I romanisti: Napoli incivile! Ma anche no.

Ipocrisia romanista: Napoli incivile! Ma anche no.
Nessun problema per i 27 tifosi romanisti al San Paolo

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di Angelo Forgione

stadio san paoloIl giorno dopo la vittoria del Napoli sui capitolini, la rivista del tifo giallorosso “il Romanista” denuncia che “nel corso della partita persa dalla Roma contro il Napoli c’è da verificare la marea di insulti rivolti ai giallorossi in particolare a Totti e De Rossi e soprattutto alla città. Un gesto di inciviltà che continua a persistere negli stadi ed in particolare ieri al San Paolo. Tanti striscioni provocatori ed ingiuriosi di nessuno di questi è possibile riportare il contenuto”.

Che l’inciviltà negli stadi sia sovrana è palese e non basterebbe un secolo per cambiare usi e costumi dei tifosi del calcio. Ma è difficile comprende lo sfogo di una testata romana quando proprio dal pulpito dello stadio Olimpico si può ascoltare di tutto contro i Napoletani. Persino quando l’avversario in campo non è il Napoli parte quasi sistematico il coro “Odio Napoli”. Un malcostume che genera attriti, astio che genera astio. Sarebbe utopistico sperare che negli stadi prenda il sopravvento il rispetto, ma fin quando questo non sarà che almeno non trionfi l’ipocrisia.

Alla trasferta di Napoli hanno partecipato 27 tifosi romanisti che hanno avuto vita serena. È questo il dato sul quale formulare una sentenza di massima, scevra da luoghi comuni e etichette tipiche degli stadi. Ci piace pensare che lo stesso accadrà al ritorno per i Napoletani, ma purtroppo i precedenti non sono confortanti.
Gli stessi romanisti in trasferta hanno raccontato la loro giornata proprio alle pagine de “Il Romanista” dal quale si evince la serenità con la quale hanno potuto vivere la loro giornata Napoletana, a prescindere dall’ambiente ostile nei cori e dal risultato avverso.

Il racconto è paradossale perché tende a rimarcare il malcostume dei tifosi azzurri con una tale incisività che diventa esilarante quando gli stessi romanisti si rallegrano della serenità di cui hanno goduto. Ci si lamenta degli olè a fine gara, del “chi non salta giallorosso è”, degli striscioni contro Totti e famiglia, degli insulti alla Capitale, dei fischi a De Rossi; ma si legge, cosa più rimarchevole, che il «viaggio è stato tranquillo (…) tutto è filato via liscio senza problemi (…)». Matteo, 17 anni, aggiunge: «Sì, io sono vestito coi colori della Roma e nessuno mi ha fatto storie. Anche gli steward sono stati gentilissimi, meno male».
Il racconto fa capire che agli impavidi tifosi romanisti sono rimasti sullo stomaco i fischi, gli striscioni, gli olè, e, udite udite, la chicca di “Tu vuò fa l’americano” e “‘O surdato nnammurato”. O forse semplicemente il risultato finale. Come dice il romanista David:
«Nun ce poteva esse finale peggiore. Che brutte cose che abbiamo visto».

Fosse questa l’inciviltà, ci sarebbe da auspicare che tutti gli stadi d’Italia fossero incivili come il “San Paolo” durante Napoli-Roma del 3 Ottobre 2010.

il racconto dei tifosi della Roma al “San Paolo”
http://www.romanews.eu/news.asp?pagID=74&newsID=7988

