Reggia di Caserta: niente soldi, chiusa nei giorni festivi!

Reggia di Caserta: niente soldi, chiusa nei giorni festivi!
Roma prende da Caserta 2 milioni di € e ne rigira solo 400mila.

Angelo Forgione – Scandalo alla Reggia di Caserta: chiusa nei giorni festivi per mancanza di fondi! E mentre a Venaria Reale è boom, a Caserta, come un po’ in tutto il Sud, si schiaffeggiano i turisti e si nega la grande cultura del meridione. Uno dei monumenti più importanti d’Italia, patrimonio mondiale dell’Unesco, tiene i cancelli chiusi proprio quando la gente ha più tempo per ammirarlo. E così, in questi assolati giorni del ponte di Ognissanti, i turisti provenienti da altre regioni hanno trovato l’ingresso sbarrato.
Il Ministero tratta la reggia vanvitelliana come un limone da spremere, un sito di serie B, e destina fondi a ritrovate regge del Nord mentre tante al Sud crollano a pezzi. A volte, dopo le stagioni dei favolosi percorsi di luce, non si riescono a pagare neanche le bollette della luce col rischio di lasciare gli appartamenti al buio. Eppure la reggia è tra i monumenti italiani che incassano di più e tra biglietti di ingresso, royalties e diritti vari, si arriva a circa 2 milioni di euro all’anno. I soldi però finiscono a Roma nelle casse del Ministero del Tesoro che tramite il Ministero dei Beni Culturali rigira a Caserta appena 400mila euro per la manutenzione. Come dire che Caserta produce una torta di cinque fette e ne mangia una sola. Il saldo è sempre passivo ed è facile dedurre che le risorse sottratte a Caserta finiscano altrove.
La conseguenza è che non solo gli appartamenti non possano essere aperti ma anche che il parco della reggia versi in condizioni gravissime. Caserta resta in piedi ma la gravità non è dissimile da quella di Pompei e di tutti i siti monumentali snobbati del Sud.
La scorsa estate il Governo ha stanziato 5,5 milioni per la manutenzione straordinaria di alcuni monumenti di Napoli, Caserta e Benevento. Di questi solo 400mila sono indirizzati alla facciata della Reggia e alla bonifica dei giardini a fronte dei 2,5 milioni per il palazzo reale di Napoli che pure non se la passa bene.

ascolta i turisti delusi (Repubblica.it)

guarda il video  (tmnews)

Napoli capitale italiana dell’acqua pubblica

Napoli capitale italiana dell’acqua pubblica
dalla città partenopea una lezione di civiltà e obbedienza al popolo

Angelo Forgione – Nella seduta consiliare alla Sala dei Baroni al Maschio Angioino è stata approvata la delibera per la trasformazione dell’ARIN da S.P.A. in azienda speciale a carattere pubblico denominata “Acqua Bene Comune Napoli”.
Napoli è la prima grande città italiana ad obbedire al referendum, e quindi alla volontà della gente. Da Napoli parte il messaggio all’Italia: L’ACQUA CITTADINA NON SARA’ MERCE MA BENE PUBBLICO, E CIO’ CHE È DELLA VOLONTA’ DEL POPOLO, SIA DEL POPOLO” mentre le altre città stanno a guardare.
Ne abbiamo parlato con Padre Alex Zanotelli, in prima linea per questa ed altre battaglie, alla presentazione del nuovo lavoro discografico del cantautore Blandizzi che nel CD “Il mondo sul filo”, incentrato su importanti tematiche sociali, ha inserito un brano dedicato proprio all’acqua. Presente anche Eddy Napoli.

