nuovo schiaffo dopo quello ai tempi del colera e quelli più recenti
Angelo Forgione – La copertina de l’Espresso, dedicata all’inquinamento di Napoli, recita così: “Bevi Napoli e poi muori”. Da un rubinetto nero fuoriesce acqua nera, non caffè napoletano, e parte la psicosi del bicchier d’acqua. L’inchiesta rende noti i risultati di una ricerca del comando americano sul territorio eseguita tra il 2009 e il 2011, dalla quale si evincerebbero tracce di uranio nell’acqua contaminata e gas velenosi che escono dal suolo. I militari USA concludono: “Nessuna zona è sicura, nemmeno nel centro di Napoli”.
Di che acqua si tratta e di quali aree? Quelle tra Napoli e Caserta: tre “zone rosse” intorno a Casal di Principe, Villa Literno, Marcianise, Casoria e Arzano, dove i militari presero in fitto appartamenti abusivi e quindi allacciati a pozzi contaminati, e non dalla rete idrica. Criticità sono segnalate anche per il 57 per cento degli acquedotti esaminati nel centro di Napoli e il 16 per cento nel quartiere Bagnoli, non a causa delle sorgenti ma per via delle cattive condizioni delle tubature, e qui il problema è diverso.
Non è il caso di mettere la testa sotto la sabbia perché un grosso problema ambientale c’è, ma bisogna chiarire che le analisi americane erano riferite ad acqua “illegale” e su queste il quotidiano ha calcato la mano, strumentalizzando dati che con la rete idrica niente c’entrano. L’acqua erogata in città, almeno quella, risulta controllata e potabile, e i dati delle analisi sono consultabili da tutti attraverso il sito dell’azienda ABC, che quindici mesi fa, ben oltre il 2011, quando si chiamava Arin, fu elogiata da SKY che informò gli italiani sul fatto che l’acqua più “trasparente” del Paese fosse quella di Napoli. “Il servizio porta Napoli
tra le eccellenze per quanto riguarda la ‘trasparenza’ e la assiduità della comunicazione pubblica dei dati a proposito delle acque che circolano nella rete idrica cittadina”. Questa fu la notizia che nel dettaglio esaltava i ventotto parametri tenuti in considerazione dalle analisi di laboratorio, i cinquantuno punti di prelievo e gli aggiornamenti pubblici a cadenza mensile, quartiere per quartiere. Meglio della pur esaustiva municipalizzata Smat di Torino e di tutte le altre città italiane. Presi per buoni i valori pubblicati, tutti soddisfacenti, ognuno può verificare, almeno nella città di Napoli, cosa beve.
A fine 2011, un altro studio interuniversitario aveva analizzato la qualità di 157 campioni raccolti in casa o alle fontanelle di oltre un centinaio di località del Nord, del Centro e del Sud della Penisola. Fu realizzato nell’ambito del progetto europeo Eurogeosurvey geochemistry expert group con il lavoro di alcuni ricercatori italiani, grazie ai quali fu possibile valutare l’acqua di 112 comuni. In 5 casi l’acqua analizzata non risultò potabile e tra le dieci città con maggiore concentrazione di nitrati non figurava Napoli ma, ad esempio, città come Milano e Venezia.
Bisogna pretendere chiarezza dall’indagine dei militari
USA e da chi deve sovraintendere alla salute pubblica, ma una cosa è certa: non è la prima volta che il settimanale l’Espresso sbatte il mostro Napoli in prima pagina. Passando per il “Napoli addio” del 2005 e il “Napoli perduta” del 2006, sembra di rivivere i tempi del colera del 1973, quando Napoli fu colpita dall’accanimento mediatico e da titoli a sensazione, salvo poi scoprire che l’epidemia fu portata da mitili del Nordafrica. Anche in quell’occasione, l’Espresso titolò addirittura “Bandiera gialla”. Ne era inviato un giovane Paolo Mieli, che, conoscendo certe dinamiche, riconosce oggi quanti ricami giornalisti si facciano su Napoli.



Angelo Forgione – Il prestigioso quotidiano britannico The Sunday Times sgretola i luoghi comuni su Napoli e il suo
Angelo Forgione – E ora che è stato tolto il segreto di Stato alle dichiarazioni che Carmine Schiavone rese nel lontano 1997 alla Commissione di inchiesta che indagava sul traffico dei rifiuti, tutti traumatizzati dal sapere ciò che già si sapeva, ovvero che lo Stato sapeva ma è rimasto in silenzio. Ma che novità! È il momento dello stupore per il ruolo di Napolitano (Ministro degli Interni) nel 1997, quando furono compiute le audizioni. Antonio Marfella 
Angelo Forgione – Il gestaccio di Maradona a “Che tempo che fa” è deflagrato ben oltre il tonfo generato dall’impatto della sua mano sinistra sull’avambraccio opposto, ed era prevedibile. Sterile entrare nel merito del giudizio della plateale mimica, che si commenta da sé, e di tutte le reazioni politiche che ne sono conseguite. È forse più utile, se possibile, offrire un diverso spunto ad un dibattito di fatto improduttivo e affrontato da tutti alla stessa maniera: Maradona irriverente, Fazio buonista, pubblico vergognoso. Va benissimo, gesti del genere in tivvù non si fanno perché diseducativi, e siamo tutti d’accordo, ma, allo stato delle cose, al mondo politico fa comodo un Maradona fuori dal recinto, spintovi dai continui blitz che lo accolgono nel “Bel Paese”, per spostare l’attenzione su problemi fittizi e proiettare l’immagine di un Paese che lotta efficacemente contro l’evasione fiscale, come se fosse quella l’unica piaga che l’ha ridotto in ginocchio. La stessa tempestività di intervento contro il gesto del fuoriclasse argentino andrebbe usata contro gli evasori fiscali d’Italia, seriamente, e per mettere in campo soluzioni vere alla staticità del Paese, schiacciato da una pressione fiscale senza precedenti. Ma se i politici se la sono presa con Dieguito, anche Fazio non se la sta passando bene in queste ore, reo di non aver censurato verbalmente il gesto maradoniano e aver consentito l’applauso del pubblico. Il conduttore ha capito subito che le cose, per lui, si stavano mettendo male. Era già parso in difficoltà di fronte alla sfrontatezza di Maradona che nella tivvù di Stato si scontrava contro Equitalia. E quando è arrivato pure Gianni Minà a spalleggiare il re del calcio, l’imbarazzo è stato evidente. «Io spero che l’avvocato di Maradona – ha detto Minà – vinca questa battaglia perchè questa storia di Maradona con Equitalia è di quelle che ci lasciano perplessi». Fazio, ormai alle corde nell’angolo dello scomodo ruolo in cui si trovava, lo interrompeva facendo leva sulla volontà di chiarire da parte di Maradona.
Angelo Forgione – Qualcuno ricorderà che lo scorso aprile, incuriosito dall’incredibile