Ammazziamo Pulcinella #10
LA MANIPOLAZIONE MEDIATICA CHE INFAMA I NAPOLETANI

Nel nuovo videoclip della serie “Ammazziamo Pulcinella”, è analizzata la manipolazione delle notizie da parte degli organi di informazione nazionali ai danni di Napoli e del Sud, pratica che provoca incalcolabili danni in termini sociali alla reputazione dei Napoletani e ai Meridionali perbene.
Napoli violenta, come Roma e Milano. Ma i Napoletani perbene non meritano di essere infamati. Anzi!

Il ponte sullo stretto che ammazza la cultura (e le Regge Napoletane)

Il ponte sullo stretto che ammazza la cultura (e le Regge Napoletane)

“Grandi opere”, che di grande hanno il costo e lo scopo propagandistico.

Prima fra tutte, il ponte sullo stretto di Messina, un’opera costosissima e pericolosa che produrrà un debito per le prossime generazioni e ruba già adesso risorse alla cultura.
Ed è per questo che i monumenti e le aree archeologiche d’Italia versano in condizioni disastrose. Con qualche eccezione, che però chiude un cerchio.

«In Italia viene ritenuto prioritario il ponte sullo Stretto di Messina. Ma vuol dire anche che per realizzare il ponte non si salva Caserta».
(Philippe Daverio)
leggi la denuncia

I romanisti: Napoli incivile! Ma anche no.

Ipocrisia romanista: Napoli incivile! Ma anche no.
Nessun problema per i 27 tifosi romanisti al San Paolo

leggi l’articolo su napoli.com

di Angelo Forgione

stadio san paoloIl giorno dopo la vittoria del Napoli sui capitolini, la rivista del tifo giallorosso “il Romanista” denuncia che “nel corso della partita persa dalla Roma contro il Napoli c’è da verificare la marea di insulti rivolti ai giallorossi in particolare a Totti e De Rossi e soprattutto alla città. Un gesto di inciviltà che continua a persistere negli stadi ed in particolare ieri al San Paolo. Tanti striscioni provocatori ed ingiuriosi di nessuno di questi è possibile riportare il contenuto”.

Che l’inciviltà negli stadi sia sovrana è palese e non basterebbe un secolo per cambiare usi e costumi dei tifosi del calcio. Ma è difficile comprende lo sfogo di una testata romana quando proprio dal pulpito dello stadio Olimpico si può ascoltare di tutto contro i Napoletani. Persino quando l’avversario in campo non è il Napoli parte quasi sistematico il coro “Odio Napoli”. Un malcostume che genera attriti, astio che genera astio. Sarebbe utopistico sperare che negli stadi prenda il sopravvento il rispetto, ma fin quando questo non sarà che almeno non trionfi l’ipocrisia.

Alla trasferta di Napoli hanno partecipato 27 tifosi romanisti che hanno avuto vita serena. È questo il dato sul quale formulare una sentenza di massima, scevra da luoghi comuni e etichette tipiche degli stadi. Ci piace pensare che lo stesso accadrà al ritorno per i Napoletani, ma purtroppo i precedenti non sono confortanti.
Gli stessi romanisti in trasferta hanno raccontato la loro giornata proprio alle pagine de “Il Romanista” dal quale si evince la serenità con la quale hanno potuto vivere la loro giornata Napoletana, a prescindere dall’ambiente ostile nei cori e dal risultato avverso.

Il racconto è paradossale perché tende a rimarcare il malcostume dei tifosi azzurri con una tale incisività che diventa esilarante quando gli stessi romanisti si rallegrano della serenità di cui hanno goduto. Ci si lamenta degli olè a fine gara, del “chi non salta giallorosso è”, degli striscioni contro Totti e famiglia, degli insulti alla Capitale, dei fischi a De Rossi; ma si legge, cosa più rimarchevole, che il «viaggio è stato tranquillo (…) tutto è filato via liscio senza problemi (…)». Matteo, 17 anni, aggiunge: «Sì, io sono vestito coi colori della Roma e nessuno mi ha fatto storie. Anche gli steward sono stati gentilissimi, meno male».
Il racconto fa capire che agli impavidi tifosi romanisti sono rimasti sullo stomaco i fischi, gli striscioni, gli olè, e, udite udite, la chicca di “Tu vuò fa l’americano” e “‘O surdato nnammurato”. O forse semplicemente il risultato finale. Come dice il romanista David:
«Nun ce poteva esse finale peggiore. Che brutte cose che abbiamo visto».

