Angelo Forgione – Nei giorni scorsi si è accesa una polemica sulle parole pronunciate da Raffaele Auriemma nel dibattito sulla chiusura della curva milanista per discriminazione razziale nei confronti dei napoletani, durante la trasmissione Tiki Taka di lunedì 31 settembre (guarda a 1:20:00). Due giorni prima gli ultrà rossoneri erano rimasti all’esterno dello stadio, dove avevano inscenato una protesta a base di cori e striscioni anti-napoletani. La polemica, evidentemente, mi ha travolto indirettamente e tante sono state le rischieste di esprimermi sulle parole del telecronista tifoso napoletano di Mediaset Premium. Cosa ha detto Auriemma per attrarre l’ira dei suoi e vedersi costretto a scrivere un editoriale per chiarire il suo pensiero? «Io me ne frego – ha detto il popolare telecronista – e non mi piace questa severità presunta per chi dice “coleroso”. Il colera a Napoli c’è stato tre giorni nel Settanta, non è che sono arrivati i lanzichenecchi da queste parti. Chi fa questi cori non sa neanche a cosa si riferisce. È ignoranza, è idiozia, è bisogna ripartire dalla scuola. Il capo ultras del Milan ha ragione quando dice che questi cori ci sono da decenni. Noi napoletani non ci offendiamo e non ci sentiamo colpiti dal razzismo. Sono cori da stadio e questo devono rimanere. Il vero razzismo è quello tra calciatori. La repressione peggiora le cose perché questi vanno fuori e fanno peggio».
Le parole di Auriemma sono frutto di un parere intimo e l’errore è stato quello di iniziare a esternare un pensiero a titolo personale per poi estenderlo a tutti i napoletani. Che invece, in gran parte, dimostrano da tempo di pretendere il rispetto che troppo spesso viene a mancare e avrebbero sperato in un altro tono dalla voce napoletana di Premium Calcio. Auriemma ce l’ha più con la giustizia sportiva – e fa bene – che solo ora usa il pugno di ferro per certe manifestazioni che si sono ripetute per anni senza alcun provvedimento. Anch’io non mi offendo per l’ignoranza di chi dimostra palesemente e in pubblico di essermi inferiore culturalmente, ma a differenza di Auriemma mi indigno al cospetto dell’ignoranza destabile di un uomo in età avanzata che si esprime col linguaggio razzista e dice di non esserlo perché “quei cori sono solo roba da stadio”, salvo autoconfutarsi nell’arco di cinque secondi cinque… giusto il tempo di confessare, quasi fosse un’attenuante invece che un’aggravante, che certi cori sono normali dal momento che si fanno anche a scuola. Vero, ed è proprio questo il problema. Dunque, tutto dovrebbe essere corretto proprio nelle scuole ma non si può consentire che certa propaganda sia considerata innocua e prosegua impunemente. Lasciamo pure che negli stadi ci sia volgarità, a Milano come a Napoli; lasciamo pure che si tifi contro gli avversari invece che a favore dei propri colori. Ma il razzismo é pericoloso, ancor più quando è subdolo e nascosto nelle pieghe della proverbiale volgarità. Soprattutto perché quello contro i napoletani è una costante della giovane storia d’Italia e non accenna ad arrestarsi, non solo allo stadio. E i media hanno già contribuito a fomentarlo nel 1973 ricamando sul colera a Napoli, allontanando i turisti dalla città che sono tornati con lentezza solo dopo il G7 del 1994.
Rafa Benitez è persona intelligente, intuitiva e non opportunista, ma non lo scopriamo solo oggi che è a Napoli. Lui ci ha messo poco a dimostrarlo ai suoi nuovi tifosi e già durante il ritiro di Dimaro
Angelo Forgione – Se ne va “il pirata Morgan”, lascia Napoli in lacrime con un triste «doveva andare così» pronunciato ai tifosi saliti a Dimaro. Abbandona la nave il vero capitano del Napoli di Mazzarri, autentico leader in campo senza fascia, l’uomo che, dopo essere finito nell’occhio del ciclone per la sua professionalità scambiata per truffa, ferocemente infangato insieme a tutto l’ambiente partenopeo da sospetti privi di fondamento, si è preso un premio Fair-Play “Andrea Fortunato”. Il fratello dello sfortunato calciatore della Juventus disse di De Sanctis che «oltre ad essere un campione dello Sport, lo è anche nella vita, come dimostrano tutti i suoi gesti di solidarietà. Nella vita ha un carattere schivo e poco avvezzo a pubblicizzarsi davanti alle telecamere, ma è veramente una bella persona».
Per la rubrica “Il Settimanale” della redazione RAI di Napoli, all’interno dello speciale sulla stagione degli azzurri, Cecilia Donadio ascolta Angelo Forgione all’esterno dello stadio San Paolo sul razzismo anti-napoletani negli stadi italiani combattuto nel silenzio delle istituzioni calcistiche, con ironia, orgoglio e vittorie.

Angelo Forgione – Il grande mistero dell’universo finisce nel frullatore della comicità di Made in Sud: “come si fa ad essere di Napoli e tifare per la Juve?“. E giù applausi del pubblico. La battuta, utile per introdurre l’answers-sketch dell’artista romano Marco Capretti, non deve essere piaciuta a qualcuno tra i tanti napoletani che assistevano alla trasmissione: un colpo a freddo nello stomaco da togliere il sorriso. E non deve aver fatto sorridere neanche al giornalista Michele Criscitiello, avellinese di nascita, milanese di adozione e udinese di simpatia, che su Twitter, per restare in tema di quesiti, ha resa pubblica la sua disapprovazione con un velenosissimo appello ai lettori: