20 anni fa l’omicidio di Alpi e Hrovatin. Nasceva la “Terra dei fuochi”

Angelo Forgione – Era il 20 marzo 1994 quando la reporter della Rai Ilaria Alpi e il suo operatore di ripresa Milan Hrovatin furono uccisi in un agguato a Mogadiscio, in Somalia. Tra depistaggi e sospetti, non è mai stata fatta luce sul duplice omicidio. Nessuna certezza, molti dubbi sull’unico condannato (Hashi Omar Hassan) e tanto sdegno della madre della cronista, Luciana, che ancora si batte per ottenere la verità. Al settimanale Oggi ha detto ancora una volta di sentirsi schifata dalla giustizia italiana: “Ilaria aveva toccato il segreto più gelosamente custodito in Somalia: lo scarico di rifiuti tossici pagato con soldi e armi. La verità è che c’è un filo invisibile che lega la morte di mia figlia alle navi dei veleni, ai rifiuti tossici partiti dall’Italia e arrivati in Somalia. Ci sono documenti che lo provano. Ci sono le testimonianze dei pentiti. Eppure nessuno ha avuto il coraggio di processare i colpevoli. In carcere è finito un miliziano somalo che sta scontando 26 anni, ed è innocente. Ilaria è sempre presente nella mia vita, non c’è giorno che non pensi a mia figlia, mi mancano le sue risate, i suoi racconti, i suoi baci Finché avrò vita chiederò il nome dei mandanti dell’omicidio di mia figlia. Perché Ilaria e Miran sono stati giustiziati”.
Uno dei principali accusati dalla famiglia Alpi è l’avvocato Carlo Taormina, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta avviata nel 2003 e chiusa nel 2006 senza una soluzione unanime, sostenitore della tesi del rapimento fallito. La signora Luciana spera nella procedura per tentare di desecretare gli atti acquisiti dalle Commissioni parlamentari d’inchiesta e ha lanciato un appello su Change.org alla presidente della Camera Laura Boldrini affinché sia consentito l’accesso a ottomila documenti segreti.
Per l’Italia, e soprattutto per la Campania, è fondamentale che la verità venga a galla, perché è proprio con quel 20 marzo 1994 che fu segnata la sorte dei territori che sarebbero diventati “la Terra dei fuochi” e “il triangolo della morte”. L’Italia divenne crocevia di traffici internazionali di rifiuti, provenienti dai paesi europei e destinati al Corno d’Africa. Un grosso affare probabilmente scoperchiato da Ilaria Alpi e il suo operatore.

Clicca qui per vedere il videoclip MERIDIONE=SOMALIA

L’autogollonzo della Gialappa’s

Angelo Forgione – Non indugio sul jolly della Gialappa’s Band che fa di Rocco Hunt, salernitano vincitore meritevole di Sanremo giovani (complimenti!), un mariolo piuttosto che contrabbandiere. Impiego solo un po’ di tempo per abbracciare idealmente le mamme, i papà e i bambini di tutte quelle famiglie colpite dal dramma della “terra dei fuochi”. La Gialappa’s Band lo spieghi a loro che “ma che ce ne fotte” è, appunto, solo una battuta… tra un boccone di mozzarella e una suonata di mandolino. Nessuna cattiveria o razzismo, certo, ma solo pura incoscienza di chi non vive il dramma sulla propria pelle. È la coscienza-conoscenza vera del dramma che manca a chi prende scivoloni e poi è costretto a limitare i danni col più classico dei “non volevamo”, tempestato da comprensibili proteste, e poi volgari insulti o addirittura indegne minacce, che nell’era dei social network trasformano purtroppo il web in uno stadio virtuale. Le battute fanno ridere quando non sfiorano temi tragici. L’ironia è brillante quando non colpisce la sensibilità personale. Il vero comico è colui che fa ridere tutti e non offende nessuno. Bando al vittimismo, sempre dietro l’angolo in certe occasioni, ma diciamolo che su certi temi è meglio non scherzare e che quella non è una battuta riuscita ma un fortuito e clamoroso “autogollonzo”.

Il fiume in piena esonda sotto la pioggia

Centomila persone, provenienti da tutto il Sud e per nulla intimorite dalla pioggia incessante, hanno dato vita al cordone umano più lungo che Napoli ricordi, protestando contro lo Stato, l’imprenditoria del Nord, la Camorra e tutti i colpevoli impuniti dell’ecocidio in Campania. In piazza del Plebiscito, fischi per il presidente Napolitano e il cardinale Sepe durante l’intervento di Don Patriciello (nel video).