Fosse questa l’inciviltà, ci sarebbe da auspicare che tutti gli stadi d’Italia fossero incivili come il “San Paolo” durante Napoli-Roma del 3 Ottobre 2010.

il racconto dei tifosi della Roma al “San Paolo”
http://www.romanews.eu/news.asp?pagID=74&newsID=7988

i cori contro Napoli in Roma-Fulham
http://www.youtube.com/watch?v=cGIqAL3RpJU

Paradossale! Il Comune di Napoli “compra” il “Piano di Gestione” Unesco

Paradossale! Il Comune di Napoli “compra” il “Piano di Gestione” Unesco

unesco
COMUNICATO STAMPA
La manifestazione del 24 Settembre di V.A.N.T.O. e “Portosalvo”, insieme alle altre associazioni e all’artista Eddy Napoli, comincia a dare i suoi frutti e a far chiarezza sulla questione UNESCO. Ed emergono particolari importanti.
Il Comune di Napoli verserà un totale di 200.000 euro
per la redazione del “Piano di Gestione” che l’Unesco stesso chiede con insistenza come requisito fondamentale per non escludere Napoli. Vale a dire che l’Unesco lo chiede e, dal momento che non lo ottiene, se lo scriverà da solo previo compenso. 150.000 euro serviranno per pagare gli esperti dell’Unesco mentre altri 50.000 euro andranno ad una società piemontese che si occuperà dell’organizzazione dei lavori.
Cittadini quindi sin qui all’oscuro della situazione, ma una volta che la nostra protesta ha portato a conoscenza del problema, si è scoperto che i soldi pubblici finiranno in gran parte allo stesso ente internazionale che lo richiede che provvederà quindi a fare il lavoro che competerebbe ai tecnici del Comune di Napoli.
In qualità di Presidente del Movimento V.A.N.T.O., organizzatore insieme al Comitato civico di Portosalvo della protesta delle associazioni unite, esprimo il totale disappunto per lo sperpero di soldi che si sarebbero risparmiati se l’amministrazione si fosse mossa per tempo e nelle modalità indicate.
Altresì, in qualità di rappresentante per la città di Napoli del Parlamento delle Due Sicilie, ritengo grave che una parte di questi soldi prendano la via del Piemonte.

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.

ARTICOLO SU NAPOLI.COM
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Venerdì 24 Settembre ci pensò la protesta del Movimento V.A.N.T.O. e del Comitato di Portosalvo, supportati dal cantante Eddy Napoli e da altre associazioni cittadine, a sollevare la discussione sul rischio esclusione del centro storico di Napoli dalla “World Heritage List”, ovvero la lista dei patrimoni dell’umanità Unesco. Giovedì scorso una delegazione delle associazioni cittadine è stata ricevuta a Palazzo “San Giacomo” per discutere sulla questione e dall’incontro è venuto fuori un retroscena paradossale: saranno in qualche modo i contribuenti a tenere Napoli nella lista dei patrimoni dell’umanità. Si, perché il Comune di Napoli verserà all’Unesco un totale di 200.000 euro per la redazione del “Piano di Gestione” che l’Unesco stessa chiede con insistenza come requisito fondamentale per non escludere Napoli a Febbraio 2011. Vale a dire che l’Unesco lo chiede e, dal momento che non lo ottiene, se lo scrive da solo. 150.000 euro serviranno per pagare gli esperti dell’Unesco mentre altri 50.000 euro andranno ad una società piemontese che si occuperà dell’organizzazione dei lavori.
La fase di avvicinamento alla scadenza stabilita dall’Unesco prevede un confronto “blindato” tra soli amministratori e i super-consulenti, con una sola finestra aperta ai cittadini prevista per il periodo natalizio. Cittadini quindi sin qui all’oscuro della situazione, ma una volta che le associazioni hanno portato a conoscenza del problema, si scopre che i soldi pubblici finiranno in gran parte allo stesso ente internazionale che lo richiede che provvederà quindi, previo compenso, a fare il lavoro che competerebbe ai tecnici del Comune di Napoli. E alla stesura del “Piano di Gestione” non parteciperanno quindi le associazioni cittadine, le uniche fin qui a dimostrare di avere a cuore il problema. I rappresentanti delle stesse associazioni hanno dichiarato il loro disappunto «per lo sperpero di soldi che si sarebbero risparmiati se l’amministrazione si fosse mossa per tempo e nelle modalità indicate, ed è ancora più grave che una parte di questi soldi prendano la via del Piemonte».

