che dialogano sono comunque persone di cultura.
Lei non mi sembra una persona incolta, e non mi ritengo tale neanche io. E a proposito di cultura, Napoli ne è una delle culle europee, ed io ne sono talmente fiero che cerco di diffondere in ogni modo il vero volto della città, spesso mistificato e imbrattato da dichiarazioni pericolose sui mezzi di comunicazione. La mia passione per Napoli è comunque figlia della passione per la cultura di un paese che è andata smarrita. Non voglio inflazionare questa parola, ma è così.
Credo nella Sua buonafede ma il danno è fatto e quella frase resta purtroppo ambigua e non chiarita nel significato che poi ha dato a me.
Spero che Lei trovi l’occasione di chiarirla in maniera più ampia, cercando di riparare minimamente a un danno di cui si sono dispiaciuti tutti coloro che della loro amarezza me ne hanno reso partecipe.
Angelo Forgione

Cruciani-Salvini, due anti-Napoli insieme

Cruciani-Salvini, due anti-Napoli insieme
la premiata ditta dell’incoerenza 

ascolta Cruciani e Salvini a “La Zanzara” del 7/11

Angelo Forgione – Aveva appena finito di litigare con Diego Abatantuono il noto provocatore Giuseppe Cruciani, sempre pronto a spendere due parole contro Napoli (e chi scrive ne sa qualcosa). L’attore aveva avuto il coraggio di attaccare la linea editoriale della redazione di “Controcampo”, nell’occasione “Contronapoli”, per difendere la decisione del Prefetto della città partenopea di rinviare la partita Napoli-Juventus. Una delle poche voci sagge a rispettare una volontà seguita a dei fatti luttuosi, nell’interesse della sicurezza pubblica. Cruciani invece era di tutt’altro parere.
La zanzara è diventato un agnellino, capace di farsi detestare col suo modo di fare radio e tv anche da Abatantuono che quasi se lo mangiava. Ma qui non aveva sirene da azionare per tappare la bocca ad un uomo con una personalità e un’autorità superiore. Mentre le espressioni di Cruciani tradivano il ridimensionamento del suo ego, quelle di Abatantuono testimoniamano una vera ira, quasi sdegno per doversi trovare a discutere forzatamente per una partita non disputata mentre sette persone avevano lasciato dolore ai propri cari. Uno spettacolo indegno, anzi degno della tv italiana, di cui Abatantuono era involontariamente e scomodamente protagonista.
Il giorno seguente, andava in onda l’incoerenza di Cruciani nel suo spazio radiofonico a Radio 24, dove l’ospite leghista Matteo Salvini andava a comporre un bel duetto, anzi un trio considerando David Parenzo in onda con loro.
Durante il dibattito, Cruciani tirava fuori le dichiarazioni shock del deputato leghista Davide Cavallotto, torinese, che giova per lo sgombero dei nomadi grazie alla pioggia. Salvini e Cruciani le condannavano con una frase giustissima, ma di un’incoerenza gigantesca se rapportate alle discussioni della domenica di calcio e morte. «Quando ci sono disastri e morti di questo genere…» diceva Salvini, e Cruciani completava la frase così: «bisogna stare zitti». Parenzo incalzava con un «ha detto una stronzata!». A quel punto Salvini, ormai entrato nella sua miglior parte, dimenticava i suoi cori da stadio contro i Napoletani e tutti gli episodi per cui è tristemente famoso e, mentendo sapendo di mentire, ribatteva così: «io non sono così volgare e non utilizzo il suo turpiloquio». Risate.
Il siparietto veniva spezzato da Cruciani che tirava fuori il coniglio dal cilindro. Non gli sembrava vero di poter parlare di Napoli con Salvini, anche se gli accade spesso, e quindi chiedeva al leghista cosa gli “ispirassero” le immagini di Napoli prima piovosa e poi assolata. Uno schema perfetto studiato in allenamento, assist al bacio da spingere solo in rete: «Napoli è uno dei problemi del paese!», diceva Salvini, con tanto di sfottò al Sindaco De Magistris. E tanto per proseguire l’apotesi dell’incoerenza già ampiamente raggiunta, c’era spazio per una stoccata a Berlusconi, alleato di coalizione… fino ad oggi.
Cruciani e Salvini, media e politica all’italiana. Andiamo bene!

Il “teatro” napoletano che non piace a Pieluigi Diaco

Il “teatro” napoletano che non piace a Pieluigi Diaco
attacco ai magistrati napoletani o a tutta Napoli?

