De Magistris tra legalità, democrazia e litigi

De Magistris tra legalità, democrazia e litigi

i pilastri della campagna elettorale sgretolati dal monolito arancione

Angelo Forgione per napoli.com
Cosa sta succedendo alla giunta De Magistris? Il rinnovamento procede spedito, si è arrestato o non è mai partito? A poco più di un anno dall’avvio della rivoluzione arancione gli interrogativi iniziano a farsi strada. La defenestrazione di Raphael Rossi dal ruolo di presidente dell’ASIA, l’azienda partecipata per la raccolta dei rifiuti del comune di Napoli, e la rinuncia di Roberto Vecchioni al Forum delle Culture hanno fatto da preludio agli addii di Pino Narducci prima e Riccardo Realfonzo poi. La super-giunta si è “scassata”, via uomini che hanno lavorato sul principio assoluto di legalità, sul quale De Magistris aveva costruito la sua vittoria nella corsa a Palazzo San Giacomo. Il fatto che siano usciti due suoi stimati amici dalla giunta sbattendo la porta non può non preoccupare. L’assessore alla sicurezza Narducci veniva dalla sua esperienza da Pubblico Ministero con le credenziali di importanti indagini sulla criminalità organizzata e del suo importate ruolo nel processo su “Calciopoli”. Doveva essere il garante assoluto della legalità per la città, ruolo per cui l’amico De Magistris aveva sfidato anche il parere contrario del CSM e del Presidente Napolitano, e invece è andato via con una gran voglia di tornare al suo lavoro di magistrato, denunciando nel suo comunicato di commiato il disgusto per una visione politica, non solo del sindaco, secondo la quale «i comportamenti illegali esistenti possono essere tollerati e accettati poiché sono comunque regolatori di equilibri del vivere civile e, senza di essi, si apre la strada al disordine sociale», criticando «una concezione regressiva e subalterna allo stato di cose presenti» e «una linea di assoluta continuità con vecchie logiche del passato». De Magistris gli ha risposto che era intransigente e si accaniva coi più deboli. Insomma, lo scontro tra l’inflessibile uomo di legge e l’indulgente, e ognuno scelga in questa vicenda dove inserire la legalità e il cambio di mentalità. Poi è toccato a Riccardo Realfonzo, assessore al bilancio, su cui il sindaco aveva costruito la sua campagna elettorale. Era stato uno dei primi a sostenerlo, reduce dalla sua esperienza in giunta con la Iervolino ed era ad un certo punto divenuto inconsapevolmente l’ago della bilancia nella disputa con Lettieri. Il candidato del PDL si buttò la zappa sui piedi quando disse che l’avversario voleva portarsi appresso un ex-assessore della Iervolino che per giunta aveva aumentato la TARSU. In realtà Realfonzo aveva fatto un figurone sbattendo la porta in faccia alla sindaco dimettendosi dopo averla accusata di non essere stato supportato nelle strategie per uscire dal dissesto e per abbattere il sistema clientelare che bloccava la macchina comunale. E la tassa sulla spazzatura l’aveva semplicemente applicata dopo che il Governo Prodi nel 2007 l’aveva innalzata obbligando i Comuni a coprire interamente il costo dello smaltimento. Anche qui si sono scontrati approcci diversi, con un assessore che lavorava per abbattere gli sprechi in maniera intransigente entrando «in conflitto con la politica degli eventi da organizzare in città, e con una visione della spesa pubblica scarsamente consapevole dei problemi e non molto diversa da quelle del passato», come lo stesso Realfonzo ha scritto nel suo comunicato stampa. De Magistris ha parlato di scelta sofferta che lo ha turbato sul piano umano sostituendo il professore sannita che tagliava le spese con Salvatore Palma, presidente del collegio dei revisori dei Conti, uomo utile a mitigare il buco in bilancio percorrendo strade meno pratiche e più politico-diplomatiche.
Anche Raphael Rossi era stato mandato via da ASIA in circostanze simili, denunciando di essere entrato in contrasto col sindaco per aver rifiutato di avallare 23 assunzioni. Nel 2006 il manager aveva rifiutato la corruzione con 125.000 euro a Torino e denunciato l’AMIAT, l’azienda dei rifiuti del capoluogo piemontese di cui era vicepresidente, il cui presidente cercava di imporgli l’acquisto di un macchinario ritenuto inutile al costo di 4,2 milioni. De Magistris ha deciso di fare a meno di lui, lasciando che andasse a occuparsi dei rifiuti di Foggia lasciando una Napoli non più in crisi ma sempre costantemente sporca.