i cori contro Napoli in Roma-Fulham
http://www.youtube.com/watch?v=cGIqAL3RpJU

Paradossale! Il Comune di Napoli “compra” il “Piano di Gestione” Unesco

Paradossale! Il Comune di Napoli “compra” il “Piano di Gestione” Unesco

unesco
COMUNICATO STAMPA
La manifestazione del 24 Settembre di V.A.N.T.O. e “Portosalvo”, insieme alle altre associazioni e all’artista Eddy Napoli, comincia a dare i suoi frutti e a far chiarezza sulla questione UNESCO. Ed emergono particolari importanti.
Il Comune di Napoli verserà un totale di 200.000 euro
per la redazione del “Piano di Gestione” che l’Unesco stesso chiede con insistenza come requisito fondamentale per non escludere Napoli. Vale a dire che l’Unesco lo chiede e, dal momento che non lo ottiene, se lo scriverà da solo previo compenso. 150.000 euro serviranno per pagare gli esperti dell’Unesco mentre altri 50.000 euro andranno ad una società piemontese che si occuperà dell’organizzazione dei lavori.
Cittadini quindi sin qui all’oscuro della situazione, ma una volta che la nostra protesta ha portato a conoscenza del problema, si è scoperto che i soldi pubblici finiranno in gran parte allo stesso ente internazionale che lo richiede che provvederà quindi a fare il lavoro che competerebbe ai tecnici del Comune di Napoli.
In qualità di Presidente del Movimento V.A.N.T.O., organizzatore insieme al Comitato civico di Portosalvo della protesta delle associazioni unite, esprimo il totale disappunto per lo sperpero di soldi che si sarebbero risparmiati se l’amministrazione si fosse mossa per tempo e nelle modalità indicate.
Altresì, in qualità di rappresentante per la città di Napoli del Parlamento delle Due Sicilie, ritengo grave che una parte di questi soldi prendano la via del Piemonte.

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.

ARTICOLO SU NAPOLI.COM
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Venerdì 24 Settembre ci pensò la protesta del Movimento V.A.N.T.O. e del Comitato di Portosalvo, supportati dal cantante Eddy Napoli e da altre associazioni cittadine, a sollevare la discussione sul rischio esclusione del centro storico di Napoli dalla “World Heritage List”, ovvero la lista dei patrimoni dell’umanità Unesco. Giovedì scorso una delegazione delle associazioni cittadine è stata ricevuta a Palazzo “San Giacomo” per discutere sulla questione e dall’incontro è venuto fuori un retroscena paradossale: saranno in qualche modo i contribuenti a tenere Napoli nella lista dei patrimoni dell’umanità. Si, perché il Comune di Napoli verserà all’Unesco un totale di 200.000 euro per la redazione del “Piano di Gestione” che l’Unesco stessa chiede con insistenza come requisito fondamentale per non escludere Napoli a Febbraio 2011. Vale a dire che l’Unesco lo chiede e, dal momento che non lo ottiene, se lo scrive da solo. 150.000 euro serviranno per pagare gli esperti dell’Unesco mentre altri 50.000 euro andranno ad una società piemontese che si occuperà dell’organizzazione dei lavori.
La fase di avvicinamento alla scadenza stabilita dall’Unesco prevede un confronto “blindato” tra soli amministratori e i super-consulenti, con una sola finestra aperta ai cittadini prevista per il periodo natalizio. Cittadini quindi sin qui all’oscuro della situazione, ma una volta che le associazioni hanno portato a conoscenza del problema, si scopre che i soldi pubblici finiranno in gran parte allo stesso ente internazionale che lo richiede che provvederà quindi, previo compenso, a fare il lavoro che competerebbe ai tecnici del Comune di Napoli. E alla stesura del “Piano di Gestione” non parteciperanno quindi le associazioni cittadine, le uniche fin qui a dimostrare di avere a cuore il problema. I rappresentanti delle stesse associazioni hanno dichiarato il loro disappunto «per lo sperpero di soldi che si sarebbero risparmiati se l’amministrazione si fosse mossa per tempo e nelle modalità indicate, ed è ancora più grave che una parte di questi soldi prendano la via del Piemonte».

Conferenza “Napoli ti amo” alla Treves, le foto

Conferenza “Napoli ti amo” alla Treves, le foto

In una gremita libreria Treves, il 28 Settembre 2010 si è svolta la conferenza “Napoli ti amo”. Angelo Forgione, Carlo Alvino ed Enrico Durazzo hanno risposto alle domande sul riscatto di Napoli e del meridione di Luca Antonio Pepe (“Insieme per la rinascita”) e dei tanti giovani presenti in sala.
Bel momento quello della poesia con la poetessa Maria Rosaria Malapena.

