Recensione di “Made in Naples” da “il Brigante”

Da il Brigante, magazine per il Sud del terzo millennio di Giammarino Editore, la recensione di Made in Naples pubbicata nel n.32 di dicembre 2013. Clicca sull’immagine per ingrandire.

ilbrigante

Made in Naples, ecografia della città

Raffaele Bussi per Il Mondo di Suk – È un’ecografia della città di Napoli, ci riferisce Jean-Noël Schifano nella prefazione, l’ultima fatica letteraria di Angelo Forgione Made in Naples che la casa editrice “Magenes” (Milano, pagg. 320, euro 15) ha di recente pubblicato. Città fedele a se stessa da sempre Napoli, a parere di Forgione, l’unica in Europa rimasta a un’epoca premoderna. Una città che conserva e rivendica le tradizioni, la cultura e le radici visibili nelle antiche strade, nei vecchi palazzi, nell’assetto urbanistico dei suoi quartieri che neppure “la cementificazione selvaggia degli anni 60” è riuscita a distruggere.
Angelo Forgione dipinge Napoli capitale del regno delle due Sicilie, capitale di quel meridione abbandonato che la dominazione borbonica aveva saputo riportare al suo antico splendore oscurato, nel secolo successivo, dall’ altra Italia, quella del Nord, che grazie all’accondiscendenza dei Savoia “aveva inaugurato l’esecrabile commistione tra finanza e politica”, atta a incrementare l’Italia del nord a discapito di quella del sud. Era forse questa l’Unità d’Italia? – si chiede l’autore, che scandaglia la Storia attraverso le cinque rivoluzioni borboniche, quella culturale, architettonica, industriale, alimentare edigienica per poi soffermare l’attenzione sulla favolistica, sull’opera e la musica sacra, sulla canzone, sulla tolleranza e le pari opportunità, sulla previdenza sociale, protezione civile e governo del territorio, igiene ambientale e raccolta differenziata, sull’economia civile e bancaria per concludere la ricognizione su aspetti della napoletanità (il caffè, la pasta, la pizza, la mozzarella di bufala, il Presepe, la musica sacra popolare, il lotto e la tombola) per arrivare alla conclusione che Napoli è stata città europea prima di altre, dove l’Europa è passata prima che altrove.
Ma l’anarchia, la maleducazione civica, il disinteresse per gli spazi pubblici, l’abusivismo, la delinquenza spicciola e quella organizzata tutto quel che deprime la società napoletana, disoccupazione a parte, ha segnato negativamente una città prestigiosa quale Napoli, mali addebitabili a grandi e reiterati errori del passato che hanno penalizzato sempre il suo popolo, non per questo sollevabile dalle sue responsabilità. Vi sono due storie, ci ricorda Forgione, quella ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata, la storia ad usum delphini, poi quella segreta, dove si trovano le vere cause degli avvenimenti , una storia vergognosa dalle illusioni perdute, per dirla con Honoré de Balzac. Angelo Forgione sostiene la tesi di Balzac, la fa propria e comincia la sua ricerca indagando nella storia occulta e confusa di Napoli, troppo interessante e decisiva perché i suoi avvenimenti potessero sfuggire alle manipolazioni narrative.
L’intento è attualizzare ciò che è accaduto nel passato e descriverlo per come si manifesta nel presente, purificandolo dal rancore, decodificando quindi la realtà di ieri per capire quella di oggi. L’autore ripercorre nel suo viaggio nel tempo la storia di Napoli nella sua evoluzione storico-culturale; si sofferma e analizza il periodo che va dalla seconda metà del ’700 alla seconda metà dell’800 anni di grandi e significative trasformazioni di ogni genere che mutarono radicalmente l’aspetto di Napoli sia dal punto di vista urbanistico che da quello sociale. Esamina con cura particolare, da cui emerge una profonda sofferenza, gli anni che vanno dalla seconda metà dell’800 ai giorni nostri, ne analizza la lenta e inesorabile decadenza. Certo Napoli capitale non è più, non primeggia più, offre all’umanità assai meno rispetto al passato, è piegata su di sé, fa fatica enormemente a riprendersi dai suoi affanni e dalla sua sciattezza mentale.
Forgione espone le sue tesi con forza e rigore, frutto di una ricerca accurata e decisamente ricca di documenti autentici che sono regolarmente citati nell’opera. L’argomentazione risulta quindi rigorosa, talvolta polemica, ma non pesante, riuscendo a creare un certo equilibrio tra le parti, sezionando il libro in capitoli. Ciascuno capitolo sviluppa un’area tematica diversa e si snoda secondo una sequenza cronologica ben definita. Le tesi sostenute sono sempre supportate da uno spirito critico lucido e razionale che gli consente di analizzare ed esporre la difficile realtà napoletana.
Il testo storico è contemporaneamente intrigante perché ricco di scoperte, curiosità, eventi, particolari sconosciuti o quasi che hanno caratterizzato e caratterizzano ancora la civiltà partenopea attraverso un linguaggio chiaro, ricco di incisi napoletani, prerogativa che rende il testo di piacevole lettura e adatto a un pubblico motivato e variegato.

