“Parlamento delle Due Sicilie – Parlamento del Sud”: un dossier contro l’ISTAT

“Parlamento delle Due Sicilie – Parlamento del Sud”:  un dossier contro l’ISTAT

Dopo la pubblicazione degli ultimi dati dell’ISTAT relativi al costo della vita in Italia e dopo la diffusione della notizia secondo la quale Napoli (con molte altre città del Sud) sarebbe la città “meno cara d’Italia”, il “Parlamento delle Due Sicilie – Parlamento del Sud” ha inviato all’ISTAT la richiesta di modificare il suo “nuovo paniere dei prodotti 2010”.

In un apposito dossier inviato all’ISTAT, il “Parlamento”, suggerisce, pertanto:

a) l’eliminazione di prodotti poco significativi del reale costo della vita quali “puzzle e giochi da tavolo” o “bevande analcoliche al bar”, “badanti” e   “smartphone”, anche in considerazione della reale percentuale di persone che a Napoli o nel Sud sono in grado di acquistare e utilizzare certi tipi di prodotti;

b) l’integrazione del suddetto paniere con prodotti e servizi quali le assicurazioni di auto e moto, la tassa relativa allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, le imposte addizionali sulla benzina (di gran lunga le più care d’Italia e d’Europa) o il costo di servizi e interessi bancari (con l’assenza ormai consolidata di banche locali).

In un momento politico particolarmente complesso e delicato, con una crisi economica in cui Napoli e il Sud pagano (in termini di occupazione e di difficoltà quotidiane) conseguenze gravi e drammatiche, con questioni aperte da un secolo e mezzo e tutt’altro che risolte, con scelte economiche e politiche sempre meno legate agli interessi delle popolazioni meridionali, oggetto continuo di attacchi molto vicini a posizioni razzistiche, le notizie diffuse in queste ore potrebbero favorire ulteriori scelte a danno delle stesse popolazioni sia in termini politici che economici (dai federalismi fiscali alle antiche minacce di “gabbie salariali”).

Tratto pedonale Via Toledo: marciapiedi OK, decoro KO!

Tratto pedonale Via Toledo: marciapiedi OK, decoro KO!

Dopo una lunga battaglia, finalmente ripristinati i marciapiedi del tratto pedonale di Via Toledo dove i lastroni di pietra lavica etnea erano saltati dappertutto. Ma il decoro della strada è ancora un miraggio tra fioriere incolte scambiate per portarifiuti e “isole ecologiche” a macchia di leopardo.

Nasce la bandiera argentina-duosiciliana per l’orgoglio napoletano

La nuova bandiera argentina-duosiciliana per l’orgoglio napoletano

Il Movimento Neoborbonico e il Movimento V.A.N.T.O. (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio) stanno predisponendo la distribuzione della nuova bandiera per i tanti napoletani simpatizzanti dell’Argentina impegnata nella fase finale dei mondiali di calcio.
La bandiera, frutto della creatività di Angelo Forgione, riproduce i colori azzurri di quella sudamericana e del Napoli con al centro, sul bianco, lo stemma del Regno delle Due Sicilie, simbolo della grandezza e dell’orgoglio della Napoli Capitale e del Sud dei primati positivi pre-unitari. Una bandiera, dunque, perfetta per colorare non solo i balconi di Napoli di oggi ma anche gli spalti del San Paolo prossimamente.
Dopo la giusta eliminazione dell’Italia, infatti, e spariti i tricolori, il riferimento per la passione di tanti partenopei è proprio la squadra allenata da Maradona, simbolo ancora forte, a sua volta, di una Napoli e di un Sud vincenti in Italia e all’estero, “contro tutto e tutti” (testuale dichiarazione di Maradona).
Proprio nell’anno delle retoriche celebrazioni per i 150 anni dell’Italia unita (più volte, ed in maniera infausta, richiamate dagli stessi calciatori della nazionale e dall’ormai C.T. Lippi persino dal palco del festival di Sanremo), Napoli e il Sud devono ritrovare simboli che possano contribuire a superare complessi di inferiorità che durano ormai da un secolo e mezzo.
L’Argentina, poi, è uno dei Paesi in cui sono andati a vivere molti di quei milioni di emigranti meridionali costretti a partire dopo il 1860 per le conseguenze di un’unificazione-conquista-colonizzazione che le celebrazioni di questi giorni dovrebbero ricordare con meno retorica e più verità storica.