Anche se silenzioso, questo è un momento importante, di gioia per Napoli. È una vittoria per la cittadinanza attiva che si è impegnata a fondo, e per lunghi anni, per difendere “la Madre della Vita” dalla mercificazione. Nel 2004, 150 comuni di Napoli e Caserta votarono la privatizzazione dell’acqua e da allora i comitati si sono battuti per ottenerne la ripubblicizzazione con il rovesciamento della decisione ottenuto in due anni di battaglie. Il 31 gennaio 2006 i sindaci di Napoli e Caserta votarono la ripubblicizzazione ma a ciò non fu dato seguito coi fatti per l’opposizione di Bassolino e Iervolino. La svolta è arrivata prima con l’elezione di De Magistris a sindaco di Napoli che ha fatto dell’acqua pubblica uno dei perni della campagna elettorale, e poi con la vittoria del Referendum sull’acqua.

Sulla scia di questo “trionfo”, il 10-11 dicembre 2011 si terrà a Napoli il primo incontro della Rete Europea dei comitati per l’acqua pubblica. Questo per portare un milione di firme al Parlamento Europeo perché dichiari l’acqua un bene comune (a Bruxelles le multinazionali fanno pressione sul Parlamento affinché dichiari l’acqua una merce), in vista del Consiglio Mondiale dell’acqua di Marsiglia. L’obiettivo finale è quello di strappare un bene così prezioso dalle mani delle multinazionali dell’acqua. Il mondo intero deve capire che si tratta di un diritto fondamentale umano, un bene comune che deve essere gestito come “patrimonio dell’umanità”.

La prima sanzione per cori calcistici contro i Napoletani

La prima sanzione per cori calcistici contro i Napoletani
Tosel ha capito la nostra battaglia o fa la sua ai cagliaritani?

Angelo Forgione – Sembrerebbe un piccolo passo avanti nella difficile battaglia che V.A.N.T.O. conduce da anni per la demarcazione dei limiti che separano gli “sfottò” dai cori razzisti nel calcio. Il giudice sportivo Gianpaolo Tosel ha inflitto un’ammenda di 5.000 euro al Cagliari “per avere i suoi sostenitori, prima e nel corso della gara, rivolto cori insultanti nei confronti della tifoseria avversaria”. Per la verità, oltre ai cori, si è trattato anche di striscioni volgari fortunatamente rimossi dopo essere stati fotografati, ma mai quanto il coro “noi non siamo Napoletani” che, pur non essendo razzista, è stato intonato forte e vergognosamente al termine del minuto di raccoglimento per la scomparsa del centauro Marco Simoncelli.
È il primo caso in cui viene riconosciuto una certa violenza verbale, anche se non si usa la parola “insulti” senza aggettivarla con la qualifica di “razzisti”.
Ammesso che ci siano stati cori veramente razzisti (abbiamo sentito di molto peggio), che Tosel abbia finalmente capito che sono contro il regolamento?  Oppure si tratta di una lieve decisione “politica” contro la tifoseria del Cagliari che è sotto osservazione dopo la sospensione della gara contro l’Inter di un anno fa per cori razzisti contro il giocatore di colore Eto’o? Ricordiamo che allora, nel comunicato, Tosel parlò di “grida e cori costituenti espressione di discriminazione razziale” mentre oggi parla di “cori insultanti”.
Badi bene il Giudice Sportivo, perchè se oggi avesse sanzionato degli insulti per i Napoletani a Cagliari (di cui non c’è da lamentarsi nonostante si tratti di volgare malcostume italiano) per poi ignorare in futuro i veri cori razzisti, questa decisione da incoraggiante si trasformerebbe in grave beffa.
Resta il fatto che da anni battiamo su questo tasto. Il razzismo calcistico non è solo contro i neri ma anche contro i Napoletani, i rumeni e gli slavi, a prescindere che siano in campo piuttosto che sugli spalti. E casca a fagiolo il comunicato della ACF Fiorenitna che, nella persona del responsabile della comunicazione Gianfranco Teotino, a margine della conferenza stampa odierna di Sinisa Mihajlovic, ha voluto specificare che la società è al fianco del tecnico per quanto riguarda i cori razzisti (“Sei uno zingaro”) rivolti da parte dello stadio domenica scorsa al tecnico serbo. “Accettiamo cori e contestazioni di ogni tipo, ma quando ci sono insulti razzisti o personali, la ACF Fiorentina li respinge e li condanna”, ha detto Teotino.

Brehme scippato a Milano, “Libero” indizia Napoli

Brehme scippato a Milano, “Libero” indizia Napoli
su Radio Marte, Simioli-Forgione con l’autore dell’articolo

Angelo Forgione – In concomitanza con la partita Napoli-Bayern Monaco, l’ex calciatore tedesco dell’Inter Andreas Brehme è stato scippato del suo orologio a Milano da due giovani in scooter mentre si trovava a bordo della sua autovettura in Corso Venezia. Gli scippatori hanno urtato lo specchietto in modo da piegarlo e appena Brehme si è sporto dal finestrino per rimetterlo in posizione, gli hanno strappato dal polso l’orologio, un Rolex del valore di ventimila euro.

Il giornalista di “Libero” Salvatore Garzillo, Napoletano, ha scritto un articolo in cui si legge quanto segue:
“Chissà per quale squadra tifano gli scippatori che martedì pomeriggio hanno sottratto l’orologio ad Andreas Brehme, storico terzino dell’Inter e campione del mondo con la nazionale tedesca. Considerando la tecnica usata, la solita dello specchietto, è probabile che tenessero per il Napoli visto che è ormai dimostrato che le “migliori” batterie di scippatori arrivano dal capoluogo campano. E chissà se hanno riconosciuto l’ex calciatore, vincitore dello scudetto 1989 con la maglia nerazzurra e autore del rigore decisivo che consentì alla Germania di battere l’Argentina di Maradona e alzare la Coppa di Italia ’90 al cielo. Fosse così, il furto potrebbe quasi sembrare un risarcimento in anticipo per la sfida di Champions di martedì sera, Napoli-Bayern, finita con un pareggio”.

Ne sono seguite forti polemiche che hanno coinvolto l’autore del pezzo, raggiunto telefonicamente dalla trasmissione radiofonica “La Radiazza” di Gianni Simioli su Radio Marte mentre rientrava in treno a Milano dalla sua Napoli, per una discussione a tre (Garzillo, Simioli e il sottoscritto) incentrato sull’opportunità da parte di un Napoletano di indicare nei suoi concittadini dei colpevoli senza alcuna certezza ma sulla base di statistiche.

 

La verità sull’astio dei tifosi del Cagliari per i napoletani

Angelo Forgione Cagliari più a Sud di Napoli, eppure i tifosi sardi gridano «terroni» ai napoletani. Ogni volta che nel capoluogo isolano si approssima il match tra la locale squadra di calcio e quella partenopea, l’ambiente sardo carica la partita di significati particolari, mentre nella città partenopea la vigilia è vissuta con assoluta serenità. Gli ultras rossoblù chiedono la vittoria ad ogni costo ai loro calciatori e, complici i media locali, definiscono il confronto come “la partita dell’anno”, soprattutto quella casalinga, pronti a trasformare il loro stadio in una polveriera. I motivi sono radicati in uno stupido dissidio attorno al pomo della discordia, il calciatore uruguaiano Daniel Fonseca, passato dal Cagliari al Napoli nel 1992. Accade che tornò in Sardegna da ex, d’azzurro vestito e fu travolto dai fischi dei sostenitori sardi finché il nervosismo non gli procurò un’espulsione. Il rapporto coi suoi ex tifosi si ruppe irreparabilmente, e nel campionato successivo tornò in Sardegna con il dente avvelenato. Realizzò una doppietta che consentì al suo Napoli, guidato da Marcello Lippi, di espugnare il Sant’Elia. Il bomber, ancora fischiatissimo, si sfogò indirizzando il gestaccio dell’ombrello alla curva cagliaritana. I supporters azzurri inneggiarono al loro beniamino, perfettamente integrato nella realtà partenopea, e così si accese la tensione tra le due tifoserie. A fine partita gli ultras sardi attesero i napoletani per aggredirli mentre si dirigevano al porto. Da quel giorno, ogni ritorno del Napoli a Cagliari si trasformò in una chiamata alle ostilità fatta di cori razzisti e offese. Fino al Giugno del 1997, quando proprio lo stadio di Napoli fu designato come sede neutra per lo spareggio salvezza tra Cagliari e Piacenza. Gli emiliani erano guidati da Bortolo Mutti, in procinto di passare sulla panchina del Napoli, e alcuni ultras azzurri in cerca di vendetta colsero l’occasione per presentarsi a Fuorigrotta e parteggiare per il Piacenza. I supporter della squadra della città più importante del Sud a sostenere una nordica squadra emiliana contro un del Mezzogiorno isolano. Ne seguirono provocazioni reciproche (tra cui uno striscione “Napoli colera”), piccoli tafferugli e una dolorosa retrocessione sul campo del Cagliari in serie B, proprio a Napoli, nello stadio di quei tifosi cui i sardi giurarono odio eterno, presidente Cellino in primis.

