La battuta “Made in Sud” sgradita da un altro Sud

Angelo Forgione – Il grande mistero dell’universo finisce nel frullatore della comicità di Made in Sud: “come si fa ad essere di Napoli e tifare per la Juve?“. E giù applausi del pubblico. La battuta, utile per introdurre l’answers-sketch dell’artista romano Marco Capretti, non deve essere piaciuta a qualcuno tra i tanti napoletani che assistevano alla trasmissione: un colpo a freddo nello stomaco da togliere il sorriso. E non deve aver fatto sorridere neanche al giornalista Michele Criscitiello, avellinese di nascita, milanese di adozione e udinese di simpatia, che su Twitter, per restare in tema di quesiti, ha resa pubblica la sua disapprovazione con un velenosissimo appello ai lettori: “Domanda: c’è qualcuno che ride alle battute di quelli di Made in Sud, oltre al pubblico in studio pagato per farlo? tristezza”. Gigi Esposito, contattato da Gianni Simioli a “La Radiazza”, ha risposto all’anchorman di Sportitalia: Non so chi sia Criscitiello. Noi non paghiamo nessuno per applaudire o ridere. Da noi in studio si accede solo su invito visto che c’è talmente tanta richiesta da parte delle persone che vogliono venire a seguirci dal vivo, che non si può accontentare tutti”.
Il quesito, sia esso musicato piuttosto che in salsa umoristica, resta comunque un quesito, con tanto di punto interrogativo. È da ribadire l’antico presupposto: nessuno deve privare il prossimo della libertà personale, ma è altrettanto doveroso per ogni napoletano (che si ritienga tale) conoscersi e capirsi, e magari chiedersi il perché di questa sempre più insistente domanda che non è certamente solo una querelle sportiva. Se lo fosse, la domanda neanche si porrebbe.
Ross ha detto che si guarisce a un certo punto. Gigi ha ribadito che si può trovare una risposta a questa domanda. Nello scherzo esce fuori la saggezza: a un certo punto della vita si trovano delle risposte, ma bisogna cercarle.

La battuta di Gigi e Ross

Esiti riunione del 5 Luglio per i Campi Flegrei

Comunicato Stampa
Esiti riunione del 5 Luglio

“Piano d’Emergenza” per i “Campi Flegrei”
per i rischi vulcanico – sismico – industriale

Ieri, 5 Luglio, si è tenuta presso “l’Arenile” di Bagnoli la riunione relativa ai piani d’emergenza per i Campi Flegrei, un super-vulcano (tra i più pericolosi al mondo) la cui caldera si estende per circa 100 chilometri quadrati. Di seguito gli esiti dell’incontro.

È stato costituito un comitato civico, totalmente apartitico, denominato “Salviamo i Campi Flegrei”. La presidenza è stata assegnata all’artista Eddy Napoli (promotore dell’iniziativa) supportato dai comitati e i movimenti “V.A.N.T.O.” di Angelo Forgione “Bagnoli Punto e a Capo” di Antonio Di Dio, nonché quelli che vorranno unirsi successivamente.
La finalità è quella di richiedere con estrema urgenza alle autorità e agli enti nazionali e locali preposti il “Piano d’Emergernza” di cui prima, piano d’emergenza che da trent’anni resta incompiuto nonostante varie e molteplici sollecitazioni.
È stata fissata per Lunedì 9 Luglio alle ore 12:00 la conferenza stampa presso “l’Arenile” di Bagnoli (che ospiterà l’evento) con i seguenti relatori:
Prof. Giusepe Mastrolorenzo (vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano INGV) 
Eddy Napoli (cantautore)
Gino Magurno de L’Altroparlante (musicista) 

Angelo Forgione (giornalista pubblicista e presidente Movimento V.A.N.T.O.)
Antonio Di Dio (presidente comitato civico “Bagnoli punto e a capo”)