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione di Vanto e Carlo Alvino di SKY

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione di Vanto e Carlo Alvino di SKY

Angelo Forgione risponde alle domande dei presenti

Angelo Forgione risponde alle domande dei presenti

Enrico Durazzo di "Napolimania"

Enrico Durazzo di "Napolimania"

Carlo Alvino con lo stendardo delle Due Sicilie sullo sfondo

Carlo Alvino con lo stendardo delle Due Sicilie sullo sfondo

Domande per i tre "meridionalisti"

Domande per i tre "meridionalisti"

Angelo Forgione

Angelo Forgione risponde alle domande dei presenti

Angelo Forgione

Angelo Forgione

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione

Angelo Forgione

Gli ospiti con Luca Pepe

Gli ospiti con Luca Pepe

Angelo Forgione

Angelo Forgione

Angelo Forgione

Angelo Forgione

Angelo Forgione all’incontro-dibattito “Napoli ti amo”

Incontro-dibattito alla libreria Treves
28 Settembre, ore 18:30, libreria Treves (colonnato Piazza del Plebiscito)

Il giornalista sportivo CARLO ALVINO, telecronista tifoso del Napoli per SKY, sarà ospite principale di una conferenza organizzata dal movimento meridionalista ed antimafia “Insieme per la Rinascita” presso la libreria Treves in Piazza del Plebiscito alle ore 18:30.

Titolo del dibattito: “Napoli Ti Amo”.

Interverranno:
ENRICO DURAZZO (proprietario catena negozi “Napolimania”)
ANGELO FORGIONE (Movimento V.A.N.T.O.)
EMANUELE CERULLO (scrittore)
MARIAROSARIA MALAPENA (poetessa)

Gli invitati risponderanno alla domanda: “E’ possibile un riscatto di Napoli mediante l’arte, la cultura e lo sport?”

VideoClip per il Piano di Gestione del Centro Storico di Napoli patrimonio dell’umanità UNESCO

VideoClip per il Piano di Gestione del Centro Storico di Napoli patrimonio dell’umanità UNESCO

SIT-IN PER IL Piano di Gestione UNESCO

SIT-IN PER IL Piano di Gestione UNESCO

Venerdì 24 Settembre 2010, ore 10:00
Piazza Municipio – ingresso Palazzo “San Giacomo”

LIBERA INIZIATIVA PER CHIEDERE IL PIANO DI GESTIONE UNESCO DEL CENTRO STORICO DELLA CITTA’ DI NAPOLI
La città di Napoli corre un altro grosso rischio: la cancellazione del suo centro storico dalla lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Nelle ultime riunioni di Siviglia e Brasilia, L’International Bureau UNESCO ha preannunciato l’estromissione dalla “World Heritage List”, ovvero la lista dei “patrimoni dell’umanità”, del centro storico della città di Napoli qualora la nostra Amministrazione Comunale non dovesse presentare il “Piano di Gestione” entro il prossimo febbraio 2011.

Questo comporterebbe ulteriori gravi ripercussioni sull’economia e sull’immagine a livello internazionale della nostra città. Il destino del Centro Storico di Napoli e della città tutta è appeso a un filo così come il suo prestigio, mentre il degrado avanza senza ostacoli.

Affinché il pericolo sia scongiurato, e al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica su un pericolo silenzioso ma incombente, Il COMITATO CIVICO DI S. MARIA DI PORTOSALVO e il MOVIMENTO V.A.N.T.O. (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio), insieme ad altre associazioni e movimenti sul territorio, nonché singoli cittadini sensibili al problema, hanno indetto per Venerdì 24 Settembre 2010 alle ore 10:00 un sit-in all’ingresso di Palazzo “San Giacomo” per chiedere all’Amministrazione Comunale e alla Giunta Iervolino la definitiva emanazione del Piano di Gestione per la Città di Napoli, prima che sia troppo tardi. La manifestazione sarà supportata anche dal noto artista partenopeo Eddy Napoli, da sempre attento a simili problematiche.