E poi c’è anche la questione più velata del presidente dell’Unione Industriali Paolo Graziano che era a capo di ACN, il consorzio che si occupa dell’organizzazione della Coppa America a Napoli, che ha avuto qualche screzio con il sindaco: i due si sono beccati in occasioni di uscite pubbliche quali la presentazione della Coppa Davis e l’assemblea annuale degli industriali. Le polemiche su costi e ricavi dell’evento hanno lasciato il segno (a proposito, che fine ha fatto il concerto di Francesco Renga rinviato per pioggia che sarebbe stato pagato comunque?) e le inchieste aperte dai magistrati napoletani sui lavori per le World Series hanno portato a una rottura dopo mesi di collaborazione stretta. Rottura anche con il maestro Roberto De Simone sul progetto del museo delle tradizioni napoletane e qualche stilettata anche dal sindaco di Caserta Pio Del Gaudio che non ha gradito le lezioni di buona amministrazione del collega napoletano ai cittadini casertani. Ma il primo scontro fu con l’ex amico Beppe Grillo, a colpi di punture velenose, col comico genovese che accusò il candidato sindaco di abbandonare l’europarlamento tradendo la fiducia degli elettori.
Sembra evidente che personalità forti e dritte sulla schiena non riescano a convivere col sindaco di Napoli. Fin troppo diretto Realfonzo nel sottolinearlo: «il sindaco sviluppa un astio verso chiunque, anche nel tentativo genuino di aiutarlo, esprime un punto di vista diverso su qualche argomento». L’ormai ex assessore preconizza il crac finanziario e si dice preoccupato: «un avvicendamento all’assessorato, in questa fase, con le enormi difficoltà che il Comune continua ad incontrare, è un vero e proprio salto nel buio, che rischia di portarci rapidamente in una condizione di crisi finanziaria irreparabile. Ma lui ha ritenuto di assumersi queste responsabilità». Bisogna sperare che Realfonzo si sbagli ma c’è un dato evidente che rende le preoccupazioni ancor più concrete. La rivoluzione arancione poggiava su due cardini, la legalità e la democrazia; la prima mostra grossi segnali di fallimento, la seconda sembra essere già fallita. De Magistris aveva urlato alle piazze che avrebbe aperto le finestre di palazzo San Giacomo e che avrebbe contato sulla democrazia partecipativa. Di fatto prende decisioni improvvise e se ne assume la responsabilità, non dialoga con i movimenti e neanche con le forze politiche di maggioranza. L’ultimo rimpasto è avvenuto senza confronto con chi in consiglio comunale aveva chiesto una verifica e con la stessa autorità il sindaco decide di questioni che riguardano la città. Sono nate così le ZTL che non hanno visto una consultazione preventiva con i commercianti e le associazioni di categoria. Così è nato il bellissimo lungomare “liberato”, decisione giusta ma senza creare prima le condizioni urbanistiche che lo potessero sostenere. Tutto accade senza avviso e successivi chiarimenti, che si tratti
di smontare una monumento in Villa Comunale piuttosto che di trivellare a “Bagnoli Futura” senza un Piano di Emergenza di protezione civile.
Napoli spera ma sa anche essere facilmente disillusa. Come non ricordare la stagione d’oro di Bassolino con le sue sacrosante pedonalizzazioni e i suoi eventi isolati? Oggi il lungomare è splendido ma non può restare com’è, immobile come è rimasto il Plebiscito; e non può neanche nascondere dietro una nuova vetrina tutti gli altri problemi. Bagnoli è ancora una miniera di ricchezza sprecata e Napoli-est resta un nodo irrisolto. La grande emergenza dei rifiuti è un brutto ricordo ma la città resta complessivamente sporca e sciatta. De Magistris ha fatto e sta facendo, ma da ora si tratterà di capire con quali reali risultati in prospettiva. 
Le questioni sul tavolo sono tante ma le risposte non arrivano, il coinvolgimento è negato e tutto, nel bene e nel male, è competenza dell’ex-magistrato. I Social Network diffondono messaggi del sindaco, cioè del suo staff che fa da scudo, e interfacciarsi è impresa quasi impossibile. Legalità e partecipazione potrebbero rivelarsi un doppio boomerang per il sindaco arancione che preannuncia per Settembre anche il movimento politico per ricompattare da Napoli il centrosinistra e avviare un’altra corsa, stavolta al Parlamento. Si chiamerà “Movimento Arancione” e potrebbe portare con sé un tradimento (e chi lo sentirebbe a Grillo?) del patto coi suoi elettori napoletani. Che furono tanti se ci si riferisce al 65% di preferenze ottenute da chi credeva nella sua rivoluzione. Ma anche pochi se non si dimentica che a Napoli votò solo il 50.57% degli aventi diritto. Tradotto in soldoni, il primo partito in città è quello di chi non crede nella politica e De Magistris ha l’onere di ridare fiducia ai disinteressati. L’unica maniera per farlo è quella di essere sindaco per Napoli, dedicandosi anima e cuore al rilancio della città senza altri obiettivi. Le premesse erano ottime ma il “conto arancio”, oggi come oggi, non sta rendendo quanto promesso.