Dalla doppietta di Fonseca in poi, i tifosi del Cagliari indirizzano i soliti cori privi d’intelletto all’indirizzo dei napoletani, colpevoli di inneggiare al loro idolo in campo. «Terroni.. terroni…», gridarono, e ancora oggi accade. Loro che magari non sapevano, forse, e non sanno, che all’epoca dello scudetto di Riva, venivano accolti a Milano e Torino al grido di «pecorari… banditi». E però le coordinate geografiche dei due capoluoghi parlano chiaro: Cagliari è più a sud di Napoli, meridionale quanto Cosenza o Crotone, e non solo geograficamente. Eppure l’offesa geografica si ripete da allora, in maniera cervellotica, tant’è che il giornalista della RAI Antonio Capitta, sardo verace, che nel 1993 confezionò il servizio per “La Domenica Sportiva”, pose proprio questo quesito: «Perchè gli ultrà del Cagliari chiamano “terroni” i loro colleghi napoletani?».

Il brutto clima è persistito negli anni. Sarebbe anche ora di finirla con certe stupidità che non fanno onore a due popoli e due splendide città del Sud, ricche di cultura, le cui squadre sono peraltro le uniche vere meridionali ad aver vinto il tricolore, sovvertendo gli effetti della questione meridionale nel calcio.

Botte al bimbo perchè non tifa Napoli. Ma è una bufala!

Botte al bimbo perchè non tifa Napoli. Ma è una bufala!
macchina del fango contro Napoli sulla memoria di Gabriele Sandri

Angelo Forgione – “Napoli – Nel quartiere Sanità oggi si è sfiorata l’ennesima tragedia quando Gennaro Di Pasquale, sotto evidente effetto dell’alcol, ha massacrato il figlio sotto gli occhi divertiti dei passanti. All’arresto l’uomo dichiara «mio figlio no vuole dire ‘Forza Napoli’»”. È la notizia che correda l’immagine di un bambino con un occhio tumefatto, la bocca gonfia e un lungo segno sanguinolento.
La notizia fa il giro del web, velocemente. E velocemente piovono sui Napoletani attacchi razzisti violentissimi. Gratuiti, perchè la foto si riferisce a Logan Trim, un bambino inglese aggredito da un labrador la cui notizia è stata pubblicata il 16 Giugno 2011 da un quotidiano online britannico. E la cosa ancora più grave è che a pubblicare la bufala diffamatoria sia stato il gruppo Facebook “Gabriele Sandri, fondazione” intitolato al tifoso laziale morto nel 2007 in un’area di servizio dell’autostrada A1. Ma quel gruppo Facebook non è riconducibile alla vera “Fondazione Gabriele Sandri”. Insomma, qualche cane sciolto come i tanti che si incontrano sul web ha macchinato la diffamazione tanto per gettare fango sui Napoletani, cercando di rendere credibile il tutto timbrandolo col nome di una fondazione dedicata ad un tifoso laziale che è un’icona per quella tifoseria.
Il caso mette in risalto anche le controindicazioni dei social network, laddove tutti possono inventare storie facendole passare per vere a chi non ne verifica l’autenticità. “Bastardo napoletano… questa è Napoli e non lamentiamoci se fanno cose del genere… Forza Vesuvio, sterminali tutti…” e altre le frasi indicibili di commento alla notizia falsa che ha leso anche il nome di Gabriele Sandri e quello della fondazione a lui dedicata.
Giorgio Sandri, padre di Gabriele, ha denunciato il fatto alla polizia postale e ai moderatori di Facebook; sulla sua pagina Facebook pubblica, ha scritto che la falsa notizia offende il figlio, la fondazione e la città di Napoli. Il portavoce della vera “Fondazione Gabriele Sandri” ha preso le distanze e si sta tutelando nelle sedi opportune. Intanto l’autore della bravata ha cancellato il link con la foto e la bufala. Ma non dovrà bastargli; la polizia postale deve stanarlo affinchè simili vicende non si ripetano più.