L’iniziativa non ha scopo di lucro. In base alla richiesta verrà fissata una produzione e il costo sarà stabilito esclusivamente in relazione a questa.

bandiera argentina-duosiciliana


da IL MATTINO

da YAHOO SPORT

Museo “Filangieri”, riapertura vicina

Museo “Filangieri”, riapertura vicina
dopo circa 10 anni, l’importante struttura tornerà a vivere

di Angelo Forgione

Dieci anni fa fu chiuso per mancanza di risorse gestionali. Nel 1998, a causa del dissesto del Comune di Napoli, il contributo per la gestione dello splendido Museo Civico “Gaetano Filangieri” di Via Duomo fu sospeso. Da allora la struttura ospitata nel quattrocentesco “Palazzo Como” è negata alla città e ai turisti, dimenticata in un silenzio doloroso soprattutto per i dipendenti che da allora sono senza stipendio. Ma ora pare che la situazione di stallo possa trovare uno sbocco se è vero quanto annuncia il Comitato civico di Portosalvo, tra i movimenti più attivi sul fronte del patrimonio culturale della città. «Dietro il portone rinascimentale di Palazzo Como, che ospita la collezione del Museo Filangieri, già fervono i lavori che renderanno fruibili al pubblico le numerose opere racchiuse nella struttura museale», dice Antonio Pariante, presidente del Comitato, che indica per l’inizio d’autunno la riapertura del celebre museo.

È più cauto Gianpaolo Leonetti, a capo della Fondazione Filangieri che gestisce la struttura, per il quale solo per fine anno si potrà accedere alla parte inferiore del museo. Sono infatti in corso dei lavori che Leonetti definisce marginali e che investono solo un’area molto limitata.

Il “Filangieri” è stato inserito finalmente nei progetti dei fondi Pit-Por-2007-2013 della Regione e nei fondi europei per il grande progetto per il Centro storico della città ma il recente blocco di tali fondi da parte della Regione ai danni della macchina Comunale ha nuovamente frenato temporaneamente i lavori.

Il museo, inaugurato nel 1888, è un piccolo gioiello nel quale sono custoditi gli oggetti della collezione privata di Gaetano Filangieri che li espose per educare il pubblico all’arte e alla cultura del bello.
Spiccano al piano terra, ora interessato dai lavori, un grande plastico di Napoli durante il XVI secolo e alcune sculture di Antonio Canova e Francesco Jerace. E ancora, abiti di gentiluomini del XIX secolo e una ricca collezione di armi provenienti da paesi orientali.

Al piano superiore sono custoditi splendidi esemplari di pastori del presepe napoletano di Francesco Celebrano e Giuseppe Sanmartino, dipinti di de Ribera, Luca Giordano, Andrea Vaccaro, Mattia Preti e Bernardo Luini. Notevole la biblioteca che contiene 15.000 titoli, 7.000 monete, la preziosa collezione Bovi, Mastroianni, il fondo D’Ambra con manoscritti relativi alla musica e al teatro napoletano tra il XVII e XIX secolo. Inoltre vi sono 150 pergamene nell’archivio della famiglia Filangieri riguardanti la storia della città di Napoli.
«Si tratta di una riapertura molto attesa che lascia sperare in una nuova stagione politica volta al rilancio dei Beni Culturali nella città di Napoli», dichiara Antonio Pariante del Comitato di Portosalvo.

Gli fa eco il Movimento V.A.N.T.O. che auspica che il Museo sia presto totalmente fruibile e che, soprattutto, sia valorizzato a dovere affinchè sia concretamente inserito negli itinerari, quegli stessi che oggi contemplano musei d’arte contemporanea che catalizzano cospicui finanziamenti e che certamente non valgono più del “Filangieri”.