Cassa Armonica, i tre mesi sono passati (invano)

Cassa Armonica, i tre mesi sono passati (invano)

tutto tace attorno al monumento di Errico Alvino

Angelo Forgione – Era il 31 Marzo, vigilia di World Series di “America’s Cup” sul lungomare di Napoli. La nostra denuncia della scomparsa della pensilina in ghisa e vetro colorato dalla Cassa Armonica di Errico Alvino in Villa Comunale faceva il giro delle redazioni locali. Napoli si svegliava con un altro monumento violato, senza preavviso e per esigenze “superiori”. La nostra storia sacrificata per accontentare gli americani. Nel silenzio della Soprintendenza sulla vicenda, mai interrotto, i pezzi smontati furono rinvenuti nel vicino cantiere della metropolitana, adagiati a terra nel fango e senza le necessarie precauzioni, laddove si trovano tuttora invece che in un laboratorio al chiuso come inizialmente annunciato dalla ditta Neri. Durante l’evento sportivo fu montato attorno alla Cassa Armonica amputata una struttura metallica di supporto tecnico ma non è possibile dire se la pensilina dovesse fargli posto o se i decibel dei concerti programmati avrebbero potuto causarle danni.
Ad ogni modo, dopo circa tre settimane lo staff del sindaco De Magistris ci comunicò sia verbalmente che testualmente che entro Agosto il monumento sarebbe stato restaurato, tornando al suo aspetto originale. Così recitava l’informazione: “Le strutture saranno restaurate in loco e rimontate a stretto giro. L’appalto per il restauro dell’intero monumento è a giorni. I tecnici del Comune hanno riferito che è lecito ritenere che la Cassa ritornerà allo splendore di un tempo entro i prossimi 3 mesi”.
Era il 22 Aprile e i tre mesi sono passati invano. La Cassa Armonica è ancora sfigurata e la cosa è gravissima. Il sindaco ha annunciato che «si sta lavorando sul progetto di riqualificazione del lungomare con l’intento di iniziare i lavori ad autunno per poter avere già ad Aprile dell’anno prossimo un lungomare ancora più bello, con la riqualificazione della strada e del decoro urbano per il lungomare più bello del mondo». Probabilmente il restauro è rimandato, lo speriamo, ma resta la vecchia usanza dell’informazione disattesa e della mancanza di coinvolgimento della cittadinanza riguardo le cose della città. La cosa fa tanta rabbia e francamente stufa perchè abbiamo ancora nelle orecchie l’urlo “democrazia partecipativa”. Macchè! La nostra storia viene violata e talvolta scompare (vedi orologio storico EAV in Piazza VII Settembre), le trivelle avanzano a Bagnoli e nessuno può sapere, colloquiare e avere risposte.

Napoletano coleroso, terremotato… e blatteroso

Napoletano coleroso, terremotato… e blatteroso

che malainformazione sarebbe senza Napoli?

Angelo Forgione – Nelle ultime settimane sono sempre in giro per la città, in strada. Quelle del centro, il lungomare “liberato”, il Vomero, Fuorigrotta e Bagnoli i quartieri più calpestati per seguire la questione delle trivellazioni. Sarò stato fortunato ma fin qui non ho incontrato una blatta. La cerco e non la trovo, che sfortuna! Mi sono persino seduto per un’ora a Via Toledo, sporchissima di sera, in attesa che ne passasse qualcuna ma invano. E allora, massima solidarietà a chi sta affrontando il problema perchè a chi tutto e a chi niente non mi sembra giusto. Però, diciamocelo, sarà pure problema da risolvere immediatamente in alcune zone della città che resta lontana dagli standard di pulizia che merita la sua importanza, ma l’emergenza è altra cosa e l’accanimento mediatico già denunciato ha già fatto i suoi danni. Napoli e le sue blatte rosse sono finite su Le Monde, su BBC News e non solo! Tutti parlano della vicenda, giornali e telegiornali internazionali indistintamente.
Oggi è sceso in campo il sindaco De Magistris, visibilmente infastidito dalla campagna mediatica nazionale e ora anche internazionale che si è montata sul caso. L’ha definita “inqualificabile e inaccettabile” e ha preannunciato azioni legali, spiegando il continuo accanimento così: «il riscatto di Napoli da fastidio, questo è un tema che inizia nel 1861 con l’unità d’Italia e i rapporti tra Nord e Sud del paese» (video in basso). Sarà la vicinanza dell’assessore allo Sviluppo Marco Esposito, saranno i “nostri” venti meridionalisti che spirano forte, sta di fatto che De Magistris ha rotto gli indugi e ha iniziato a parlare di stupro mediatico di stampo risorgimentale.
Tutto giusto, tutto perfetto, ma speriamo che il sindaco se ne ricordi sempre e non solo in occasioni come questa in cui c’è da difendere non Napoli ma la sua gestione. Cosa che non è avvenuta prima, neanche quando nel passato remoto e recente personaggi noti e meno noti hanno infangato la città e non la sua amministrazione.
La falsa emergenza blatte, ossia il problema, riporta alla mente le parole di un maestro di giornalismo, quel Paolo Mieli che in occasione del colera del 1973 in cui la città fu massacrata oltremisura era inviato de “L’Espresso” e capì a soli ventiquattro anni che il giornalismo nazionale stava approfittando di un’emergenza sanitaria a Napoli benchè dovuta a cause esterne e presente anche in altre città che non furono ritenute responsabili come Napoli, che non lo era. “Dal 1861 i problemi comuni a tante città diventano un flagello per Napoli”, dice Mieli con esperienza vissuta sul campo. Giusto, e come i napoletani sono diventati colerosi e terremotati potrebbero facilmente diventare anche blatterosi.

Trivellazioni Campi Flegrei, parla il Prof. Mastrolorenzo

Trivellazioni Campi Flegrei, parla il Prof. Mastrolorenzo

rischi e omissioni di un progetto senza sicurezza e informazione

L’omissione di informazione sul “Deep Drillng Project” ai Campi Flegrei necessita di chiarezza e l’abbiamo cercata ascoltando un luminare della materia, il Professor Giuseppe Mastolorenzo dell’Osservatorio Vesuviano – INGV, vulcanologo di fama mondiale, al quale abbiamo chiesto se il progetto serve, se è pericoloso e se è corretto. Assenza di un piano di emergenza nazionale e locale; assenza della comunicazione alla cittadinanza delle finalità del progetto e dei suoi eventuali rischi; assenza di condivisione della scelta di autorizzare le perforazioni. Tutto ciò rende l’operazione un forte azzardo. C’è da chiedersi che fine abbia fatto la democrazia partecipativa annunciata in campagna elettorale dal Sindaco De Magistris.

Trivellazioni ai Campi Flegrei, quale rischio?

Trivellazioni ai Campi Flegrei, quale rischio?

alla conquista delle viscere… incidente di percorso permettendo

Angelo Forgione per napoli.com Era il 28 Maggio del 2006 quando iniziò l’eruzione del vulcano di fango “Lusi” di Sidoarjo in Indonesia. Un’eruzione ancora in corso e che non si sa quando e se avrà fine. Dighe e barriere erette per contenere l’enorme massa di fango che ha superato già abbondantemente il miliardo di metri cubici coprendo circa 6.5 km² mietendo 13 vittime, sfollando 30mila persone e seppellendo 11 villaggi e una trentina di fabbriche. La singolarità dell’evento non sta nella sua eccezionalità ma nel fatto che non è naturale ma è stato causato dall’uomo con un imprevisto durante l’attività di trivellazione per l’estrazione del gas che ha provocato un’esplosione sotterranea. Incindenti simili, seppur meno catastrofici, si sono verificati anche in Islanda, Nuova Zelanda, Svizzera e anche in Italia, a Fiumicino, in occasione di un sondaggio superficiale del terreno durante il quale è stata trovata un’inattesa sacca di anidride carbonica nel sottosuolo che ha provocato un’esplosione, causando sette feriti e l’evacuazione di tutta la zona circostante.
Da qualche settimana è giunto il via libera del sindaco De Magistris per il “Campi Flegrei Deep Drilling Project”, un progetto di perforazione dell’area di “Bagnoli Futura”, di proprietà al 90% del Comune di Napoli, affinchè si realizzi un pozzo pilota a 500 metri di profondità cui dovrebbe seguirne uno a 4 chilometri se gli scienziati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia otterranno indicazioni circa la possibilità di raggiungere liquidi geotermici ad alta temperatura utilizzabili per studiare il  sottosuolo. Il problema è che quella dei Campi Flegrei è una caldera attiva dove dorme un supervulcano potenzialmente molto più pericoloso del Vesuvio e non si conoscono le reazioni vulcaniche che tali operazioni potrebbero causare.
Non è il caso di creare allarmismi superflui ma non si può neanche ignorare il rischio, che gli esperti non escludono, di micro-terremoti, fughe di gas tossici, se non addirittura di incontrollate esplosioni. Il centro di ricerca tedesco per le geoscienze che collabora al progetto ha dichiarato che al momento non vi è alcun rischio se la perforazione avviene in maniera controllata, anche se non ha escluso il rischio vulcanico. Cosa succederebbe se le perforazioni incontrassero la camera magmatica? Il vero problema è che se per un’eventuale eruzione naturale del Vesuvio esiste un piano di evacuazione, per una non prevista eruzione artificiale del supervulcano dei Campi Flegrei, attorno al quale la densità di popolazione esposta è altissima, non c’è nessun piano di emergenza della Protezione Civile. Questo fa dell’area flegrea la più rischiosa al mondo.
Il Prof. Giuseppe Mastrolorenzo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Napoli (Osservatorio Vesuviano) ha spiegato nel corso di un evento pubblico di sensibilizzazione che le attività di perforazioni nascondono rischi. «Trivellare vicino a un centro densamente abitato è una scelta azzardata. Prima di andare a perforare un supervulcano sarebbe opportuno spiegare ai cittadini cosa sta per succedere, e magari spiegare alla gente cosa fare in caso di allarme improvviso», ha detto Mastrolorenzo.
Benedetto De Vivo, docente di Geochimica ambientale all’Università di Napoli Federico II, ritiene il placet del Comune di Napoli una vera follia e indica un sito alternativo in corrispondenza del centro della caldera, tra Pozzuoli e Quarto, sulla Via Campana, dove c’è un’area demaniale libera.
Il sindaco De Magistris ha più volte chiesto accertamenti sui rischi concreti prima di rilasciare l’autorizzazione e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha garantito che questa operazione non vuole svegliare il supervulcano ma semmai ridurre il rischio vulcanico aumentando la capacità scientifica di previsione di possibili eruzioni coi dati che se ne ricaveranno. Il progetto, che dovrebbe partire entro la fine dell’anno, si avvale dei massimi esperti di vulcanologia del mondo e i rischi derivanti da questa operazione si riducono ad eventuali incidenti di percorso. È proprio questo il problema, un incidente di percorso in un’area massicciamente popolata senza un piano di emergenza. Come se non bastasse il Vesuvio.

