––– scrittore e giornalista, opinionista, storicista, meridionalista, culturalmente unitarista ––– "Baciata da Dio, stuprata dall'uomo. È Napoli, sulla cui vita indago per parlare del mondo."
Dibattito a “la Radiazza” (Radio Marte) sui problemi della Galleria “Umberto I” dopo il ritorno della triste tradizione del furto dell’albero di Natale, che è solo la punta di un iceberg di un’emergenza ben più ampia. Sia chiaro però che non si tratta di vero e proprio furto ma di bravata, di una sfida alle forze dell’ordine e ai benestanti commercianti della bella Galleria da parte di gruppi di ragazzini dei quartieri difficili confinanti. Ricordate Agostino ‘o pazzo, il giovane napoletano che nell’estate del 1970 sfidò con la sua moto la polizia sgommando a tutta velocità per via Toledo? La dinamica è esattamente la stessa, e Napoli è piena di questi fenomeni ribelli… proprio come il simbolo della città.
Sospesa la sorveglianza municipale che vigilava nel monumento
Angelo Forgione – Piazzato e subito rubato il tradizionale albero di Natale della Galleria Umberto I di Napoli, sul quale i napoletani appendono i classici “auspici” per Babbo Natale. Il pino è durato fino alle 23.30, orario intorno al quale è stato portato via dalla solita banda di scugnizzi dei quartieri spagnoli. Le telecamere a circuito chiuso dei negozi hanno ripreso un gruppo di una decina di ragazzini che si sono arrampicati fino alla cima dell’albero per tagliare i fili di ancoraggio, rovesciandolo, per poi trascinarlo via. L’albero è stato ritrovato in mattinata al vico Tofa. Una triste tradizione che torna dopo qualche anno di pausa. E un motivo c’è!
Alla vigilia di Natale del 2009, il rituale albero dei desideri fu rubato come ogni anno. Cittadini ancora una volta umiliati, e V.A.N.T.O. lasciò un eloquente messaggio di sdegno sul vaso riverso sul pavimento: “SIETE IL NOSTRO CANCRO” (vedi video sotto), molto simile a quello apposto anche in queste ore (vedi foto). Accorsero i telegiornali nazionali che quella volta, diversamente agli anni precedenti, mostrarono si l’ennesima figuraccia ma anche lo sdegno della città. Come se non bastasse, nella notte di Capodanno fu fatto esplodere un pericoloso ordigno pirotecnico sui marmi preziosi con i protagonisti della bravata soddisfatti nel riprendere la scena (denunciati alla Polizia Postale senza esito).
Ne conseguì un forte dibattito, stimolato da V.A.N.T.O., dai commercianti e dall’allora consigliere comunale Raffaele Ambrosino, che coinvolse anche il Presidente della I Municipalità Fabio Chiosi nella richiesta di chiudere i varchi nelle ore notturne con delle cancellate. La proposta fu bocciata dalla Soprintendenza e alla fine ne scaturì un emendamento per l’istituzione del presidio fisso di sorveglianza 24 ore su 24 che fu votato in consiglio comunale dall’ex sindaco Iervolino e inaugurato il 1 Giugno 2010.
Ci fu una piccola ritorsione ma da allora i grossi problemi vennero arginati, e così per due anni e due festività natalizie durante le quali la triste tradizione del furto dell’albero fu interrotta. Poi, lo scorso anno, in tempi di crisi economica, il servizio fu interrotto, e i piccoli balordi tornarono immediatamente alla carica. La sorveglianza è stata nuovamente sollecitata al comandante della Polizia Municipale Auricchio, ma invano. Natale è tornato e con lui le brutte figure napoletane e il danno d’immagine procurato dai nemici di Napoli che non non hanno alcuna sensibilità e rispetto per una città così importante. Per non parlare del pericolo che corre l’integrità monumentale del sito.
Napoli è una città senza un’adeguata formazine civica e culturale. In assenza di questa, e quindi senza prevenzione, c’è bisogno di repressione.
È andata in scena in una piazza Bellini di Napoli affollata da centinaia di mandolinisti giunti da tutta Italia e anche da altre città europee (alla faccia dell’etichetta assegnata allo strumento) il flashmob “Io sto col mandolino” per il suo inserimento nell’istruzione inferiore e contro la durissima e incolta discriminazione da parte della politica e dell’opinione pubblica italiana.