Il “Piano di Gestione”, ovvero quell’insieme programmatico di misure per mettere a sistema i servizi e le altre attività (sicurezza, pulizia, accoglienza, esercizi pubblici, alberghi, etc.) che riguardano il patrimonio monumentale del più vasto centro storico d’Europa, quello di Napoli, è richiesto dall’UNESCO da ben quindici anni, ossia dal 1995 allorché la nostra città entrò a far parte della “World Heritage List”.

Da allora nessuna giunta si è fatta carico di ottemperare a questo dovere, creando di fatto un “caso Napoli” che l’International Bureau UNESCO ha deciso di fronteggiare con un ultimatum: Febbraio 2011!

Da quindici anni cittadini, associazioni e comitati rivendicano questo documento per sfruttare il prezioso centro storico di Napoli alla stregua delle altre grandi città dell’arte presenti in Italia e nel mondo, in termini di turismo culturale per lo sviluppo economico della città.

Inoltre, da quindici anni vengono costantemente segnalati all’Unesco, e a tutte le altre autorità competenti, il degrado e l’abbandono che si accresce nel centro storico senza che vi si ponga argine. Nello scorso Dicembre, a fronte di tali denunce, il centro storico di Napoli fu “perlustrato” da un team di ispettori dell’UNESCO che ne verificarono l’effettivo degrado e le pessime condizioni generali. Ne seguì una convocazione a Parigi dell’allora Governatore Bassolino e dell’Assessore alla cultura e centro storico Nicola Oddati ai quali fu fatta firmare dal D.G. Unesco Irina Bukova una convenzione con la quale i nostri amministratori si impegnavano alla redazione del “Piano di Gestione”.

Attualmente però la Giunta Comunale sposta invece l’attenzione sul solo Forum delle Culture  come unica priorità e panacea della crisi d’immagine della città.

Si invitano pertanto gli organi di stampa e i circuiti televisivi affinché sia data la giusta rilevanza alla manifestazione che è nell’esclusivo interesse di tutta la città.

Organizzazione
Movimento V.A.N.T.O.
Comitato Civico S. Maria di Portosalvo

Aderenti
Assoutenti – Delegazione provinciale di Napoli
Parlamento delle Due Sicilie – “Parlamento del Sud”
Napolipuntoacapo
Associazione Commercianti Duomo Centro Storico
Comitato Centro Storico Unesco
Comitato Città Antica
UGL  – Beni Culturali
Fare Ambiente – Coordinamento della Campania
Associazione “Insieme per Innovare”
Associazione “Buongiorno Napoli”
Telefono Blu – Consumatori
Radicali Napoletani “Ernesto Rossi”

Testimonial
Eddy Napoli

Brunetta e le sentenze affrettate

Brunetta e le sentenze affrettate

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di Angelo Forgione

Ora ci si è messo anche un Ministro della Repubblica a fare il verso ai leghisti che urlano “Napoli colera” senza vergogna alcuna. Un esponente del PdL, il maggiore partito del paese, uomo del nord, ma non di quel nord dichiaratamente secessionista.

Le parole di Renato Brunetta proprio non piacciono perché appesantiscono ancora di più la brutta aria che respirano i Napoletani quando mettono il naso fuori dalla loro città. Napoli, Caserta, la Calabria, il sud sono stati messi sulla graticola da un uomo dello Stato che ha denunciato che lo Stato in quelle zone non c’è. È come se un dirigente delle Ferrovie dello Stato dicesse che un determinato treno rovina l’immagine delle Ferrovie stesse perché sopra non ci sale alcun controllore. Quel controllore chi deve garantire che ci sia? E quel treno a quale ente appartiene? Le parole di Brunetta sono quindi un autogoal, e rappresentano una sconfitta per lo Stato stesso che non garantisce una seria lotta alle mafie e una crescita del livello di sicurezza, civiltà e rispetto delle regole nelle zone messe sotto accusa.

