È nata “Unione Mediterranea”

“Unione Mediterranea”. È questo il nome del nuovo movimento politico nato alla Stazione Marittima di Napoli, nel corso di un’assemblea con oltre 600 presenti. Dopo una selezione tra oltre cento proposte è stato battuto al fotofinish il nome “Primavera Mediterranea”. L’assemblea ha votato e definito la Carta dei principi basati sul ripudio del razzismo, della difesa dei valori meridionali e della verità storica, e un Coordinamento provvisorio con 44 componenti tra indipendenti e una ventina di gruppi e movimenti organizzati. Alle votazioni hanno partecipato anche 200 persone collegate via web.
Il movimento guarda con attenzione al giornale annunciato da Pino Aprile, intervenuto in assemblea, e vedrà nella difesa degli interessi del Sud il campo d’azione fondamentale. Tra i promotori di Unione Mediterranea lo scrittore Lino Patruno, l’assessore alle Attività produttive del Comune di Napoli Marco Esposito e gli artisti Eugenio Bennato e Mimmo Cavallo con il supporto morale di Fiorella Mannoia. All’assemblea è intervenuto il sindaco di Napoli Luigi de Magistris che ha sottolineato l’importanza che il cambiamento dell’Italia parta da Sud.

 

Il Sud in “movimento” da Napoli?

Il nome, la carta dei principi, i coordinatori: prende vita a Napoli il movimento politico meridionalista partendo da da tre NO: al razzismo, alla mafia e alla violenza. E per il riscatto del Sud. Oltre venti gruppi meridionalisti e centinaia tra imprenditori, intellettuali, cittadini e associazioni, si sono dati appuntamento a Napoli per riprendere il discorso aperto a Bari a Settembre attorno allo scrittore Pino Aprile. Oltre 800 persone provenienti da tutta Italia o collegate a distanza via web voteranno per scegliere denominazione e linee guida del nuovo soggetto politico. L’appuntamento è per sabato 24 novembre alle ore 13 presso la Sala Galatea della Stazione Marittima di Napoli. Tra i sostenitori dell’iniziativa oltre a Pino Aprile, Lino Patruno, l’europarlamentare Gianni Pittella, l’assessore alle attività produttive del Comune di Napoli Marco Esposito e gli artisti Eugenio Bennato, Fiorella Mannoia e Mimmo Cavallo. Interverranno in qualità di ospiti anche i sindaci di Napoli e Bari Luigi de Magistris e Michele Emiliano. Ingresso libero.

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Aggressione ai tifosi del Foggia? La devastazione parte dai pugliesi?

