La bandiera delle Due Sicilie al “San Paolo” a Radio Incontro Roma

La bandiera delle Due Sicilie allo stadio “San Paolo”
Angelo Forgione a Radio Incontro Roma

Dopo l’esibizione delle bandiere del Sud allo stadio “San Paolo” durante Napoli-Catania del 20 Febbraio 2011, a “Napoli nel Cuore” su Radio Incontro Roma, Angelo Forgione spiega la manifestazione per sensibilizzare alla conoscenza della verità storica sul Risorgimento da sempre nascosta dalla retorica unitaria, riproposta con maggior vigore dalle celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia che coinvolgono anche importanti palcoscenici nazionali e artisti di rilievo abili e “arruolabili” con la loro maestria per diffondere falsità storiche.

leggi la cronaca dell’evento

intervista: INTER-NAPOLI, CORI RAZZISTI A MILANO, ma nessuno “sente”.

intervista: INTER-NAPOLI
CORI RAZZISTI A MILANO, ma nessuno “sente”.

Dopo i cori razzisti del “Meazza” durante Inter-Napoli del 6 Gennaio 2011 senza sospensione del match e senza sanzione da parte del Giudice Sportivo, Anglo Forgione parla del “duepesismo” alla tramissione radiofonica “Napoli nel Cuore” su Radio Incontro Sport di Roma.
Abete, Tosel e Maroni non “sentono”, e la cosa non stupisce.
Napoli (giustamente) multato per lancio di petardi durante Napoli-Juventus, ma per i cori di Inter-Napoli neanche un euro di ammenda. Sono queste le nuove norme introdotte quest’anno dalla FIGC!

Quei napoletani che non tifano napoli (intervista su CRC)

Quei napoletani che non tifano napoli
(intervista su CRC)

Dopo il duro sfogo scritto a sfondo razzista di Vincenzo Ricchiuti contro il video “Ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”, Angelo Forgione a “Zona Mista” su Radio CRC dibatte sui napoletani che non tifano Napoli e che, talvolta, arrivano persino ad offendere i loro concittadini e la loro stessa città.

Schifano, un francese meridionalista

J. N. Schifano: «Napoli tradita dall’Italia.
il Nord la disprezza perché sa di essere inferiore»

Angelo Forgione – Jean-Noël Schifano è uno scrittore intellettuale francese, innamorato di Napoli e suo profondo conoscitore da sempre. Senza pregiudizi, ma con una profonda cultura partenopea che deve far arrossire molti Napoletani (è stato anche direttore dell’Istituto Francese Grenoble), Schifano ha sempre asserito che i problemi di Napoli sono essenzialmente il frutto dell’Unità d’Italia, concretizzatasi in un “crimine storico”: «La decadenza programmata della sola città capitale d’Italia».
Autori principali del «crimine», Garibaldi e Cavour, cui Schifano riserva parole di fuoco, proponendo cambiamenti toponomastici e rimozioni di statue. La stessa rivoluzione del ’99 e la Repubblica partenopea, da francese, sono considerate dallo scrittore una «un’antistorica parodia della Rivoluzione francese». E la camorra non sarebbe altro che il prodotto di quello stesso «crimine storico» che l’avrebbe, nel corso degli anni, continuamente rafforzata, «per paura, incomprensione, disprezzo, indifferenza o franca collusione».

A seguito della nuova emergenza rifuti in Campania, Schifano ha rilasciato il 3 Novembre delle dichiarazioni a IL MATTINO con le quali ha esternato la sua indignazione per come l’Italia tratta Napoli dall’unità d’Italia in poi e in questo preciso momento storico.
I concetti espressi corrispondono con precisione a quanto anche il sottoscritto sta cercando da tempo di comunicare ai Napoletani.

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È appena uscito dallo studio di registrazione di France Culture, dove s’è parlato dell’Italia e della monnezza e lui, Jean-Noel Schifano, s’è fatto in quattro per spiegare che Napoli non va lasciata sola, che va amata. Lo scrittore francese ha scritto numerosi libri su Napoli, ama firmarsi Civis Neapolitanus e al Sud ha dedicato anche l’ultima sua opera, «Le vent noir ne voit pa où il va») uscita in Francia il 5 maggio («L’anniversario della partenza dei Mille, una sciagura nazionale»). Schifano vorrebbe pure provarci a mettere tra parentesi la tragedia dei rifiuti napoletani, ma non ci riesce è piú forte di lui. E la curiosità nella sua Parigi è sempre alta. E gli tocca sfogarsi, con l’irruenza che gli è abituale.