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Un fiume in piena per arginare il biocidio

Appuntamento a Napoli, in piazza Mancini (adiacente piazza Garibaldi), per la grande manifestazione contro l’inquinamento programmato delle campagne tra Napoli e Caserta.
V.A.N.T.O. promuove e partecipa con lo striscione “Sud: 150 anni di malaunità”, invitando amici e simpatizzanti a presenziare al corteo che partirà alle 14:30 per puntare verso piazza del Plebiscito, dove, fine a sera, un palco accoglierà interventi e performance musicali.

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La guerra dei poveri si combatte a colpi di pomodoro

Angelo Forgione – Era prevedibile che l’emergenza dei roghi e rifiuti tossici nelle campagne tra Napoli e Caserta finisse coll’inaugurare una guerra commerciale. La prima azienda del Nord ad affondare il colpo è la Pomì, che ha scatenato forti polemiche con una campagna di comunicazione lanciata sui quotidiani: l’immagine dello stivale con un un pomodoro nel bel mezzo della Pianura Padana, ben evidenziata, sotto l’headline “Solo da qui. Solo Pomì”. L’azienda la giustifica come “un atto dovuto nei confronti dei consumatori, nel rispetto delle aziende agricole socie, del personale dipendente e di tuti gli stakeholders che da sempre collaborano per ottenere la massima qualità nel rispetto delle persone e dell’ambiente”. È indubbio che l’immagine sia forzata, improntata allo sciacallaggio perché non promuove la tracciabilità del prodotto ma indica chiaramente la provenienza geografica, ammmesso che sia effettivamente padana.
C’era una volta un certo Francesco Cirio, analfabeta venditore piemontese di verdure a Torino, che si buttò a capofitto sul treno per portare i prodotti nelle zone dove c’era richiesta. Era molto scaltro e si conquistò l’amicizia dei banchieri Rothschild, veri padroni delle ferrovie italiane del Nord. Gli fu concesso un contratto agevolato dalle Società Ferrovie Alta Italia per la spedizione all’estero di migliaia di vagoni di alimenti. Cirio, con l’Unità d’Italia, rastrellò pelati e prodotti della terra nelle zone agricole del Napoletano, del Casertano e del Salernitano ed ebbe piena disponibilità della rete ferroviaria a costi irrisori e contro ogni norma di concorrenza leale, divenendo un caso discusso ripetutamente in varie sedute di una specifica Commissione parlamentare d’inchiesta del 1878 sull’esercizio delle ferrovie, in mano a Pietro Bastogi, amico del Conte di Cavour, colui che ostacolò lo sviluppo delle strade ferrate al Sud. Il Primo Ministro Agostino Depretis favorì la “legge Cirio” e il Credito Mobiliare di Torino, socio della Banca d’Italia, lo finanziò pesantemente.
Quanta ricchezza ha fatto produrre al Nord il saporito pomodoro campano! Ora non conviene più esaltarlo, perché come natura crea i rifiuti tossici del Nord distruggono. Eppure i consumatori dovrebbero sapere che la Pianura Padana è stata indicata dall’Agenzia comunitaria per l’ambiente come zona con l’aria più inquinata d’Europa. Insomma, se Atene piange, Sparta non ha nulla da ridere. E così, la zappa, oltre ad usarla per sotterrare i rifiuti tossici al Sud dove la gente muore di tumore, qualcuno se l’è data sui piedi.