Angelo Forgione – Lungi da chi scrive difendere i soliti violenti, sempre di più, che si scannano col pretesto di una partita di calcio, ma meritano una revisione gli incidenti verificatisi Sabato 17 Novembre in via Caldieri, all’uscita della tangenziale del Vomero, dove è transitato un bus che stava portando decine di tifosi del Foggia allo stadio “Arturo Collana” per la partita con il CTL Campania valevole per il Campionato Nazionale Dilettanti. Le accuse sono piovute sui tifosi napoletani incolpati di una vile aggressione. Si è detto che gli ultras napoletani (?) hanno teso un agguato premeditato ai tifosi foggiani danneggiando il loro autobus e dando fuoco alle auto.
Sono passati cinque giorni in cui se ne sono sentite di cotte e di crude, ma nessuno si è preso la briga di analizzare le immagini amatoriali degli accadimenti che, se analizzate con maggiore attenzione, pare proprio facciano evincere qualcosa di diverso. Sembra che siano stati i tifosi foggiani a danneggiare con mazze e pietre alcuni motoveicoli sulla strada, provocando una reazione (non certo giustificata) dei napoletani. La stampa nazionale ha parlato univocamente di aggressori napoletani raggruppatisi all’improvviso e addirittura il Foggia calcio, attraverso un comunicato stampa, ha condannato l’aggressione e chiesto punizioni esemplari. Tutto l’ambiente dauno si è detto allibito e ha chiesto di scovare i responsabili di un’aggressione “immotivata”.
Immotivata? A vedere il video ripreso da uno stabile sulla strada si può avere un’indicazione sull’accaduto. Partiamo dal presupposto che è verosimile che chi ha documentato la cosa non era li fuori al balcone e sia stato attirato dai rumori. È altrettanto verosimile quindi che prima di accorgersi di quanto stava avvenendo e poi prendere la telecamera sia passato qualche minuto. Il filmato mostra chiaramente in partenza che il pullman dei tifosi foggiani è fermo, preceduto da un paio di  furgoncini bianchi di cui uno a bloccare il traffico. Proprio da quei furgoncini sono già scesi altri tifosi foggiani che visibilmente sono radunati sul fianco destro dell’autobus intenti a danneggiare alcuni scooter sotto tiro sul lato della strada, rovesciati e fatti oggetto di colpi con corpi contundenti. A 0:03 si vede chiaramente un uomo mentre sferra tre randellate ad uno dei motoveicoli per poi rientrare a bordo del pullman, e questo dimostra che è un foggiano. Non si riesce a capire se uno di loro abbia già inoltrato un fumogeno in una vettura condotta da un passante napoletano capitato li per caso e sfortuna, fermo in coda, che di li a poco vedrà la sua automobile andare in fiamme; o se lo farà qualcun altro scambiandolo per pugliese. Sta di fatto che i tifosi foggiani si sono spinti quasi fino alla rotonda, tant’è che a 0:06 si vede un uomo correre sul marciapiede per risalire sull’autobus dopo aver notato l’arrivo dei napoletani. A quel punto spunta dal fondo della strada, proveniente dalla rotonda, un’adunata locale richiamata da quella violenza gratuita che evidentemente già durava da qualche minuto. Anch’essi armati di mazze che corrono in direzione dei foggiani i quali, capito il pericolo, se la danno tutti a gambe rientrando di corsa sia a bordo del pullman già in movimento che del furgoncino bianco (cosa che si vede benissimo). Quando i napoletani raggiungono l’automezzo più grande lo colpiscono mentre l’autista mette tutti in salvo.
Detto che ciò che ruota attorno al calcio è argomento che disgusta sempre più, va rimarcato che questo caso ha assegnato ai napoletani colpe non proprie oltre a quelle della reazione ugualmente condannabile. Il video non mostra cosa sia accaduto prima, e non si capisce se vi sia stato già un contatto tra le due fazioni in precedenza, ma certifica che i napoletani sono sbucati (o riapparsi) a devastazioni da parte foggiana in corso. Dopo, testimoni anonimi raccontano di circa cinque “tifosi” foggiani che, una volta arrivati allo stadio, sarebbero scesi dall’autobus e avrebbero assaltato, armati, la caserma dei Carabinieri di via Gemito, costringendo gli occupanti a barricarsi dentro. Pare che anche il bar Diodato di Via Ribera sia stato devastato dai pugliesi.
Assistere all’indolenza o la malafede di chi non verifica con un minimo di intuito o correttezza i fatti per cercare di capirli spaventa e fa pensare sia per l’informazione che per la verità da acclarare sempre. Il giudice sportivo non ha preso decisioni, tutto evaporato, e viene da chiedersi che tipo di trattamento avrebbero avuto questi fatti se fossero accaduti in occasione di campionati maggiori. Al governo, alla Federcalcio e a tutte le leghe, maggiori e minori, consigliamo di rimettersi in discussione perchè la violenza avanza sempre più. Altro che osservatori e repressione.

Slalom della differenziata a Toledo. Che scempio!

A Via Toledo non bastavano le paline pubblicitarie installate qualche anno fa. Da qualche giorno sono spuntati anche dei maxi-cassonetti della raccolta differenziata posti proprio sui marciapiedi a costringere i pedoni ad aggirarli. E attenzione a camminare con lo sguardo basso o distratto da un cellulare perché sono grandi, ingombranti, delle vere e proprie barriere, antiestetici e irriverenti nei confronti di una strada storica e della sua prospettiva ottica. Ma anche della nuovissima stazione della Metropolitana di Via Diaz.
Decoro vorrebbe che fossero piazzati nelle strade laterali, ma l’inciviltà di troppi napoletani e dei commercianti coi loro cartoni che fanno della strada un letamaio a fine giornata, sommata a una certa propaganda istituzionale, ha consigliato di sbatterli in faccia a tutti. Scelte che tutto sono fuorché normali. E la Sovrintendenza accetta lo scempio?

