Premio “Gallo d’Oro 2014”, riconoscimento ad Angelo Forgione

premio_gallodoro_1Si terrà a Mariglianella, nelle serate del 3, 4 e 5 settembre, l’ottava edizione del “Premio internazionale Gallo d’Oro” in memoria di Franca Rame. Tanti i temi che saranno toccati durante la kermesse strutturata in tre giorni di interventi e riconoscimenti, tutti con inizio alle 21:00 in piazza Carafa – via Parrocchia.
La prima serata sarà dedicata a Ciro Esposito, il tifoso napoletano morto a Roma dopo gli eventi dell’ultima finale di Coppa Italia. L’appuntamento di Giovedì sarà invece dedicato alla detenzione femminile. La chiusura di Venerdì sarà invece incentrata sull’inquinamento nella “Terra dei fuochi” e sulla speranza di una Terra da risollevare, con interventi e premiazioni per personalità che si sono distinte per azioni positive in difesa di Napoli e della sua gente, tra cui Angelo Forgione, “in nome dei valori della legalità e della giustizia in difesa della Napoletanità nobile e sincera, e  in virtù del libro Made in Naples che esalta le qualità di una città stretta tra Inferno e Paradiso”. Premiati, tra gli altri, anche Gianni Simioli e Francesco Emilio Borrelli per la comunicazione radiofonica identitaria dai microfoni de “la Radiazza”.

(clicca sulla locandina per leggere il programma completo)

Presentazione “Made in Naples” a Mugnano di Napoli

copertina_1Il Comitato per la Pace “Vittorio Arrigoni”, in collaborazione con Associazione Culturale “NOS Revolution”, presentano il libro Made in Naples di Angelo Forgione – Come Napoli ha civilizzato l’Europa e come continua a farlo.

Venerdì 27 giugno, ore 19.00
Via Salvatore Di Giacomo, 24 – Mugnano di Napoli

Brasile ’14: biglietti elettronici made in Naples

Angelo Forgione – C’è un paese nell’hinterland di Napoli, alle spalle dall’aeroporto di Capodichino, dove si producono i passaporti elettronici. È Arzano, dove ha sede la GEP SpA (Global Electronic Passports), un’azienda specializzata nello sviluppo di sistemi operativi anti-contraffazione nata nel 1999, unico centro in Italia capace di realizzarre microprocessori contactless, ovvero chip da inserire nei prodotti: passaporti, appunto, ma anche carte d’identità, smart card e ticket. La GEP è al top anche nel mondo, e sul tetto del pianeta ci è giunta in questi ultimi mesi. La FIFA, infatti, in vista dei Mondiali di calcio in Brasile, si è affidata all’azienda napoletana per evitare la contraffazione dei circa 4 milioni di biglietti per le 64 partite in programma. I ticket realizzati per il torneo hanno due componenti: un chip con antenna Rfid, per l’identificazione a radiofrequenza e un sistema di crittografia che ne impedisce la clonabilità, e una carta di sicurezza che contiene fibrille inserite nella polpa della carta prima della stampa e non dopo come avviene con l’inchiostro. Le fibrille reagiscono alla lampada ultravioletta e i dati non posso essere letti ad occhio nudo ma solo con un particolare lettore.
28 dipendenti tutti meridionali, di cui 7 donne, fatturato in crescita e una competenza che ha sbaragliato la concorrenza di cinesi e non solo. Cesare Paciello, 42 anni, direttore generale di GEP, dichiara con sicurezza e orgoglio al TG1 (guarda il video): «Noi abbiamo la possibilità di farcela contro chiunque a livello mondiale se portiamo avanti sviluppi innovativi. È la nostra burocrazia a pregiudicare la nostra competitività, ma in quanto a risorse umane siamo quasi imbattibili». Innovazione e eccellenza, tutto nel solco della tradizione napoletana che non muore certo all’ombra dei classici stereotipi di sorta.

La cultura invade l’anima: la difesa meridionale

Il “Salotto culturale” dello scultore Domenico Sepe è pronto per l’appuntamento di Venerdì 30 maggio alle ore 21,00 presso la bottega d’arte dell’artista ad Afragola. Ospite d’onore Angelo Forgione, che presenterà la sua creatura Made in Naples.
“La cultura invade l’anima – tema: la difesa meridionale”.
Via Saggese V trav. n 1 Afragola (NA) – Ingresso libero

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“Made in Naples” sul periodico Neapolis Futura