Inoltre è stato fissato per Giovedì 12 Luglio alle ore 19:00 un primo primo presidio di potesta, presso il varco di “Bagnoli Futura” in via Enrico Cocchia, aperto a tutti i cittadini che intenderanno aderire alla protesta civile, in quanto si ritiene opportuno che, in assenza dei piani di emergenza, non sussistano le condizioni minime di sicurezza per poter effettuare le trivellazioni relative il “Deep Drilling Project”.
Si sollecita altresì il sindaco De Magistris, per quanto su detto, di informare e coinvolgere tutta la cittadinanza tenendo fede al concetto di democrazia partecipativa da lui promessa durante la campagna elettorale. Al contempo si sollecitano anche i sindaci di tutta l’area flegrea e zone limitrofe interessate affinché si adoperino e collaborino nei meriti tutti.
Le critiche sollevate su prestigiose riviste scientifiche internazionali hanno rilevato la pericolosità delle perforazioni in area calderica per i possibili rischi di eruzione dei pozzi e induzione di sciami sismici, nonché la inutilità dal punto di vista conoscitivo e di sfruttamento dell’energia geotermica. Un dato di fatto importantissimo è quello che tra gli anni ‘70 e ’80 nei Campi Flegrei furono fatte delle perforazioni da parte dell’Agip, le quali fecero si che si rilevassero tutti i dati necessari del caso ma durante quei lavori si dovettero tappare urgentemente alcuni pozzi in quanto si verificarono alti rischi di esplosione.

Sono previste campagne informative sui rischi rivolte alla collettività, convegni, riunioni di lavoro, presidi, nonché per fine Settembre, tra le varie attività sul territorio di Bagnoli, un Evento Artistico in fase di programmazione presso “l’Arenile”, che intenderà “riaccendere i fari” in una zona tra le più belle del mondo affinché la stessa torni agli antichi splendori a vantaggio dei cittadini, della migliore fruizione delle risorse del territorio e dell’ambiente naturale. All’evento parteciperanno le personalità della cultura, dello sport, dello spettacolo impegnati nel recupero e nella valorizzazione dei Campi Flegrei.
Tra coloro che hanno già dato la loro adesione: Edoardo Bennato (cantautore), Eugenio Bennato (cantautore), Maurizio Casagrande (attore), Tony Cercola (musicista), Sal Da Vinci (cantante) Gennaro Iezzo (ex calciatore), Biagio Izzo (attore), Gino Magurno (musicista de “L’Altroparlante), Aniello Misto (cantautore), Pietra Montecorvino (cantante), Eddy Napoli (cantautore), Patrizio Oliva (ex pugile), Nando Paone (attore), Patrizio Rispo (attore), Antonello Rondi (cantante), Francesca Schiavo (cantante), Gianni Simioli (presentatore e speaker radiofonico). 

I fucili di Torino (e non solo) puntati su Napoli

Riecco i fucili di Torino (e non solo) puntati su Napoli
questione di risentimento juventino che non svanisce 

di Angelo Forgione

E ci risiamo! La solita gogna mediatica su Napoli e sul Napoli e poi finisce che sono i Napoletani ad essere i soliti vittimisti. Tuttosport, La Stampa, Tuttojuve.net, ma non solo; le testate giornalistiche cartacee e online di Torino e dintorni hanno rinvigorito il fuoco di fila puntando le baionette in direzione Napoli, e non è certo una novità. Vengono in mente le parole di mister Mazzarri alla vigilia di Inter-Napoli della scorsa Epifania: «Questo Napoli comincia ad essere temuto e i nemici stanno uscendo allo scoperto. Facciamo paura, I fucili sono puntati da tutte le parti e io sono soddisfatto, sperando che la squadra capisca questo spirito». Eppure Walter il mago è di San Vincenzo, Livorno, mica di San Giorgio a Cremano?! Delle due l’una: o Mazzarri è davvero malato di vittimismo come i suoi detrattori affermano oppure si è talmente calato nella realtà napoletana da aver capito come vanno le cose.
C’è da sperare che, oltre la squadra, anche la città capisca la dinamica perchè si colpisce il Napoli per colpire Napoli, e viceversa.
Ecco il mostro in prima pagina, si chiama Napoli se non si era capito. Pregiudicati a bordo campo, mancate esultanze ai goal della squadra di casa, e tanto basta per scrivere che il Napoli c’è dentro fino al collo e che la retrocessione degli azzurri è all’orizzonte, che è Napoli l’epicentro del problema. Ecco d’emblée svanire il debito pubblico e il paese che arretra, la disoccupazione giovanile che non è più solo giovanile, i rifiuti tossici sotterrati e sommersi dal Garigliano in giù, la forbice tra nord e sud che si allarga, gli scandali del primo ministro e gli stipendi d’oro in parlamento… tutto finisce sotto il tappeto magico della camorra, del marciume della società napoletana che se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Occasione da non perdere, calcio e camorra nello stesso momento, quale miglior mix per produrre un’arma di “distrazione” di massa?