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“A reti unificate”, un format che parla del Sud senza Sud

Angelo Forgione – “A reti unificate”, questo è il titolo dalla nuova trasmissione messa su dal dal Consorzio CMG formato dalle quattro emittenti regionali Canale 8, Canale 9, Canale 21 e Televomero (anche streaming su canale21.it) che fanno squadra per produrre un contenitore di attualità, politica, cultura e cronaca incentrato sui temi del Sud. Finalmente, si direbbe. Interessante e innovativo, ma subito si scopre che c’è qualcosa, troppo, che non va. A cominciare dal conduttore, Alessandro Cecchi Paone che smette le vesti di divulgatore scientifico e s’infila i vestiti del divulgatore meridionalista. Sembra tutto armonioso nell’interpretazione del ruolo, il suo calarsi nella parte di cittadino del Sud che propriamente non è, i suoi interrogativi identitari agli ospiti («ma cosa vogliono da noi i settentrionali?»). È chiaramente una forzatura che viene a galla ben presto.
Indica la direzione del vicolo cieco il vacuo parterre in studio della prima puntata, salvato dal solo vero “fondamentalista napoletano” Simone Schettino, unica presenza calzante in un talk-show meridionalista. Oltre questa bandiera nel deserto, a parlare di meridione si presentano puntuali e in ordine sparso: Paolo Cirino Pomicino, esponente della “prima repubblica” e di una classe politica napoletana che non ha mai tutelato gli interessi della città, condannato a un anno e otto mesi di reclusione patteggiati per finanziamento illecito (tangenti Enimont), oggi presidente di “Tangenziale di Napoli”, strada a pedaggio di proprietà dell’holding finanziaria “Atlantia” di cui è principale azionista la famiglia trevigiana Benetton, nonchè autore di corsivi sui giornali settentrionali “Libero” e “Il Giornale” sotto lo pseudonimo “Geronimo”. Direste mai che sia la persona più idonea per discutere degli interessi del Sud?
Ancora, l’imprenditrice torrese Marilù Mennella, impegnata in importanti affari edilizi a Napoli-est e poco aderente alle tematiche che riguardano la “questione meridionale”. Infine, fatta salva la fiera showgirl napoletana Maria Mazza senza infamia e con lode alla sua bellezza mediterranea, l’esercito dell’inconsistente: un giovane modello, spaesato e privo di argomenti, figlio di un proprietario di un produttore di mozzarelle, invitato perchè «ha avuto il coraggio di dichiarare che è gay» e perchè dicesse «non so cosa sia la Cassa del Mezzogiorno… non voto» nei suoi unici interventi secchi previo domanda; una bionda signora di mezza età presentata come “ultima sciantosa” (mah!), già vincitrice di un quiz televisivo presentato dallo stesso Cecchi Paone.
In collegamento da altri studi dislocati, il giornalista meridionale Giovanni Valentini, autore del libro “Brutti, sporchi e cattivi: i meridionali sono italiani?” in cui passa il messaggio perverso per cui i vizi del Sud sono diventati vizi italiani, e il sindaco di Palermo Leoluca Orlando nei panni di buon filosofo.
In realtà parte male già la conduzione, assegnata ad un personaggio avulso dalle criticità del meridione, capace di “infervorarsi” solo alle pertinenti disquisizioni risorgimentali di Simone Schettino circa la storia scritta dai vincitori che etichettarono gli sconfitti con l’appellativo denigratorio di “briganti”, e al più marcato revisionismo contenuto nell’intervista a Eddy Napoli cui il presentatore mette scorrettamente e senza diritto di replica un cappello denigratorio e inopportuno. «A proposito di perversione dell’identità e dell’appartenenza! A me dispiace molto che i nostalgici non ricordino che le condizioni di vita delle classi misere erano spaventose sotto le Due Sicilie. La gente moriva di fame e di raffreddore, viveva pochissimo, erano tutti sporchi, erano tutti cattivi e senza destino. Ce lo dicono studi meridionalisti che non sono inventati e che descrivono l’orrore in cui viveva la classe popolare duosiciliana, altro che balle!» Commento fuorviante e doloso da parte di un uomo dichiarato appartenente alla massoneria, conoscitore del ruolo che questa ebbe nel saccheggio del Sud, quindi insofferente per estrazione alla rivendicazione di un più equilibrato giudizio sulla storia borbonica, notoriamente anti-massonica. Fastidio esorcizzato anche nel commento di un servizio sulla sartoria identitaria di Salvatore Argenio: «Mi costringeranno ad invitare la massoneria per diritto di replica». Insomma, tutto fuorché un conduttore aperto all’ascolto delle espressioni del territorio che è chiamato a descrivere senza peraltro esservi calato.