Schifano, Masaniello e storiche menzogne

di Donatella Gallone per ilmondodisuk.com

Nella notte tra il 15 e il 16 luglio il campanile della Basilica del Carmine ha preso fuoco in un suggestivo spettacolo che ha riaccenso l’antica celebrazione religiosa della Festa in onore della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. Ma il 16 luglio segna anche il culmine e la fine della rivolta di Masaniello, assassinato nella piazza della chiesa nel 1647. Di lui, tra ieri e oggi, parla Jean-Noël Schifano che ne è sempre stato affascinato, ponendolo al centro del suo romanzo “La danza degli ardenti” pubblicato negli anni ottanta.

Persone e circostanze che avrebbero fatto inorridire Masaniello.
Il busto di Enrico Cialdini all’ingresso della Camera di Commercio di Napoli. Il generale assassino, inviato dai Savoia nel 1861 nell’ex regno delle due Sicilie per reprimere il brigantaggio, firmò un massacro che lo avrebbe fatto passare alle cronache come “criminale di guerra”.
Sotto inchiesta per riciclaggio di denaro, il salernitano Nunzio Scarano, addetto all’Apsa, considerata la cassaforte del Vaticano. Lo chiamavano Monsignor cinquecento per il taglio delle banconote che era solito portare in tasca.
C’è un piemontese alla guida del Madre a Napoli. Ma c’è un napoletano a dirigere un museo d’arte contemporanea a Torino?
Durante la trasmissione la zanzara su radio 24, fa lo sgambetto a se stesso, don Luigi Merola, prete anticamorra, dichiarando a sorpresa che Berlusconi è un perseguitato e Cosentino non è un camorrista, non ci sono le prove per affermarlo.
Roberto Saviano parlando di mafia a Castel Capuano con il ministro Cancellieri, ha sottolineato che Napoli deve rompere con il passato.
Il segno della febbre
Ha la voce un po’ raffreddata al telefono, Jean-Noël Schifano – colpa del capricci metereologici parigini – ma l’amore per Napoli, di cui è orgogliosamente cittadino onorario (e a cui ha dedicato, in qualche modo, tutti i suoi libri, anche quando lei non ne è protagonista) è talmente grande da ridargli un vigore che non risparmia fendenti.
Anche da Parigi, dove è tornato dal 1998, dopo aver acceso la vita culturale partenopea per anni, alla guida dell’istituto francese di via Crispi, non ha mai smesso di amarla e di seguirla, come un trepido e premuroso compagno fedele fino all’ultimo respiro, ferito quando s’infanga l’immagine della sua donna con l’artificio delle menzogne che cominciano il loro cammino dall’Unità d’Italia.
Masaniello, invece, è il segno della febbre, il testimone e anche il giocattolo in un momento storico in cui la città era affamata da un’aristocrazia avida che viveva a spese della plebe. Lui è “l’archetipo del personaggio storico napoletano”: non si ribella all’autorità spagnola, ma si rivolta contro la nobiltà partenopea e la sua è un’azione che parte dallo stomaco, dalla mancanza di cibo, dalla miseria.
Napoli, capitale della tolleranza
La “nazione” Napoli non è luogo delle rivoluzioni, ma capitale della tolleranza, qui dovrebbe celebrarsi ogni anno la festa universale in suo nome, il 16 luglio ricordando quel giorno del 1547 (giusto un secolo prima che fosse assassinato il capopopolo della sommossa) quando i popolani si mescolarono agli aristocratici, confluendo in unico flusso di gente e scesero in strada contro la decisione del viceré don Pedro di Toledo d’istituire il tribunale dell’Inquisizione. Un movimento compatto, guidato da Bernardo Tasso, padre del poeta e drammaturgo Torquato. E dalla loro parte si schierò anche un futuro cardinale, il nobile Annibale Bozzuto.