“Malaunità” di Eddy Napoli – in arrivo il videoclip ufficiale

“Malaunità” di Eddy Napoli – il videoclip ufficiale in anteprima

RISCRIVIAMO LA STORIA IN MUSICA
Martedì 29 giugno, in anteprima sul web, il videoclip ufficiale di Eddy Napoli in “Malaunità”.
Frutto della collaborazione tra il grande artista partenopeo e Angelo Forgione, in esclusiva sul canale youtube del Movimento VANTO “angeloxg1”.
DA NON PERDERE !!!

Eddy Napoli - Malaunità

Eddy Napoli - Malaunità

Minoli “cancella” VANTO e la storia di Napoli

Minoli “cancella” VANTO e la storia di Napoli

Indegno trattamento per Napoli nella trasmissione “Citizen Report” di Giovanni Minoli andata in onda l’8 Giugno 2010 su Rai Tre. Il tema era “L’UNITA’ D’ITALIA” (a 150 anni dall’unificazione nazionale, quali sono i valori che oggi tengono unito il Paese?) e la redazione ha raccolto contributi e interviste in varie zone d’Italia. La voce e la posizione di Napoli è stata richiesta agli esponenti del Parlamento delle Due Sicilie, nelle persone di Angelo Forgione per il Movimento VANTO e di Gennaro De Crescenzo, Eddy Napoli, Alessandro Romano, Vincenzo Gulì, Pompeo De Chiara e Giuseppe Genovese per il Movimento NEOBORBONICO. Dopo aver registrato i contributi richiesti sia in interna che in esterna e aver offerto massima disponibilità nella produzione dei filmati (fatti da noi, non dalla RAI), Angelo Forgione è stato anche intervistato via webcam dalla redazione della trasmissione, offrendo un punto di vista non retorico e revisionista sulla questione unitaria e senza esternare alcun intento secessionista, nonchè sull’opera di autodifesa dalle offese che i Napoletani patiscono a livello mediatico e sociale. Dopo aver chiesto di non strumentalizzare l’intervento, data la presenza nella puntata anche di giovani militanti leghisti, i redattori definivano le argomentazioni “interessanti e sacrosante”. Ma di tutto questo, nella puntata, non c’è alcuna traccia. Di tutto, tranne che la voce di Napoli. Il ruolo unificante della nazionale italiana di calcio; il viaggio di Garibaldi rifatto al contrario, dalla Sicilia a Quarto, da parte di una scolaresca di giovanissimi siciliani; un’inchiesta sul monumento incompiuto dedicato ai Mille della cittadina di Marsala. Tanta retorica e ancora retorica, e dulcis in fundo abbiamo assistito ai ragazzini leghisti che indossavano felpe con scritta “Berghem” e che professavano la superiorità della padania. La scusa alla richiesta di spiegazioni da parte della redazione è stata che si è deciso di incentrare la puntata sui giovani. Peccato che Forgione non sia propriamente un “matusalemme”.

Galleria “Umberto I”: caduta calcinacci ingresso Toledo Via Toledo

La Repubblica (Napoli) del 12 Giugno 2010

il "ROMA" del 12 Giugno 2010

La “Amerigo Vespucci”, figlia dell’avanguardia borbonica

 

il veliero più famoso del mondo nato dai disegni del borbonico Monarca

Angelo Forgione – Il vanto della Marina Militare italiana nel mondo è senza dubbio  la nave-scuola Amerigo Vespucci, costruita e varata nel 1931 nei cantieri navali di Castellammare di Stabia.
Non tutti sanno che il veliero fu costruito ricalcando il modello del Monarca, l’ammiraglia della Real Marina delle Due Sicilie, dal quale trasse l’aspetto e quei segreti che  ne fanno ancora oggi una delle navi più ammirate al mondo. Il Monarca, uno dei più prestigiosi velieri mai costruiti e la più grande nave da guerra di tutti gli stati preunitari d’Italia, fu varato sempre a Castellammare di Stabia nel 1850, quando era ormai tramontata l’era delle imbarcazioni a vela e si era già aperta l’epoca dei “vapori”. Fu una scelta in controtendenza che però mostrò subito il suo valore, frutto della lungimiranza di Ferdinando II di Borbone, che riuscì ad elevare la flotta borbonica. E oggi quella scelta è ancora motivo di prestigio per la Nazione moderna, che può vantare un veliero ammirato nei mari, il Vespucci, diretto discendente del Monarca.