Nel corso di “Domenica In” del 6/11, all’interno della rubrica “Così è la vita” condotta da Lorella Cuccarini, l’opinionista Pielugi Diaco ha espresso un parere sulla sete di giustizia in Italia. Il dibattito in studio verteva su un caso di stalking ambientato a Napoli, inevitabilmente sfociato sulla Giustizia italiana in senso assoluto. Mentre però l’opinione veniva snocciolata con chiarezza e correttezza, Diaco si faceva prendere dall’enfasi e scadeva in una esternazione discriminatoria riguardo la città di Napoli.
Ci spieghi Diaco cosa intende quando dice “Va bene che il teatro è Napoli”, ripetuto più volte mentre Lorella Cuccarini fuori campo rispondeva giustamente “questa non è una motivazione”.
La giustizia è uguale per tutti, anche nelle sue lacune uguali da Nord a Sud, da Napoli a Bolzano. L’Associazione Italiana Magistrati chieda spiegazioni. A meno che l’opinionista non volesse intendere che Napoli è il Far-West. In tal caso, si sentano offesi i Napoletani. Esempio di come una congettura possa pregiudicare un pensiero condivisibile.
E ancora una volta la TV italiana sdogana pericolosi messaggi a danno di una città intera. Va bene che il teatro è la televisione italiana, ma se un opinionista si rende responsabile di stalking verso Napoli, questo opinionista deve PA-GA-RE!

contatto di Pierluigi Diaco


Riflessioni personali su un fine settimana di follia

Riflessioni personali su un fine settimana di follia
l’Italia che nella difficoltà da il peggio di se

di Angelo Forgione

FRASTORNATO! È la parola che meglio mi descrive dopo l’ultimo week-end di difficoltà del paese. L’ondata d’acqua a Genova ha tolto la vita a sei persone, tra cui dei bambini, e la tranquillità a tutti. Ma ha tolto anche la lucidità, e il risultato è che il paese ha dato il peggior volto di se.
Mentre Sabato si agiva per liberare Genova dal fango e riflettevo su un pianeta sempre più al collasso per il mutamento del clima, mi toccava sentire e denunciare il parere di Paolo Villaggio che si riferiva al solo dissesto idrogelogico italiano, pur gravissimo, addossando le colpe agli ultimi che se ne curarono. Spiazzante, nel ridimensionare la sua Liguria ha tirato su tutto il fango di Genova, ci ha messo dentro la sua incultura storica e l’ha buttato sul Sud intero. Niente scuse, e dopo il fango a Napoli è arrivata anche l’acqua, quella vera; alle sei vittime liguri si è aggiunto un campano. Troppo per poter rischiare l’ordine pubblico in occasione della partita Napoli-Juventus. Metropolitane allagate, sottopassi allagati, Fuorigrotta non più pronta pure se il sole è tornato. Le critiche al sindaco di Genova per non aver chiuso le scuole hanno trovato riscontro nel grande esempio di responsabilità del Prefetto di Napoli, lo Stato, che ha detto “no”. E invece di plaudire al senso di responsabilità di una decisione utile a prevenire altri problemi, da Torino sono piovute critiche. Le scuole a Genova dovevano restare chiuse, lo stadio a Napoli invece aperto.
“C’era una partita importante da giocare, sono quattro anni che ce le danno, e ora che siamo primi in classifica ci avete tolto lo sfizio di battervi”. Così avranno pensato sul versante bianconero. Ma chi gli ha detto che ci avrebbero battuti? E giù critiche al Napoli, a De Laurentiis che avrebbe condizionato la decisione per prendersi una vendetta dopo la turbolenta compilazione dei calendari. Critiche al Prefetto per eccessiva cautela, e chi se ne frega se ci sono stati 7 morti, di cui uno a qualche chilometro in linea d’aria dallo stadio. Anzi, il portiere Michelangelo Rampulla, ex secondo della Juventus, è uscito spericolatamente proprio come quando con la Cremonese realizzò un goal di testa in “zona cesarini”. Stavolta però non ha fatto goal ma un clamoroso autogoal, invocando giustizia per un rinvio non giustificato neanche dalla morte di un uomo, perchè tanto a Napoli è all’ordine del giorno. Il portiere emigrante di Patti, Messina, che vive a Torino, non  sapendo che la città della mole è al terzo posto nelle statistiche degli avvenimenti luttuosi, davanti alla mortale Napoli e dietro alle leader Roma e Milano, ha pensato bene di organizzare una sparatoria (una più una meno) di idiozie. Ma poi, incalzato dai siti e dalle radio Napoletane, ha dovuto chiedere scusa, ma con l’attenuante di essere stato male interpretato da chi ha immortalato le sue parole (chi scrive). E allora perchè si è scusato invece di rettificare? Forse peggio ha fatto il suo vicino di banco Francesco Gullo, ex protagonista del reality “Campioni”.
Di fronte ad una partita di calcio il paese non vuol sapere nulla. Basta un minuto di raccoglimento, e poi tutti a distrarsi, a pensare alle cose serie. Ma neanche i 60 sacrosanti secondi di silenzio sono uguali per tutti perchè per la luttuosa alluvione di Messina la Lega non ebbe la sensibilità di sancirli come per questa occasione. Un silenzio rotto dai mal di pancia del calciatore Gamberini e dai sorrisi di Montolivo. Un piccolo rumorino fisiologico che ha imbarazzato ma non ha certo fatto più rumore della stampa torinese, capace di sbeffeggiare la cultura Napoletana a suon di titoli in lingua partenopea, fortunatamente ben scritta, tratti da canzoni e poesie che fanno senso se pronunciate da Gianduja. E poi immagini di soli e lune come neanche il colonnello Bernacca ai tempi d’oro, telecronisti in bianco e nero a zonzo per il San Paolo per fornire bollettini inutili quanto il tentativo di sopperire al trauma di una partita fantasma.
Quando tutto sembrava bastare arrivava l’ultimo ostacolo, come in un videogame in cui arrivi all’ultimo quadro e trovi il mostro da distruggere per completare il percorso: Giuseppe Cruciani, la zanzara fastidiosa tanto alla radio quanto in tv, si parava contro Diego Abatantuono che rispettava la saggezza della decisione Napoletana per prendersela con Napoli e il Napoli. E dov’è la novità? Vabbè, questo mostro si sconfigge in fretta, e da solo. Game over!
Specchio dell’Italia, paese delle discussioni e degli scontri, dei sospetti e della dietrologia, degli stereotipi e dell’ignoranza, che in un momento di difficoltà ha dimostrato quanto debba vergognarsi. Francamente sono orgoglioso della decisione presa a Napoli, una lezione di civiltà e di responsabilità oltre ogni esigenza e a dispetto della venerata divinità del calcio spiritata dalle pay-tv. Una decisione da paese civile e normale che qualcuno ha voluto fa passare per malandrina, per quel preconcetto diffuso per cui ogni cosa che si fa a Napoli nasconde la furbata.
La palla può attendere, e anche gli juventini che dovrebbero ringraziare il Prefetto del Napoli per avergli procurato un appuntamento infrasettimanale diverso dal cinema. Un po’ di vergogna per non aver rispettato la morte di sette persone non guasterebbe. 