Tifosi tedeschi accoltellati, giocatori offesi con volgarità

Tifosi tedeschi accoltellati, giocatori offesi con volgarità
alcuni “napolesi” vogliono il male di Napoli

Angelo Forgione – Chi rincorre i tifosi tedeschi per accoltellarli, chi accoglie la squadra avversaria offendendo per il gusto di farlo (come se Ribery capisse il grido «’o sfreggiato”»).
Hai voglia a dire che accade dappertutto. Non c’è dubbio, ma non è certo un’attenuante; vuol dire che dappertutto c’è da arrossire.
Siamo nell’occhio del ciclone per colpa di alcuni “soliti”. Ci si danna per sgretolare il muro degli stereotipi e i maltrattamenti di chi non aspetta altro che fare del fatto napoletano, non diverso da quello altrui, un fatto solo napoletano al cubo. E poi arriva qualche “napolese” che di tutto ciò si rallegra perchè vuole che l’immagine di Napoli sia questa.
Per fortuna nel centro di Napoli, oggi, napoletani e tedeschi facevano foto abbracciati con maglie rosse e azzurre. E mentre scrivo, un gruppo di pittoreschi bavaresi in calzoni passano cantando allegramente. Questo è quello che ci piace vedere. Meritiamocelo!

Lettera al Console Generale della Germania per il Meridione Christian Much

Gentile Console Much,
i fatti accaduti in questi giorni che hanno messo sotto i riflettori il match di Champions League tra Napoli e Bayern Monaco non sono stati tutti piacevoli.
I quattro accoltellati, fortunatamente senza conseguenze rilevanti, vanno condannati e meritano le scuse dei Napoletani così come tutti i tifosi del Bayern che dovessero pensare di non aver ricevuto una buona accoglienza. I fatti non sono chiari ma sono accaduti, e per colpa dei soliti guastafeste, sparuti ma capaci di dare argomenti ai detrattori della città. Si sussurra che allo stadio, e quindi anche per le strade della città, fossero presenti frange della tifoseria rivale del Monaco 1860, e vogliamo sperare che i fatti più tristi non siano stati mistificati.
Ad ogni modo, rincorrere i tifosi avversari per accoltellarli e accogliere la squadra del Bayern offendendo per il gusto di farlo (come se Ribery capisse il grido «’o sfreggiato”») sporca il viso pulito della vera Napoli. Noi che lottiamo per la migliore Napoli, vogliamo porgere le nostre scuse e sperare che arrivino a chi di dovere. Certa gente ci infanga ma non ci rappresenta.
Per fortuna nel centro della città, prima della partita, napoletani e bavaresi facevano foto abbracciati con maglie rosse e azzurre ed è ciò che vogliamo trattenere nei nostri ricordi.

Cordiali saluti.