Inutile domandarsi chi tenga in vita le mafie in Italia quanto entrare nel merito delle inchieste che se dovessero accertare responsabilità o implicazioni di qualche tesserato del Napoli sarebbero i Napoletani per primi a chiederne pena esemplare. Ma al momento non c’è nulla se non una fotografia di un affiliato ad un clan camorristico a bordo campo durante Napoli-Parma dello scorso anno, e non fa niente che al momento dello scatto non era destinatario di provvedimento giudiziario e non latitante come lo è oggi. Un uomo entrato sul terreno di gioco come addetto alla manutenzione del prato reso famoso dai giornali per la sua manipolata indifferenza al goal di Hamsik, e non fa niente che è poi diventata esultanza. E niente fa neanche che i flussi delle giocate sulle tre partite del Napoli sotto la lente d’ingrandimento siano risultati regolari ai primi controlli. Serve forse sottolineare che la procura della Figc le abbia archiviate perchè non sono emerse condotte di rilievo disciplinare? 
Per qualcuno il Napoli non è che sia già colpevole ma sarebbe auspicabile che lo fosse. Il solito noto di tuttojuve.net evidenzia come sia bella la città dei Pulcinella, al plurale, non al singolare (leggi l’attacco di Vincenzo Ricchiuti). E i pulcinella in questione non hanno maschera ma connotati ben precisi corrispondenti a quelli del neosindaco De Magistris, del Procuratore Lepore, del PM Narducci e del Tenente Colonnello Auricchio. E subito vengono in mente le elezioni amministrative e quelle minacce della vigilia e del giorno dopo a una città che non poteva permettersi un sindaco di legge, quella legge che proprio a Napoli sta mettendo mano al processo più squallido della storia del calcio italiano.
La mano è sempre la stessa, quella di uno juventino di fede e napoletano di residenza che alla vigilia dell’umiliante sconfitta di Napoli-Juventus aveva lanciato strali contro i napoletani con una sconclusionata e permalosa reazione alla campagna “Ma perché sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”. Quello strillo infantile che niente seppe esprimere oltre agli insulti fu strozzato in gola dal “triplete” di Cavani, ma evidentemente il risentimento pompava ancor più. E allora rieccolo esplodere il nostro a offendere Napoli, il suo sindaco e i suoi uomini di giustizia.
Ma i Napoletani, anche in questa situazione, non si scompongano perché è chiaro da dove arrivi tutto questo livore. Sappiano che gli juventini sono logorati dal processo a “calciopoli” che si celebra a Napoli, maledetta Napoli! E ora chi indaga sul calcioscommesse? La Procura di Napoli, ancora quella. Per Napoli e per la verità è la maggiore garanzia, ma per loro proprio no.
I Napoletani capiscano, quelli vorrebbero vederli sparire i vesuviani… e pure quando intenderebbero vendicarsi sul campo per cotanta sofferenza finiscono al 90’ con maggiore frustrazione alla vista di Hamsik in delirio in casa propria, di Cavani che si porta sottobraccio il pallone-ricordo tra le mura domestiche, ma anche del palleggiato Quagliarella che prima bacia la maglia azzurra bucando Manninger e poi quella bianconera se la deve levare insieme alle scarpette proprio alla vigilia del grande ritorno.
Li comprendano i Napoletani per questi due anni di atroce supplizio post-cadetteria, uno peggio dell’altro, culminati in un bye-bye all’Europa, mentre gli azzurri timbravano il passaporto per l’olimpo continentale. Erano abituati a vincere, a fregiarsi di ogni alloro nella rincorsa alla terza stella e all’improvviso non gli riesce più mentre il potere si è spostato di 140 km a nord-est.
Siano indulgenti i Pulcinella, perché è chiaro che le azioni di disturbo su Mazzarri e Inler sono, appunto, ronzii su un allenatore che di fatto è ancora all’ombra del Vesuvio e su un giocatore che forse mangerà pizza e non bagnacauda se è una buona forchetta.
I tifosi azzurri si appassionino al potenziamento della squadra finchè non c’è reale motivo di preoccuparsi. Gli altri guardino in casa propria che di guai ce ne sono abbastanza, ed evitino di mostrare il loro risentimento in maniera così sfacciata.
Perepereppeppereppeppè… i “bersaglieri” dell’informazione stanno accorrendo, dando fiato alle trombe con le loro piume di gallo cedrone al vento; vogliono fare la loro Italia del pallone cacciando il “tiranno” del sud. Ma stavolta non ci riusciranno!