Il riferimento agli aleatori studi meridionalisti (citati senza autori e fonti, ndr) non trovano corrispondenza nella cronache di un Sud che nel 1860 faceva registrare il minor tasso di mortalità infantile d’Italia come ci racconta il pluridecorato medico Giovanni Berlinguer, docente di Medicina Sociale all’Università di Sassari, che nel marzo del 1970, sul mensile “Vitalità”, scrisse: “Cento anni fa i livelli più bassi di mortalità infantile si avevano in Campania mentre i livelli più elevati si registravano in Lombardia, Piemonte ed Emilia e Romagna. Ora (1970) la situazione è invertita: la regione a mortalità infantile più elevata è la Campania dove l’indice è del 50 per mille. Sono certo che le ragioni di questo cambiamento vanno ricercate nella storia economica-sociale infatti, dopo l’unificazione, solo il Nord s’industrializzò con i soldi del Sud e nacquero ospedali e strutture sanitarie”.
Altro che orrore e vita breve tra la sporcizia! In quel Sud, certamente fatto di criticità ma non infernale, la mortalità infantile era arginata dalla più alta percentuale di medici per abitanti in Italia, in tutto 9390 (6871 nel continente e 2519 in Sicilia) su circa 9 milioni di abitanti mentre il Piemonte e la Liguria ne contavano 2610, la Lombardia 2204, la Toscana 1320, l’Emilia e la Romagna 953, per un totale di 7087 professionisti per oltre 13 milioni di abitanti. Già nel 1821, in quel Sud, una legge dispensava da ogni impiego i genitori che non avessero vaccinato i figli per il vaiolo, vaccino che nel Regno di Sardegna fu reso obbligatorio solo nel 1859.
Alle opinioni di Cecchi Paone si aggiunge la gaffe di Cirino Pomicino che si accoda alla disinformazione storica per nozionismo spicciolo: «un viaggiatore inglese (?) alla fine del Settecento diceva che Napoli era l’unica città mediorientale che non aveva un quartiere occidentale». Pomicino deve aver confuso le belle parole scritte dai viaggiatori del “grand tour” settecentesco con quelle pronunciate dal napoletanissimo Eduardo Scarfoglio una quarantina d’anni dopo l’unità d’Italia, a questione meridionale ormai deflagrata. Scarfoglio, che parlò di città orientale (non mediorientale, ndr) senza quartiere europeo, volle così descrivere Napoli in quanto vera porta d’Oriente verso Occidente pur non essendo orientale, ben fotografandone nel bene e nel male l’antica identità mai perduta e la decadenza del periodo post-unitario. Una frase che non solo Cirino Pomicino attribuisce a Lord Rosebery, il britannico che, a partire dal 1897 (non fine Settecento, ndr), abitò l’omonima villa posillipina oggi residenza del Presidente della Repubblica.
Cirino Pomicino anche retorico nel chiedere il rispetto per il Parlamento a prescindere dai parlamentari, e giustamente richiamato alla realtà da Simone Schettino che più volte ha “suggerito” coerenza al politico napoletano con la sua consueta verve: «Padre, figlio e Spirito Santo, i politici italiani sono sempre gli stessi…», «parliamo male della seconda repubblica come se la prima fosse stata rose e fiori…» e così via.
La trasmissione appare persino poco spontanea nel dietro le quinte, indirizzata in un cliché noto anche nelle opinioni in diretta raccolte tra i frequentatori della movida napoletana ai “baretti” di San Pasquale. Le prime voci rivendicano un’identità meridionale poco italiana ma, per magia, l’ultimo microfono è appannaggio dell’opinione di una napoletana che si dice cascata nella discussione per caso e carente in preparazione storica ma contro i revisionisti a prescindere, con tanto di applauso non scattato in precedenza.
Insomma, una trasmissione che parla del Sud senza Sud. E che per questo può solo descrivere un altro Nord. Avete presente il cavallo di Troia?