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La dieta mediterranea ha smarrito casa

alimentazione sana nata a Napoli e codificata al Sud, dove ora cresce l’obesità

Angelo Forgione Anche l’Expo di Milano, con uno spot istituzionale, apre una triste riflessione sulla tradizione alimentare meridionale: La dieta mediterranea, che nasce a Napoli e viene codificata nel Mezzogiorno negli anni Cinquanta, non abita più a casa sua (nel video). Nel mio Made in Naples ho espresso una riflessione sull’argomento, che riporto in sintesi di seguito con qualche passaggio del libro.
Ancel Keys, in un convegno mondiale sull’alimentazione svoltosi a Roma nel 1951, apprese dal collega napoletano Gino Bergami della ridottissima incidenza delle patologie cardiache in Campania. E così studiò l’alimentazione dei napoletani, ricca di carboidrati, verdure, olio di oliva, pane, legumi e pesce, convincendosi con le sue ricerche nei laboratori del Vecchio Policlinico di Napoli che la riduzione dei grassi animali era alla base della buona salute della popolazione locale.

“A Napoli la dieta comune era scarsa di carne e prodotti caseari, la pasta generalmente sostituiva la carne a cena. Nei mercati alimentari scoprii montagne di verdura e le buste della spesa delle donne erano cariche di verdura frondosa. Nello stesso tempo, i campioni di sangue degli uomini sotto controllo medico che noi stavamo visitando presentavano un basso livello di colesterolo. I pazienti con disturbi cardiaci alle coronarie erano rari negli ospedali e i medici locali ci dissero che gli attacchi di cuore alle coronarie non erano molto frequenti. I disturbi cardiaci alle coronarie erano ritenuti essere più comuni nelle classi benestanti dove la dieta era più ricca di carne e prodotti caseari. Mi convinsi che la dieta salutare era un motivo dell’assenza di disturbi cardiaci.”

Keys girò per il Meridione, trovando ulteriori spunti di ricerca nella località calabrese di Nicotera e in quella cilentana di Pioppi, e giunse alla codifica delle diete di vari Paesi con culture e stili di vita differenti, codificando il modello nutrizionale della dieta mediterranea quale misura alimentare per prevenire l’infarto, ispirata alle usanze di Italia, Grecia, Spagna e Marocco, riconosciuta patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’UNESCO nel 2010.
Tutto questo, descritto in maniera più chiara e completa in Made in Naples, mi ha condotto ad una riflessione nella trattazione della “denapoletanizzazione” da arginare.

[…] Così Napoli si è fatta, più di ogni altro luogo, cuore di una riflessione che riguarda le metropoli più antiche del mondo che hanno smarrito il loro orientamento. Il suo limite, il più devastante, autentico dramma sociale della miseria, è identico a quello del 1750, quando Antonio Genovesi e Bartolomeo Intieri individuarono nella carente formazione intellettuale il freno di un popolo dalle grandi potenzialità. È l’ignoranza diffusa la vera inibizione della Napoli del Duemila, figlia della dispersione scolastica che tocca percentuali inaccettabili. A questa si associa l’influenza negativa del mondo esterno globalizzato che, inquinando il pensiero individuale, omologa e sconvolge la specificità. Il popolo che nel 1951 stupì Ancel Keys per la sua alimentazione, presa a modello per la formulazione della dieta mediterranea, è oggi il più affetto da obesità d’Italia.

Purtroppo la dieta mediterranea, globalizzata dall’Unesco, è sempre meno seguita in Italia, dove i potentati del cibo spazzatura impongono i propri stili, soprattutto tra i giovani e le fasce con un basso livello socio-economico. Numerose indagini hanno infatti mostrato un aumento di sovrappeso e obesità e il fenomeno è più diffuso al Sud, particolarmente in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia e Basilicata, ovvero lì dove è nata la dieta mediterranea.

Made in Naples a Calvizzano (Napoli)

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min_calvizzanoevento su Facebook

Made in Naples “eyeopener”

Caro Sr. Forgione,
tornando da un convegno a Napoli ho letto il Suo recente libro, che trovo molto interessante. Made in Naples è per me un ‘eyeopener’ (apri-occhi). Nel futuro spero di continuare le mie ricerche sullo storicismo italiano, che stimo come una contribuzione importantissima alla filosofia contemporanea.
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È il messaggio del professor Rick Peters, docente presso il dipartimento di Storia dell’Università di Groningen, in Olanda; autore di numerose pubblicazioni in lingua inglese, tra cui History as Thought and Action, incentrato sulla rivoluzione filosofica che iniziò con Giambattista Vico e che, tramite Croce, Gentile e de Ruggiero, ha avuto una influenza grandissima sul Pensiero moderno.
Un feedback del genere vale davvero tanto.