La manifestazione ha scandito la diretta di Caterpillar, la tramissione di Radio 2 che ha promosso la campagna con il coinvolgimento di noti testimonal, tra cui Renzo Arbore, sulla scia dell’interrogazione parlamentare del senatore del PD Vincenzo Cuomo, presente all’evento in compagnia dell’assessore alla cultura del Comune di Napoli Nino Daniele.
Napule è in mandolino per chiudere la diretta con Radio 2
Nella sala Megaride di Castel dell’Ovo, si è svolto mercoledì 30 ottobre il forum di discussione Made in Naples: Napoli: la cultura come motore di sviluppo, che ha messo insieme il mondo della cultura e dell’imprenditoria napoletana. Il dibattito, moderato da Katiuscia Laneri, ha proposto le esperienze di Marco Esposito, Pino Imperatore, Angelo Forgione, Enrico Durazzo, Francesco Menna,Giuseppina Mele e Vittorio Pappalardo, che con le loro esperienze sono in grado di riaccendere l’orgoglio della “napoletanità” attraverso la conoscenza della cultura e della storia di Napoli, ma anche delle capacità imprenditoriali e della creatività.
Il forum è stato voluto da Confartigianato Napoli e dal suo presidente Enrico Inferrera e dall’Associazione culturale Napoli terra del Sud in collaborazione con l’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, col sostegno della Camera di Commercio di Napoli e con il Patrocinio della Regione Campania, della Provincia di Napoli e del Comune di Napoli. L’idea è quella di dar vita ad uno “spazio aperto”, un laboratorio non solo di idee ma di proposte concrete da realizzare a breve con il contributo ma anche il lavoro e l’impegno di chi ama questa città senza protagonismi e senza condizionamenti di alcun genere.
Angelo Forgione – È tutto pronto per la prima grande protesta napoletana contro i velenti tossici che hanno inquinato le campagne tra Napoli e Caserta. Piazza Dante sarà il punto di ritrovo da cui, alle 16, partirà il corteo che attraverserà via Toledo per volgere al Plebiscito.
È la prima manifestazione di piazza in calendario nel capoluogo di regione e precede quella fissata per il 16 novembre con raduno a piazza Bovio. L’accavallamento nasce da differenti vedute dei due nuclei organizzativi, uno facente riferimento ad Angelo Ferrillo di “La Terra dei Fuochi” e l’altro alla coppia Don Patriciello/Marfella. Divergenze sulla questione sono alla base della disarmonia, con Ferrillo che rimprovera a Marfella di aver avallato il cosiddetto “Patto per la Terra dei fuochi”, un accordo tra Ministero degli Interni, Regione Campania, Anci e Amministrazioni Provinciali e Comuni di Napoli e Caserta che prevede lo stanziamento di 5 milioni di euro da parte della Regione Campania per il monitoraggio del territorio e la prevenzione degli incendi tossici dolosi. Per Ferrillo, questa somma sarebbe insufficiente e getterebbe fumo negli occhi nei cittadini che chiedono interventi dall’alto. Il risultato è che Marfella e Don Patriciello saranno alla manifestazione del 16 ma non a quella odierna.
In simili condizioni è impossibile sperare in una manifestazione unica e ai cittadini, quelli che non sono interessati al merito della diatriba ma vogliono solo partecipare ad una protesta sacrosanta, toccherà presenziare ad entrambe le marce. Del resto, nello scenario drammatico in cui si manifesta una rabbia che cresce sempre più, conoscere le due correnti è si importante ma non fondamentale. Ciò che è davvero cruciale è che la gente sappia la verità sul problema, sappia cioè che chi ha deciso questo lento genocidio che si consumerà da qui a cinquant’anni si sta nascondendo dietro la camorra. La gente non deve essere distratta dalle perniciose divisioni delle vittime designate.