Rischio Unesco, il Comune risponde. Ma…

Rischio Unesco, il Comune risponde.

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di Angelo Forgione

L’associazionismo proattivo mostra i suoi effetti e dimostra come dalla gente possa giungere lo  stimolo per l’Amministrazione Comunale a fornire risposte rispetto ai problemi della città.

Venerdì scorso, 24 settembre 2010, il Movimento V.A.N.T.O. (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio) e il Comitato Portosalvo avevano riunito varie associazioni per protestare davanti Palazzo “San Giacomo” insieme al cantante Eddy Napoli e manifestare la preoccupazione per il rischio di cancellazione del centro storico di Napoli dalla lista dei Siti del Patrimonio Mondiale Unesco. Manca il Piano di Gestione che l’Unesco chiede da anni, e il Comune ha un ultimatum fissato a Febbraio 2011.

Parte dei quotidiani ha raccolto l’allarme: “L’Unesco potrebbe depennare Napoli”, “Associazioni in piazza: salvare il centro storico” sono stati i titoli del giorno dopo. Ed è dunque arrivata la risposta dell’Amministrazione Comunale che, tramite gli Assessori Oddati e Belfiore, ha comunicato quanto segue:

“allo stato attuale dei rapporti Comune di Napoli-Unesco, l’ipotesi della cancellazione risulta oltremodo improbabile, anche grazie a due iniziative già in atto. La prima è quella legata al “Grande Programma Centro Storico Unesco”, inserito nel P.I.U. Europa. È a tutti nota la decisione della Giunta Regionale di sospendere il finanziamento di questo programma dotato di 220 milioni di euro, approvato dalla Cabina di regia e dalle Giunte comunale e regionale nel 2009, nonché condiviso con la cittadinanza nel corso di oltre venti incontri pubblici. Sono pronti progetti esecutivi cantierabili per quasi 40 milioni di euro. Si spera in una ripresa del dialogo istituzionale con la Regione, anche in previsione del Forum delle culture previsto per il 2013.
La seconda è quella legata al “Piano di gestione del centro storico, Sito Unesco”. L’accordo Regione-Comune-Unesco siglato a Parigi nel febbraio di quest’anno, prevede la consegna del Piano nel febbraio 2011. C’è stato a giugno un primo seminario a Ravello-Napoli con una delegazione di esperti Unesco e del Comune di Napoli; un secondo seminario è previsto agli inizi di novembre, preceduto da un incontro con Unesco ai primi di ottobre. Tra novembre e dicembre si avrà il confronto con le istituzioni e le rappresentanze cittadine; a Febbraio, la citata consegna a Unesco della bozza di Piano. Questo è lo stato dell’arte sul tema del centro storico di Napoli. L’attenzione della società civile e del mondo dell’associazionismo culturale è importante e utile, come doveroso controllo e come stimolo, a condizione che si riconoscano i risultati a coloro che a questo problema dedicano costante e partecipe impegno”.