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.
(Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)

Mazzarri allenatore a Sud

«Napoli-Juventus è confronto sociale del Sud contro il Nord»

Angelo Forgione

L’allenatore del Napoli Walter Mazzarri è intervenuto ieri alla libreria Feltrinelli di Piazza dei Martiri per la presentazione del libro “Napoli otto e mezzo” di Enrico Varriale e ha colto l’occasione per andare oltre i temi tecnici.
A proposito di competizione sportiva con le tre grandi del Nord, il mister ha focalizzato l’attenzione sulla Juventus, dimostrando di essersi calato nella realtà Napoletana e aver compreso i risvolti sociali della sfida ai bianconeri di Torino che è anche questione meridionale applicata allo sport.
«La Juve è il Nord, il potere. Il Napoli rappresenta il Sud e la voglia di mostrare qualcosa di positivo. Chi viene a lavorare qui, per questa squadra, riceve qualcosa in più da questo confronto che è calcistico ma anche sociale. La rivalità con i bianconeri è la rivalsa della città, il Sud contro il Nord. Questo mi dà la carica emotiva per combatterla, mi fa battere il cuore. Mi trovo talmente bene in questa città che quasi mi sento napoletano»
Queste le parole di Mazzarri per descrivere un confronto sportivo-sociale che avrebbe potuto condurre dall’altra parte della barricata, su una panchina nuova di zecca in uno stadio nuovo di zecca, nella città in cui sono venuti su due stadi nuovi in sei anni, di cui uno a sostituirne un altro di soli 20. Praticamente tre in 20 anni, mentre a Napoli il San Paolo è un vecchio elefante di 52 anni e non c’è neanche un palasport degno di tale nome. Ma il progetto sportivo del Napoli di De Laurentiis vale quello dalla Juventus e Mazzarri dimostra di non sentirsi penalizzato, anzi. Mentre il divario tra le città aumenta a favore di Torino, quello tra le squadre gira a favore del Napoli. Ecco perchè per lui sarebbe più bello vincere sui bianconeri quest’anno, più degli anni scorsi. In fondo ha da dimostrare a se stesso che gli è andata bene a restare sulla panca del Napoli, squadra di una città di cui ha ormai capito lo spirito.
Il presidente del Napoli De Laurentiis è solito lanciare messaggi identitari che esulano dalla semplice questione sportiva, e sulla sua strada c’è anche Mazzarri che l’anno scorso aveva dichiarato «i I fucili del nord sono puntati da tutte le parti e io sono soddisfatto, sperando che la squadra capisca questo spirito». Forse è questo uno dei segreti di questo Napoli: l’anima. Come dare torto all’allenatore che ha ricordato di aver fatto una promessa alla gente due anni fa: «il mio Napoli avrà un’anima. Sono stato di parola. E la cosa che più mi piace è che la squadra ha lo spirito dei napoletani».

 

Furto in casa Cavani, ma quanto clamore!

Furto in casa Cavani, ma quanto clamore!
indignarsi si, ma per chi davvero rovina l’immagine di Napoli