La verità è che Napoli è un simbolo potentissimo del Sud ed è vittima di una strategia di distruzione della sua identità. Si tratta di un continuo “lavaggio del cervello” verbale partito con l’unità del paese, il cui risultato già raggiunto è quello di convincere Napoletani e Meridionali di far parte di una razza inferiore. A furia di sentirselo dire da centinaia di anni, i sudisti si sono convinti di essere “sudici”. Malcom X diceva che per dominare uno schiavo si doveva convincerlo che la sua razza non aveva mai avuto altro destino che non fosse la schiavitù.  E così si è fatto coi Napoletani e coi meridionali, gente per natura ingegnosa e laboriosa che ha inventato nuovi corsi e alla quale invece viene oggi negato e nascosto un passato decisamente migliore al solo scopo di evitare che lo si debba restituire.

Sono chiare a tutti le enormi problematiche della conurbazione Napoli-Caserta, così come quelle della Calabria e del Sud in generale; il vittimismo e l’ipocrisia non giovano a nessuno e sono note le difficoltà dello stile di vita del sud del paese. Ma non si possono ignorarne le cause che non sono tutte ascrivibili ai cittadini. Se ai meridionali non si assicurano istituzioni e quindi applicazione delle leggi, la colpa è dei meridionali o forse dello Stato che evidentemente non è presente a dovere nei territori del Sud, proprio come dice Brunetta?

Se i fondi F.A.S. destinati al Sud vengono sottratti dallo Stato centrale per risolvere problematiche del nord diverse da quelle a cui sono destinati, se il C.I.P.E. dimentica la questione meridionale programmando finanziamenti di esclusivo interesse del nord, non è corretto che ne paghi oltremisura il Sud anche in termini di denigrazione. “Cornuti e mazziati” i meridionali che di questo modo di condurre il paese sono principali vittime.

Forse Brunetta condanna i morti per camorra, ma è il caso di ricordargli che gli omicidi volontari, seppur non di matrice malavitosa, sono in numero di gran lunga superiore al nord. Forse ce l’ha con le truffe spicciole dei Napoletani, e allora, senza voler considerare i danni all’erario che la forte evasione fiscale settentrionale comporta, è il caso di ricordargli le maxi-truffe di Parmalat, Bipop-Carire e di tutte quelle grandi e meno grandi multinazionali e banche del nord che hanno rubato più di quanto abbiano fatto tutti i mariuoli napoletani insieme dal dopoguerra ad oggi. Tra i meridionali si annidano dei borseggiatori disperati, tra i settentrionali dei “bondeggiatori” organizzati che hanno ridotto sul lastrico migliaia di piccoli risparmiatori. Con la differenza che un Rolex scippato fa psicologicamente meno male della sparizione di migliaia di euro dal conto corrente di un pensionato magari ammalato o di una coppia in procinto di metter su famiglia.

L’emergenza rifiuti, il maggior danno all’immagine di Napoli, è certamente anche figlia dell’incapacità degli amministratori locali, ma Impregilo e rifiuti tossici sotterrati in Campania sono il segno di una grossa speculazione tutta settentrionale.

Brunetta dice che Napoli e Caserta sono un cancro e che senza di esse l’Italia sarebbe il primo paese d’Europa? Senza voler tirare in ballo i tanti primati storici di Napoli fini a se stessi nell’ottica di un dibattito economico attuale, si ricordi a Brunetta che la cultura dell’Europa moderna è figlia anche e soprattutto della cultura profusa da Napoli e Caserta nel sette e ottocento, con una capacità incredibile di influenzare il mondo intero, non solo il continente.

A Napoli è nata l’opera lirica, in quel teatro di San Carlo che fu il centro del mondo nel settecento. Il “settecento musicale Napoletano”, appunto, fu il fondamento del mondo dell’opera di Mozart e di tutto l’ottocento.

Dalla conurbazione Napoli-Caserta sono fioriti nuovi stili architettonici che hanno cambiato il gusto dell’Europa. Dalla scoperta di Pompei, Ercolano e Oplonti, Vanvitelli trasse quegli spunti che mandarono in soffitta il rococò francese dando il la alla creazione dello stile “neoclassico” che è diventato poi a Parigi il “Luigi XVI”. E ancora, lo stile “impero”, derivante dalle immagini dei templi di Paestum, che ha fatto il giro d’Europa per diventare lo stile preferito di Napoleone che finì col riportarlo proprio a Napoli. E infine, lo stile “eclettico”, il cui primo esperimento nacque a Palermo con la “Palazzina Cinese” per volontà della corte Napoletana in esilio durante la rivoluzione del 1799, e solo una ventina di anni dopo questo stile influenzò il “Carlo X” in Francia e il grande “eclettismo britannico”.

