Fazio nella bufera. Troppo permissivo con Dieguito… come con lo scrittore
Angelo Forgione – Il gestaccio di Maradona a “Che tempo che fa” è deflagrato ben oltre il tonfo generato dall’impatto della sua mano sinistra sull’avambraccio opposto, ed era prevedibile. Sterile entrare nel merito del giudizio della plateale mimica, che si commenta da sé, e di tutte le reazioni politiche che ne sono conseguite. È forse più utile, se possibile, offrire un diverso spunto ad un dibattito di fatto improduttivo e affrontato da tutti alla stessa maniera: Maradona irriverente, Fazio buonista, pubblico vergognoso. Va benissimo, gesti del genere in tivvù non si fanno perché diseducativi, e siamo tutti d’accordo, ma, allo stato delle cose, al mondo politico fa comodo un Maradona fuori dal recinto, spintovi dai continui blitz che lo accolgono nel “Bel Paese”, per spostare l’attenzione su problemi fittizi e proiettare l’immagine di un Paese che lotta efficacemente contro l’evasione fiscale, come se fosse quella l’unica piaga che l’ha ridotto in ginocchio. La stessa tempestività di intervento contro il gesto del fuoriclasse argentino andrebbe usata contro gli evasori fiscali d’Italia, seriamente, e per mettere in campo soluzioni vere alla staticità del Paese, schiacciato da una pressione fiscale senza precedenti. Ma se i politici se la sono presa con Dieguito, anche Fazio non se la sta passando bene in queste ore, reo di non aver censurato verbalmente il gesto maradoniano e aver consentito l’applauso del pubblico. Il conduttore ha capito subito che le cose, per lui, si stavano mettendo male. Era già parso in difficoltà di fronte alla sfrontatezza di Maradona che nella tivvù di Stato si scontrava contro Equitalia. E quando è arrivato pure Gianni Minà a spalleggiare il re del calcio, l’imbarazzo è stato evidente. «Io spero che l’avvocato di Maradona – ha detto Minà – vinca questa battaglia perchè questa storia di Maradona con Equitalia è di quelle che ci lasciano perplessi». Fazio, ormai alle corde nell’angolo dello scomodo ruolo in cui si trovava, lo interrompeva facendo leva sulla volontà di chiarire da parte di Maradona.
Non è la prima volta che episodi controversi si verificano nel suo salotto senza essere da lui stigmatizzati, con conseguenti reazioni di approvazione del pubblico in studio e disapprovazione a casa. Successe anche quando, qualche anno fa, Giorgio Bocca fu verbalmente violento nei confronti di Napoli e Palermo (clicca qui), indicando come soluzione ai problemi del Sud il “forza Etna, forza Vesuvio” di stampo leghista, cui fece seguire un ghigno beffardo. E anche in quell’occasione il pubblico presente si beò di cotanta irriverenza e la sottoscrisse con un sonoro applauso. Le critiche di oggi a Maradona e Fazio sono ben diverse dal silenzio di allora, ma la dinamica è perfettamente la stessa. Basta applicare il commento al gestaccio espresso da Marino Bartoletti (clicca qui) durante il Processo del Lunedì alle parole di Giorgio Bocca per notare che le situazioni sono sostanzialmente analoghe. Stessa irriverenza, seppur in forme diverse, stessa permissività, stessi applausi. Dobbiamo pensare che se un argentino sregolato sfida l’Italia, l’Italia si indigna, mentre se un settentrionale inquadrato offende il Meridione, per l’Italia è normale?
Angelo Forgione – Qualcuno ricorderà che lo scorso aprile, incuriosito dall’incredibile 


Angelo Forgione – Mentre il Napoli perdeva a Londra e tutto il popolo azzurro trepidava per le vicende della squadra del cuore, andava in onda su Italia1 un reportage de Le Iene sulla tragedia casuata dai rifiuti tossici sversati nelle campagne tra Napoli e Caserta (
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sbarca a Napoli per celebrare i 70 anni delle Quattro Giornate, l’

Angelo Forgione – Mentre si scava nei punti indicati dai pentiti di camorra e si riesumano fusti pieni di sostanze nocive, il calcio Napoli fa parlare l’Europa per la sua forza e per il calore dei suoi tifosi. Gioie e dolori di un popolo da secoli su una linea di confine, che stavolta è vittima di un dramma silenzioso di cui non tutti hanno ancora compreso la reale portata. E allora, proprio in un momento di contrasto come questo, è bene rispolverare quelle parole pronunciate da Aurelio De Laurentiis il 21 maggio, alla vigilia dell’ingaggio di Benitez, nel giorno del convegno medico “Napoli, insieme per la salute”, organizzato dalla SSC Napoli a Città della Scienza. Il suo discorso spaziò dagli aspetti prettamente sportivi al recupero di Bagnoli, fino ai veleni intombati nelle campagne tra Napoli e Caserta dalla camorra su commissione degli industriali del Nord e della massoneria deviata, nel silenzio colpevole della politica nazionale. Ebbene, di quel discorso tutti riportarono solo le indiscrezioni sul futuro tecnico azzurro e sui programmi per la ricostruzione di “Città della Scienza”. Praticamente nessuno rese noti i suoi strali nei confronti del Presidente della Repubblica Napolitano, reo di aver ignorato la sua (?) Napoli nel corso del suo primo mandato, e men che meno la sollecitazione a tutto il popolo napoletano a prendere coscienza dello scempio ambientale perpetrato a danno delle vite dei cittadini della Campania, vittime di una peste del Duemila (guarda il video in alto).