A testimoniare tutto ciò è il fatto che il veliero duosiciliano fu pensato per durare nel tempo e non fu un capriccio momentaneo. Tant’è che fu progettato in funzione di una successiva integrazione con un impianto motoristico a vapore a caldaie tubolari e spinta ad elica, che si concretizzò nel 1860. Giusto in tempo per l’invasione piemontese del Regno che “consegnò” il gioiello nelle mani della marina sabauda; il Monarca divenne Re Galantuomo, in onore del poco onesto Vittorio Emanuele II, e le truppe borboniche dovettero sopportare di vederselo contro durante l’assedio di Gaeta che pose fine alle Due Sicilie. 80 anni dopo, il veliero fu il modello sul quale si costruì non solo l’Amerigo Vespucci  ma anche il Cristoforo Colombo.
Con l’ausilio della pubblicazione libraria L’industria navale di Ferdinando II di Borbone, di Antonio Formicola e Claudio Romano, è possibile confrontare i dati tecnici del Monarca e del Vespucci (nonché del Colombo). L’aspetto appare incredibilmente simile nonostante la nave attuale sia dotata ovviamente di un frazionamento velico chiaramente più moderno e abbia lo scafo in ferro e non in legno. Due dati tecnici sono praticamente sovrapponibili: identiche la massima larghezza del ponte e l’altezza dello scafo. Anche il profilo laterale è lo stesso. La differenza è data dalla lunghezza (chiaramente a favore del Vespucci), che però in fase di progettazione nautica può essere anche indefinita in quanto lo scafo può subire una differenza di misura a seconda dei materiali utilizzati, che per i due velieri erano, come detto, differenti. Piccola dissomiglianza sta nella diversa inclinazione del bompresso, che però è identico tra il Monarca e il Colombo.

Il padre del Vespucci e del Colombo, il Tenente Colonnello del Genio Navale Francesco Rotundi, prende ancora oggi tutti quei meriti che spettano invece al brillante ingegnere navale duosiciliano Felice Sabatelli. Rotundi era all’epoca il Direttore del cantiere navale di Castellammare Stabia, e fu per questo che, nonostante a distanza di 70 anni dall’Unità d’Italia molte commesse fossero dirottate ai cantieri del Nord, il Vespucci e il Colombo furono fatti nascere al Sud, in quei cantieri che custodivano i progetti di Sabatelli e tutte le tecnologie e i segreti di tale tipologia di imbarcazione che hanno poi ispirato la costruzione del Vespucci.

I cantieri-arsenali di Castellammare furono tra i migliori al mondo al tempo dei Borbone, costantemente aggiornati con ampi piani industriali che ne fecero un’eccellenza del Regno duosiciliano. Come tutte le strutture produttive dello stato meridionale, purtroppo, anch’essi subirono con l’Unità d’Italia una strozzatura traumatica che mise in ginocchio le maestranze che vi lavoravano a favore dell’economia settentrionale. Tutto questo fu fatto con cognizione di causa se è vero che l’ingegner Giuseppe Colombo, direttore del Politecnico di Milano, all’indomani della distruzione Regia Marina d’Italia, nella disfatta di Lissa del 1866, attribuita al poco capace Ammiraglio Persano, affermò che l’unico cantiere in Italia in grado di ricostruire la flotta italiana fosse quello di Castellammare di Stabia. E pensare che, ancora oggi, sui dizionari alla voce ‘borbonico’ si legge retrogrado, retrivo.

Messaggio di Maradona (e Minà) ai Napoletani

Messaggio di Maradona (e Minà) ai Napoletani

Il pensiero espresso da Gianni Minà nella sua presentazione e il breve ma significativo messaggio di Maradona ai Napoletani contengono profondi spunti di riflessione che vanno assimilati per un auspicabile riscatto sociale, andando oltre la questione meramente sportiva di cui la città sembra appagarsi.