Lettera di un americano: «Ho capito la differenza tra Roma e Napoli»

Matt Vogel, ventisettenne cittadino americano residente ad Ardmore in Oklahoma, nativo dell’Ohio e con parenti a Napoli, dopo aver appreso del servizio del TGR Piemonte, ci ha scritto alcune righe per spiegare le piacevoli sensazioni che ha provato durante e dopo il suo viaggio all’ombra del Vesuvio.

Durante il volo che mi ha portato a Napoli dagli Stati Uniti insieme a tutta la mia famiglia ero nervoso, travolto da molte domande e riempito di un sentimento di eccitazione. Non vedevo l’ora di far visita ai miei parenti e conoscere l’antica città di cui avevo letto tanto. Avevo sentito parlare bene e  male di Napoli, ma ho voluto vivere la città di persona e rendermene conto personalmente.
Giunto a Napoli è stato come fare un passo indietro nel tempo. I luoghi, i suoni e gli odori mi hanno subito rapito i sensi e l’architettura è sorprendentemente presente in ogni luogo che ho guardato. Gli edifici storici, i monumenti e le rovine sono una delle mie attrazioni preferite da vedere e Napoli è uno straordinario mix di barocco, rinascimentale e stili medievali. Il Museo Archeologico Nazionale e il Museo Nazionale di Capodimonte sono i più piacevoli da visitare per conoscere la storia della città.
Guardare il Golfo e il Mediterraneo è un altro punto forte di questo viaggio. La bellissima costa è qualcosa che il popolo napoletano dovrebbe essere orgoglioso di avere. La vista della stupefacente bellezza naturale e dell’architettura che Napoli offre sono solo una parte di ciò che c’è da ammirare. Napoli mi ha anche stupito per il miglior cibo che abbia mai mangiato. Ovviamente uno dei migliori piatti mangiati è la pizza che è diversa da qualsiasi altra che abbia mai gustato prima, e certamente molto diversa da quella americana. Il meraviglioso sapore della pizza napoletana cotta nel forno a legna è qualcosa di indimenticabile. Mia zia, una cuoca napoletana, ci ha portato anche alla pizzeria di proprietà della sua amica, Patrizia. Lei ci ha presentato numerosi piatti tra cui gnocchi alla sorrentina e polpette con parmigiana di melenzane. L’ospitalità che ci ha dato era incredibile, spiegandoci la storia dei piatti e come erano preparati. Anche durante il lavoro in una pizzeria affollata non ha mai lasciato il nostro tavolo e sembrava desiderosa di rispondere alle nostre domande.
Durante il mio viaggio a Napoli ho imparato molto sui napoletani, estremamente cordiali e disponibili. Io e mio fratello abbiamo visitato da soli la Galleria Umberto e abbiamo finito per perderci. Non avevamo i telefoni cellulari con gestore italiano, non conoscevamo la lingua e ci siamo sentiti persi. E invece abbiamo trovato una giovane coppia che parlava inglese e ci ha aiutato a ritrovare la strada, accompagnandoci al resto della nostra famiglia. Le persone che abbiamo incontrato lungo la strada erano sempre disposte a darci informazioni e consigli con molta soddisfazione di dare una mano.
Ho un grande ricordo del popolo napoletano! Lungo le strade ride ed è cordiale e questo mi ha fatto capire cosa fa la differenza tra Roma e Napoli. Ho sentito storie di alcuni mie connazionali americani che hanno viaggiato all’estero e hanno incontrato gente poco cordiale ma io non ho mai avuto una simile sensazione in questo viaggio. Anche dopo il mio ritorno a casa sono rimasto in contatto con un paio di napoletani che mi hanno aiutato a conoscere meglio il loro Paese.
L’America è il mio Paese, ma i napoletani ti fanno sentire a casa non appena entri in contatto con loro. Napoli è un posto meraviglioso e merita sicuramente di essere vissuto.