Rifiuti tossici: e la sveglia continua a suonare

dal pentito Schiavone al commissario Mancini, nessuna attenuante per lo Stato

Angelo Forgione – E ora che è stato tolto il segreto di Stato alle dichiarazioni che Carmine Schiavone rese nel lontano 1997 alla Commissione di inchiesta che indagava sul traffico dei rifiuti, tutti traumatizzati dal sapere ciò che già si sapeva, ovvero che lo Stato sapeva ma è rimasto in silenzio. Ma che novità! È il momento dello stupore per il ruolo di Napolitano (Ministro degli Interni) nel 1997, quando furono compiute le audizioni. Antonio Marfella si dice sconvolto e profondamente addolorato e Maurizio Patriciello, che qualche settimana fa lo ringraziò per la solidarietà alle mamme dei bambini morti di cancro, scrive che “oggi il re è nudo”. Ma un presidente della Repubblica che, di fatto, ha taciuto su questo dramma non stupisce chi già leggeva i suoi silenzi. È lo stesso presidente della Repubblica che pregò sulla tomba del monarca Vittorio Emanuele II al Pantheon, tacendo sui massacri dell’aguzzino del Sud così come ha taciuto, per 15 anni almeno, sul genocidio meridionale contemporaneo in corso.
Non solo pentiti di camorra… anche uomini della Polizia ci hanno dato in questi mesi delle coordinate molto precise sulle responsabilità dello Stato in questo dramma. Roberto Mancini, 53 anni, sostituto commissario di Polizia, ha combattuto per anni contro inquinatori e trafficanti dei rifiuti e ha svolto per la Commissione di inchiesta della Camera diversi sopralluoghi in discariche piene di veleni e in siti radioattivi, scoprendo tutta la verità su un intreccio da far tremare i polsi. Come ha raccontato SkyTG24 il mese scorso, la sua informativa, consegnata nel 1996 alla DDA di Napoli, è rimasta ignorata per anni, chiusa in un cassetto. Nel 2002 ha scoperto di avere un cancro al sangue, riconosciuto come malattia per causa di servizio, ma risarcito con soli 5mila euro. Ora lotta contro il linfoma, ma anche contro lo Stato «che non mi ha messodice a Repubblica TV in condizioni di tutelare la mia salute». Ma il popolo è sempre un po’ distratto per poter ascoltare e aprire gli occhi. La sveglia, però, continua a suonare.
La storia d’Italia insegna che, dal 1860, Stato e mafie si interfacciano, e che le mafie si riducono se il potere lo vuole; se ciò non avviene è perché il potere non lo vuole. Ma la storia insegna anche che i popoli non imparano niente dalla storia.
Onorare la memoria dei morti e il dolore dei loro cari è un dovere di tutti!

“Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”
(Paolo Borsellino in “I Complici” – L. Abbate e P. Gomez)

dichiarazioni del 2 ottobre a Radio Marte

Napoli sfila contro i roghi tossici

mobilitazione generale… o quasi

terradeifuochiAngelo Forgione – È tutto pronto per la prima grande protesta napoletana contro i velenti tossici che hanno inquinato le campagne tra Napoli e Caserta. Piazza Dante sarà il punto di ritrovo da cui, alle 16, partirà il corteo che attraverserà via Toledo per volgere al Plebiscito.
È la prima manifestazione di piazza in calendario nel capoluogo di regione e precede quella fissata per il 16 novembre con raduno a piazza Bovio. L’accavallamento nasce da differenti vedute dei due nuclei organizzativi, uno facente riferimento ad Angelo Ferrillo di “La Terra dei Fuochi” e l’altro alla coppia Don Patriciello/Marfella. Divergenze sulla questione sono alla base della disarmonia, con Ferrillo che rimprovera a Marfella di aver avallato il cosiddetto “Patto per la Terra dei fuochi”, un accordo tra Ministero degli Interni, Regione Campania, Anci e Amministrazioni Provinciali e Comuni di Napoli e Caserta che prevede lo stanziamento di 5 milioni di euro da parte della Regione Campania per il monitoraggio del territorio e la prevenzione degli incendi tossici dolosi. Per Ferrillo, questa somma sarebbe insufficiente e getterebbe fumo negli occhi nei cittadini che chiedono interventi dall’alto. Il risultato è che Marfella e Don Patriciello saranno alla manifestazione del 16 ma non a quella odierna.
In simili condizioni è impossibile sperare in una manifestazione unica e ai cittadini, quelli che non sono interessati al merito della diatriba ma vogliono solo partecipare ad una protesta sacrosanta, toccherà presenziare ad entrambe le marce. Del resto, nello scenario drammatico in cui si manifesta una rabbia che cresce sempre più, conoscere le due correnti è si importante ma non fondamentale. Ciò che è davvero cruciale è che la gente sappia la verità sul problema, sappia cioè che chi ha deciso questo lento genocidio che si consumerà da qui a cinquant’anni si sta nascondendo dietro la camorra. La gente non deve essere distratta dalle perniciose divisioni delle vittime designate.
Ieri, ad Orta di Atella, in occasione della presentazione del nuovo libro di Pino Aprile Il Sud puzza – Storia di vergogna e d’orgoglio, si è vissuta una serata intensa all’insegna della condivisione delle esperienze dei vari territori del Meridione che soffre: comitati cittadini campani, pugliesi, siciliani, calabresi e lucani, uniti nella lotta all’inquinamento ambientale e all’illegalità, e rabbiosi verso lo Stato troppo distante. Sul palco, tra gli altri, hanno raccontato le loro esperienze i genitori di bambini morti per avvelenamento, del Casertano come del Tarantino. A sostenere i promotori del corteo del 16 novembre anche un energico e carismatico Don Patriciello, testimone della scollatura tra i Palazzi del potere e la strada. Il parroco si è tolto qualche sassolino dalle scarpe rispetto all’intervista radiofonica fattagli da Giovanni Minoli il giorno precedente: «Continuava a dirmi “però voi, però voi… voi dov’eravate, perché non denunciavate? Ma dove potevamo stare noi cittadini nel cuore della notte? Ed è stato scorretto perché mi chiedeva di denunciare i particolari e quando qualcuno l’ha fatto gli ha detto di assumersene le responsabilità. È mai possibile che questa Italia, la migliore, deve chiedere, bussare, implorare ancora, dopo centocinquant’anni?». Purtroppo, in una serata così significativa, quasi perfetta, è ancora una volta mancato il racconto chiaro della verità sul “triangolo della morte” che Patriciello, la stessa persona che fu redarguito dall’ex prefetto di Napoli per aver chiamato “Signora” l’omologa casertana, ha fatto comunque intuire raccontando il suo incontro con il Presidente Giorgio Napolitano, la sua richiesta di cancellare la distanza tra cittadini e istituzioni. In quell’occasione gli rivolse anche il ringraziamento a nome della Campania per la vicinanza alle famiglie orfane di bambini deceduti a causa di varie neoplasie. Il nodo da sciogliere in questa battaglia epocale è proprio questo, e sarà impossibile vincerla se chi ha deciso di farsi leader non farà un salto in avanti nella comunicazione e nella divulgazione della verità, che ancora una volta è proposta in questo spazio informativo. La gente deve guardare in faccia al nemico per poterlo abbattere, senza distrarsi e indebolirsi come lui vuole. I leader sono importanti, ma ciò che fa forza è solo l’unione del popolo, vero detentore della protesta, purché consapevole. A iniziare da oggi.