Ritorsione in Galleria Umberto, dichiarazioni alla stampa

Ritorsione in Galleria “Umberto I”, dichiarazioni alla stampa
da “LA REPUBBLICA – Napoli” del 5 Giugno 2010

Sfida con l’acido muriatico ai negozianti e ai vigili.
Presidio in Galleria, la sfida dei vandali
Danneggiati i negozi di Barbaro durante il black-out. Il raid in un video

di CRISTINA ZAGARIA

I VANDALI tornano nella Galleria Umberto. Ed è una doppia sfida. Ai negozianti e ai residenti che hanno chiesto protezione, con una petizione e una serie di iniziative, dopo il falò appiccato sul marmo antico due settimane fa. E alla polizia municipale che da tre giorni ha inaugurato un presidio fisso 24 ore su 24, proprio in Galleria. Nella notte tra giovedì e venerdì qualcuno ha danneggiato con dell’acido muriatico i catenacci delle saracinesche di alcuni negozi della Galleria Umberto I.

Chi è stato? I negozianti: «I venditori ambulanti abusivi che da quando ci sono i vigili non possono più fare i loro affari in Galleria o i ragazzini dei quartieri che la notte scendono dai vicoli e trasformano la Galleria in un campetto da calcio». Un raid studiato. Chi ha colpito ha atteso il momento giusto: il cambio turno della pattuglia di vigili. Ma non solo. A causa del forte temporale infatti c’è stato un black-out in tutta la zona. I teppisti sono entrati in azione al buio, credendo di dribblare così anche il controllo delle due telecamere riattivate nella Galleria. Ma hanno fatto male i conti. C’è un video che riprende il raid e potrebbe incastrare i responsabili. Le indagini sono già state avviate. «I nostri agenti hanno sentito l’allarme e sono intervenuti illuminando la Galleria con le torce e i fari dell’auto di servizio spiega il comandante della polizia municipale, il generale Luigi Sementa Non sono riusciti a prendere i responsabili, ma ci sono le telecamere, che sono alimentate da un generatore e funzionano anche durante i black-out. Abbiamo acquistato le cassette e con l’aiuto della polizia stiamo ripulendo il video». Sementa è certo: «Chi ha eseguito il raid in Galleria ha fatto i conti senza l’oste. Li identificheremo».

Il gesto è stato rapido. «Non sono preoccupato e non esalterei un gesto stupido che è solo un dispetto. Niente di più», commenta Antonio Barbaro, presidente dei commercianti della Galleria Umberto. «Stamattina abbiamo chiamato un fabbro e abbiamo aperto i negozi. Ma andiamo avanti. Nessuno ci spaventa, soprattutto ora, che grazie alla polizia municipale la Galleria è ordinata e pulita come non lo era da anni», conclude il commerciante. I vandali hanno danneggiato due negozi Barbaro (Linea bambino e Ralph Lauren) anche in via Toledo.
Tutti i commercianti della Galleria avevano chiesto e ottenuto, proprio questa settimana, il presidio giorno e notte dei vigili urbani contro venditori abusivi, vandali e teppisti. Il provvedimento è diventato operativo dallo scorso martedì.

A difendere il presidio dei vigili in Galleria è il consigliere comunale del Pdl, Raffaele Ambrosino (che ha presentato in consiglio l’emendamento): «Gli atti vandalici contro alcuni negozi di Antonio Barbaro, sono anche il segno che si è intrapresa la giusta strada per con trastare le tante e diverse illegalità che avevano ridotto al degrado la Galleria Umberto».

Intanto il movimento Vanto di Angelo Forgione chiede i cancelli: «Purtroppo la vigilanza, seppur costante, esigua com’è si sta dimostrando una misura inadeguata e non spaventa minimamente i malintenzionati, tantomeno iragazzini che continuano indisturbati a giocare a pallone». Spiega Forgione: «Se davvero si intende risolvere il problema e dare un segnale forte alla città i vigili non bastano, ma è il caso che la Soprintendenza desista dal difendere posizioni ostruzionistiche e con- senta l’installazione delle cancellate o vetrate, perché mentre il medico pensa il malato muore».

La Repubblica - Galleria

La Repubblica – Galleria