Sempre nel ‘700, tra Napoli e Caserta nacque la cultura operaia specializzata, con le fabbriche di porcellana di Capodimonte e le seterie di San Leucio che ancora oggi rappresentano un vanto per l’Italia all’estero.

E ancora nel ‘700, a Caserta è attribuito uno dei massimi segni della civiltà: l’introduzione dell’igiene intima. A partire dal primo bidet della penisola, nella reggia di Caserta, che i Savoia definirono poi “oggetto sconosciuto a forma di chitarra”. Qui se ne fece uso, a differenza di quanto accadeva in Francia laddove il bidet fu inventato ma non utilizzato, finendo per scomparire in una decina d’anni persino da Versailles in cui ve ne erano un centinaio. Oltre al bidet, alla reggia di Caserta apparve anche il gabinetto con tanto di sifone e acqua corrente per la ripulitura.

Sempre a Caserta, la corte Napoletana introdusse la privacy come la conosciamo oggi: il diritto alla riservatezza e alla discrezione. E le abitudini francesi della vita intima sempre pubblica tipiche di Luigi XIV furono soppiantate per sempre.

Attorno a Caserta, manco a dirlo nel ‘700, si sviluppò una rivoluzione agricola senza precedenti che segnò i gusti dell’intero continente fin qui. Qui vi fu la scoperta del pomodoro “San Marzano” e nacque una meraviglia: la mozzarella di bufala. A Napoli tutto questo si tradusse nella nascita dei due fiori all’occhiello della cultura culinaria mediterranea: la pizza e gli spaghetti. Grazie a Napoli entrò nella cultura italiana il caffè che arrivò in Europa dalla Turchia e penetrò passando per Vienna, di cui la Regina di Napoli Maria Carolina era figlia. Da quest’incrocio, Napoli divenne terminale del percorso e capitale nazionale del caffè.

Napoletani e Casertani conoscono bene le grandi difficoltà che vivono quotidianamente. La situazione è grave, non c’è dubbio, ma siano dunque anche orgogliosi di ciò che hanno donato al mondo e consapevoli di ciò che da troppo tempo si cerca di nascondere, fieri del fatto che la musica che si sente nei migliori teatri del mondo, i monumenti di San Pietroburgo come quelli di Parigi, il modo di curare la propria igiene intima, la privacy, l’intimità e il cibo stesso siano frutti della Napoletanità nella misura in cui sono patrimonio europeo, anzi mondiale. Che piaccia o no, così è, caro Brunetta!

BRIGNANO E LA DENIGRAZIONE DI NAPOLI “IN MASCHERA”

BRIGNANO E LA DENIGRAZIONE DI NAPOLI “IN MASCHERA”

Nel video è analizzato un certo modo pericoloso di fare spettacolo nel nostro paese in funzione della formazione culturale dell’intera nazione che infanga gratuitamente Napoli e il meridione tutto anche quando non ce n’è bisogno. Enrico Brignano da dimostrazione di grande bravura, ma quando tocca l’argomento “Napoli” scade nel più stantio uso di luoghi comuni. Eppure il suo maestro gli ha insegnato ben altro.

ISTAT: Campania ultima per Pil pro-capite

ISTAT: Campania ultima per Pil pro-capite

nel 1861 nessuna differenza tra Nord e Sud

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di Angelo Forgione

Scontata sentenza, il paese è spaccato in due anche nell’ultima fotografia dell’ISTAT che ha depositato negli scorsi giorni una serie di dati in Parlamento nell’ambito degli approfondimenti in corso sul federalismo fiscale. Due velocità, il nord del Paese produce una ricchezza doppia rispetto al Sud laddove si registra un terzo in meno di reddito per consumi e investimenti.