Rampulla: “a Napoli tante sparatorie e non si rinvia”

Rampulla: «a Napoli tante sparatorie e non si rinvia»
dichiarazione shock dell’ex portiere della Juventus a 7Gold

Angelo Forgione – È una due giorni allucinante in cui la stupidità è caduta giù… come pioggia. Dopo Paolo Villaggio, la nuova oscenità è firmata Michelangelo Rampulla, l’ex portiere della Juventus che, nel corso della trasmissione “Diretta Stadio” sull’emittente milanese 7Gold, si è reso protagonista di un’affermazione inqualificabile.
Il tema della trasmissione era il rinvio della partita di calcio Napoli-Juventus. Una decisione inappuntabile e puntuale da parte del responsabile ambiente Napoletano. Ma gli opinionisti in studio, durante il dibattito, hanno criticato la decisione del Prefetto di Napoli attribuendone la matrice al presidente De Laurentiis che, dopo le plateali proteste al momento della compilazione dei calendari, avrebbe approfittato della situazione data una presunta stanchezza della squadra. Durante la discussione, infarcita del solito riferimento al figlio del boss della camorra a bordo campo due stagioni or sono (in quel momento cittadino libero), Rampulla ha così commentato il fatto che nella zona flegrea sia morta una persona durante la forte pioggia della mattinata: «A Napoli le sparatorie sono frequenti, all’ordine del giorno… tante persone muoiono a Napoli, quindi se in passato le partite sono state disputate si doveva giocare anche stasera… un morto a Pozzuoli è come se ci fosse stata una sparatoria, e quindi non c’era motivo di rinviare la partita».
Detto da un uomo meridionale che evidentemente non sa che le capitali del crimine sono attualmente Roma e Milano, e poi Torino davanti a Napoli, come conferma l’Associazione Nazionale Forze di Polizia, pur senza contemplare le sparatorie del 2011 che a Roma hanno superato ogni record. Non c’è bisogno di aggiungere altro. Se non che quantomeno il giornalista Tiziano Crudeli gli ha così risposto: «Ma che c’entra?! Le sparatorie ci sono a Napoli come a Roma come a Milano…».
E con questo chiudiamo una due giorni folle. Ecco nel momento della difficoltà, del dolore e del lutto, come il paese da sfoggio della sua ottusità.

per proteste: direttastadio@7gold.tv 

Reggia di Caserta: niente soldi, chiusa nei giorni festivi!

Reggia di Caserta: niente soldi, chiusa nei giorni festivi!
Roma prende da Caserta 2 milioni di € e ne rigira solo 400mila.