 

Angelo Forgione per la lotta alle leucemie infantili

Angelo Forgione, L’Altroparlante e Enzo Fischetti
con FCS e ARLI per la lotta alle leucemie infantili

Sabato 7, evento di beneficenza a Pomigliano D’Arco

In occasione della finale del campionato Regionale di Calcio a 7 “FCS LEAGUE SOCCER” patrocinato dalla Regione Campania, Sabato 7 Maggio dalle ore 18:00 e per tutta la serata, presso la il complesso sportivo “FCS Stadium” di Via Nazionale delle Puglie 159, si svolgerà un importante evento all’insegna della beneficenza e del divertimento organizzato da FCS Project ed A.R.L.I. (Associazione Regionale Leucemie Infantili).
Angelo Forgione, il cui Movimento V.A.N.T.O. è sponsor del Real delle Sicilie partecipante al torneo, è onorato di dare il suo contributo accettando l’invito degli organizzatori per lo spazio dedicato alla cultura, e presenterà il libro “Malaunità” parlando di napoletanità. Inoltre, presenti Enzo Fischetti per lo spettacolo e la band “L’Altroparlante” di Gino Magurno per la musica che canteranno Quelli come te (ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli)” e La storia capovolta.
L’evento sarà seguito dalle telecamere di Telecapri e dai microfoni di Radio Club91, che per l’occasione effettuerà una diretta di tre ore con gli speaker Frank Tellina e Dr. Tranky che intratterranno i presenti e gli ascoltatori con il programma radiofonico “Fatti da Legare”. In programma anche una sfilata di belle ragazze firmata Givova, l’elezione di “Miss FCS Project” e altre esibizioni dal vivo.
Ma i veri protagonisti saranno coloro che accorreranno a dare il loro contributo. Per loro l’opportunità di partecipare all’estrazione finale di una crociera MSC per 2 persone e di tanti altri premi messi in palio dai partners commerciali della manifestazione.

locandina dell’evento

programma della serata 

affissione stradale 


Napoli vs Juventus 3-0, Auriemma “sposa” Forgione e L’Altroparlante

Napoli vs Juventus 3-0, Auriemma “sposa” Forgione e L’Altroparlante

Nel segno di una sinergia identitaria sempre più marcata, dopo una settimana di dibattito sul video “MA PERCHÈ SEI TIFOSO DELLA JUVE SE SEI DI NAPOLI?”, Raffaele Auriemma apre la telecronaca tifoso su Mediaset Premium Calcio citando il testo (riadattato) di “Sono il capo dei briganti” di Edoardo Bennato, e chiude dedicando la vittoria ai “concittadini” bianconeri.

NOI SIAMO NAPOLETANI (e non odiamo o offendiamo nessuno)

NOI SIAMO NAPOLETANI
(e non odiamo o offendiamo nessuno)

di Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.
(Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)

risposta all’articolo “NOI NON SIAMO NAPOLETANI” di Vincenzo Ricchiuti su tuttojuve.com e ilnapolista.it