A differenza di quanto avviene nel resto d’Europa, in Italia non si registra alcun allineamento dei valori del Pil pro capite delle varie Regioni. Nel periodo 2000-2008 non si evince alcuna riduzione della distanza tra le regioni in ritardo di sviluppo e quelle più ricche.
Un dato che deve far riflettere anche i più scettici sul fatto che la cosiddetta “questione meridionale” sia un problema al quale non si trovino contromisure di nessun tipo. Dal 1861, anno dell’unificazione del paese in cui i Pil del Nord e del Sud erano livellati, si è assistito ad uno sbilanciamento a favore del Centro-Nord, soprattutto nel periodo tra il 1880 e il 1951. Da allora nessun governo ha mai provveduto a ridurre il divario creatosi.

Il prodotto interno lordo, nel Sud Italia, equivale praticamente alla metà di quello del Nord: a fronte dei 17.900 euro pro-capite di ricchezza prodotta nel Mezzogiorno, al Nord l’economia è di oltre 31.000 euro a persona.
Alcune regioni settentrionali piazzano bene i loro prodotti fuori dai confini territoriali mentre altre del meridione con valori di dipendenza dall’esterno oltre il 30%.

Tra le Province, quella di Bolzano con i suoi 34.400 euro, é prima in Italia nella classifica del Pil pro capite. Tra le Regioni, fanalino di coda è la Campania dove il Pil pro-capite è pari a 16.900 euro, preceduta dalla Calabria con 17.000 euro a persona. In testa, invece, la Lombardia con 33.600 euro a testa. I dati si riferiscono al 2008, prima dunque della grande crisi che ha visto lasciare sul terreno qualche punto di ricchezza a livello nazionale.
Se si considera il reddito disponibile delle famiglie consumatrici, al Mezzogiorno si registra un valore pari al 64,1% rispetto a quello del Centro-Nord, il che significa che un abitante del Sud può spendere e investire quasi il 36% in meno di quanto può spendere un abitante del Nord.
In Campania la disponibilità di reddito lordo pro-capite è di 12.100 euro in un anno, in Sicilia di 12.200 euro, contro i 20.600 euro della Lombardia.

Il CIPE dimentica la questione meridionale

Il CIPE dimentica la questione meridionale

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di Angelo Forgione

Dopo la questione dei Fondi F.A.S. indirizzati al nord del paese, ancora una volta il Governo dimostra disinteresse per il Mezzogiorno e mette in atto delle misure di sviluppo che non contemplano il Mezzogiorno. Lo scorso 22 Luglio si è riunito il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, più comunemente noto come C.I.P.E., che ha deliberato l’erogazione di ben 2,1 miliardi di euro per un elenco di nuove opere infrastrutturali di esclusivo interesse del centro-nord, fatta eccezione per lo schema di convenzione da porre a base di gara relativa all’autostrada Ragusa–Catania.
In programma la tratta T3 San Giovanni–Colosseo della Linea C della Metropolitana di Roma, il raccordo autostradale Campogalliano–Sassuolo e il progetto definitivo del 1° lotto funzionale “San Gerolamo–Tronco Bergamo”.

Restano dunque al palo i fondi per le infrastrutture del Mezzogiorno di rilevanza nazionale come ad esempio il completamento della Salerno-Reggio Calabria con gli svincoli di Eboli, Sala Consilina Sud e Padula-Buonabitacolo. Lo denunciano molti esponenti della sinistra, parlamentari e senatori a seguito la riunione del Cipe, il cui esisto è verificabile online all’indirizzo www.cipecomitato.it.

Identica denuncia arriva dal Parlamento delle Due Sicilie, l’organo civico-culturale nato lo scorso  Gennaio per sollecitare e stimolare il dibattito sui temi troppo spesso dimenticati della questione meridionale. Sul sito www.parlamentoduesicilie.org si legge: “Continua, evidentemente, una politica nazionale che dimentica in maniera sistematica il Sud come se la questione meridionale fosse stata già risolta. E, intanto, Matera continua a non avere una stazione ferroviaria…”