Rischio trivellazioni ai Campi Flegrei (minuto 28:58)

Plebiscito: statue equestri e spazio da valorizzare

Plebiscito: statue equestri e spazio da valorizzare

Dibattito col Comune su ZTL e lungomare: attenzione al precedente!

Angelo Forgione – Si è svolto alla storica libreria “Treves” di Piazza del Plebiscito l’incontro-dibattito “Un anno di De Magistris” promosso dagli amici di “Insieme per la rinascita” e moderato da Flavia Sorrentino. Presente tra gli altri l’assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli Marco Esposito che, vista l’assenza del previsto ospite De Magistris e dei suoi “avversari” Lettieri e Demarco, si è prestato al fuoco di fila delle tante domande sui temi più caldi del momento, dalle discusse ZTL e lungomare pedonalizzato all’assicurazione “RCA Napoli Virtuosa” per gli automobilisti napoletani le cui modalità sono state descritte dallo stesso Esposito (nel video di Tony Quattrone) che, oltre a fornire indicazioni sulle strategie di attrazione degli investimenti internazionali su Napoli, ha anche ribadito con forza il concetto già espresso recentemente a Mantova e a Portici secondo cui, se le politiche marcatamente anti-meridionali proseguiranno, sarà meglio fare da soli.
In merito a ZTL e lungomare liberato dalle auto, sul quale l’amministrazione comunale andrà avanti senza ripensamenti, sono intervenuto ricordando all’assessore che la città ha già un esempio del genere da non ripetere che è la piazza in cui ci trovavamo a discutere. Liberata giustamente dalle auto nel 1993 ma da circa 20 anni senza alcun intervento di sviluppo che ne abbia valorizzato lo spazio e la relativa fruizione. Una piazza vetrina in cui turisti e cittadini sono di transito, consegnata al degrado assoluto soprattutto nelle ore serali. Ho suggerito all’assessore di non ripetere lo stesso errore a Via Caracciolo e di riparare anche a quello del Plebiscito ormai cristallizzato e dimenticato. La distrazione del lungomare, che certamente ha più criticità dovute alla presenza di numerose attività commerciali che invece al Plebiscito non ci sono, non deve far dimenticare alla cittadinanza le altre problematiche che rivestono anche altri aspetti. Se Via Caracciolo è il lungomare più bello del mondo e va sfruttato, il Plebiscito è il luogo simbolo della cultura Sette-Ottocentesca, del neoclassicismo europeo (e non solo) fiorito a Napoli dopo gli scavi borbonici di Pompei ed Ercolano.
La richiesta all’assessore Esposito è stata, ed è pertanto, di lavorare per attrarre investimenti che rivitalizzino anche la piazza di Napoli Capitale passando per un restauro e recupero del colonnato a medio-lungo termine, intervento che potrebbe essere preceduto da interventi simbolici più facili da realizzare ma altrettanto doverosi come per esempio il restauro e la pulizia dei monumenti equestri dedicati a Carlo e Ferdinando di Borbone. A tal proposito ho ricordato a Marco Esposito che la città ha beneficiato “passivamente” dei soldi che Roma ha stanziato per il recupero di statue risorgimentali in occasione di “Italia 150”, da Vittorio Emanuele II a Garibaldi, da Pisacane e Nicola Amore, e che quelle veramente preziose, scolpite da Antonio Canova (con l’aiuto del suo allievo Antonio Calì), massimo scultore neoclassico, sono in condizioni indecenti e offendono la nostra Storia. Turisti e cittadini ne osservano il degrado tra scritte sui basamenti e guano di uccelli, chiedendosi chi siano quei “cavalieri romani” (non per caso) perchè non c’è una targa che ne descriva identità e fattura. Pertanto, ho chiesto espressamente di recuperare fondi non spesi o ripetere l’operazione già compiuta a
Piazza Dante e Piazza Mazzini dove i rispettivi monumenti sono stati restaurati dalla II Municipalità coinvolgendo uno sponsor (A&C Network srl) cui è stata consegnata la fruizione degli spazi pubblicitari esterni ai cantieri, col risultato di un restauro in pochi mesi e la provvidenziale installazione di una recinzione non invasiva che sta evitando il ripresentarsi delle problematiche dovute all’inciviltà e all’incultura di alcuni (giovani?) napoletani. Per le statue borboniche urge almeno una pulizia dei basamenti, un restauro della recinzione originale, l’installazione di un’ulteriore recinzione esterna non invasiva e una descrizione delle opere.
Un’operazione che potrebbe essere adottata anche dalla I Municipalità Chiaia-San Ferdinando-Posillipo, perciò proposta nei giorni scorsi anche al suo presidente Fabio Chiosi. Non è importante chi lo faccia, ma che lo si faccia. La storia di Napoli e il suo decoro monumentale non hanno colore politico.