La pizza “Fior di margherita”
La festa della tolleranza renderebbe giustizia alla storia napoletana che è stata falsificata, “scuntraffatta”, svuotata della sua identità in un presente in cui le istituzioni non fanno nulla per recuperarla, eccetto la Provincia di Napoli. Che per Jean-Noël compie un lavoro culturale importante attraverso convegni e iniziative come il Premio Masaniello (nato per valorizzare il patrimonio di Partenope), offrendo un esempio di armoniosa tolleranza. E a proposito di storia scuntraffatta, chiude il suo “ragionamento masaniellano” citando un altro caso di manipolazione. Quello della pizza Margherita. «Non lo sapevo nemmeno io. L’ho scoperto leggendo il libro Made in Naples di Angelo Forgione, di cui ho scritto la prefazione. Non è mai stata una pizza in onore della regina Margherita, ma era dedicata al fiore, un secolo e mezzo prima del 1860. Con i petali, che all’origine erano grandi, e la foglia, il basilico. Quindi proporrei di chiamarla pizza “Fior di margherita”, così si saprà che c’è un’altra menzogna storica in un alimento conosciuto dal mondo intero».
Per ristabilire la verità. E pensare al futuro. Masaniello ne sarebbe contento.

Made in Naples a la Feltrinelli. Foto e video

Grande folla lo scorso 8 luglio a la Feltrinelli di Chiaja a Napoli per la presentazione del libro Made in Naples di Angelo Forgione. Più di duecento persone hanno affollato fin sulle scale la sala eventi al piano inferiore della libreria, incollati alle sedie o in piedi per circa due ore, attente alle parole di Jean-Noël Schifano e Pino Aprile che hanno affiancato l’autore in un momento di grande intensità.

(video: Marco Rossano)

(foto Mafredi Adamo)

“Made in Naples” a Gricignano

“A sud di nessuno”, evento culturale nella cittadina aversana

Le Associazioni Arcadia e CamUrrà hanno organizzato una serata evento a carattere identitario con ospiti d’eccezione del panorama meridionalista. “A sud di nessuno”, questo il nome dato dai giovani dei due sodalizi gricignanesi all’evento, che si svolgera Sabato 13 luglio, nella caratteristica location del cortile Santagata-Di Luise di via Aversa (Gricignano). L’evento sarà strutturato in due momenti: alle ore 19 sarà presentato il libro Made in Naples – Come Napoli ha civilizzato l’Europa (e come continua a farlo) di Angelo Forgione. Assieme all’autore, presenzierà anche il professor Gennaro De Crescenzo, scrittore e storico archivista. La presentazione del libro darà spazio a un dibattito a cui il pubblico è invitato a partecipare con domande e riflessioni sulla cosiddetta “questione meridionale”. A moderare il dibattito Vincenzo Viglione, giornalista del quotidiano on line CampaniaNotizie.com.
La seconda fase dell’evento sarà scandita dalle note dei NapoliNcanto, dell’eclettico e impegnato musicista, nonché attore, Gianni Aversano, che delizierà con brani di musica dal repertorio classico e popolare partenopeo di un gruppo che ha portato la musica classica napoletana sui gradini più alti dei palcoscenici Europei e Mondiali.
Nel corso della serata sarà possibile degustare piatti tipici della cucina tradizionale. L’ingresso è gratuito e aperto al pubblico.

Schifano, Aprile e Forgione a la Feltrinelli di Napoli

Lunedì 8 luglio, alle ore 18, presso il megastore la Feltrinelli di via Santa Caterina a Chiaia 23 (pressi p.zza dei Martiri), appuntamento da non perdere con Jean-Noël Schifano, Pino Aprile e Angelo Forgione che discuteranno del libro Made in Naples di Angelo Forgione, con prefazione di Jean-Noël Schifano. Sala climatizzata.
L’evento sarà anticipato in mattinata dalla presenza di Jean-Noël Schifano e Angelo Forgione alla trasmissione La Radiazza di Gianni Simioli su Radio Marte, con collegamento telefonico con Pino Aprile.

Made in Naples, come Napoli ha civilizzato l’Europa…

Essere napoletani per essere universali

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Intervista di ReadMi / intervista di Caffenews.it

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Sta arrivando “Made in Naples”

“MADE IN NAPLES” Come Napoli ha civilizzato l’Europa (e come continua a farlo)

copertina_1A giorni sarà disponibile nelle librerie e on-line l’ultimo lavoro letterario di Angelo Forgione che sarà presentato alla stampa dall’autore e dal prefattore Jean-Noël Schifano lunedì 13 maggio (ore 11:30) al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo.

Dalla prefazione di Jean-Noël Schifano:
“Angelo Forgione ci dà, con questo decisamente storico e attuale Made in Naples, il grande libro-vademecum per tutti quelli che vogliono sapere, semplicemente, chiaramente, passionalmente sapere, a che punto sta, e perché, e fino a quando, la trimillenaria e così giovane e irriducibile Napoli. Il libro da portare con sé come il respiro della propria civiltà e lo specchio della propria vita.”

“Si tratta di una delle più antiche città d’Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva gli elementi della sua storia lunga e ricca di eventi. […] che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell’Europa e al di là dei confini di questa”.
Con questa motivazione, nel 1995, l’UNESCO ha inserito nella lista dei patrimoni mondiali dell’umanità il centro storico di Napoli, luogo cardine della civiltà europea, l’unica città occidentale che lotta per conservare la sua identità. È il luogo in cui, prima che altrove, sono state poste le fondamenta della cultura d’Occidente. L’autore parte da questa certezza per compiere un viaggio nel tempo libero da nostalgie e ricco di lucidità, senza mai perdere il contatto con un difficile presente in cui Napoli è, nonostante tutto, ancora protagonista.
Made in Naples è una radiografia storica per scoprire chi ha cercato e chi cerca di cancellare, e perché, l’identità di una città che ha fortemente contribuito a plasmare l’Europa. Un libro che ricostruisce il “muro della cultura” edificato in circa quattro secoli di storia partenopea e poi sgretolato sotto i colpi della mistificazione che ha travolto una capitale decaduta e il suo patrimonio considerato per questo tramontato, mentre, in realtà, impregna ancora fortemente la quotidianità dei disorientati cittadini europei. 22 mattoni di tufo giallo napoletano, ancora ben integri, rimessi insieme, scavando negli eventi per arrivare alle radici dei difetti e dei mali di oggi.
Made in Naples è uno strumento per decifrare la città più indecifrata del mondo.

cartolina 10x15Prefazione di Jean-Noël Schifano
320 pagine
€ 15,00
Magenes editoriale
Collana “Voci del Sud” (Milano, 2013)

pagina Facebook: www.facebook.com/madeinnapleslibro

Napoli scaccia i Maya. Quando i sabaudi?

