Intervista di ReadMi Italia ad Angelo Forgione

Read-Mi Italia, la guida delle presentazioni dei libri in Italia, ha pubblicato un’intervista ad Angelo Forgione sul suo sito.

Come nasce il libro?

Nasce dalla mia anima napoletana che mi ha stimolato a una consapevolezza da acquisire. Dopo anni di ricerche e approfondimenti, sempre in corso, era arrivato il momento di rimettere insieme i mattoni della cultura universale napoletana e offrirla agli altri.

Il tratto principale protagonista/tema?

L’UNESCO, nel 1995, ha inserito il centro storico di Napoli, il più vasto d’Europa, nella lista dei patrimoni dell’umanità, decretandone il ”valore universale senza uguali, che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell’Europa e al di là dei confini di questa”. Il libro traduce nel dettaglio questa motivazione e ridefinisce i connotati della vera napoletanità più colta.

A chi è diretto?

A tutti. Ai napoletani perché conoscano a fondo la loro vera identità e si rinapoletanizzino. A i non napoletani perché siano solidali con la città più vessata e umiliata d’Europa cui si deve tanto, rispettandone l’identità, quantunque ingombrante, e il suo ruolo fondamentale nella costruzione della civiltà occidentale.

Il regalo perfetto per?
Per chi vuole conoscere il mondo, perché Napoli è per molti aspetti l’ombelico del mondo. Per chi vuole decifrare la città più indecifrabile del mondo. Per chi vuol conoscere la verità sull’unica città europea che è rimasta veramente fedele a sé stessa, antitesi dei conflitti interculturali e simbolo di continuità tra passato e presente, Oriente e Occidente, di cui la città partenopea resta nodo di collegamento.

Il messaggio che vuole lasciare/lanciare?
La verità è nascosta dentro la confezione dei racconti e dell’informazione. Napoli è l’emblema di questo messaggio, città che oggi fatica a dialogare col mondo perché non riesce a sottrarsi alla mistificazione di stampo risorgimentale, dopo essere stata la più aperta capitale culturale d’Europa.


Il libro che avrebbe voluto scrivere?
Francamente, proprio Made in Naples, e l’ho fatto.

E quello che scriverà?
Ho già un’idea in testa, ma per ora è top-secret

Il libro che sta leggendo?
Misteri, segreti e storie insolite di Napoli di Agnese Palumbo e Maurizio Ponticello

La copertina preferita?
Ovviamente quella di Made in Naples, libro di cui ho curato l’intero progetto grafico. C’è tutto: la Melannurca campana, il tufo napoletano, i colori della città e, sul retro, il vero simbolo di Napoli. La mela è nera, cioè avvelenata, ma lucida e sempre tonda.

Usa segnalibri? Il più stravagante?
Li uso, ma li rimedio tra fogli di appunti personali.

La frase regalo per Read Mi Italia

La tiro fuori dalla prefazione di Jean-Noël Schifano: “Angelo Forgione ci dà, con questo decisamente storico e attuale Made in Naples, il grande libro-vademecum per tutti quelli che vogliono sapere, semplicemente, chiaramente, passionalmente sapere, a che punto sta, e perché, e fino a quando, la trimillenaria e così giovane e irriducibile Napoli. Il libro da portare con sé come il respiro della propria civiltà e lo specchio della propria vita.”

Dove possiamo seguire la sua scrittura (blog siti …)?
Libro a parte, sono una macchina della comunicazione. C’è il mio blog, cliccatissimo. Scrivo per la testata online napoli.com. E poi ho un canale youtube ricco di videoclip da me montati che valorizzano Napoli e il Sud in generale.

L’autore
Angelo Forgione, scrittore napoletano, grafico pubblicitario, giornalista pubblicista, blogger, videomaker. Vive e lavora a Napoli. La sua scrittura è improntata al revisionismo e alla ricerca. Ha partecipato alla scrittura del pamphlet Malaunità – Centocinquant’anni portati male (Spazio Creativo). Dirige il Movimento V.A.N.T.O. (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)

Razzismo anti-Napoli negli stadi a “il Settimanale” della TGR

Per la rubrica “Il Settimanale” della redazione RAI di Napoli, all’interno dello speciale sulla stagione degli azzurri, Cecilia Donadio ascolta Angelo Forgione all’esterno dello stadio San Paolo sul razzismo anti-napoletani negli stadi italiani combattuto nel silenzio delle istituzioni calcistiche, con ironia, orgoglio e vittorie.