Corteo a Modena contro i veleni in Campania

Pubblichiamo il comunicato stampa a firma “Coordinamento comitati fuochi” di Modena e Bologna inviato dalla “nostra” Valentina Pascariello.

Da oltre vent’anni la Campania è lo sversatoio di pericolosissimi rifiuti tossici provenienti da tutta Italia. I risultati di questa scellerata operazione criminale, che vede alleati criminalità organizzata, istituzioni colluse, massoneria e grande industria settentrionale, stanno emergendo in statistiche sempre più allarmanti che raccontano di un aumento di tumori dell’80% in Campania rispetto alla media nazionale.
Ma parliamo soprattutto di famiglie falcidiate, di bambini che non ci sono più e di tantissimi giovani dalle vite improvvisamente spezzate.
Lontani dalla propria terra, ma non per questo insensibili al grido di dolore che vi si leva, siamo semplicemente un gruppo di campani che ha deciso di fare qualcosa, con l’intento di mostrare solidarietà alle popolazione della Terra dei Fuochi e di sensibilizzare le opinioni pubbliche dove viviamo sul dramma che si sta consumando. Perché il problema della Terra dei Fuochi è un problema nazionale che ci riguarda tutti!
Per questo, domenica 3 novembre, si terrà il primo corteo di questo tipo organizzato nel Nord Italia. Ci riuniremo a Modena, dove alle ore 10 dal parco Novi Sad prenderà il via un corteo funebre che sfilerà silenziosamente per la via Emilia, fino a piazza Grande.
In occasione della commemorazione dei defunti ci sarà il ricordo di chi è andato via troppo presto ma soprattutto il rumoroso silenzio di chi non ci sta a vedere la propria terra morire, nell’indifferenza del resto del paese e delle istituzioni italiane.
Siete quindi tutti invitati ad unirvi a noi, in fraterna amicizia: un invito che è aperto non solo a chi è originario di quelle terre offese ma a chiunque abbia a cuore la Verità, la Giustizia e la VITA, diritti fondamentali di ogni uomo.

