Angelo Forgione – Emmanuele Jannini, docente di Endocrinologia all’Università di Roma Tor Vergata, nel corso del puntata di Superquark del 3/7/14 ha commentato i dati sulla violenza sulle donne in Italia relativi all’ultimo decennio.
«Ci siamo resi conto che, contrariamente a quello che pensavamo, il Nord è il posto dove è più pericoloso essere donna, mentre il Sud è il fanalino di coda. I dati sono motivati probabilmente dalle diverse influenze culturali nella società settentrionale».
Se è relativamente semplice comprendere cosa ci sia dietro il “contrariamente a quel che pensavamo” del professor Jannini, ovvero la correlazione tra violenza sulle donne e povertà, più criptica è la sua spiegazione del fenomeno. Tra il 7% del Sud e il 58% del Nord c’è una bella differenza, non certo uno scarto minimo. Cosa vuole intendere il professor Jannini quando parla di diverse influenze culturali? Forse che gli stupri e le violenze sulle donne nei territori settentrionali sono da attribuire solo agli extracomunitari e ai meridionali che lì vivono?
I dati europei riportati in un’indagine condotta dall’Agenzia europea per i diritti fondamentali dicono che gli abusi di genere sono più diffusi nell’Europa del Nord: al vertice della classifica infatti troviamo la Danimarca (con il 52% di donne che raccontano di avere subìto violenza fisica o sessuale dall’età dei 15 anni), la Finlandia (47%) e la Svezia (46%). A seguire i Paesi Bassi (45%), Francia e Gran Bretagna (44%), mentre l’Italia si piazza al diciottesimo posto (27%). Un po’ come per suicidi e uso di psicofarmaci, più ci si approssima alle aree nordiche ricche e più l’incidenza del fenomeno aumenta. La verità è che la violenza sulle donne, come tutti i drammi sociali, è frutto di un intreccio di altri problemi sociali (povertà, alcolismo, droga, sofferenza psichiatrica, bassa scolarità), di commistioni culturali certamente, ma anche di un diverso rispetto del gentil sesso. Rispetto che nelle aree povere è ancora forte perché non pregiudicato dalla mercificazione. Del resto, la cultura maschilista italiana è oggi incarnata dall’offensiva visione della donna codificata dall’avvento delle tivù di Berlusconi e dalle sue lussuose avventure sessuali che devono indignare e non divertire. E se vogliamo andare agli albori della Nazione, i primi stupri d’Italia li commisero Bersaglieri e Carabinieri piemontesi, ai danni delle donne del Sud, in nome del disprezzo etnico e della diversità culturale… contrariamente a quanto si possa pensare.

Angelo Forgione – Non solo pesce, legumi e frutta secca. Nell’antica Pompei, città di ricchi commerci, si gustavano anche cibi esotici come ricci, cosce di giraffa e fenicotteri, col condimento di spezie giunte dall’Indonesia.
Angelo Forgione – 
Angelo Forgione – Morire non per una partita di calcio. Morire perché napoletano. Morire per la caccia al napoletano, per tutto quello la società italiana, inesistente, ha incubato dalla nascita della Nazione unita e per quel che il Calcio, dagli anni Settanta almeno, ha vomitato su Napoli, senza che nessuno si sia mai indignato. Nessuno! Finché non si è iniziato a protestare, a sfruttare internet e i media, a colpire i vari Amandola di turno, a sollecitare le radio locali, a creare un nuovo fronte di opposizione sdegnata. E solo allora sono arrivate le regole, le squalifiche, con cinquant’anni di ritardo. Troppo tardi: il malcostume era già “costume”. Vaglielo a togliere il giocattolo al bambino viziato!