Nuovi fondamenti scientifici sulle “case baraccate”

Angelo Forgione – Le notizie sulla lungimiranza borbonica in tema di prevenzione antisismica continuano a diffondersi. Dopo il test di settembre del Cnr-Ivalsa di San Michele all’Adige (Trento) e Università della Calabria, altri approfondimenti arrivano dalle sezioni di Bologna e di Pisa dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (leggi notizia Ansa).
La soddisfazione personale non è quella di essermene occupato prima, nel mio saggio Made in Naples (pubblicato a maggio scorso e scritto in precedenza), ma di aver dimostrato che chi studia e approfondisce oltre i luoghi comuni, sfidando la cultura storica tradizionale, in certi casi può arrivare da solo alla verità, senza supporti accademico-scientifici. Se oggi la voglia di scoprire genera una pubblicistica considerata “di improvvisazione” da qualcuno è perché gli storici cosiddetti “patentati” hanno evidentemente condotto la macchina verso una strada senza uscita. La saggistica seria può anticipare la scienza e riequilibrare l’ottica storica.

“Made in Naples”, un Forgione cicerone della napoletanità

intervista a cura di Alessia Viviano per donnafashionnews.it

Angelo Forgione, scrittore e giornalista napoletano, è una delle menti meridionaliste più acclamate al giorno d’oggi. Nel 2008 ha fondato il “Movimento VANTO” (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio) in quanto come lui stesso ha enunciato  “non ce la faceva più ad assistere allo stupro di Napoli”. Il costante attivismo dell’autore è inoltre sempre tastabile collegandosi al suo blog, seguitissimo. Dopo numerose battaglie a tutela dell’orgoglio meridionale, nel 2013 ha presentato il suo capolavoro letterario, “Made in Naples” da molti lettori definito come “strumento per una necessaria e preziosa ricostruzione della memoria storica, dell’identità e dell’orgoglio dei nostri antichi Popoli”. Un libro che denota grandi capacità comunicative-letterarie,  nonchè una spiccata sensibilità artistica. Un trasmettere, quello di Forgione, che riporta alla luce, a mo’ di radiografia partenopea, un passato ricco di fasti, scandagliando le radici del popolo napoletano, palesando le verità spesso celate a chi tenta ostinatamente di cancellare e sotterrare l’identità di una delle città che hanno influenzato e civilizzato l’intera Europa. Quello di Forgione è un voler riesumare fatti e misfatti storici affascinanti e perlopiù sconosciuti, alla scoperta di un grandioso popolo. Un libro che senza dubbio va comprato, anche per la prefazione firmata J.N.Schifano.

Negli ultimi anni il meridionalismo sta conoscendo un boom senza precedenti, soprattutto tra i giovani. Come ti spieghi questa tendenza? Ti senti anche tu un artefice di questo cambiamento?

Sicuramente c’è un sentimento nuovo, una diverso atteggiamento rispetto al passato, una volontà di affermazione di una certa dignità meridionale. Troppo spesso il popolo del Sud è stato caricato di soverchie responsabilità, oltre quelle effettive. I giovani meridionali soffrono la mancanza di prospettive, la paura del futuro negato, e molti di loro hanno capito che la politica nazionale non si occupa minimamente di risolvere certi problemi. Della questione meridionale ne hanno sentito parlare solo nella pubblicistica meridionalista che magari hanno letto e non più dai politici nazionali. A tutto questo si associa un certo accanimento ideologico e spesso mediatico che non è più tollerabile. Attenzione però all’effetto contrario: pretendere rispetto senza meritarlo significa solo voler nascondere la propria svogliatezza a impegnarsi  nel cambiamento. Ci vuole un atteggiamento proattivo dei meridionali e per il momento mi sembra di vederlo ancora in pochi.
Non so quale sia la cifra del mio contributo, ma so che ogni giorno ricevo decine di messaggi da parte di persone, giovani e meno giovani, che mi ringraziano per avergli stimolato il ragionamento e aperto gli occhi su tanti eventi del passato e del presente. E so anche che non passa giorno che non lavori seriamente al cambiamento nelle varie forme che chi mi apprezza conosce.

Diverse sono le tue battaglie a tutela dell’orgoglio meridionale. Qual è stata la più significativa?