Angelo Forgione – Furto in casa Cavani. Portati via dalla residenza del campione, tra Bacoli e Pozzuoli, monili d’oro e magliette da calcio. E mentre la vittima, furibonda, annuncia di cambiare di nuovo casa, c’è chi grida alla vergogna di essere Napoletani.
L’atto amareggia certamente ed è da condannare, a prescindere dal fatto che sia ai danni di un idolo piuttosto che dell’ultimo degli indigenti cittadini per i quali non c’è la ribalta. Ma quanto clamore! Mica scopriamo oggi che i esistono i “topi da appartamento”?! A Cavani l’amarezza passerà e non cambierà certamente la sua idea di Napoli avendo già dimostrato intelligenza a chi lo provocava sulla sua vita in una città in cui c’è la camorra (“la mia idea verso Napoli e il suo popolo non è mai stato influenzato dal fatto che in città è presente il fenomeno della Camorra”). I furti nelle ville degli idoli sportivi sono un classico, in ogni parte del mondo, non una vergogna solo Napoletana. I ladri di professione non guardano in faccia, anzi, puntano proprio al bottino assicurato. L’elenco è lungo: Seedorf, Ronaldinho, Eto’o, Snejider e Kaldze a Milano, NedvedDel PieroBuffon e Motta a Torino, MenezPanucciEmerson e Konsel a Roma, ZuculiniCurci e lo stesso Maggio a Genova, Asamoah e Armero a Udine, MontolivoKroldrup a Firenze, Miccoli a Palermo, Mancini in Costa Smeralda, Mourinho sul Lago di Como, Cosmi a Perugia… solo per citare i casi italiani più eclatanti.
Indignati perchè si tratta di un idolo profanato? C’è da vergognarsi di essere Napoletani per colpa di chi imbratta e devasta i monumenti, per l’inciviltà di chi sporca le strade. C’è da indignarsi per chi non si idigna di fronte a chi rovina l’immagine della città con ben altri atti indegni che non sono riscontrabili dappertutto, come invece lo è un furto con scasso d’appartamento. Fenomeno questo che, come testimonia il rapporto sulla criminalità del Ministero degli Interni, è in forte aumento in tutta Italia e Napoli è per statistica città dove ne accadono di meno in rapporto alla popolazione. E poi, chi ha detto che si tratta di ladri napoletani e non di extra-comunitari che sono soliti agire furtivamente nella zona dell’abitazione di Cavani?
Attenti a vendere e reclamizzare Napoli solo per le sue ombre dimenticando le sue luci. Chi parla della fantastica mostra de “Il giovane Ribera tra Roma, Parma e Napoli” in corso al Museo di Capodimonte? Poi hai voglia a risollevare l’immagine della città e l’indotto turistico.
Dunque, grossa amarezza, ma non c’è da deprimersi e fare il gioco di chi vuole sparare a tutti i costi su Napoli come se fosse un inferno a parte.

Galeazzi “compra” un luogo comune che gli costa 300€

condanna per aver DETTO AL portinaio “meridionale di m…”

Angelo Forgione – Diciamolo subito, Giampiero Galeazzi non ci sembra uno xenofobo e non è certo uomo di latitudini scandinave. Ma questa storia conferma quanto i luoghi comuni sui meridionali facciano parte di questo paese ad ogni latitudine.
Il giornalista RAI dovrà pagare 300 euro al portiere del suo condominio per “ingiuria aggravata” dopo averlo offeso in presenza di altre persone, definendolo “meridionale di m… (“non sei capace nemmeno di guardare le pecore” e altre offese verbali). Tutto questo perché non gli avrebbe consegnato regolarmente la posta.

La Suprema Corte ha sentenziato che, anche ammesso che il portiere avesse sbagliato ad assolvere i suoi compiti, la circostanza non sarebbe bastata a «giustificare la violenta aggressione verbale e l’uso di espressioni gravemente lesive della dignità e del decoro della persona offesa». Inoltre la Cassazione ha ricordato che «qualsiasi contestazione o riserva sulla correttezza» delle incombenze del portiere «avrebbe dovuto trovare sfogo in sede assembleare e non già nel gratuito ed ingiurioso attacco alla persona». “Bisteccone” si era giustificato adducendo un “comprensibile stato d’ira”, ma non è bastato.
Che serva a Galeazzi per fargli capire che essere “Meridionale” non è un’offesa (semmai un VANTO), ma lo diventa associando il termine ad una parola lesiva e indecorosa. Come la sua reazione. Quella peraltro di un laureato, giornalista, ex-atleta e uomo di fama legata soprattutto alle telecronache olimpiche dei meridionalissimi fratelloni Abbagnale e ai gavettoni nello spogliatoio del Napoli pluriscudettato che tanto lo attraeva ai tempi della “Lazietta”.
Che inciampo!