Ieri, ad Orta di Atella, in occasione della presentazione del nuovo libro di Pino Aprile Il Sud puzza – Storia di vergogna e d’orgoglio, si è vissuta una serata intensa all’insegna della condivisione delle esperienze dei vari territori del Meridione che soffre: comitati cittadini campani, pugliesi, siciliani, calabresi e lucani, uniti nella lotta all’inquinamento ambientale e all’illegalità, e rabbiosi verso lo Stato troppo distante. Sul palco, tra gli altri, hanno raccontato le loro esperienze i genitori di bambini morti per avvelenamento, del Casertano come del Tarantino. A sostenere i promotori del corteo del 16 novembre anche un energico e carismatico Don Patriciello, testimone della scollatura tra i Palazzi del potere e la strada. Il parroco si è tolto qualche sassolino dalle scarpe rispetto all’intervista radiofonica fattagli da Giovanni Minoli il giorno precedente: «Continuava a dirmi “però voi, però voi… voi dov’eravate, perché non denunciavate? Ma dove potevamo stare noi cittadini nel cuore della notte? Ed è stato scorretto perché mi chiedeva di denunciare i particolari e quando qualcuno l’ha fatto gli ha detto di assumersene le responsabilità. È mai possibile che questa Italia, la migliore, deve chiedere, bussare, implorare ancora, dopo centocinquant’anni?». Purtroppo, in una serata così significativa, quasi perfetta, è ancora una volta mancato il racconto chiaro della verità sul “triangolo della morte” che Patriciello, la stessa persona che fu redarguito dall’ex prefetto di Napoli per aver chiamato “Signora” l’omologa casertana, ha fatto comunque intuire raccontando il suo incontro con il Presidente Giorgio Napolitano, la sua richiesta di cancellare la distanza tra cittadini e istituzioni. In quell’occasione gli rivolse anche il ringraziamento a nome della Campania per la vicinanza alle famiglie orfane di bambini deceduti a causa di varie neoplasie. Il nodo da sciogliere in questa battaglia epocale è proprio questo, e sarà impossibile vincerla se chi ha deciso di farsi leader non farà un salto in avanti nella comunicazione e nella divulgazione della verità, che ancora una volta è proposta in questo spazio informativo. La gente deve guardare in faccia al nemico per poterlo abbattere, senza distrarsi e indebolirsi come lui vuole. I leader sono importanti, ma ciò che fa forza è solo l’unione del popolo, vero detentore della protesta, purché consapevole. A iniziare da oggi.
Grande folla lo scorso 8 luglio a la Feltrinelli di Chiaja a Napoli per la presentazione del libro Made in Naples di Angelo Forgione. Più di duecento persone hanno affollato fin sulle scale la sala eventi al piano inferiore della libreria, incollati alle sedie o in piedi per circa due ore, attente alle parole di Jean-Noël Schifano e Pino Aprile che hanno affiancato l’autore in un momento di grande intensità.
Lunedì 8 luglio, alle ore 18, presso il megastore la Feltrinelli di via Santa Caterina a Chiaia 23 (pressi p.zza dei Martiri), appuntamento da non perdere con Jean-Noël Schifano, Pino Aprile e Angelo Forgione che discuteranno del libro Made in Naples di Angelo Forgione, con prefazione di Jean-Noël Schifano. Sala climatizzata.
L’evento sarà anticipato in mattinata dalla presenza di Jean-Noël Schifano e Angelo Forgione alla trasmissione La Radiazza di Gianni Simioli su Radio Marte, con collegamento telefonico con Pino Aprile.
Angelo Forgione – Marco Esposito, giornalista esperto di economia, ex-assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli e compagno di scuderia editoriale (Magenes), ha portato il suo “Separiamoci” a “Linea Notte”, l’approfondimento notturno del TG3 condotto da Maurizio Mannoni.
Il Sud preparato davanti le telecamere, protagonista con la forza di un libro che è sempre la migliore delle credenziali per creare dibattiti in cui avere voce in capitolo. Ospiti in studio, Luca Telese, Mario Lavia e, in collegamento da Milano, Stefano Zurlo. Proprio quest’ultimo si è reso protagonista di esternazioni del tipo “il Sud faccia il Sud e non imiti il Nord”, invitando i meridionali a basarsi sul solo turismo e a smettere di inseguire il sogno dell’industrializzazione, per poi accogliere il trasferimento di un allenatore di una squadra ricca del Sud (Mazzarri) a una in difficoltà del Nord quasi fosse un’elemosina da fare.
Il Nord può avere fabbriche e turismo e il Sud, se va bene, solo turismo. È questo il “separiamoci” secondo Zurlo, e Marco Esposito, se vogliamo, spiega col suo libro basato su dati economici oggettivi questa forma mentis che produce pure notizie all’ingrosso: sempre secondo Zurlo, il progetto del ponte sullo stretto di Messina è rimasto al palo per colpa del Sud e le siringhe negli ospedali meridionali costano sette volte quello che costano al settentrione.