Polenta tossica e Pizza benefica, ma il cancro è una cosa seria

Studi scientifici del CNR di Napoli allertano sulla cancerogenità della polenta, mentre già in passato gli oncologi avevano certificato le proprietà antiossidanti del ragù e della pizza di Napoli. Il dibattito leggero a “la Radiazza” di Gianni Simioli con Sammy Varin di Radio Padania, Angelo Forgione e Francesco Borrelli è un’occasione per confrontarsi sulla più seria incidenza tumorale nel “triangolo della morte” in Campania e rimandare al mittente le responsabilità nascoste. Il leghista che non sa cosa ci sia nella polenta sa cosa c’è dietro l’avvelenamento campano?

a “Le Iene” e “Linea Gialla” il dolore della Campania assassinata… non solo dalla camorra

Angelo Forgione – Mentre il Napoli perdeva a Londra e tutto il popolo azzurro trepidava per le vicende della squadra del cuore, andava in onda su Italia1 un reportage de Le Iene sulla tragedia casuata dai rifiuti tossici sversati nelle campagne tra Napoli e Caserta (clicca qui). Non una novità ma ulteriori venti minuti drammatici per chi non ha ancora capito a cosa è soggetto il popolo campano compreso in quel fazzoletto di terra.
Il titolo, banale, non era da programma di controinformazione: “la camorra uccide anche senza pistole”, ed è pur corretto, ma incompleto. Manca “con la responsabilità dell’industria del Nord nel silenzio dello Stato”. L’importanza dei titoli è insospettabile e non tutti sanno che nei quotidiani esiste la figura professionale del titolista che ha la responsabilità di indirizzare l’attenzione sul cuore dei problemi sviscerati dai giornalisti negli articoli. La camorra uccide senza pistole perché allettata dai facili guadagni ma lo Stato sa bene che il Centro-Nord e parte d’Europa smaltiscono da decenni i veleni delle aree industrializzate in Campania. Protagonista del reportage anche l’encomiabile Don Patriciello che ha sottolineato proprio che la visita dell’ex ministro della Salute Renato Balduzzi di qualche tempo fa è stata solo una comparsata che non ha fruttato alcun intervento. Balduzzi è proprio quel ministro che giustificò l’aumento dei tumori in Campania con le cattive abitudini alimentari, l’obesità e la sedentarietà.
Lo scorso week-end, Don Patriciello ha incontrato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha esternato la sua solidarietà alle mamme dei bambini colpiti da questo avvelenamento programmato e si è mostrato come sorpreso, quasi disinformato, da una vicenda che sembra aver appreso all’improvviso. È comprensibile il ruolo delicato di Don Patriciello, già sopraffatto in un aula di Prefettura a Napoli dalla protervia dell’ex-prefetto De Martino che lo riprese con spocchia per aver chiamato “signora” l’omologa di Caserta, e si può intuire il perché il coraggioso uomo di Chiesa abbia ringraziato Napolitano, ma la gran parte del popolo napoletano che si riconosce in lui è solo lui che deve ringraziare: non deve dire “grazie” alle alte cariche dello Stato che sanno benissimo, e da vent’anni, cosa accade in Campania, che conoscono bene i motivi del duplice omicidio Alpi/Hrovatin, che sanno che la Campania è al centro di un traffico internazionale di scorie tossiche, e che non hanno speso una parola sull’argomento nei loro discorsi ricchi di retorica su un Paese allo sbando e senza compattezza. Processi e inchieste che negli anni hanno svelato le dinamiche perverse con cui sono state condotte le scorie nocive non sono segreti di Stato, e la solidarietà e la vicinanza alle mamme dei bimbi e tanto inutile quanto amara. Gli studi delle Commissioni d’inchiesta parlamentare allertano che intorno al 2060 ci sarà il picco di incidenza tumorale, paragonabile alla peste del Seicento. Una perizia dal geologo torinese Giovanni Balestri ha analizzato nel 2010 l’avvelenamento delle falde acquifere di Giugliano e delle zone limitrofe, indicando che nel 2064 ci sarà la piena delle precipitazioni in una falda colma di percolato e rifiuti tossici. Ogni forma di vita potrebbe essere estinta! Tutto ciò basterebbe per intervenire subito, senza se, senza ma e senza sterile solidarietà. Ciò che è stato fatto alla Campania è tragico e ci vuole poco a prevedere il futuro: nel 2061, saranno festeggiati con il biocidio campano i due secoli di Unità nazionale. Ci saranno voluti duecento anni a completare il percorso di distruzione di una Terra che ha civilizzato l’Europa. Prima occupata, poi derubata, infine inquinata. E i campani devono pure ringraziare?

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