Matt Vogel

Made in Sud, confronto radiofonico tra Gigi Esposito e Angelo Forgione

Angelo Forgione – Confronto radiofonico a “la Radiazza” con Gigi Esposito del duo “Gigi & Ross” sui luoghi comuni ravvisati nella prima puntata di “Made in Sud” della settimana scorsa. Confronto, non scontro, pur nella convinzione delle rispettive idee, anche se il mio interlocutore ha provato a descrivermi contraddittoriamente come un capopopolo che condiziona gli altri ma condizionato dalle proteste altrui. E, soprattutto, dall’opinione di Bocca su “l’Espresso”, confutandosi subito dopo affermando che le persone hanno protestato nei loro confronti perchè hanno letto il mio blog «molto molto molto seguito». Chi ha condizionato chi?
Sono iscritto all’albo dei giornalisti e ragiono sempre con la mia testa, con le idee che porto avanti da anni, anche a costo di vedere Gigi Esposito fare gesti di fastidio per la mia perseveranza. Ho stretto amicizia personale con artisti che alla facile risata sui napoletani non ci stanno per principio. Il problema dei napoletani, e sono d’accordo con Gigi, è il non sapere far squadra, cosa che ha delle motivazioni (e lo sto mettendo nella scrittura del mio libro); e di conseguenza, non voler discutere la critica perchè si è prevenuti al contrario e si vede sempre il prossimo come un nemico da cui difendersi. Ma un personaggio dello spettacolo deve accettare la critica e capire da quale fronte arriva, soprattutto se è volta a migliorare insieme. Ho sempre lavorato per fare squadra con tutte le realtà napoletane e meridionali con cui ho avuto a che fare e Mercoledì scorso ho invitato tutti a sintonizzarsi su Rai Due laddove la risata napoletana stava facendo ritorno a casa. I commenti al post inviato sui social network dimostrano che l’articolo de “l’Espresso” non mi ha condizionato ma semmai confermato una certa delusione. In tema di umorismo, in passato ho contestato anche Enrico BrignanoAntonio Cornacchione, Giacomo “Ciccio” ValentiGene Gnocchi e tanti altri, colpiti dalla protesta, e bene ha fatto Gianni Simioli a rimarcare che se sono critico è solo per il bene di Napoli, a prescindere da chi c’è da criticare. Analizzare il comportamento di un napoletano è sempre più difficile che analizzare quello altrui, si sa, ma l’esagerazione non mi appartiene e la mia onestà e il mio equilibrio credo che siano riconosciuti. Questa è una tematica che divide e che non ha un’opinione univoca ma, semmai questa sia una polemica, per me è già finita. C’è l’UNESCO alle porte ed è giusto impegnarsi in battaglie più importanti.
Ciao Gigi, ciao Ross… quando volete, ne riparliamo con serenità. E forza Sud.