È un dato di fatto che il Piano di Gestione, unico vero requisito richiesto dall’Unesco, non sembra essere una priorità e una preoccupazione della giunta comunale e che i monumenti di Napoli sono vittime dello scontro “ideologico” tra Comune di Napoli e Regione Campania dopo il cambio di vento a Palazzo “Santa Lucia” che ha già fruttato il blocco di 222 milioni di euro destinati al centro storico di Napoli. Cifra sicuramente insufficiente ad arginare il degrado dell’area monumentale di circa 700 ettari del centro storico Unesco, ma in ogni caso indispensabile ad arginare le emergenze più preoccupanti. Il comunicato del Comune parla di 40 milioni di euro pronti per progetti esecutivi cantierabili, ma si tratta pur sempre di una cifra irrisoria rispetto ai 222 milioni bloccati.

La preoccupazione permane e non bastano le rassicurazioni degli assessori comunali. Napoli non può permettersi ulteriori figuracce a livello internazionale ed è già indicativo che debbano essere i cittadini a spronare l’amministrazione comunale ad ottemperare ai doveri verso l’Unesco.

Una delegazione di rappresentanti delle associazioni scese in piazza Venerdì scorso sarà ricevuta dagli stessi Oddati e Belfiore Giovedì 30 ed esternerà il timore per un provvedimento da scongiurare ad ogni costo.

Conferenza “Napoli ti amo” alla Treves, le foto

Conferenza “Napoli ti amo” alla Treves, le foto

In una gremita libreria Treves, il 28 Settembre 2010 si è svolta la conferenza “Napoli ti amo”. Angelo Forgione, Carlo Alvino ed Enrico Durazzo hanno risposto alle domande sul riscatto di Napoli e del meridione di Luca Antonio Pepe (“Insieme per la rinascita”) e dei tanti giovani presenti in sala.
Bel momento quello della poesia con la poetessa Maria Rosaria Malapena.

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione di Vanto e Carlo Alvino di SKY

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione di Vanto e Carlo Alvino di SKY

Angelo Forgione risponde alle domande dei presenti

Angelo Forgione risponde alle domande dei presenti

Enrico Durazzo di "Napolimania"

Enrico Durazzo di "Napolimania"

Carlo Alvino con lo stendardo delle Due Sicilie sullo sfondo

Carlo Alvino con lo stendardo delle Due Sicilie sullo sfondo

Domande per i tre "meridionalisti"

Domande per i tre "meridionalisti"

Angelo Forgione

Angelo Forgione risponde alle domande dei presenti

Angelo Forgione

Angelo Forgione

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione

Angelo Forgione

Gli ospiti con Luca Pepe

Gli ospiti con Luca Pepe

Angelo Forgione

Angelo Forgione

Angelo Forgione

Angelo Forgione

Angelo Forgione all’incontro-dibattito “Napoli ti amo”

Incontro-dibattito alla libreria Treves
28 Settembre, ore 18:30, libreria Treves (colonnato Piazza del Plebiscito)

Il giornalista sportivo CARLO ALVINO, telecronista tifoso del Napoli per SKY, sarà ospite principale di una conferenza organizzata dal movimento meridionalista ed antimafia “Insieme per la Rinascita” presso la libreria Treves in Piazza del Plebiscito alle ore 18:30.

Titolo del dibattito: “Napoli Ti Amo”.

Interverranno:
ENRICO DURAZZO (proprietario catena negozi “Napolimania”)
ANGELO FORGIONE (Movimento V.A.N.T.O.)
EMANUELE CERULLO (scrittore)
MARIAROSARIA MALAPENA (poetessa)

Gli invitati risponderanno alla domanda: “E’ possibile un riscatto di Napoli mediante l’arte, la cultura e lo sport?”

Sit-in pro-UNESCO / Rassegna stampa

Sit-in pro-UNESCO / Rassegna stampa

leggi articolo sul Corriere del Mezzogiorno online

Brunetta e le sentenze affrettate

Brunetta e le sentenze affrettate

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di Angelo Forgione

Ora ci si è messo anche un Ministro della Repubblica a fare il verso ai leghisti che urlano “Napoli colera” senza vergogna alcuna. Un esponente del PdL, il maggiore partito del paese, uomo del nord, ma non di quel nord dichiaratamente secessionista.