Angelo Forgione – I sacrosanti strali di Jean-Noël Schifano contro il busto di Cialdini alla presentazione del “Corno Show” (guarda il video) sono da benedire perché aprono un prezioso dibattito identitario e non revanscista nelle sedi istituzionali. “Il Mattino” di oggi commenta con un articolo di Enrica Procaccini la sua scritta “Che crepi Cialdini il cialtrone” apposta col pennarello argento sul corno di Lello Esposito. E si legge così: “Ma con Maddaloni, Schifano sfonda una porta aperta. «Fosse per me – spiega Maddaloni – avrei già incappucciato anche chi nel nostro salone sta a fianco di Cialdini» (Cavour, n.d.r.) perché sono figure che con il popolo napoletano hanno ben poco a che fare».
Il presidente della Camera di Commercio sarà pure d’accordo con Schifano e con coloro che la storia la conoscono, ma anche lui dimostra con quel “fosse per me” che la porta è tutt’altro che aperta. Anzi, è sbarrata a 152 mandate perchè se non può rimuovere Cialdini vuol dire che qualcuno quella porta l’ha blindata anni fa e qualcun altro oggi la sorveglia evitando che venga sfondata.
borsa_napoliIl busto di Cialdini all’interno del palazzo della borsa di Napoli (clicca sulla foto per ingrandire) parla da sè con la sua espressione sprezzante e autoritaria. Ma se qualcuno non si spaventa a vederlo forse può trasalire pensando ai circa 9.000 fucilati (anche esponenti del clero), ai circa 10.000 feriti, ai circa 7.000 prigionieri, alle circa 1.000 case incendiate, alle circa 3.000 famiglie violate, ai circa 14.000 deportati in Piemonte, ai 6 paesi interamente messi a ferro e fuoco, ai circa 1.400 comuni assediati, alle circa 160.000 bombe scaricate su Gaeta che fecero circa 5.000 vittime tra napoletani (in grande maggioranza) colpiti anche da tifo e piemontesi, alle chiese e le regge saccheggiate. Tutto sommato basta per descrivere il generale vanaglorioso e spietato che “liberò” Napoli e il Sud per conto di Vittorio Emanuele II. A proposito, il monumento equestre al re è proprio fuori il palazzo camerale, al centro della nuova piazza, e qualcuno ne ha già imbrattato il basamento posteriore con la scritta “Sud libero”.
Vuoi vedere che invece di scacciare la fine del mondo dei Maya è iniziata l’epurazione dei falsi eroi risorgimentali? Chissà cosa è più probabile.

Schifano: «via il busto di Cialdini da Napoli»

Il corno di 270 centimetri in vetroresina dell’artista Lello Esposito è stato svelato alla Camera di Commercio che ha ospitato la presentazione del “Corno Show” oggi, 12/12/12 alle 12:12, per esorcizzare la profezia dei Maya. Il corno apparirà in primavera nelle piazze della città, ne saranno installati 36 nei punti più gettonati dai turisti con l’obiettivo di riqualificare e rivitalizzare il centro storico, decorati da altrettanti artisti. Faranno da contorno alle World Series di America’s Cup e al Maggio dei Monumenti. Una mostra che vuole essere «un intervento semplice ma qualitativo di arredo urbano», ha detto il presidente della Camera di Commercio Maurizio Maddaloni. Con lui, tra gli altri, l’intellettuale Jean-Noël Schifano che ha sollecitato più identità napoletana al posto dei simboli dell’occupazione risorgimentale lanciando un appello alla città affinché sia eliminato dall’edificio camerale il busto del «criminale di guerra e boia Enrico Cialdini, un cialtrone che uccise migliaia di briganti e rappresentanti di clero e nobiltà nel 1861», così come quello di Cavour e di tutte le altre icone piemontesi dai luoghi di Napoli. Schifano ha poi firmato il corno gigante con il pennarello argento, lasciando ben chiaro il messaggio: “Che crepi Cialdini”.