Cassa Armonica, 3 mesi per il restauro completo

Cassa Armonica, 3 mesi per il restauro completo

lo staff del Sindaco delucida sulla vicenda

Giorni di colloqui telefonici e scambi serrati con lo staff del Sindaco sulla preoccupante vicenda della Cassa Armonica la cui pensilina perimetrale è stata smontata e riposta all’aperto adagiata in un cantiere della metropolitana. Alessio Postiglione e Felice Balsamo hanno riferito che la comunicazione fuorviante del trasferimento della struttura in laboratorio era stata fornita dalla ditta che ha in appalto il lavoro e che il Comune era all’oscuro del reale posizionamento dei portanti di ghisa per i quali si sarebbe comunque accertato che vi sia sorveglianza. I tempi comunicati per il restauro effettivo dell’intero monumento sono stretti: tra tre mesi, quindi entro Agosto, la promessa del lieto fine della vicenda su cui continueremo a vegliare senza abbassare la guardia.
Ringraziando Postiglione e Balsamo, resta comunque aperto un problema di comunicazione: il rapporto con lo staff del Sindaco è utilissimo ma il Comune e gli assessorati competenti dovrebbero rispondere e dialogare in prima persona, nonostante i mille impegni, a questioni importanti come questa. È possibile che sulla vicenda della scomparsa dell’orologio storico EAV di Piazza VII Settembre nessuno sappia?

I controlli del Comune in merito alla cassa armonica sono stati effettuati.
Le pensiline sono state lasciate nel cantiere a cielo aperto dalla ditta che ha effettuato i lavori seguendo tutte le procedure; vederle nel fango non è piacevole ma controlli tecnici escludono pericoli e il cantiere è anche vigilato per evitare ruberie.
Le strutture saranno restaurate in loco e rimontate a stretto giro. L’appalto per il restauro dell’intero monumento è a giorni. I tecnici del Comune hanno riferito che è lecito ritenere che la Cassa ritornerà allo splendore di un tempo entro i prossimi 3 mesi.
L’America’s cup è stata realizzata anche per innescare un rapido processo di recupero e restauro del lungomare e della Villa comunale, in particolare. La giunta ha appena stanziato altri fondi per la ripavimentazione della Villa e i lavori di ripristino e rigenerazione della Villa sono già in cronoprogramma. La vs pazienza sarà premiata.

Staff sindaco

Cassa Armonica, pensilina accantonata senza sicurezza

Cassa Armonica, pensilina accantonata senza sicurezza

Sindaco, i monumenti non si toccano!