Sgarbi “scambia” Sloan per napoletano tra risse e nervosismo

Nuovo trash-show al “Cristina Parodi Live” dove già qualche settimana fa era andata in scena la performance di Michaela Biancofiore.
Si parla di Berlusconi e prostituzione minorile e, Vittorio Sgarbi, un abituè delle risse televisive, si scalda per una domanda di John Peter Sloan: «Tu che difendi così il Cavaliere, ci sei mai stato alle cene di Arcore?». E il focoso critico d’arte va in ebollizione, visibilmente infastidito dalle idee e dalla veemenza dell’interlocutore. inglese di Birmingham, che Sgarbi “scambia” per napoletano. Notevole anche il ruolo da co-protagonista di Cristina Parodi che, tradendo un certo nervosismo, zittisce solo Sloan con uno «shut up!» (stai zitto!) di cattivo gusto, invitando Sgarbi a capire l’indole dell’amico inglese.
Sloan avrà preso il sarcasmo di Sbarbi per un complimento, lui che tifa Napoli perché, lavorando come cantante sulle navi da crociera, ha apprezzato la passione dei napoletani dell’equipaggio. «Vedere la loro felicità quando il Napoli vinceva, una gioia che ripagava la tanta fatica del loro duro lavoro, era uno spettacolo – ha detto in un’intervista l’artista britannico – e così sono diventato un simpatizzante degli azzurri».

Made in S… tereotipi

Parziale delusione per il canovaccio adottato dalla nuova serie di “Made in Sud” su Rai Due. Il palcoscenico nazionale, è noto, impone ai comici di casa nostra di “far male” a Napoli e al Sud per far ridere, ma da una trasmissione napoletana confezionata da comici napoletani ci sia aspettava meno autolesionismo e più capacità di smarcarsi dai luoghi comuni invece di marciarci sopra. E invece l’andazzo continua. Va bene la finanza e il lavoro, ma perchè smentire con ironia che Napoli sia capitale di cultura? Se ne è accorto anche il critico televisivo milanese Riccardo Bocca che, su “l’Espresso” online, c’è andato giù pesante.
La conduttrice Fatima Trotta, in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno online, ha detto: “questo non è un programma di rivalsa contro il Nord, anzi. Vogliamo soltanto esprimere noi stessi, senza barriere».
Scusali, caro Guido, se continuano a non capire.

L’America’s Cup torna a Napoli. Venezia è fuori.

Angelo Forgione – Dubbio sciolto. Sarà Napoli ad ospitare la tappa italiana delle Word Series di America’s Cup nella prossima primavera. La scorsa settimana era nata la contesa con Venezia dal momento che gli organizzatori avevano deciso di assegnare un solo evento all’Italia. Ma oggi si dicono felici di tornare a Napoli, annunciando l’assegnazione sul sito ufficiale dove è riapparsa la città partenopea.
Dopo la soddisfazione di Stefano Caldoro e Luigi De Magistris è arrivata la protesta del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni con tanto di contratto firmato in mano. Pronta la risposta di Larry Allison, il patron della manifestazione, che non le ha mandate a dire: «Penso che sia all’oscuro di quello che sta combinando il suo staff e che se ne fosse a conoscenza si vergognerebbe del loro operato». E il sindaco veneziano: «Se fosse vera l’esclusione di Venezia si tratterebbe di uno scippo e inviterei tutti a diffidare della serietà di questi signori».
Che cosa è successo dietro le quinte? Vale la pena ricordare che la scorsa primavera erano montate polemiche sui diversi accordi presi dalle due città con gli americani. Venezia spuntò condizioni migliori e De Magistris avvisò di voler rinegoziare il tutto. Probabilmente la scelta di tagliare una tappa è stata strategica per ingaggiare una sorta di asta. L’offerta di Napoli ha vinto, per quantità di danaro ma anche per il successo di pubblico registrato (circa 500mila persone) e per la location che lo scorso anno fecero breccia nel comitato organizzatore. Lo si capisce dalla dichiarazione di Stephen Barclay, il CEO della 34ma America’s Cup: «I Napoletani sono accorsi in gran numero per assistere alle regate e festeggiare Luna Rossa nel 2012; ci aspettiamo un altro grande evento per l’edizione 2013».
L’ACN, il consorzio napoletano creato per l’evento, verserà agli americani 4 milioni e 200 mila euro, la somma già pattuita con il contratto dello scorso anno che ne prevedeva altri 5 per l’evento del 2012. 2 milioni sono stati già versati. Gli altri 2,2 lo saranno nei prossimi mesi da Comune di Napoli, Regione Campania e Camera di Commercio Napoli.