“Separiamoci” di Marco Esposito a “Linea Notte”

Angelo Forgione – Marco Esposito, giornalista esperto di economia, ex-assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli e compagno di scuderia editoriale (Magenes), ha portato il suo “Separiamoci” a “Linea Notte”, l’approfondimento notturno del TG3 condotto da Maurizio Mannoni.
Il Sud preparato davanti le telecamere, protagonista con la forza di un libro che è sempre la migliore delle credenziali per creare dibattiti in cui avere voce in capitolo. Ospiti in studio, Luca Telese, Mario Lavia e, in collegamento da Milano, Stefano Zurlo. Proprio quest’ultimo si è reso protagonista di esternazioni del tipo “il Sud faccia il Sud e non imiti il Nord”, invitando i meridionali a basarsi sul solo turismo e a smettere di inseguire il sogno dell’industrializzazione, per poi accogliere il trasferimento di un allenatore di una squadra ricca del Sud (Mazzarri) a una in difficoltà del Nord quasi fosse un’elemosina da fare.
Il Nord può avere fabbriche e turismo e il Sud, se va bene, solo turismo. È questo il “separiamoci” secondo Zurlo, e Marco Esposito, se vogliamo, spiega col suo libro basato su dati economici oggettivi questa forma mentis che produce pure notizie all’ingrosso: sempre secondo Zurlo, il progetto del ponte sullo stretto di Messina è rimasto al palo per colpa del Sud e le siringhe negli ospedali meridionali costano sette volte quello che costano al settentrione.

Sulle parole di De Laurentiis

Angelo Forgione – A “la Radiazza” di Gianni Simioli su Radio Marte, il commento alle significative parole di Aurelio De Laurentiis pronunciate durante il convegno “Napoli, insieme per la salute” a Città della Scienza.

a proposito del momento del Napoli

La panchina del Napoli, l’addio di Mazzarri, il San Paolo e non solo.
Il mio parere a Radio Dubito.

da 1:26:13

L’ipocrisia della FIGC nella (finta) lotta al razzismo

Angelo Forgione – Giusta ma spasmodica e strumentale difesa di Balotelli che, dopo il caso Boateng, non si rende conto di essere simbolo della blanda lotta all’intolleranza, verso i calciatori di colore e basta. È un obbligo per le Istituzioni del calcio, non una precisa volontà. È ormai chiaro che i cori domenicali ricchi di ignoranza storica che implorano il Vesuvio di lavare con il fuoco i colerosi napoletani non destano alcuna condanna, a parte qualche piccola sanzione pecuniaria sancita dal giudice sportivo quando qualche commissario di lega o qualche giudice di gara annota sul personale referto.
Il presidente della Federcalcio Abete, in vista del ritorno della nazionale italiana a Napoli (tra Settembre e Ottobre), ritiene che i fischi all’inno nazionale in occasione della finale di Coppa Italia a Roma del maggio 2012 non influiscono sulla decisione già presa. «I fischi all’Olimpico – ha detto Abete – sono censurabili ma non hanno alcun collegamento con l’atteggiamento della federazione verso la città e non possono far venir meno il rapporto con Napoli». Abete ignora o finge di ignorare che i fischi dell’anno scorso non piovvero dal cielo ma ebbero delle motivazioni concrete. E quelle motivazioni sono in parte riconducibili proprio all’atteggiamento della FIGC. Il limite è abbondantemente varcato e quella dimostrazione sembra non essere stata di lezione per i vertici del nostro calcio che continuano a considerare i napoletani degli stolti, snobbando il razzismo anti-napoletano e la rabbia che ne è scaturita. Poi finisce che partono i fischi e tutti di nuovo ad indignarsi.

De Laurentiis e la rivoluzione di Napoli contro l’Italia

Angelo Forgione – Di seguito, uno stralcio significativo dell’intervento del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis al convegno medico “Napoli, insieme per la salute”, organizzato dalla SSC Napoli a Città della Scienza.

«In questa regione c’è la più alta percentuale di tumori. Questa è una cosa che riguarda la nostra vita, la vita dei nostri figli. Vorrei che tutti si impegnassero in questa rivoluzione di Napoli contro l’Italia. Qualcuno mi accusa di essere separatista, borbonico, ma qui da noi è nata la civiltà. Anni e anni di dominazioni ci hanno insegnato a darci delle arie da grandi, ma sempre con un’umiltà di fondo. Io metto a disposizione di Città della Scienza 200 mila euro per la ricostruzione in qualità di Calcio Napoli. Questa Città della Scienza risorgerà presto, ma il problema è come disinnescare il problema di Bagnoli, cui mi ero interessato prima di prendere il Calcio Napoli. Volevo congiungere Mergellina con l’Excelsior. Volevo fare una marina fantastica, tipo Croisette di Cannes. Tutti progetti messi da parte, venivo visto come un visionario. Fu così anche quando presi il Napoli: “ma dove vai?”, mi dissero tutti. Guardate dove siamo arrivati.»

Parole sacrosante e da condividere per un De Laurentiis in versione Lamont Young, ben consapevole dello spreco immenso di risorse turistiche sul lungomare di Napoli e conscio del delitto ambientale di cui soffre l’intero territorio nel silenzio assoluto.
Un solo consiglio mi sento di dargli: quando gli danno del borbonico, se ne vanti, visto che lui conosce abbastanza bene il vero significato di quella parola, che non deve essere associata a separatismo e secessionismo. Chi lo fa, vuole solo delegittimare una cultura e infangarla rivestendola di significati politici.