Quando denunciammo che la pensilina in vetro e ghisa della Cassa Armonica in villa comunale era stata smontata e che per la struttura non si era trattato di un restauro ma di una messa in sicurezza (costata più di 48.000 euro) i maggiori quotidiani cittadini pubblicarono la notizia. Nonostante ciò, nessuna delle istituzioni si precipitò a dare delle delucidazioni, come del resto non era stato comunicato che si sarebbe compiuta una simile operazione. Quando si interviene su un monumento bisognerebbe rendere note prima di operare le autorizzazioni, le finalità e le prospettive.
Anche sull’orologio storico EAV scomparso a Piazza VII Settembre, nonostante la denuncia e i ripetuti solleciti, nessuno aveva ritenuto di dover dare risposta. Dal 19 Dicembre, data della nostra prima richiesta, sono intercorsi quattro mesi senza ricevere alcun cenno sul “mistero” dell’orologio sparito nel nulla in occasione dei lavori per la realizzazione della Linea 1 Metropolitana.
Infastiditi dalla violenza sulla Cassa Armonica per il profondo amore che nutriamo per la nostra città e per i nostri monumenti, in mancanza di protocolli ufficiali attingemmo a fonti attendibili che ci comunicarono in via ufficiosa il trasferimento della struttura in un laboratorio in attesa di restauro. E pubblicammo l’indiscrezione che peraltro combaciava con la versione fornita della ditta Neri incaricata delle opere.
Oggi scopriamo che la pensilina è riposta in un cantiere all’aperto della Linea 6 nei pressi della Cassa Armonica, senza la necessaria sicurezza. Per laboratorio si intende un luogo chiuso dove si hanno a disposizione i mezzi e le strutture adatte agli interventi del caso; qui si tratta di cantiere.
Continuiamo ad avere piena fiducia/speranza nella giunta di De Magistris ma da qualche mese va detto che la democrazia partecipativa che ne era stata il cavallo di battaglia in campagna elettorale è evaporata. Le risposte non arrivano più e le proposte costruttive o le nostre denunce sembrano cadere nel vuoto come accadeva con le ultime disastrose amministrazioni. Già a Luglio scorso presentammo insieme a Eddy Napoli (ambasciatore della canzone napoletana nel mondo) proposte e progetti al Sindaco, incontrato a Palazzo San Giacomo, ma non avemmo purtroppo il piacere di ricevere cortese risposta.
Anche sulla vicenda della Cassa Armonica, da noi denunciata appena verificatasi, non abbiamo ricevuto alcuna risposta ufficiale ma solo qualche delucidazione ufficiosa e poco precisa. Capiamo i mille impegni e le priorità di un Sindaco di una città come Napoli ma, a prescindere dal valore delle proposte e delle denunce, le risposte e il dialogo sono alla base di una proficua collaborazione con associazioni e movimenti di cittadinanza attiva, oltre che buona norma.
La vicenda della Cassa Armonica è preoccupante e non si può restare in “stand by”. I monumenti non si toccano!