Devo premettere che l’orgoglio è un sentimento negativo quando nasce dal ventre. Io lavoro soprattutto sulla diffusione culturale, per dare dei connotati all’identità napoletana e meridionale in genere e fare in modo che l’orgoglio del Sud nasca dalla testa e sia positivo, lucido, e abbia strumenti e argomenti di riscatto. Di battaglie ne ho fatte tante, anche come attivista, ma maggior soddisfazione l’ho avvertita quando ho fatto scoppiare il caso Amandola, il giornalista della sede Rai di Torino poi licenziato che, intervistando i tifosi della Juventus, suggerì di riconoscere i napoletani dalla puzza. Ne parlò tutta l’Italia, e credo che quell’episodio, già significativo di suo, sia stato decisivo anche nell’inasprire a fine stagione calcistica le norme del Codice di Giustizia sportiva, portando alla chiusura a raffica delle curve di Milano, Torino e Roma. Tra l’altro, grazie a quegli eventi, oggi tutti sanno che il primo bidet d’Italia è alla Reggia di Caserta. Piccola soddisfazione tutta personale.

Quando e come hai capito che la tua mission sarebbe stata (anche) quella di difendere la dignità del Mezzogiorno? Hai mai riscontrato resistenze proprio dai meridionali?

Nella vita bisogna esprimere sempre sé stessi. Se poi si hanno qualità e credibilità è solo la gente che può dirlo nel tempo. Io non mi sono imbarcato spinto dall’orgoglio di pancia ma, prima di farlo, ho studiato, letto e ragionato, mi sono fatto una mia cultura e una mia visione della realtà sociale italiana. Ho scavato nella storia e nei fatti contemporanei e ho rimesso in discussione la mia posizione di partenza. A un certo punto ho sentito il bisogno di offrire agli altri ciò che avevo acquisito, di condividerlo in diverse forme, con moderazione e positivismo, sempre attenendomi alla realtà e senza mai enfatizzare i fatti. Sono passati anni, quel percorso di conoscenza è ancora in fieri e non potrà finire mai, ma è sempre più maturo e non può più tornare indietro. Si rassegnino i riluttanti che hanno identificato in me un pericolo per la verità preconfezionata. Ce ne sono, ma nella vita non si può piacere a tutti, soprattutto quando si prendono delle posizioni.

“Made in Naples” è la tua ultima fatica letteraria. In poche parole, cosa possiamo leggere sfogliando il libro?

Tutto quello che l’UNESCO, inserendo Napoli nella lista del patrimonio dell’umanità, ha racchiuso in una motivazione: “I suoi luoghi conservano traccia di preziose tradizioni, di incomparabili fermenti artistici e di una storia millenaria. Nelle sue strade, piazze ed edifici, è nata e si è sviluppata una cultura unica al mondo che diffonde valori universali per un pacifico dialogo tra i popoli”. Nessuno si è mai preoccupato di sviscerare cosa significasse “una cultura unica al mondo”, e io ho deciso di farlo. Il sottotitolo del libro è “come Napoli ha civilizzato l’Europa (e come continua a farlo), e può sembrare presuntuoso, ma in realtà è proprio l’UNESCO a dire al mondo che Napoli “ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell’Europa e al di là dei confini di questa”. Il libro apre il ventaglio della grande cultura napoletana, che non teme rivali, la codifica, e dimostra come un piccolo territorio senza peso politico ma con grande spessore culturale abbia influenzato il nostro mondo tra il Seicento e il Novecento. Sono orgoglioso di essere stato il primo a farlo, con fatica e lavoro appassionato, e lo stupore di chi legge il libro e ne resta sorpreso per ciò che scopre mi appaga completamente. È un libro luminoso che attualizza l’illuminismo napoletano e non resta ancorato ad alcuna recriminazione, sovvertendo la visione di una Napoli retrograda e ponendola a faro della cultura occidentale.

La critica come s’è espressa? Per molti giorni è stato trai libri più venduti nelle Feltrinelli di Napoli.

È tuttora uno dei libri più venduti in Campania, e ha discreti risultati anche in altre regioni, Lombardia ed Emilia Romagna su tutte. Non è un saggio a scadenza ma è scritto per durare nel tempo. Chi ha deciso di occuparsi del libro l’ha fatto con grande apprezzamento, ma la migliore critica è quella dei lettori, ed è positivissima. In soli sei mesi, le migliaia di copie vendute in tutt’Italia mi sono valse il conferimento del premio “San Gennaro Day” 2013 e l’inserimento del titolo nell’esclusiva promozione natalizia “I magnifici 101 di Mondadori” dedicata alla selezione dei titoli di maggior successo in Italia.

Hai in cantiere un altro scritto? Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Sto già lavorando a un nuovo libro, anche questo mai scritto, ma per ora mantengo il segreto professionale. Sto anche preparando lo sbarco all’estero di “Made in Naples”, opzionato da un editore di Tolosa per una traduzione francese. Per il resto, sono sempre sul pezzo. Chi si ferma è perduto.