Le parole di Renato Brunetta proprio non piacciono perché appesantiscono ancora di più la brutta aria che respirano i Napoletani quando mettono il naso fuori dalla loro città. Napoli, Caserta, la Calabria, il sud sono stati messi sulla graticola da un uomo dello Stato che ha denunciato che lo Stato in quelle zone non c’è. È come se un dirigente delle Ferrovie dello Stato dicesse che un determinato treno rovina l’immagine delle Ferrovie stesse perché sopra non ci sale alcun controllore. Quel controllore chi deve garantire che ci sia? E quel treno a quale ente appartiene? Le parole di Brunetta sono quindi un autogoal, e rappresentano una sconfitta per lo Stato stesso che non garantisce una seria lotta alle mafie e una crescita del livello di sicurezza, civiltà e rispetto delle regole nelle zone messe sotto accusa.

La verità è che Napoli è un simbolo potentissimo del Sud ed è vittima di una strategia di distruzione della sua identità. Si tratta di un continuo “lavaggio del cervello” verbale partito con l’unità del paese, il cui risultato già raggiunto è quello di convincere Napoletani e Meridionali di far parte di una razza inferiore. A furia di sentirselo dire da centinaia di anni, i sudisti si sono convinti di essere “sudici”. Malcom X diceva che per dominare uno schiavo si doveva convincerlo che la sua razza non aveva mai avuto altro destino che non fosse la schiavitù.  E così si è fatto coi Napoletani e coi meridionali, gente per natura ingegnosa e laboriosa che ha inventato nuovi corsi e alla quale invece viene oggi negato e nascosto un passato decisamente migliore al solo scopo di evitare che lo si debba restituire.

Sono chiare a tutti le enormi problematiche della conurbazione Napoli-Caserta, così come quelle della Calabria e del Sud in generale; il vittimismo e l’ipocrisia non giovano a nessuno e sono note le difficoltà dello stile di vita del sud del paese. Ma non si possono ignorarne le cause che non sono tutte ascrivibili ai cittadini. Se ai meridionali non si assicurano istituzioni e quindi applicazione delle leggi, la colpa è dei meridionali o forse dello Stato che evidentemente non è presente a dovere nei territori del Sud, proprio come dice Brunetta?

Se i fondi F.A.S. destinati al Sud vengono sottratti dallo Stato centrale per risolvere problematiche del nord diverse da quelle a cui sono destinati, se il C.I.P.E. dimentica la questione meridionale programmando finanziamenti di esclusivo interesse del nord, non è corretto che ne paghi oltremisura il Sud anche in termini di denigrazione. “Cornuti e mazziati” i meridionali che di questo modo di condurre il paese sono principali vittime.

Forse Brunetta condanna i morti per camorra, ma è il caso di ricordargli che gli omicidi volontari, seppur non di matrice malavitosa, sono in numero di gran lunga superiore al nord. Forse ce l’ha con le truffe spicciole dei Napoletani, e allora, senza voler considerare i danni all’erario che la forte evasione fiscale settentrionale comporta, è il caso di ricordargli le maxi-truffe di Parmalat, Bipop-Carire e di tutte quelle grandi e meno grandi multinazionali e banche del nord che hanno rubato più di quanto abbiano fatto tutti i mariuoli napoletani insieme dal dopoguerra ad oggi. Tra i meridionali si annidano dei borseggiatori disperati, tra i settentrionali dei “bondeggiatori” organizzati che hanno ridotto sul lastrico migliaia di piccoli risparmiatori. Con la differenza che un Rolex scippato fa psicologicamente meno male della sparizione di migliaia di euro dal conto corrente di un pensionato magari ammalato o di una coppia in procinto di metter su famiglia.

L’emergenza rifiuti, il maggior danno all’immagine di Napoli, è certamente anche figlia dell’incapacità degli amministratori locali, ma Impregilo e rifiuti tossici sotterrati in Campania sono il segno di una grossa speculazione tutta settentrionale.