«Quando il sangue dei napoletani scorre sul Vesuvio, la situazione è allarmante» esordisce amaro.

Be’, adesso scorre anche più a Nord, a Giugliano…
«Lo so, lo so. Quello che hanno fatto nelle campagne tra Caserta, Castelvolturno e Napoli, è il Ground Zero della storia contemporanea dell’Italia, che ormai possiamo ribattezzare come il Brutto Paese».

Che impressione le fanno i cumuli di monnezza che stanno imbrattando di nuovo la «sua» Napoli?
«Un grande dolore. Ma trovo ancora peggiore la frase di Bertolaso per il quale ”l’eruzione del Vesuvio non sarebbe una tragedia”. Ha mostrato il disprezzo del bravo leghista e la suprema inciviltà del capo della Protezione civile. Vogliono neronizzare Napoli e tutta la Campania con la monnezza. Odiano Napoli per la sua trimillenaria intelligenza, per la sua civiltà. Cosí la sfruttano, come l’hanno sfruttata in questi 150 anni di Unità».

È diventato, per caso, un leghista del Sud?
«Per niente. La Lega è razzista. I napoletani, invece, sono stati gli unici nel mondo cattolico a rifiutare l’Inquisizione e non hanno mai costruito ghetti per gli ebrei. E ora non ne possono piú. È come se fosse resuscitato il generale Bixio e volesse bruciare vivi i nuovi briganti, contadini, operai, studenti, professionisti e artigiani del ventunesimo secolo. Ma Napoli, la sua terra e il suo vulcano, tormentati, violentati e straziati, resisteranno con tutte le forze. Questa gente è ancora lí, al potere, perché Napoli e il Sud non hanno ancora trovato il tempo di civilizzare il Nord dell’Italia».

Lei ama giocare con i paradossi.
«Possiamo anche chiamarli paradossi, ma non è cosí».

Sogni, magari speranze.
«Io ragiono sulla Storia, fuori dagli schemi imposti dagli altri. E dico che tutti i mali di Napoli nascono a Roma. In un secolo e mezzo hanno fatto di tutto per trasformare la grande capitale che nei secoli è stata Napoli in una città-bonsai, privandola di banche, ferrovie, cantieri navali e opere d’arte. L’hanno trasformata in una città assistita da tenere al guinzaglio. E ora gli lasciano la monnezza, dopo che gli hanno portato per decenni i rifiuti tossici delle fabbriche del Nord».

Ma, in tutto questo caos, i napoletani non hanno nessuna responsabilità?
«I napoletani oggi sono piú vittime che mai. E meno male che hanno cominciato a ribellarsi. Non ne possono piú e anche chi, come me, ora ama Napoli non ne può piú».

Cosa pensano i francesi di questa nuova tragedia dei rifiuti?
«Non capiscono niente. Vedono solo il lato burattinesco di Berlusconi. E si sono convinti che l’Italia sia un paese poco serio».

E magari non verranno piú a Napoli.
«Verranno, verranno ancora. I voli Parigi-Napoli sono sempre pieni. Per i francesi la bellezza di Napoli sono i napoletani e non il suo paesaggio».

Magari vengono a scattare foto dei cumuli di monnezza. Un turismo in cerca dell’oleografia nera.
«Non è cosí. I francesi sono troppo tirchi per buttare soldi per andare a visitare luoghi brutti. Avete un patrimonio culturale e umano invidiato in tutto il mondo».

Ma non è, come al solito, troppo benevolo.
«Dovete smetterla di ingiuriarvi da soli»
.

Rivolga un appello ai napoletani, allora.
«Siate ancora piú napoletani di quanto siate mai stati. È l’unico modo per vincere una partita che gli altri stanno giocando con carte truccate. Siate napoletani e non fatevi sommergere dalle menzogne che sono peggiori della monnezza. Napoli si salverà dall’Italia solo ridendo dei bunga-bunghisti».