Bilancio di America’s Cup tra molte luci e tante ombre

Bilancio di America’s Cup tra molte luci e tante ombre

ACN contro ACEA, tra i due litiganti Venezia gode

Angelo Forgione per napoli.com La tappa napoletana delle World Series di America’s Cup è terminata con la vittoria di uno dei due catamarani del team “Luna Rossa”. Grande successo di pubblico e a vincere sono stati certamente i napoletani che hanno assiepato costantemente a centinai di migliaia Via Caracciolo nonostante la pioggia che ha risparmiato la città solo in uno dei cinque giorni di regate, anzi quattro perchè Sabato Giove Pluvio si è messo così d’impegno da far cancellare la giornata di competizione. Inaugurazione rovinata da un fortunale come difficilmente se ne erano visti a Napoli proprio sull’omaggio a Lucio Dalla, e chiusura con fuochi d’artificio ancora bagnata.
Una vera sfortuna, un appuntamento in parte rovinato perchè il golfo più bello del mondo è ben altro scenario col sole, anche se per i velisti il vento e il mare non regolare hanno rappresentato divertimento allo stato cristallino. Niente sole, ma il calore dei napoletani ha lasciato il segno travolgendo i velisti non abituati ad avere la gente così vicina. Così come per l’urlo “the champion” allo stadio, così sul lungomare è nato qualcosa di nuovo: il giro di campo (di regata) di “Luna Rossa” per festeggiare la vittoria. «È lo stadio della vela – aveva detto alla vigilia James Spithill di “Oracle” – in nessun altro posto del mondo le regate si svolgono così vicine al pubblico sulla terraferma. Sentiamo le grida, gli incitamenti, cosa nuova ed entusiasmante»
E poi Max Sirena, skipper di “Luna Rossa”, che ha dato testimonianza della proverbiale accoglienza napoletana: «In questa settimana non siamo riusciti a pagare un caffè, speriamo di poter ricambiare presto la splendida ospitalità dei napoletani».
Anche Bruno Troublé, ideatore della “Louis Vitton Cup”, è rimasto rapito dalla città partenopea: «Non ho mai visto in tutta la mia carriera agonistica ed organizzativa nessuna città che abbia partecipato come Napoli. Qui non ci sono solo spettatori che seguono le regate godendosi lo spettacolo, ma partecipanti attivi all’evento. Un’affluenza così al Village non l’abbiamo mai vista in nessun posto del mondo. La gente interagisce, è coinvolta ed è sempre costantemente presente”.
Tante le presenze turistiche in città, già previste alla vigilia ma non segnalate dai media nazionali che alla vigilia di Pasqua si erano affidati con superficialità alle statistiche di prenotazioni “fai da te” su internet mentre a Napoli era annunciata già la prenotazione del 90% delle camere d’albergo.
Dietro le belle immagini e la facciata, immancabili le polemiche dietro le quinte che non mancheranno di qui all’anno prossimo, quando le World Series torneranno a Napoli. Non tutti i conti tornano, a cominciare dalla copertura televisiva. Scomparsi gli spot programmati tra l’estate 2011 e la primavera 2013 per un totale di 25 minuti dedicati alla città ospitante. Le immagini in tv sarebbero state inferiori a quanto stabilito e sono stati “oscurati” i match race a causa, secondo indiscrezioni, di tagli alla produzione televisiva per i quali occorrono due elicotteri. E poi la riduzione dei team in gara, con “Green Comm” e “Aleph” che si sono ritirati, e 
altri piccoli problemi organizzativi. Paolo Graziano a nome di ACN (America’s Cup Napoli) ha esternato tra le righe il malcontento che c’è, dichiarando che il bilancio tra dare e avere andrà rivisto e gli accordi andranno rinegoziati. «Napoli ha dimostrato le sue potenzialità e la Coppa America ha bisogno di Napoli (non viceversa, n.d.r.). Sono contenti i team, gli sponsor e gli organizzatori e quindi detteremo qualche regola in più perchè si sono invertite le condizioni. Non siamo più gli ultimi arrivati» – ha detto Graziano, lasciando intendere anche che c’è chi ha remato contro:  «lavoreremo anche contro chi ha fatto la danza della pioggia». Gli avvocati sarebbero già al lavoro nell’ombra dal 23 marzo, allorché l’ACEA (America’s Cup Event Authority) comunicò a sorpresa la decisione unilaterale di “tagliare” due giornate di gare. Si trattava del week-end di Pasqua, mica poco, soprattutto per i turisti arrivati a Napoli proprio in quei giorni, tant’è che l’inaugurazione è rimasta fissata alla Domenica di Pasqua, a tre giorni dalle prime gare. Per gli operatori locali è stato impossibile riprogrammare l’offerta turistica e le iniziative collaterali.
Facile dedurre che la cancellazione delle gare di Sabato ha alimentato i malumori che sono arrivati fino a Venezia. Nella città veneta, dove ci sarà la prossima tappa di Maggio, si sono fatti forti dell’esperienza e si sono catapultati a Napoli dove hanno imposto ad ACEA il rispetto degli accordi che a Napoli sono saltati. Lì ci sarà la versione integrale, quella che a Napoli è mancata. Più giorni di regate in laguna rispetto al golfo, copertura di due week-end dal 12 al 20 Maggio mentre a Napoli si è gareggiato sostanzialmente nei giorni feriali (sotto la pioggia); e poi due campi di regata per diversificare lo spettacolo, frutto di una trattativa a carte scoperte e coi piedi puntati condotte dal Sindaco di Venezia Orsoni.
Napoli ha fatto dunque da cavia e c’è da aspettarsi per Venezia una copertura televisiva maggiore con tanto di esposizione mediatica più rimarcata. Quella che è mancata a Napoli, complice Mediaset che ha relegato le regate a “Italia 2” senza sponsorizzare minimamente lo scenario della città ospitante come ha già iniziato a fare Stefano Vegliani, telecronista Mediaset autore peraltro di gaffe freudiane nell’indicare Milano come sede delle regate in corso.
Il Sindaco di Venezia Orsoni ha sottolineato il vantaggio ottenuto: «È stata una buona idea chiedere di concentrare le regate solo nel week-end ma è anche con l’esperienza (di Napoli) che si aguzza l’ingegno». Aggiungendo che la manifestazione non gli costerà un euro di fondi pubblici e sarà pagata per intero dagli sponsor perchè è l’America’s Cup che deve rincorrere Venezia e non viceversa. Quello che ora dicono, giustamente, Graziano, De Magistris, Caldoro e Cesaro, sicuramente un po’ scottati dalla vicenda dopo aver speso circa 16 milioni di cui 12 di fondi europei stanziati dalla Regione, 3 dalla Provincia con fondi interni e 1 dal Comune (a cui si aggiungerà il prossimo anno un altro milione previsto per la tappa del 2013). 4 milioni sono serviti per i “baffi” della scogliera di via Caracciolo, 3 milioni e 220 mila per l’allestimento del Villaggio in Villa Comunale e gli eventi (con la beffa del concerto di Francesco Renga annullato per maltempo) e 5 milioni sono invece andati in tasca ad ACEA.
A Napoli si è speso perchè nel borsino turistico internazionale la città non attraeva dopo lo scandalo dei rifiuti mentre Venezia può vantare una diversa considerazione. Anche se le priorità sono tante, occorreva investire per raccogliere un ritorno, tutto ancora da quantificare, ma ora che si sono mostrate tutte le potenzialità agli americani e al mondo è giusto pretendere maggior rispetto. Ecco perchè ora ACN, pur contenta del risultato organizzativo e del ritorno di immagine, non ci sta e prepara la rinegoziazione che Venezia ha anticipato. Basta leggere tra le righe le parole di Luigi De Magistris che sono le stesse di Graziano: «Un successo per Napoli e i napoletani. Abbiamo dato tanto agli americani, per il 2013 dobbiamo rivedere qualcosa». Del resto era cominciata alla stessa maniera, con Napoli che lo scorso anno aveva lungamente corteggiato una manifestazione che rincorse in silenzio Venezia, per poi farsi corteggiare da una Napoli irritata.
Ora però, oltre a mettere in riga gli americani di ACEA come è giusto che sia, è anche il caso di pensare a come dare seguito al rilancio turistico e d’immagine di Napoli, e che non sia solo di facciata.