Brunetta dice che Napoli e Caserta sono un cancro e che senza di esse l’Italia sarebbe il primo paese d’Europa? Senza voler tirare in ballo i tanti primati storici di Napoli fini a se stessi nell’ottica di un dibattito economico attuale, si ricordi a Brunetta che la cultura dell’Europa moderna è figlia anche e soprattutto della cultura profusa da Napoli e Caserta nel sette e ottocento, con una capacità incredibile di influenzare il mondo intero, non solo il continente.

A Napoli è nata l’opera lirica, in quel teatro di San Carlo che fu il centro del mondo nel settecento. Il “settecento musicale Napoletano”, appunto, fu il fondamento del mondo dell’opera di Mozart e di tutto l’ottocento.

Dalla conurbazione Napoli-Caserta sono fioriti nuovi stili architettonici che hanno cambiato il gusto dell’Europa. Dalla scoperta di Pompei, Ercolano e Oplonti, Vanvitelli trasse quegli spunti che mandarono in soffitta il rococò francese dando il la alla creazione dello stile “neoclassico” che è diventato poi a Parigi il “Luigi XVI”. E ancora, lo stile “impero”, derivante dalle immagini dei templi di Paestum, che ha fatto il giro d’Europa per diventare lo stile preferito di Napoleone che finì col riportarlo proprio a Napoli. E infine, lo stile “eclettico”, il cui primo esperimento nacque a Palermo con la “Palazzina Cinese” per volontà della corte Napoletana in esilio durante la rivoluzione del 1799, e solo una ventina di anni dopo questo stile influenzò il “Carlo X” in Francia e il grande “eclettismo britannico”.

Sempre nel ‘700, tra Napoli e Caserta nacque la cultura operaia specializzata, con le fabbriche di porcellana di Capodimonte e le seterie di San Leucio che ancora oggi rappresentano un vanto per l’Italia all’estero.

E ancora nel ‘700, a Caserta è attribuito uno dei massimi segni della civiltà: l’introduzione dell’igiene intima. A partire dal primo bidet della penisola, nella reggia di Caserta, che i Savoia definirono poi “oggetto sconosciuto a forma di chitarra”. Qui se ne fece uso, a differenza di quanto accadeva in Francia laddove il bidet fu inventato ma non utilizzato, finendo per scomparire in una decina d’anni persino da Versailles in cui ve ne erano un centinaio. Oltre al bidet, alla reggia di Caserta apparve anche il gabinetto con tanto di sifone e acqua corrente per la ripulitura.

Sempre a Caserta, la corte Napoletana introdusse la privacy come la conosciamo oggi: il diritto alla riservatezza e alla discrezione. E le abitudini francesi della vita intima sempre pubblica tipiche di Luigi XIV furono soppiantate per sempre.

Attorno a Caserta, manco a dirlo nel ‘700, si sviluppò una rivoluzione agricola senza precedenti che segnò i gusti dell’intero continente fin qui. Qui vi fu la scoperta del pomodoro “San Marzano” e nacque una meraviglia: la mozzarella di bufala. A Napoli tutto questo si tradusse nella nascita dei due fiori all’occhiello della cultura culinaria mediterranea: la pizza e gli spaghetti. Grazie a Napoli entrò nella cultura italiana il caffè che arrivò in Europa dalla Turchia e penetrò passando per Vienna, di cui la Regina di Napoli Maria Carolina era figlia. Da quest’incrocio, Napoli divenne terminale del percorso e capitale nazionale del caffè.

Napoletani e Casertani conoscono bene le grandi difficoltà che vivono quotidianamente. La situazione è grave, non c’è dubbio, ma siano dunque anche orgogliosi di ciò che hanno donato al mondo e consapevoli di ciò che da troppo tempo si cerca di nascondere, fieri del fatto che la musica che si sente nei migliori teatri del mondo, i monumenti di San Pietroburgo come quelli di Parigi, il modo di curare la propria igiene intima, la privacy, l’intimità e il cibo stesso siano frutti della Napoletanità nella misura in cui sono patrimonio europeo, anzi mondiale. Che piaccia o no, così è, caro Brunetta!

Le Vuvuzelas? “Trummettelle” inventate a Napoli!

Le Vuvuzelas? “Trummettelle” inventate a Napoli!