Ph. Italo e Alessandro Cuomo (reporters ufficiali SSC Napoli)

La battuta fuoricampo di Gianni Clerici

clericiAngelo Forgione – Non voglio indugiare sull’ennesimo servizio de Le Iene che si è divertita coi borseggiatori sui mezzi pubblici napoletani. Non voglio ripetermi con le ignominie della giustizia sportiva che, ancora una volta, non ha sancito i cori razzisti anti-napoletani della curva della Roma. Piuttosto, resto interdetto per l’incipit dell’articolo sulla finale degli Internazionali d’Italia di Tennis firmato da Gianni Clerici apparso su La Repubblica, che tira in ballo Napoli gratuitamente e senza alcun motivo, scrivendo così:

“Alla fine di una delle più deludenti partite che ricordi, tra le mille di Federer, sono andato a frugare nel cestino della carta straccia per tentare di ritrovarvi le mie note sulle finali del doppio e del singolare femminili. Sfortunatamente le avevano già buttate nell’immondizia che, come a Napoli, impedisce il riciclo. (…)”

La Pizza Napoletana STG cerca nome. Diamole anche la sua vera identità.

Angelo Forgione – La “Pizza Napoletana STG” cerca nome. In base alle nuove disposizioni dell regolamento comunitario dell’UE 509/2006 sarà obbligatoria una denominazione propria per distinguerla  dalle altre pizze senza riconoscimento, cioè quelle “false”.
In poche parole, bisognerà aggiungere un altro termine all’attuale denominazione (esempio: “Pizza Napoletana Verace STG” o “Pizza Napoletana Tradizionale STG) e comunicarlo all’Unione Europea. Questo per ridurre al minimo il rischio che il consumatore possa essere tratto in inganno trovandosi davanti sia a una “Pizza Napoletana Stg”, che deve rispettare precise regole di produzione, che ad una pizza spacciata per napoletana ma che di napoletano ha solo il nome.
L’Associazione Napoletana Pizzaiuoli, rappresentata dal presidente Sergio Miccù, sta preparando un concorso di idee per fornire alcuni suggerimenti al Governo italiano e ha già iniziato a raccogliere suggerimenti. L’occasione è ghiotta per ridare identità al piatto principe della cucina partenopea e alla stessa storia di Napoli. Già, perché, come scrivo e dimostro nel mio libro Made in Naples (in uscita il 29 maggio), l’origine della pizza napoletana è racchiusa nel Settecento napoletano. La Marinara, infatti, nasce nel 1734 e la Margherita si definisce tra il 1796-1810, così come indicato nel Regolamento UE n. 97/2010 del 4 febbraio 2010 redatto dall’Associazione Verace Pizza Napoletana e dell’Associazione Pizzaiuoli Napoletani. La data del 1889 attribuita a Raffaele Esposito dell’attuale pizzeria Brandi riguarda non l’invenzione della Margherita ma l’offerta alla regina Margherita di Savoia di una pizza che già esisteva da almeno ottant’anni, così come indicano alcuni trattati di cucina del Regno di Napoli, data in assaggio alla regina d’Italia per il colore dei suoi condimenti che ricordavano la bandiera tricolore.
Pertanto, per ripristinare la verità storica e restituirci identità, sarebbe cosa giusta e importante proporre al presidente Sergio Miccù di marchiare la vera pizza con una denominazione che riconduca al vero periodo storico in cui è stata creata, quello del Regno di Napoli e dell’illuminismo napoletano in cui la coltura del pomodoro e la produzione della mozzarella ebbero un rivoluzionario impulso. Sarebbe ora di dargli, ora che ce n’è la possibilità, nomi veramente identitari come: “Pizza del Regno di Napoli STG”“Pizza del Re di Napoli STG”, oppure “Pizza Reale di Napoli STG”, o ancora “Pizza borbonica di Napoli STG”. E, perché no, “Pizza Made in Naples STG”.
Inviterei quindi tutti i lettori di questo blog che condividono l’idea a inviare le proposte sopra elencate, o altre proprie, ai seguenti indirizzi:
info@pizzaiuolinapoletani.it  e  segreteria@pizzaiuolinapoletani.it

Mickey Mouse napoletano fa parlare di sé

Angelo Forgione – Lo scrittore e giornalista Ruggero Guarini, che ringrazio, ha riportato sul Corriere della Sera – Corriere del Mezzogiorno del 18 maggio l’indagine sulle origini napoletane di Mickey Mouse pubblicata su questo blog e su napoli.com.
Tra curiosità più o meno interessanti come questa e grandi verità da riaffermare, la riscoperta della centralità napoletana avanza con sempre maggiore vigore.

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