Angelo Forgione – Scandalo alla Reggia di Caserta: chiusa nei giorni festivi per mancanza di fondi! E mentre a Venaria Reale è boom, a Caserta, come un po’ in tutto il Sud, si schiaffeggiano i turisti e si nega la grande cultura del meridione. Uno dei monumenti più importanti d’Italia, patrimonio mondiale dell’Unesco, tiene i cancelli chiusi proprio quando la gente ha più tempo per ammirarlo. E così, in questi assolati giorni del ponte di Ognissanti, i turisti provenienti da altre regioni hanno trovato l’ingresso sbarrato.
Il Ministero tratta la reggia vanvitelliana come un limone da spremere, un sito di serie B, e destina fondi a ritrovate regge del Nord mentre tante al Sud crollano a pezzi. A volte, dopo le stagioni dei favolosi percorsi di luce, non si riescono a pagare neanche le bollette della luce col rischio di lasciare gli appartamenti al buio. Eppure la reggia è tra i monumenti italiani che incassano di più e tra biglietti di ingresso, royalties e diritti vari, si arriva a circa 2 milioni di euro all’anno. I soldi però finiscono a Roma nelle casse del Ministero del Tesoro che tramite il Ministero dei Beni Culturali rigira a Caserta appena 400mila euro per la manutenzione. Come dire che Caserta produce una torta di cinque fette e ne mangia una sola. Il saldo è sempre passivo ed è facile dedurre che le risorse sottratte a Caserta finiscano altrove.
La conseguenza è che non solo gli appartamenti non possano essere aperti ma anche che il parco della reggia versi in condizioni gravissime. Caserta resta in piedi ma la gravità non è dissimile da quella di Pompei e di tutti i siti monumentali snobbati del Sud.
La scorsa estate il Governo ha stanziato 5,5 milioni per la manutenzione straordinaria di alcuni monumenti di Napoli, Caserta e Benevento. Di questi solo 400mila sono indirizzati alla facciata della Reggia e alla bonifica dei giardini a fronte dei 2,5 milioni per il palazzo reale di Napoli che pure non se la passa bene.

ascolta i turisti delusi (Repubblica.it)

guarda il video  (tmnews)

Napoli capitale italiana dell’acqua pubblica

Napoli capitale italiana dell’acqua pubblica
dalla città partenopea una lezione di civiltà e obbedienza al popolo

Angelo Forgione – Nella seduta consiliare alla Sala dei Baroni al Maschio Angioino è stata approvata la delibera per la trasformazione dell’ARIN da S.P.A. in azienda speciale a carattere pubblico denominata “Acqua Bene Comune Napoli”.
Napoli è la prima grande città italiana ad obbedire al referendum, e quindi alla volontà della gente. Da Napoli parte il messaggio all’Italia: L’ACQUA CITTADINA NON SARA’ MERCE MA BENE PUBBLICO, E CIO’ CHE È DELLA VOLONTA’ DEL POPOLO, SIA DEL POPOLO” mentre le altre città stanno a guardare.
Ne abbiamo parlato con Padre Alex Zanotelli, in prima linea per questa ed altre battaglie, alla presentazione del nuovo lavoro discografico del cantautore Blandizzi che nel CD “Il mondo sul filo”, incentrato su importanti tematiche sociali, ha inserito un brano dedicato proprio all’acqua. Presente anche Eddy Napoli.

Anche se silenzioso, questo è un momento importante, di gioia per Napoli. È una vittoria per la cittadinanza attiva che si è impegnata a fondo, e per lunghi anni, per difendere “la Madre della Vita” dalla mercificazione. Nel 2004, 150 comuni di Napoli e Caserta votarono la privatizzazione dell’acqua e da allora i comitati si sono battuti per ottenerne la ripubblicizzazione con il rovesciamento della decisione ottenuto in due anni di battaglie. Il 31 gennaio 2006 i sindaci di Napoli e Caserta votarono la ripubblicizzazione ma a ciò non fu dato seguito coi fatti per l’opposizione di Bassolino e Iervolino. La svolta è arrivata prima con l’elezione di De Magistris a sindaco di Napoli che ha fatto dell’acqua pubblica uno dei perni della campagna elettorale, e poi con la vittoria del Referendum sull’acqua.

Sulla scia di questo “trionfo”, il 10-11 dicembre 2011 si terrà a Napoli il primo incontro della Rete Europea dei comitati per l’acqua pubblica. Questo per portare un milione di firme al Parlamento Europeo perché dichiari l’acqua un bene comune (a Bruxelles le multinazionali fanno pressione sul Parlamento affinché dichiari l’acqua una merce), in vista del Consiglio Mondiale dell’acqua di Marsiglia. L’obiettivo finale è quello di strappare un bene così prezioso dalle mani delle multinazionali dell’acqua. Il mondo intero deve capire che si tratta di un diritto fondamentale umano, un bene comune che deve essere gestito come “patrimonio dell’umanità”.