Premesso che stiamo parlando di uno sport e tale deve restare nonostante le digressioni, prendiamo atto che gli juventini di Napoli “reagiscono” al fortissimo spunto di riflessione lanciato dal sottoscritto e dalla band L’Altroparlante col video “Ma perché sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”. La reazione è però scomposta e rischia di deviare il confronto verso una strada impervia, per di più senza uscita. Il confronto voluto diventa così scontro e allora non va più bene. Il nostro intento era, ed è, chiaramente di carattere culturale e non intende in alcun modo incitare alla violenza verbale o, peggio ancora, fisica da cui prendiamo decisamente le distanze. Pertanto provvederemo ad un comunicato stampa congiunto col quale prendiamo le distanze dai risvolti che la discussione ha assunto, certamente nati da una nostra intenzione non bellicosa che però ci rendiamo conto stia correndo il rischio di essere strumentalizzata.
Lo scritto dal titolo “Noi non siamo napoletani” a firma di Vincenzo Ricchiuti pubblicato su tuttojuve.com e su ilnapolista.it non sviscera alcun dibattito culturale ma risulta ai lettori uno sconclusionato e arruffato moto di reazione metaforicamente paragonabile a quello di un bambino permaloso a cui hanno minacciato di togliere un giocattolo da mano, ovvero la propria passione juventina in mezzo a tanta Napoletanità.  È un urlo infantile, una vocale stridente strillata ad alta voce che non dice niente. Nessuno vuol togliere nulla a nessuno. Chi è juventino, milanista o interista a Napoli e al sud lo resti pure, se crede.
Quanto letto è un’offesa gratuita e delirante a Napoli e ai Napoletani che però non offende perché non offre alcuno spunto di riflessione ed eventualmente di condivisione.
Lasciando stare l’incomprensibilità di alcuni passaggi, ci accorgiamo che la discussione è subito deviata dal confronto culturale e spostata sull’insulto.
Mancano evidentemente delle strutture a chi chiama i Borbone “Borboni”; erano uno per volta, non una moltitudine di gente da denigrare. Mancano delle conoscenze a chi non sa che Garibaldi entrò a Napoli indisturbato per protezione della mediocre camorra a cui si appellò e che da allora fu sdoganata, diventando potere perché senza di essa forse non sarebbe uscito integro dalla città.
Ma è inutile dipanare la discussione storica di fronte all’offesa alla Napoli che troppe ne riceve e ne ha ricevute, fino al cedere all’eduardiano “è cosa’e niente” che tanto male ci ha fatto nel nostro modo di vivere. Noi non vogliamo lo scontro ma il confronto, e neanche ci abbandoniamo a dire “è cosa ‘e niente”. Noi “simmo Napulitane” e, come canta Eddy Napoli in una sua bellissima canzone, siamo “gente ca tene na storia”; e non ci stiamo più a vederla sotterrata sotto l’immondizia che ci sommerge, e chissà perché.
Abbiamo letto offesa per reazione alla cultura di cui disponiamo, ai fatti della storia vera, non quella scritta, che ci danno ragione anche se ci hanno resi purtroppo colonia di un nord dominante anche nel calcio, e non è certo un caso. Abbiamo cercato il confronto coi nostri concittadini di fede calcistica diversa passando per la storia che è comune a tutti, e siamo passati per fomentatori. E che c’entra il calcio, ci direte; ma forse non ci si è resi conto che la storia (dei vincitori) è reclamizzata attraverso il calcio. Noi siamo scesi in campo usando la stessa strategia, perché non vogliamo perdere ancora. E quel tricolore che la Juve si è stampato sulle maglie proprio nell’anno delle celebrazioni dei 150 anni della nazione non appartiene solo a Torino ma anche e soprattutto a Napoli.
Noi abbiamo usato un punto di domanda e non abbiamo emanato sentenze. Tifate pure chi volete, è la vostra libertà di pensiero ed opinione che non si tocca perché sacra. Ma non scomponetevi offendendo se noi urliamo la nostra. Non ce l’abbiamo con voi e non vi offendiamo. Non ce l’abbiamo con Quagliarella, benedetto ragazzo, vittima e carnefice insieme di un equivoco lungo un anno.  A lui imputiamo le frasi infelici e l’irriverenza verso la gente dal dopo trasferimento, legittimo per un professionista sfiduciato, ad arrivare ad oggi. E Napoli ha tutto il diritto di fischiarlo per questo, così come fece con Paolo Rossi il 20 Ottobre 1979 quando 90.000 spettatori, e dico 90.000, riempirono il San Paolo solo per lo sfizio di contestare l’attaccante del Perugia che aveva rifiutato il Napoli con dei fischietti distribuiti all’esterno dello stadio. Napoli è così, e nel calcio non dimentica. Magari non dimenticasse anche quello che avviene fuori dallo stadio.
Le motivazioni che hanno spinto alla costruzione del soggetto video sono spiegate in calce allo stesso nella pagina youtube e sviscerate più profondamente sul mio blog (https://angeloxg1.wordpress.com/2011/01/02/opinioni-spaccate-riflessioni-sul-videoclip-ma-perche-sei-tifoso-della-juve-se-sei-di-napoli/) dove vengono analizzati i due fronti d’opinione che hanno spaccato il pubblico. E quando un prodotto divide è un prodotto che fa prendere posizione, e quindi che resta impresso. Questo era il risultato voluto, condiviso dalla band che ha ragionato nella stessa direzione. Si voleva arrivare a comunicare a quante più persone possibili un fatto storico che riguarda l’identità dei Napoletani. Farlo attraverso il calcio catalizzatore non è solo intelligente (scusate la presunzione) ma anche giusto perché è esso un fenomeno di costume che riguarda la storia d’Italia. E del resto, come detto, è la stessa Juventus di Torino, prima Capitale d’Italia, che ha impresso il tricolore sulle proprie maglie nell’anno dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell’unità, avvenimento al quale è dedicata anche la Coppa Italia. Chi dice che il calcio va isolato dalla conoscenza storica del nostro paese fa un grave errore, quantomeno nel non saper riconoscere il grande volare propagandistico che esso ricopre. Un grande giornalista come Italo Cucci, sul ROMA, ha scritto che un Napoli scudettato nell’anno delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia darebbe molto fastidio ai potenti del nord. Noi ci siamo schierati dall’altra parte del fronte, per amore della nostra terra e della nostra identità. Ed è per questo che gridiamo forte “forza Napoli” e non “abbasso la Juve”.