Al XXII Convegno tradizionalista di Gaeta del 16 Febbraio, circa cinquecento persone hanno gremito la sala-convegni dell’hotel Serapo. Attenzione alta per tutti gli interventi sul tema “Napoli capitale”, coordinati da Marina Campanile e introdotti da Sevi Scafetta, regista della manifestazione. Messaggi di saluto, tra gli altri, del sindaco di Gaeta Cosmo Mitrano e dell’assessore al commercio e alle attività produttive del Comune di Napoli Marco Esposito. Grande pathos per la performance grafico-musicale in omaggio alla verità storica di Al Valenti ed Eliana Esposito da Siena, già apprezzati nei teatri e sul palcoscenico di Zelig. Applausi per gli sconcertanti dati del prof. Giuseppe Fioravanti sulla Scuola delle Due Sicilie che sconfessano i luoghi comuni della storiografia ufficiale. Per Gennaro De Crescenzo e i suoi collegamenti tra passato, presente e futuro, sempre ricchi di ritmo avvincente. Per Pino Aprile e le sue prospettive future. L’autore di Terroni è tornato a parlare del suo proposito, in corso di realizzazione, di dirigere un giornale del Sud, motivandolo con la necessità di vigilare. A tal proposito, Aprile ha ancora una volta riconosciuto l’esempio di V.A.N.T.O., primo vero strumento di controllo e vigilanza rispetto agli atteggiamenti di un certo Nord, capace di generare senso di vergogna. «Bisogna fare la politica – ha detto lo scrittore – e per fare la politica serve un giornale. E per fare un giornale servono delle domande. Un giornale serve ad evitare che i fatti passino sotto silenzio. La civiltà nasce dalla vergogna che è il controllore dei popoli, ed è fondamentale la capacità di far vergognare. Viviamo in tempi in cui, per l’affermazione dell’egocentrismo, il giudice delle nostre vergogne coincide con noi stessi, e questo sfascia la società. Per far vergognare qualcuno devi pubblicamente sottolineare quello che sta facendo, ma servono degli strumenti. Qualcuno esiste già…». Commozione e folla anche sugli spalti di Gaeta, dove l’annuale cerimonia del lancio della corona di fiori a mare in memoria dei caduti dell’assedio ha rinnovato l’impegno della ricostruzione della verità storica e dell’identità meridionale (guarda il Brigantiggì di Gino Giammarino e Mary D’Onofrio)
il nuovo libro dello scrittore pugliese analizza il web (e scrive di V.A.N.T.O.)
Angelo Forgione – Da “Terroni” a “Mai più terroni” (Piemme ed., pp. 127, € 12,00). Il sottotitolo del primo libro meridionalista di Pino Aprile era «Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali». Quello del terzo è «La fine della questione meridionale». Cosa è successo in così poco tempo? Il giornalista-scrittore pugliese è passato dal racconto rabbioso della sua scoperta per le verità nascoste sul Risorgimento alla convinzione che dopo 150 anni di minorità indotta i meridionali abbiano rialzato la testa. Credo che questa reazione riguardi solo una minoranza di consapevoli, ma Aprile ha adoperato il suo lungo sguardo e, forse, anticipato lo scenario dei prossimi anni, estremamente fiducioso nella capacità del web di neutralizzare lo svantaggio artificioso del Sud, le ferrovie mai fatte e i treni soppressi, la mancanza di autostrade e aeroporti. “Il Sud è, da un momento all’altro, alla pari. E può prendere il largo, su quella pista, perché per la prima volta, dopo 150 anni, è nelle stesse condizioni dei concorrenti”.
Pino Aprile ha diviso l’opinione coi suoi precedenti libri, una sorte comune a tutti coloro che scrivono in chiave meridionalista e controcorrente. L’autore sa benissimo che la questione meridionale è ben lungi dall’essere liquidata, che il Sud è ancora troppo arretrato e che troppi meridionali soffrono ancora di un complesso di inferiorità dettato da ciò che vedono davanti ai loro occhi, senza andare oltre, sia che si trovino nei loro luoghi di origine che in quelli in cui sono eventualmente emigrati. Ma il libro è un valido contributo per la comprensione di un processo in atto che potrà essere giudicato solo negli anni a venire.
Nel libro c’è spazio anche per uno degli aspetti di V.A.N.T.O., quello di denuncia dei guasti dell’informazione e dei media riguardo Napoli e il Sud e attinente alla tematica trattata, con cui Aprile sottolinea come il movimento sia stato capace con tutte le difficoltà del caso di colmare almeno parzialmente l’assenza di voce meridionale, di giornali, televisioni e politica. Un esempio evidentemente da aggiornare alla luce del caso Amandola e di quelli concretizzatisi dalla primavera a qui.