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L’UEFA le vieta, Napoli le ha dimenticate.


di Angelo Forgione

Sono state il tormento dello scorso campionato mondiale di calcio. In molti hanno tirato un sospiro di sollievo quando la Spagna ha alzato al cielo la coppa del mondo perché di quel ronzio fastidioso irradiato dagli altoparlanti dei televisori proprio non se ne poteva più. Tutta colpa delle famigerate “vuvuzelas”, le trombette di plastica che hanno marchiato la manifestazione iridata sudafricana.

Certamente simbolo del folklore locale, cavalcato da quella vecchia volpe del presidente FIFA Blatter che non si è fatto sfuggire l’occasione di crearne ingombrante argomento di discussione. E così il fastidioso frastuono pare sia stato riprodotto artificialmente tramite dei diffusori ben nascosti negli impianti sportivi in cui si svolgevano le partite. La teoria delle presunte “registrazioni” è stata avvalorata dai giornalisti presenti sui vari campi, che hanno affermato che nonostante sentissero il suono delle trombette molto vicino a loro, non c’era traccia di “vuvuzelas” nei paraggi. L’intensità sonora si protraeva con la stessa frequenza per tutti i 90 minuti di gioco, senza variare nemmeno nelle fasi più concitate dei match, mentre come per magia spariva durante l’esecuzione degli inni nazionali. La prova del nove fu offerta dalle telecamere della RAI che, prima delle partite, inquadravano gli stadi vuoti in cui era comunque percepibile il frastuono delle “vuvuzelas” anche due ore prima dall’inizio dei match.

Il fenomeno è però sfuggito di mano e le “vuvuzelas” hanno cominciato a fiorire altrove, anche in Europa. E visto che un fenomeno “pericoloso” può neutralizzarlo solo chi lo ha creato, ecco che l’UEFA, costola della FIFA, ha appena bandito l’uso delle “vuvuzelas” negli stadi con un tempismo ineccepibile. Le trombette sudafricane non potranno entrare negli stadi europei per ragioni legate «alla tradizione e alla cultura del calcio europeo, perchè l’atmosfera delle partite verrebbe cambiata dal suono delle vuvuzelas». Niente ronzio quindi in Champions League, Europa League e nelle partite di qualificazione agli Europei del 2012. «Nel contesto specifico del Sud Africa le “vuvuzelas” aggiungono un tocco di colore locale e di folklore, ma la Uefa crede che l’uso diffuso dello strumento non sarebbe appropriato in Europa – si legge in un comunicato ufficiale – dove un rumore forte e continuo in sottofondo verrebbe amplificato».

Folklore sudafricano, dunque. Ma siamo proprio sicuri che le rumorose trombette siano un’invenzione sudafricana? Nello stato di Mandela, le origini dell’oggetto sono state rivendicate dai battisti appartenenti alla chiesa battista di Nazareth secondo i quali l’invenzione delle “vuvuzelas” è da attribuire al profeta Isaiah Shembe che le diffuse a inizio novecento durante alcuni riti religiosi. Ma come spesso accade, giunge la storia e la tradizione folkloristica di Napoli, una città che ha fatto scuola nel mondo in molti campi, a mettere in dubbio la paternità delle rumorose trumbette a fiato.

In realtà la “vuvuzela” non è altro che una copia della caratteristica “trummettella” usata dai ragazzini napoletani nelle celebrazioni della festa di Piedigrotta e la cui esistenza è testimoniata da racconti scritti della festa napoletana in epoca borbonica, quindi a cavallo tra sette e ottocento, prima del periodo di rivendicazione dai religiosi sudafricani.

La “trummettella” è descritta nelle testimonianze dell’epoca come un cono di latta grossolanamente dipinto che emette una sola stridula nota” e la si può vedere in alcune fotografie della “Piedigrotta” di inizio secolo (nella foto, archivio fotografico Parisio).

A Napoli erano usate una volta all’anno per far festa in strada e per rendere “la festa delle feste” allegra e vivace, non per rompere costantemente i timpani allo stadio… e a casa davanti la tv.